Telefonata del 6 Giugno 1982
Cimatti – Buongiorno e buona domenica da Gianna Giacchetti e dai ragazzi di Radio Firenze, dagli amici del Cerchio che ora lavorano per questa trasmissione, e da me. Questa, come sapete, è l’ultima delle quattro trasmissioni che il Cerchio Firenze 77 ha organizzato e ha offerto mediante la gentilezza di questa Radio Firenze, agli ascoltatori della Toscana, i quali anche oggi potranno partecipare al “Pronto François”, telefonando al numero 213695 di Firenze. Ed ora sentiamo se siamo in onda. Pronto, pronto François?
François – Buongiorno caro Pietro, dovrai avere pazienza, perché non ti sento direttamente per telefono.
C. – Mi dispiace.
F. – Spero di non perdere nessuna parola eh…!
C. – Io volevo, volevo dirti, ora alzo la voce, spero di farmi sentire. È domenica, stamattina mi hanno svegliato, ci hanno svegliato le campane, e mi è venuta un’idea: ho pensato che in questi quattro programmi del Cerchio Firenze, non si è parlato mai… la parola Dio c’è stata solo una volta, non dico la parola Dio, ma il concetto Dio. È mancato, da parte di François, una spiegazione. Tu sai che la parola Dio è stata molto pericolosa, perché è stata fonte di equivoci, anche di guerre di religione. Ora vogliamo vedere cosa dicono i Maestri del Cerchio Firenze? Ecco, il concetto di Dio.
F. – Caro, effettivamente hai detto una cosa giusta: con questa parola, con questo concetto, si è sparso moltissimo sangue, e tuttora si continua a spargere; certo che è… parlare di Dio una cosa veramente immane, se se ne vuole parlare con tutta la dovuta e necessaria esplicazione. Tu sai benissimo che i Maestri, particolarmente il Maestro Kempis, ha molto approfondito il concetto di Dio. Allora ripetere quello che lui ha detto così bene, io certamente non posso farlo, non sono in grado di farlo; però vorrei semplicemente fare alcune considerazioni: se noi adesso ci volgiamo indietro, e, per esempio, guardiamo il concetto che certi popoli, anche in fondo molto civili, con una bella civiltà, avevano a proposito di Dio, certo ci scappa da sorridere, eh…?
Tuttora anche il concetto che ne hanno alcuni popoli, meno sviluppati, queste deità – no? – se pensiamo alla mitologia, a parte – ripeto – il secondo significato che possono avere le leggende mitologiche (perché possono nascondere un significato esoterico molto profondo), a parte quello, il senso letterale fa sorridere: tutti questi dei che si combattono, che si nascondono l’un l’altro le cose, uno dice una cosa l’altro che cerca di porre un rimedio, ci fa sorridere tutto questo.
Adesso spostiamoci, e guardiamo il concetto di Dio offerto dalle religioni in generale, da quelle che l’uomo di oggi professa, con tutto il dovuto rispetto, naturalmente. E allora, che cosa vediamo? Vediamo un Dio essenzialmente antropomorfo, un Dio che ha proprio, non solo direi la figura umana, ma anche il carattere umano, no?
C. – Gli attributi.
F. – Così siede in trono, poi ha la sua corte, alla destra può avere un personaggio di rilievo, che può essere suo figlio, eccetera, no?
Poi c’è un Dio che, in fondo, se ne sta lassù, quasi sempre accigliato, pronto a colpire chi erra, a misurare, dice il Maestro Kempis, la sua onnipotenza con la debolezza dell’uomo, perché questo, di questo ci parlano purtroppo, certe religioni: il confronto fra l’onnipotenza di Dio e la estrema fragilità umana.
Un Dio che è lì, che deve essere pregato, che talvolta fa delle grazie e ti allevia da un certo dolore, da un certo peso, talaltra no. A volte direttamente, a volte invece c’è bisogno di una raccomandazione, c’è bisogno di un intermediario, di vari personaggi: mistici, Santi, eccetera, i quali intercedono per te che preghi, e allora direttamente a te, Dio non lo fa il favore, no?
