Telefonata del 23 Maggio 1982
Domanda. – Mi chiamo Antonella. Io vorrei chiederti qualcosa a proposito del libero arbitrio: può capitare nella vita di ognuno di trovarsi di fronte a delle scelte che possono cambiare totalmente il proprio modo di vivere. Ecco, io vorrei chiederti questo e cioè se pur arrivando ad un punto di ragionamento che ti fa capire che una certa cosa che potresti fare è sbagliata, perché può, per esempio, dare dolore ad altre persone, e nonostante questo ti sembra di non farcela perché prima di tutto prevale l’egoismo, è possibile riuscire a trovare la forza per rinunciare all’impulso e far prevalere il ragionamento? Cioè se una persona non vuole veramente arrivare ad una certa cosa, è possibile evitarla? Oppure esiste un destino già programmato, ed allora è inutile, o forse no, continuare a lottare?
François. – Cara Antonella, ti ringrazio molto per questa domanda perché poi, stranamente, queste domande quando ci si mette in una corrente particolare, vi è una regia sublime, sopraffina, perché queste domande svolgono chiaramente tutto un programma, no? Se noi avessimo voluto fare un discorso generale, ravvivandolo, avremmo dovuto preparare qualcosa per cui, per passare da un argomento al successivo, sempre legato al precedente, sarebbe stato bello inserire una domanda. Ecco che questo avviene automaticamente da sé. Non so se voi notate come tutto questo discorso proceda regolarmente avanti, in senso ampliativo e attraverso proprio alle domande. Ora Antonella mi fa una domanda che si riallaccia al conoscere se stessi.
Perché dice: «Se io… so – conoscendo me stessa, aggiungo io – che fare una certa cosa, non è fare… non è assecondare il mio desiderio o il mio “sentire”, però capisco che non facendola o facendola, faccio del male ad altre creature, che cosa devo fare? Devo farla questa cosa che può danneggiare altri, oppure debbo violentare me stessa?». Ecco.
In linea generale, si dice, che ciascuno deve fare ciò che “sente”, deve essere sincero con se stesso, come prima dicevo, scoprire quali sono le vere motivazioni che lo spingono ad agire, accettarsi come è ma fare ciò che “sente”.
Se per esempio non sente di aiutare una persona, secondo quello che ho affermato ora, non l’aiuti, però sia consapevole che non l’aiuta, non perché è impossibilitato, non perché quella persona non se lo merita, non perché debbono aiutarla gli altri, eccetera, eccetera. Ma non l’aiuta perché è un egoista. Per non dire un’altra… una parolaccia, eh?
Sia consapevole di questo, questo è il principio generale. Però quando ci troviamo di fronte agli altri, a soprattutto… non tanto fare del bene agli altri, quanto a non danneggiare gli altri (perché a un dato punto, tu puoi anche – se non lo senti – non fare del bene ad un’altra creatura, questa è ancora una cosa che non dovrebbe essere e che non farà colui che ha raggiunto la massima evoluzione, però non è tanto grave quanto danneggiare gli altri) allora, se il fare una cosa che tu senti di fare danneggia un’altra creatura, allora in quel caso violenta te stesso.
In quel caso renditi consapevole di qual è il tuo vero desiderio, di qual è la tua vera aspirazione, però fatti forza e cerca di non danneggiare gli altri; questo è importante.
Dice: «Come si fa a trovare la forza?». Ecco e qua… come si fa? È una cosa che ognuno deve trovare in se stesso, pensando, forse, che se tu fossi posta nelle condizioni di quella persona che tu intendi danneggiare direttamente o indirettamente, soffriresti profondamente. Sentiresti un gran dolore. Mettiti in quella condizione, cerca di vivere l’esperienza di quella persona, se tu facessi appunto quello che tu hai in animo di fare. Naturalmente, questo non è un riferimento personale, parliamo di un caso, così, generale, è vero, cari amici? Io rispondo ad Antonella e dico a lei, ma è una cosa che non si riferisce a lei, si riferisce a tutti questi casi che si possono far rientrare nella fattispecie.
Allora se io fossi in quella situazione, nella quale vorrei far “provare” la persona che mi è vicina, quanto soffrirei? Cerca di concentrarti, di meditare su quella situazione, veramente di provare tutti gli stati d’animo di quella persona, che proverebbe quella persona, ed allora, forse, in questo pensiero si può trovare la forza di non fare una certa cosa, o per lo meno di non farla in termini dolorosi, in termini drammatici.
