Dali: “Che la pace sia con voi e con tutti gli uomini, figli cari.
Eccoci qua riuniti, o figli, ancora a parlare della vita con i suoi problemi, con tutto quello che dall’esterno all’interno e viceversa si agita nell’uomo e fuori di lui. Parlare di ordine, di equilibrio, di Giustizia in un mondo umano dove tutto sembra esservi fuorché questi capisaldi che, invece, regnano nel Cosmo.
Eppure, figli, tutto avviene in modo ordinato, equilibrato e giusto; tutto si svolge secondo una precisione ed una efficacia che solo un Ente divino può preordinare e condurre: e così preciso, ordinato, equilibrato quanto invece può sembrarvi caotico che, nonostante il libero arbitrio dell’uomo, ogni cosa avviene senza che il minimo stridio, la benché minima ingiustizia si verifichi per qualcuno. È come vedere nell’apparente confusione, nella ingiustizia e nello squilibrio, i contrari di questi, i meravigliosi contrari su cui si fonda il Cosmo. Già un Santo del Cristianesimo ebbe a dire che ciò che accade è come un meraviglioso tappeto del quale gli umani vedono il rovescio; la parte che appare e dà corpo al bellissimo disegno, sta oltre gli occhi dell’uomo. E questa è una affermazione vera per chi non sa come si svolgono, invece, le cose.
Noi vi parliamo di ordine, di Giustizia e di equilibrio: vi diciamo che tutto è preciso. Così, ad esempio, colui che sembra vittima di una ingiustizia umana, o patisce il male che un suo fratello gli fa, non è in effetti vittima se non di se stesso. Ma questa affermazione deve essere ben compresa.
Il dolore che voi vedete nel mondo, è un dolore il quale porta come frutto una comprensione; un riscattare la creatura che soffre, un farla assurgere ad un più alto livello di esistenza. Dunque una creatura che, attraverso ad un suo errore, ha rivolto su di sé l’effetto di questo errore, ma che dall’effetto di questo errore è riscattata e sopravanza. Il dire quindi che una creatura che patisce una ingiustizia dai suoi simili, in effetti subisce ciò che essa stessa ha mosso, non è una dichiarazione la quale abbia come scopo quello di tacitare, ma vuol significare: “comprendete esattamente, nella sua interezza, il significato di questa affermazione. Tutto quello che avviene ha una ben precisa ragione e da ciò che avviene l’uomo ne esce affrancato, liberato”. Comprendere questo significa comprendere che la Giustizia, l’ordine e l’equilibrio regnano nel Cosmo, così come attorno all’esistenza dell’uomo, come parte, come elemento di questo Cosmo.
Voi udite queste nostre parole le quali sono capite dalla mente e, figli cari, esse comprese, possono darvi quella sicurezza di cui prima dicevo.
Ma taluno di voi, ancora immerso nella paura, vorrebbe da queste parole e da questi insegnamenti in generale, avere la panacea universale che potesse in qualche modo renderlo felice e sereno. Altri, figli, udendo le nostre parole, pur comprendendo con la mente e condividendo che esse sono le sole a spiegare come questa apparente confusione in Realtà non sia altro che un piano preciso, ordinato, giusto, equilibrato, pur tuttavia sono ancora suggestionati da questa apparente confusione temendo più per sé che per gli altri; e quindi, pur condividendo ciò che noi diciamo, non ne sono convinti. Ed a questi noi non possiamo che dire: “non vi consigliamo certo, con queste nostre parole, ad essere degli incoscienti, a veder soffrire le creature e a dir loro ‘l’avete voluto voi, ben vi sta’”, perché il dolore che può essere conseguente ad una azione mossa, il Karma doloroso – in altre parole – non è, come voi sapete, una vendetta divina; è la Misericordia di Dio, prima che la Sua Giustizia. Quindi vedendo soffrire le creature è giusto che voi restiate toccati, che desideriate che il dolore non esista più fra gli uomini; ma vi diciamo: “sappiate andare oltre questo dolore per non essere schiacciati dalle apparenze, sappiate vedere che al di là di questo dolore vi è una profonda, giusta, misericordiosa ragione d’essere. Sappiate non cancellare il dolore con un rimedio agli effetti, ma operate per togliere le cause del dolore”. E voi, figli, vi chiedete: “Ma era proprio necessario che in un così vasto, preciso, ordinato e giusto disegno divino, dovesse esistere un capitolo così spiacevole per l’uomo?”