C. – Ma grazie a loro…
F. – Però fa la grazia… Poi però lo fa se glielo chiede un altro, si vede, più influente; allora, insomma, è proprio una questione non di… questo sempre secondo l’immagine che ne danno gli uomini, intendiamoci bene! Non secondo la Teologia ufficiale, per carità, allora non è questione se la data persona, diciamo, merita o non merita la grazia, è proprio nella maniera di chiederla, chi la chiede, come la si chiede chi la… tutte queste cose, che guardiamole al di là di ogni sacralità questi concetti, siamo fra uomini, parliamone chiaramente, adesso nessuno si offende.
Dico: ma vi sembra possibile che possa esistere tutto questo? Vi sembra possibile che tutto questo… Vi sembra possibile che si possa credere a Dio in questi termini?…
No, non è una cosa logica: si crede a un Dio inesistente! Certo, come dicono giustamente i nostri Maestri, ci sono delle persone – i cosiddetti atei – i quali non credono in Dio, è vero, ma certamente, anch’io allora mi sento ateo! Perché io non credo che esista un Dio così concepito, non posso assolutamente crederlo! Perché che senso avrebbe un Dio di questo genere? Un Dio, poi pensate, tutto questa naturalmente è visto dall’uomo in chiave umana, questo concetto, scappa fuori, dalla tendenza che ha l’uomo di concepire tutto il mondo, tutto l’Universo in chiave umana, tant’è vero – che cosa si diceva? – che la vita era solo sulla Terra.
Tutto il resto non esisteva, tutto il resto dell’Universo non esisteva, la vita, la Terra era al centro dell’Universo, punto e basta, no? Anche questo dà la misura di quanto l’uomo si ritenga importante. Ora, se invece, questo Dio esiste, deve essere un Dio nel quale hanno la stessa importanza tutti gli esseri, ogni forma vivente e tutto quanto esiste, la stessa importanza, tutto deve essere collocato in questa Realtà con la “R” maiuscola, con lo stesso tipo di priorità. Non ci possono essere degli esseri favoriti, ed altri invece che sono accessori, è chiaro, no?
Tutto fa parte della Realtà Divina. Quindi il concetto di Dio, che noi uomini moderni possiamo avere, è un concetto in cui deve trovare posto tutto; perché pensate quanta differenza c’è, l’ho detto già un’altra volta, per esempio, fra il modo di esistere di un animale e il modo di esistere di un uomo! Quanta differenza c’è, non esteriormente. Perché esteriormente, dal punto di vista del corpo fisico, tranne le varie raffinatezze che si sono istituite nel corso dei secoli, l’uomo è nato come un animale, no? Aveva… i primi uomini avevano chiaramente una vita animalesca, poi man mano con l’evoluzione, questo modo di vivere si è raffinato, si è civilizzato, è vero?
Si è un po’, forse, allontanato dalla natura, civilizzandosi, e questo è male, però l’origine è quella, ma proprio dal punto di vista dell’esistenza interiore, perché anche l’animale ha una sua interiorità, ubbidendo a certi istinti, a certi stimoli ambientali, a certi influssi, che provengono dalla sua vita fisio-biologica, proprio ha una sua interiorità anche l’animale, che è semplice, elementare, è vero?
È limitata a certe sue funzioni essenziali, però ha un suo psichismo, un suo mondo… ora pensate: un animale che potesse concepire un Dio, e lo concepisse a sua immagine e somiglianza… ma poi ci sono anche gli uomini, quindi il concetto di Dio deve comprendere, poter contenere tutte le esistenze, tutti i tipi di esistenza di tutti gli esseri che esistono nel Cosmo, in questo spazio immenso.
