Il Karma

Intervista radiofonica, 30 maggio 1982

Voci di Pietro Cimatti e François

(…)

Cimatti- “François?”

François – “Sì, caro!”

Cimatti “ – Vorrei dire una cosa se tu mi permetti.”

François. – “Certo, vorrei che tu parlassi di più.”

Cimatti –“ Mi sembra che questa puntata, questa domenica sia dedicata alla nozione del Karma, che è una nozione nuova per moltissime persone ed è una nozione senza la quale, come tu adesso dicevi, non si può capire niente. Tutto risulta incomprensibile… del dolore.”

François- “Certo.”

Cimatti – “Vuoi, casomai, proprio sintetizzare, quasi “decalogare” il concetto di Karma, in modo che gli ascoltatori anche meno attenti a questo, meno informati, sappiano che cosa significa ogni volta che tu dici Karma.”

François –“ Io credo di averlo già un po’ detto nel corso delle risposte, dei discorsi che ho fatto, vero? Anche ora nella risposta che ho dato a S. Karma significa azione, è vero?  Però comprende, quindi, la legge di azione e reazione della fisica. Però, come c’è questa legge di azione e  reazione che riguarda il mondo fisico, la stessa legge esiste anche per quel che riguarda il mondo emotivo e  il mondo dei pensieri; tutto il Cosmo è governato dalle stesse leggi e le materie più sottili, anch’esse, sono governate da leggi identiche a quelle fisiche, quelle che riguardano la materia fisica. Ora questa, però, azione e reazione non è una legge così, messa lì, che ha in qualche modo una sua funzione per quanto attiene alla vita, ma non ha un senso poi spirituale! Perché ricordiamoci bene, la realtà è una e non si può scindere la materia dallo Spirito, assolutamente. La realtà è una e tutto quello che avviene ha sempre un fine che riguarda la coscienza dell’individuo, che riguarda… nel linguaggio antico, si diceva lo Spirito. Allora anche questa legge di azione e reazione che governa il mondo fisico, il mondo materiale ha poi un suo significato che va a ripercuotersi nella coscienza dell’individuo. Quando l’uomo fa qualcosa che non rispecchia una coscienza costituita (se fa per esempio qualcosa contro i suoi simili) mette in moto un meccanismo attraverso il quale quella lacuna della sua coscienza sarà colmata. Attraverso il quale la sua coscienza individuale sarà costituita ed egli non avrà più quella carenza che gli ha fatto commettere una determinata azione. Ora, siccome voi sapete che quando un uomo muove una causa, cioè fa qualcosa di male nei confronti dei suoi simili, ciò significa che non ha compreso l’altruismo – è vero? -e lo fa materialmente nel mondo fisico, ciò significa che ancora non l’ha compreso né attraverso al ragionamento, né attraverso alla fede, allo spirito mistico; se fa questo, la causa sarà analoga all’azione che ha mosso. Cioè se egli ucciderà un suo simile (e questo denota un odio nei confronti del suo simile) arriverà a compiere l’azione, l’effetto non potrà essere che quello di essere, in una vita successiva, ucciso a sua volta per provare quello che ha fatto provare. Ma questo non per una vendetta, mai per un fine di vendetta divina, per un fine di odio, tutto il contrario: per un fine di amore. Se egli è arrivato ad uccidere vuol dire che non aveva superato l’omicidio, né attraverso alla comprensione mentale, né attraverso a quella elevazione che può venire per via mistica, cioè deve comprendere attraverso alla esperienza diretta, solo attraverso all’essere ucciso. Quindi il Karma è, in senso generale, ogni effetto di causa mossa però, più precisamente, si indica con Karma uno di quegli appuntamenti fatali dei quali parlavo prima. Di quegli appuntamenti che non possono essere elusi. Perché non possono essere elusi? Se quella creatura deve essere uccisa per comprendere a non uccidere, se noi le togliessimo il fatto di essere uccisa, noi le toglieremmo la possibilità di comprendere. Allora, ecco perché sono appuntamenti fatali, ecco quelle cose che non possono essere cambiate di cui ci parla Francesco, quelle, perché se le cambiassimo faremmo del male alle creature che le debbono subire; tutto questo noi non lo vediamo, perché come uomini vediamo solamente ciò che ci appare così che è apparenza, non andiamo oltre l’apparenza per vedere la realtà. Però tutto questo c’è ed è una spiegazione così logica di tutto quanto avviene che non possiamo non accettarla; se poi ci fosse un’altra spiegazione più chiara di questa, più logica di questa, allora ben venga, noi accetteremo quella, allora! Però, finché non ne è prospettata un’altra che spieghi in maniera così, in fondo, anche consolante per tutti, credo di avere il dovere, come uomo, di accettare quella che mi dà chiarezza.”

Cimatti – “Più che consolante, io direi anche sdrammatizzante.”

François – “Sdrammatizzante.”

Cimatti –“ E dà l’idea di un disegno perfetto che è dietro l’apparenza, per cui uno non è più colpito dalla quotidianità, dai titoli dei giornali. Cioè è colpito come uomo che soffre per i mali del mondo, però se ne fa una ragione, perché tu sai, François, che il farsi una qualsiasi ragione è l’inizio della tranquillità, della serenità nella vita.”

François – “Certo, certo.”

(…)