. Tutto ciò che conduce l’uomo lontano dal suo vero destino non può che avere un sapore amaro. Tutto ciò che distoglie l’uomo dalla sua vera mèta, non può che portare sofferenza a questo uomo, perché se è vero che l’uomo è chiamato a questa mèta, tutto ciò che da essa lo allontana non può che – in qualche modo – ad essa ricondurlo. Quindi, figli, il dolore è sentito e tocca anche i Maestri perché se l’uomo volesse con tutte le sue forze, se l’uomo ascoltasse ciò che a lui viene detto, se l’uomo si convincesse – non attraverso all’esperienza diretta – ma riuscisse ad ascoltare le molte voci che ogni creatura, sempre, riceve di avvertimenti, molto dolore sarebbe risparmiato perché l’uomo non si allontanerebbe dalla mèta di tutto l’Emanato.
Ma, figli, tutto quello che noi vi diciamo, come ogni altra cosa che viene a contatto con voi, è vagliato da voi ed è visto in funzione di voi stessi. Così questi insegnamenti, molto sovente, dovrebbero essere secondo voi una sorta di rimedio alla vostra vita; e chi li segue dovrebbe essere risparmiato dai colpi del destino; dovrebbe essere sereno e non patire ingiustizia dagli altri. Che cosa c’è di vero in questo vostro modo di vedere? Colui che convinto intimamente di quello che noi vi diciamo seguisse l’insegnamento, non avrebbe niente da temere perché niente potrebbe esservi nel mondo che in qualche modo potrebbe danneggiarlo. Capite bene il senso di queste parole.
Ma se credete che il solo fatto di essere a contatto di queste voci, di queste Entità, possa allontanarvi dagli effetti che voi stessi avete mossi, siete in errore. Potete, da quello che noi vi diciamo, trovare intimamente una serenità, una comprensione le quali possono aiutarvi nei frangenti della vita vostra di ogni giorno; ma ciò che il vostro Karma richiede non può essere da noi distolto; né questi insegnamenti i quali proclamano la giustizia del Karma, possono annullare i suoi effetti, il suo realizzarsi, il suo accadere. Non vi abbiamo attirati qua, figli, promettendovi una sorta di protezione, atteggiandoci paternalisticamente, come si usa dire, illudendovi in qualche modo. Perché una creatura che viene qua, prima di tutto, sia disposta ad essere disillusa, perché noi combattiamo l’illusione. Chi è felice nell’illusione del mondo, figli, resti in quella, perché se qua venisse per prima cosa quella dovrebbe distruggere. Ed allora sarebbe logica e conseguente la sua reazione, sarebbe logico e conseguente che egli dicesse: “questa disillusione mi amareggia, io sono amareggiato”. Certo, figli: disillusi. Chi credesse di trovare nel mondo la felicità umana e sentisse dire, venendo qua: “questa felicità non sarà mai raggiunta nel mondo, o è irraggiungibile perché la causa dell’infelicità è in te”, e da queste parole restasse deluso, non dovrebbe certo dare la colpa di questo all’insegnamento, perché è molto più vicino alla liberazione colui che sa, piuttosto che colui che non sa. Chi viene qua dunque, figli, sia disposto a veder demolite le proprie personali illusioni, perché se avessimo voluto illudervi – come altre volte vi abbiamo detto – molto facile sarebbe stato per noi. Ma non è questo quello che noi vogliamo: noi vogliamo invece che abbandoniate l’illusione, che distruggiate un mondo vostro intimo di illusioni per trovare quello che nelle fondamenta si cela, ed è il mondo della realtà.
Che la pace sia con voi e con tutti gli uomini.”