Ora, se noi apriamo un dizionario alla parola, dico una enciclopedia, alla parola Dio, troviamo delle cose meravigliose: l’Essere Supremo, eccetera, eccetera, e tutto va bene; troviamo il discorso che si riconoscono in Dio i caratteri di assolutezza e infinità, onnipotenza, onniscienza e via dicendo; questi, chiunque creda in Dio, deve dire che Dio ha questi caratteri, altrimenti non sarebbe un Dio, tutti quanti indistintamente, tutte le varie teologie, le varie filosofie che affermano l’esistenza di Dio. Però poi come siano realizzati questi caratteri è un discorso diverso, perché lo si vede per esempio come un Ente creatore, no? Distinto dal creato, oppure come un Ente emanatore, è vero, cioè che non trae il creato dal nulla ma lo trae da se stesso e qui siamo già quasi in un concetto, un poco più aderente alla realtà.
Oppure c’è chi lo vede come Spirito del Tutto, e insomma ci sono i vari concetti. Però – guardate – se si riconoscono in Dio i caratteri di assolutezza, cioè se Dio è Assoluto, di infinità, di completezza, di onniscienza, di onnipresenza e via dicendo, c’è solo un concetto che possa contenere logicamente tutti questi caratteri, ed è il concetto del Tutto-Uno-Assoluto. Un concetto di cui Dio è Tutto, ed oltre il Tutto; cioè: immanente e trascendente.
Cosa vuol dire è immanente? Cioè è dentro tutto, tutto quanto esiste è dentro Dio, ma al tempo stesso Dio trascende la sommatoria di tutto quanto esiste, solo in questo modo Dio può essere completo, assoluto, infinito, onnisciente, onnipotente, onnipresente, e può appunto essere qualcosa che contiene tutto quanto esiste, e in cui tutto quanto esiste ha una sua profonda ragione di essere. In cui nessuno degli esseri, dico nessuno (e con esseri intendo anche gli animali, le piante, ogni forma vitale) è più importante di un altro. Niente.
Ecco, poi, per approfondire ulteriormente questo concetto, dico, sarebbe necessaria la mente del Maestro Kempis, però credo che queste considerazioni, un poco, ci destino, da queste immagini ormai consunte della divinità, alla quale, poi, non si fa certo un favore a pensare in quei termini, non ti sembra caro Pietro?
C. – Sì, François, quindi ciò esaurirebbe anche un altro punto di vista: cioè la molteplicità delle religioni: se tutti gli esseri sono ugualmente contenuti in Dio, tutte le religioni e anche tutte le “irreligioni” sono ugualmente contenute! Quindi, senza né priorità, né privilegi.
F. – Certamente, certamente, ogni… sai come dicono i Maestri? «Le religioni sono come i fiori, sono tutte belle, in fondo, ognuna contiene una parte della verità». Certamente, perché le religioni sono state fondate da dei mistici i quali hanno tradotto, come dicono i nostri Maestri, in parole, in espressioni letterali le loro estasi; chiaramente per fare questa traduzione si sono serviti della loro cultura, del loro linguaggio, e quindi hanno tradotto come hanno potuto queste loro visioni estatiche, naturalmente una visione estatica, che è più un sentire che un vedere, nel tradurla in parole, viene falsata in qualche modo, o limitata a quel certo modo di esprimersi, per cui è chiaro che le religioni non possono mai essere, contenere tutta la verità.
Contengono i “principi”, molti principi, della verità, di verità; molte affermazioni fondamentali, ed ognuna contiene i suoi, perché in fondo, vedi, anche prima dicevo, alla mitologia che letta così alla lettera può far sorridere veramente, se si va a vedere il significato riposto, o quello esoterico, invece fa chiari riferimenti a leggi universali, a principi cosmici, e divini anche. Quindi, in fondo, anche quella era una religione, una forma di religione con i suoi dei, ridicola, ma però che aveva le sue verità. E così delle altre religioni più evolute.”