Telefonata del 6 Giugno 1982
Cimatti – Allora, accennato questo discorso io ti ringrazio, François, anche a nome di tutti i miei amici che hanno questo tema nel cuore. Però ora dobbiamo parlare, ci sono già degli ascoltatori in onda. Vogliamo cominciare?
Domanda – Mi sentite? Bene, faccio una domanda scrittami da una carissima amica: «Avendo perduto una bimba di sei anni e non potendo quasi sicuramente avere figli, anche per ridare una sorellina al secondogenito che tanto la invoca, penserei di adottare una bambina indiana, come puoi e vuoi, François, consigliare me e tante altre mamme in situazioni simili?».
François – Cara, ringrazio veramente la cara figlia che mi ha fatto questa domanda, perché è una domanda che veramente merita di essere conosciuta da tutti coloro che sono in ascolto in questo momento. Certo ci sono tanti genitori i quali vorrebbero avere dei figli e non possono averli; chiaramente, guardate, si tratta di fatti karmici. O come, del resto, in questo caso il perdere una figlia in così giovane età, non è un Karma per colui… per il figlio che lascia la Terra, è un Karma per i genitori.
Il dolore va a colpire loro, e… cioè a fatti che risalgono a precedenti incarnazioni, e che, in questa, trovano il modo di dare un allargamento della coscienza individuale; dopo questa esperienza dolorosa, si comprende quello che non si era compreso prima, e che si era, e che aveva determinato una condotta che poi ha portato a vivere un’esperienza così amara!
Ecco, molti genitori, anche senza avere subito la perdita di un figlio, ugualmente desiderano poi avere un figlio e non possono averlo per varie ragioni. E quello che è strano è che sono ancorati alla questione di avere, essere loro le parti genetiche per dare il corpo, il figlio; ecco io vorrei chiaramente, vorrei… guardate, soffermarmi un momento su questo discorso – no? – che è bellissimo il discorso di essere i fattori del figlio è… perché, naturalmente, tutto quello che fa la vita ha un suo significato, così il fatto di sentire proprio il figlio perché lo hanno concepito loro, i genitori, è un fatto che lega i genitori al figlio. È certo, quindi la natura raggiunge il suo scopo, legando i genitori al figlio i genitori possono aiutarlo, possono soccorrerlo, possono istruirlo, tenerlo presso di sé; se loro non sentissero “suo” questo figlio, non farebbero forse tutto quello che fanno, invece sentendolo “suo”… Ecco, però, ad un certo punto, l’uomo cresce, l’uomo evolve, matura, noi siamo uomini di questa epoca, ci vantiamo della nostra civiltà che ha tutti i suoi difetti, che ha tutte le sue mancanze; certamente, non c’è dubbio, però veramente comportiamoci da persone adulte. E allora cerchiamo di comprendere che senso ha dire: «Mio figlio, perché io l’ho concepito…».
Nessun senso, veramente… È tuo figlio se tu lo tiri su dall’infanzia, se tu lo assisti con amore, se tu lo senti tuo perché veramente vivi con lui, lo vedi crescere, ti preoccupi per lui, allora veramente è tuo nel senso affettivo naturalmente, perché poi nessuno è di nessuno chiaramente, nessuno è di nessuno, ciascuno appartiene a se stesso e basta, in ultima analisi; però il fatto che tu l’abbia concepito, che sia tuo e che magari tu lo lasci abbandonato, dico: allora che senso ha? Tu lo hai concepito ma non è “tuo” quel figlio perché, veramente, non te ne sei mai interessato.
Allora, cara amica, che pensi di adottare una creatura, tu farai una cosa santa, e sarà tua, sì la creatura sarà tua, anche se tu non l’avrai concepita, perché non ha nessuna importanza il fatto di averla concepita – ripeto – per sentirla “sua”. Tutti voi, cari genitori, che avete questo problema, desiderate avere un figlio e non potete averlo; adottatelo! Sarà vostro come se l’aveste concepito voi, perché trasfondendo in lui il vostro amore egli diventerà parte della vostra famiglia, solo in questo modo, non per il fatto che biologicamente, geneticamente, voi avete messo qualcosa per dare l’inizio allo sviluppo del suo corpo. Non significa niente: il corpo è importante, certamente, ma quello che importa è che voi contribuiate a formare la sua psiche, il suo essere interiore, non il corpo, l’essere esteriore. Poi, del resto, non è che una prima scintilla il concepimento, è vero, Pietro? Non è che una prima scintilla, perché il dopo, tutto il resto… sì, ci sono i caratteri ereditari, tutto quello che voi volete, ma deve essere anche il corpo sviluppato attraverso alla ginnastica, attraverso allo sport e tutto via dicendo. Quello che è più importante però è la formazione psicologica dell’essere e a questa debbono contribuire in maniera essenziale i genitori, non con lo spermatozoo o con l’ovulo.
C. – François? Qui è uscito il François che è teorico e, direi, utopista della famiglia del futuro. Vuoi rapidamente delineare, proprio prima di passarti una ascoltatrice molto ansiosa, rapidamente tracciare il sogno della famiglia del futuro e quindi dell’umanità del futuro, per cui tu lavori, per cui tutti lavoriamo?
F. – Sì, volentieri. È una cosa strana, perché, guardate, la famiglia prima in antico, non c’è bisogno che lo dica, era molto sentita – è vero? – poi man mano – nell’epoca patriarcale è vero? – poi man mano, con il passare del tempo, con tutte le nuove forme di vicissitudini, eccetera, eccetera, che cosa è successo? Che questa famiglia ha cambiato volto: adesso ci sono i figli che se ne vanno facilmente, che non vanno d’accordo con i genitori e via dicendo. È una fase transitoria, nel senso che certi valori dovranno essere ritrovati; è chiaro che i figli alla loro età debbono lasciare i genitori e formarsi, avere una loro vita indipendente, non c’è dubbio, questo fa parte della natura; però la famiglia sarà ritrovata nel senso che veramente si potrà stare assieme, avere un’unione formale, quando si vorranno avere dei figli.
Cioè quando si avranno dei figli allora i genitori comprenderanno quanto sia importante restare uniti per il bene dei figli e finché questi figli non saranno in età da poter essere abbastanza indipendenti, in età in cui certo la formazione psichica è abbastanza completata, o per lo meno non ha più dall’esterno quella vulnerabilità che ha in un primo momento, anche se i genitori non andranno d’accordo, resteranno insieme, per il bene dei figli – resteranno insieme, non per litigare, non per fare scenate – ma per il bene dei figli prenderanno questo loro comportamento come un compito da svolgere. E lo faranno, ripeto, per il bene dei figli; ecco, questo per rispondere alla domanda, all’idea pessimistica – no? – della famiglia, dei genitori, dell’unione che non è armoniosa, chiaramente. È chiaro invece che in una visione, in una concezione della famiglia così distesa, così bella come si avrà nel futuro, sarà molto più facile avere comprensione fra gli esseri, e sarà più facile avere comprensione tra gli esseri, e sarà più facile anche perché sarà più spontaneo l’insorgere di reminiscenze di precedenti incarnazioni.
Ci saranno delle creature che si incontreranno e si riconosceranno affettivamente, e questo porterà ad una relazione in senso buono, una vita di relazione affettuosa non solo nell’ambito della famiglia stretta dei coniugi e dei figli, eccetera, ma anche nel senso delle amicizie; ci sarà questa amicizia sincera che è nata, che è frutto di incontri di precedenti incarnazioni. L’uomo evolvendo assottiglierà la sua sensibilità per cui più facilmente avrà reminiscenze di questo tipo.
C. – François, ti ringrazio.