La morte è trasformazione

Telefonata del 23 Maggio 1982

Domanda. – Senti, François, l’altra volta tu accennavi all’argomento della morte e mi sembra che poi sia stato interrotto da una telefonata. Potresti continuare?

François. – Certo, certo. Ecco, ora noi oggi abbiamo parlato della legge secondo la quale ogni essere amplia sempre di più la sua coscienza attraverso molteplici incarnazioni; io ho detto che non è possibile che in una sola incarnazione un essere raggiunga una coscienza tale per la quale sono stati dettati gli ideali morali e religiosi, è vero?

Allora, deve avere molte incarnazioni. Ma che cosa sono queste incarnazioni? Sono esperienze in seno a determinati ambienti, così avrà esperienze come uomo, come donna, avrà esperienze come intellettuale, come operaio, come principe, come regnante, come mendicante e tutte queste particolari…

Cimatti. – Parti.

F. – Parti, è vero, ti ringrazio… attraverso le quali esperienze avrà tanti stimoli ambientali e tante reazioni interiori che la sua coscienza si costituirà gradualmente. Allora la morte, quella che è una cosa così spaventosa, specialmente per gli occidentali, in fondo diventa un motivo necessario, perché ci consente di rinnovarsi, rinnovarsi psicologicamente, mentalmente, emotivamente, perché ad ogni incarnazione avrà un carattere diverso, una personalità diversa, l’uomo, l’essere che si reincarna.

E, soprattutto, avrà degli impulsi ambientali diversi e delle reazioni interiori ancora diverse, in modo da coprire la gamma di tutte le esperienze necessarie alla costituzione della coscienza individuale. Ora, se voi osservate l’essere che nasce, l’uomo che nasce è gioioso normalmente, senza che debba scontare dei Karma. Nasce gioioso, pieno di vita, allegro, con un desiderio di andare incontro alla vita, è vero? Poi man mano che procede nella sua vita, piano piano si raggiunge una certa maturazione e poi si raggiunge l’anzianità, la vecchiaia e comincia a essere un po’, con il suo modo di fare, non più amato dai suoi simili, non più desiderato, non più gradito come era in gioventù, invece. Questo è proprio un espediente della natura, che ci fa scartare dagli esseri che ci sono vicini e che riescono piano piano a – non dico – stancarci, ma proprio a risultarci un tantino meno graditi; un tantino più sopportati che altro, perché proprio è un ausilio che la natura dà all’uomo, per non farlo soffrire troppo, quando non deve soffrire di certe momentanee separazioni.

Ecco quindi la morte è una cosa necessaria, proprio perché dà all’essere la possibilità di rinnovarsi integralmente. Ma questo l’essere, non deve aspettare la morte per farlo, nel corso della sua stessa vita: ogni giorno deve cercare di essere nuovo, di nascere nuovamente e questo è il modo per mantenersi giovani. Questo raccomandano i nostri Maestri.

C. – Quindi non è vero che non esiste la morte come dice un certo esoterismo, c’è la morte ed è utilissima.

F. – Certamente!

C. – È uno strumento di evoluzione.

F. – Certamente, certamente perché morte è trasformazione e la trasformazione è continua.