Cimatti. – François… mi pare che Antonella aggiungesse sottilmente, cioè una persona è libera di non essere buona? In un certo senso, era un angolo del suo quesito…
F. – Certo, certo. Io ho approfittato appunto per riallacciarmi alla questione precedente.
Ora da quella che è la posizione personale, individuale che ciascuno deve fare, ignorando ciò che sta al di là di quello che egli riesce a vedere, passiamo, invece, ad una posizione diversa dall’apparenza, passiamo alla realtà. Cosa significa questo? Adesso guardavamo la vita interiore dell’individuo. Per un poco astraiamoci, usciamo fuori, dall’intimo dell’essere dell’uomo e domandiamoci che cosa sta attorno a questo essere, qual è la realtà oltre l’apparenza. Veramente è libero ogni uomo di fare o di non fare quello che vuole? Entriamo in un discorso generale molto ampio, è vero?
Io l’altra volta dissi che tutto fa parte di un piano preciso, meraviglioso. Però, questo piano è tenuto nascosto agli occhi degli uomini, normalmente, e solo chi lo vuole conoscere, lo viene a conoscere, non già per trovare confusione, ma per trovare maggior chiarezza, per rispondere non so, perché alcuni bambini, molti bambini, nascono infelici, perché delle creature soffrono continuamente, perché altre sono completamente felici, perché scoppiano le guerre, perché si nasce, perché si vive, perché si muore, come è nato il mondo, qual è lo scopo di tutto questo; allora il discorso va fuori della vita personale ed è uno scopo grandissimo ed i nostri Maestri ce lo illustrano, ce lo disegnano, ce lo schematizziamo in maniera impareggiabile, e di questo – se volete – possiamo parlare via via.
Però, tutto questo, ad un certo punto, si vuol conoscere e si viene a conoscere, per trovare una maggiore chiarezza di idee, per conciliarsi con la vita, per spiegarsi tante cose, è vero? Però, normalmente l’uomo non lo saprebbe ed in effetti non deve saperlo, perché se io comincio a dire: bene, io vorrei aiutare una determinata creatura che soffre, però se quella creatura deve soffrire per una qualche ragione, e questo è sempre, potrebbe darsi che io aiutandola le facessi del male?
Se io volessi donare una somma di denaro ad una persona che è in ristrettezze economiche, ciò significa che se è in ristrettezze economiche, che quella persona deve fare quell’esperienza, attraverso a quell’esperienza deve imparare qualcosa, allora se io la sollevo da quello stato di bisogno, di gravosità, forse le faccio del male. Se incominciamo a fare tutti questi ragionamenti, entriamo in una grande confusione.
Ecco perché l’uomo non deve sapere quando agisce (e non lo saprà mai) se una creatura che sta di fronte a sé, veramente subisce o sta subendo un Karma che lo porterà a comprendere qualcosa, oppure è una situazione transitoria e momentanea, se sta vivendo una situazione che non ha via di uscita, oppure se semplicemente è una esperienza limitata nel tempo. Questo l’uomo non potrà mai saperlo, il più delle volte, è vero? E non deve saperlo perché egli deve aiutare, noi dobbiamo aiutare, anche se il nostro aiuto è votato al fallimento.
A noi non deve interessare, noi dobbiamo trovare quell’impulso di aiutare e quindi di sacrificarci (per parlare del quesito posto da Antonella) anche se questo sacrificio – dico – non fosse scritto, anche se questo sacrificio fosse completamente annullato da circostanze della vita, e nonostante tutto il nostro impegno andasse in fumo… Eccoci qua.
Ma veramente andrebbe in fumo?
C. – Questa è la domanda che Antonella porterà sempre dentro di sé.
F. – Certo… no, mai cari, perché se anche voi aiutaste con tutte le forze un condannato a morte, inesorabilmente, cercando di strapparlo alla morte, il vostro sacrificio non andrà mai in fumo, perché avrà fatto nascere dentro di voi quell’impulso agli altri che ripeto, è lo scopo dell’esistenza degli uomini. E vi sembra di avere… che abbiate raggiunto poco se avete raggiunto questo? Se riuscite a provare verso un’altra creatura, un desiderio di sacrificarvi per non fare del male a questa creatura, e se questa creatura nonostante il vostro proposito riceve del male egualmente da altre parti, la vostra non sarà mai un’azione inutile, priva di scopo, poiché avrà fatto nascere in voi quella cosa importantissima per la quale tutto quanto esiste.
C. – Io direi che Antonella sia ampiamente soddisfatta.