Conosci te stesso

Telefonata del 23 Maggio 1982

Domanda – Vorrei chiedere questo, sul conoscere noi stessi, in particolar modo sull’amore che noi abbiamo anche verso l’altro compagno… se è una cosa egoistica… o se è veramente quel “sentire”… esaminare bene noi stessi, dell’amore che abbiamo, dell’altruismo verso gli altri. Se mi puoi aggiungere qualcosa.

François – Sì, ecco cara, conoscere se stessi… Questa affermazione, questa esortazione ha una radice lontanissima, però è molto bella, è molto vera.

Ma che cosa significa conoscere se stessi? Non certo conoscere (anche quello è conoscere, certo) il proprio corpo, come è fatto, la costituzione degli altri veicoli, perché oltre il corpo fisico, voi sapete, che esistono altri strumenti attraverso ai quali l’essere si esprime, è vero?

La scienza dice che nel corpo è racchiuso tutto, particolarmente è racchiuso tutto nel cervello fisico, il quale riassume tutta la vita del corpo.

Però, noi affermiamo, noi esoteristi affermiamo, che oltre il corpo fisico esistono altri corpi di materia diversa, più sottile, ma sempre materiali e che sono il corpo astrale, che è sede delle sensazioni, delle emozioni, quindi dei desideri; il corpo mentale che è sede dell’intelletto, della mente istintiva. E poi infine questa coscienza, questo corpo spirituale, animico – come volete chiamarlo non ha importanza – akasico, è sede della coscienza; ma non coscienza nel senso di consapevolezza, coscienza proprio in senso morale, soprattutto di vera realtà dell’essere, di quel “sentire” del quale parlavamo prima.

Ecco, allora, è importante conoscere anche tutto questo, come ciascun essere è costituito: ma soprattutto è importante conoscere la propria psicologia, come ciascun essere reagisce di fronte ai vari stimoli che gli vengono dall’ambiente nel quale vive.

Come reagisce? Questo è importante. Perché, se ci osserviamo momentaneamente, un momento… facciamo un’analisi, una introspezione, osserviamo anche che non sempre noi conosciamo la verità di noi stessi.

Per esempio, siamo sempre molto molto indulgenti con noi stessi, quanto siamo severi con gli altri. Siamo sempre pronti a scusarci se non facciamo qualcosa, «…non è che non lo vogliamo fare…», come in realtà è, ma è perché «…c’è qualcosa che ce lo impedisce…», oppure perché se si tratta di fare qualcosa di bene verso una persona, «…la persona non ci è simpatica…», oppure perché «…non se lo merita assolutamente, si trova male, è colpa sua, quindi ben gli sta…». E così via… Tutte queste motivazioni, che sono scuse, paraventi dietro i quali ci nascondiamo per non fare quello che sarebbe giusto fare. Allora il conoscere se stessi, significa appunto, conoscere la verità di se stessi. Cioè vedere, oltre quelle scuse che noi troviamo, che cosa c’è che, invece, ci spinge a fare una cosa o a non fare una cosa.

È chiaro che parlando in senso generale noi non possiamo che affermare che dietro tutto questo c’è l’egoismo, il nostro egoismo. L’uomo è egoista!

Ora, io vorrei dire… forse sarò un po’ lungo e un po’ noioso ma credo che l’argomento valga… vorrei dire che l’egoismo è qualcosa di terribile che l’uomo deve superare. Però va visto anche in chiave positiva, perché se certi esseri non fossero egoisti, cioè non agissero pensando di ricavare un utile per se stessi, il mondo non sarebbe stato costruito, perché l’uomo, all’inizio della sua evoluzione, è profondamente e massimamente egoista, pensa solo per sé, poi si inserisce il motivo della famiglia, dell’amore per il compagno, per la compagna, per i figli, eccetera, eccetera. E quindi il suo egoismo un po’ comincia a dirottare, perché non pensa solo proprio per sé, ma pensa anche per i suoi famigliari, e poi sempre di più, sempre di più, questo egoismo si restringe e si allarga questa forma altruistica. Però all’inizio della sua evoluzione l’uomo è essenzialmente egoista, e se non avesse questo stimolo di arricchire se stesso, di migliorare se stesso, non farebbe niente, perché l’uomo all’inizio della sua vita evolutiva, come tale, come uomo, se non avesse questo stimolo sarebbe un inerte, non sarebbe niente. Se non sentisse – per esempio – il desiderio di sfamarsi, non si sfamerebbe e, quindi, perirebbe. Se non sentisse il desiderio di avere una casa bella e quindi di guadagnare dei soldi per avere una casa bella, non lo farebbe ed allora non darebbe l’impulso a tutto quel commercio, a tutta quella cosa che è appunto l’edilizia, e via dicendo, e così via. Quindi l’egoismo è una cosa che va, via via, con l’evoluzione superata, ma che ha indubbiamente i suoi lati positivi perché è fonte di stimoli, quegli stimoli che conducono l’uomo proprio ad evolvere, perciò a superare l’egoismo.

Si direbbe, quindi, il serpente che si mangia la coda, perché è una fonte di stimoli, l’egoismo, i quali stimoli vanno poi ad annullare l’egoismo.

Allora, direte voi, cosa succede quando l’uomo non ha più stimoli, cade in quell’apatia di cui dicevo prima? No, perché sostituisce agli stimoli egoistici gli stimoli altruistici. Quindi vi è un miglioramento di qualità profondissimo, è vero? Perché che cosa fa? Con quell’impulso che aveva ad agire per se stesso, piano, piano, trova un impulso ad agire per gli altri. Ecco quindi la vita collettiva, la vita sociale, che è meravigliosa, il prestarsi a favore degli altri, il collaborare per la comunità umana.

Pensate che cosa stupenda! E – ripeto ancora una volta, perché mi preme – attraverso a qualunque ideologia, a qualunque forma filosofica, a qualunque corrente di pensiero o convinzione religiosa si giunga a questo, è sempre una cosa meravigliosa e sempre giusta.

Il fine giustifica il mezzo, per dirla con il vecchio Macchiavelli, ma in questo caso io l’approvo e condivido in pieno. Ma torniamo al conoscere se stessi. Conoscere quindi chiaramente quali sono le vere stimolazioni che ci spingono ad agire ed hanno un nome solo: egoismo, è chiaro? Senz’altro il 90% è egoismo. A questo punto che cosa dobbiamo fare? Dobbiamo sforzarci di non essere egoisti? Può darsi che qualcuno abbia anche questa forza; abbia questa energia per non essere più egoista, violenti se stesso tanto da indossare, non so, un abito religioso, mettersi dei cilici, cospargersi il capo di cenere e fare opera filantropica… cose meravigliose in chi ha la forza di farle, però non tutti gli uomini hanno questa forza e anche quelli che riescono a farlo violentando se stessi, finiscono poi con l’avere delle nevrosi, con avere delle forme di malattia che li annientano. Quindi nessuno può esigere dagli uomini questo. Però si può fare qualcosa di molto meno scioccante e più naturale e più produttivo, cioè rendersi… e qua entriamo in un campo che è stato scoperto anche dalla psicoanalisi, per esempio, dalla psicologia: cioè essere consapevoli delle proprie spinte interiori, delle proprie istanze interiori, della propria invidia, della propria gelosia, della propria meschinità.

Non nasconderle dietro un paravento di impossibilità oggettive, ma svelarle proprio nella loro crudezza. Dire: «Ebbene questa cosa io non la faccio, perché facendo così farei apparire bene una persona che non mi è simpatica…», ecco. Questa cosa voi comunque non l’avreste fatta, magari nascondendola dietro un’altra apparenza, è vero? Mentre invece, non fatela lo stesso, se non vi sentite di farla… però, siate sinceri con voi stessi, conoscete voi stessi e dite: «Io non la faccio perché questa è la vera ragione: io sono così, sono meschino e riconosco di esserlo»; attraverso questa costante consapevolezza di se stessi giungerà un momento in cui vi sarà una liberazione.

Questo, ripeto, è conosciuto dalla psicoanalisi, è un meccanismo naturale; vi è un superamento di quell’aspetto di meschinità e vedrete che il fare allora quella cosa diventerà una gioia.

Naturalmente parlo di processi che richiedono mesi, però è l’unica via attraverso la quale si può arrivare a superare i propri limiti.

Perché che cos’è l’egoismo, in fondo? Non è che un limite, perché ci porta ad agire solo in funzione di noi stessi, mentre superare l’egoismo significa appunto superare questo limite; attraverso a questa costante consapevolezza, dice il Maestro Claudio, ogni uomo riesce gradualmente a superare i propri limiti e, in fondo, a camminare nella strada che gli è tracciata, e raggiungere lo scopo del quale sempre abbiamo parlato insieme e che è quello di amore, di altruismo nei confronti dei propri simili, che allora non sono più sentiti come cosa faticosa, noiosa, ma gioiosa, spontanea, veramente deliberante e soprattutto desiderata; a quel punto, quando si è raggiunta la coscienza – chiamatela pure sociale, la coscienza di gruppo, come vi pare, non ha importanza – altruismo, amore al prossimo, sono tutti termini che fanno parte di certe ideologie che l’uomo ha etichettato, è vero? Ma non significano niente da quel punto di vista. Invece significano tutto dal contenuto; quando si è raggiunto quello che è lo scopo per il quale l’uomo vive, allora diventa una gioia assecondare questo scopo, vivere per questo scopo, non diventa più faticoso.

Se voi ora dovete andare, per esempio, ad aiutare che so, una vostra vicina di casa anziana, che è malata, poverina, inferma, riconoscete che lo dovete fare per umanità, per moralità, per punto di impegno, per buona creanza, per tutto quello che voi volete; ma vi costa fatica farlo, lo imponete a voi stessi, ma nel momento in cui voi raggiungete la coscienza della quale vi parlo, allora l’andare… è fare qualcosa che fa piacere a voi stessi, non a quella creatura. Diventa gioioso.

Conoscere quindi se stessi in questo senso, conoscere i propri limiti, non esserne spaventati, non avere timore di vedersi come si è, accettarsi come si è, e attraverso a questa operazione, istintivamente, automaticamente si raggiungerà il superamento di certi limiti, graduale dei propri limiti.

C. – Posso intervenire?

F. – Sì.

C. – In un certo senso, questo “conosci te stesso” che era messo sul tempio di Delfi, che ha oberato gli studenti di filosofia, che sembrava un’impresa impossibile, che richiedesse chissà che cosa, è soltanto la sincerità con se stessi?

F. – Certamente, perché attraverso a questa sincerità si riesce a conoscere la propria psicologia, la propria psiche, il proprio pensiero.

È questo che è importante al fine liberatorio, è vero? Non tanto il conoscere che uno ha un fegato… è importante anche quello, per carità, importantissimo, è vero? Che ha un cuore, polmoni, un fegato, un corpo astrale, un corpo mentale, un corpo akasico, è importantissimo come informazione anche quella, per meglio inquadrare i propri movimenti, però, soprattutto per superare i propri limiti è quel tipo di conoscenza, quella sincerità di cui parlavi tu, caro Pietro, che è importante. “