Conosci te stesso II

Telefonata del 23 Maggio 1982

Domanda. – Volevo continuare l’argomento. Ho apprezzato moltissimo quest’ultima risposta così ampia e vorrei chiederti rispetto al conoscere se stessi, che è un po’ l’argomento di oggi: conoscere se stessi come sai, non basta volerlo, ci sono degli aspetti di noi che sono contraddittori rispetto a ciò che coscientemente viviamo e ciò che l’inconscio ci fa vivere. Tu sai che ci sono due grandi linee: Freud dice che tutto dipende dalla nostra prima infanzia, Jung dice che tutto dipende da un inconscio collettivo. Io ho la sensazione che nessuna di queste risposte sia sufficiente, vorrei chiedere anche il tuo parere. Tradotto in termini più concreti: come conoscere se stessi, come realizzare per uno come te che crede nell’esoterismo, una conoscenza dell’uomo che raggiunga le cause delle proprie azioni, le cause più profonde? Esistono dei criteri? Si possono formulare delle leggi che tengano presente tutto ciò che l’esoterismo ci dice, quindi le vite precedenti e tutto il resto?

François. – Caro ti ringrazio di questa domanda, che evidentemente ti interessa particolarmente, per ovvie ragioni. Ecco guarda, io direi una cosa: tu cammini è vero? Tu cammini in una strada. Sai, il fatto del camminare, se dovesse essere spiegato in senso fisico, in senso di biologia, in senso di chimica biologica, in senso così… appunto di medicina, sarebbe una cosa complicatissima, veramente. Eppure tu, senza saperlo, cammini tranquillamente. Ecco, il conoscere se stessi non ha bisogno di sapere se certe motivazioni vengono dalla propria infanzia come dice Freud, oppure dall’inconscio collettivo come dice Jung, oppure, come dico io, da vite precedenti. Anche questo va messo nel conto.

Non c’è bisogno di sapere tutto questo, non ha alcuna importanza. Il conoscere se stessi è un fatto semplice, in fondo anche se complesso come il camminare e – come tutti i fatti di questo tipo – deve essere affrontato con semplicità.

Ora a te riesce difficile, perché tu, sei tu che devi riuscire a conoscere gli altri e la cosa è molto più complessa, è vero? Conoscere la verità che ti sta di fronte, mentre invece si tratta qui di un’autoconoscenza, e diranno i nostri cari ascoltatori che ci seguono con tanto interesse: «Ma come facciamo a sapere se le spiegazioni che do di me stesso sono quelle vere?».

Non vi preoccupate cari.

Tu hai affermato che vi sono degli aspetti contraddittori. Sì, certo, una cosa una volta può essere fatta o non fatta per un grave e forte istinto egoistico; un’altra invece, simile, il giorno dopo può essere fatta o non fatta per un grande istinto altruistico. Perché l’essere è contraddittorio. E perché è contraddittorio? Perché è in costante trasformazione, costante morte e nascita, continuamente. Ogni giorno noi siamo un essere nuovo, ma quello che ci conforta è che è sempre migliore questo essere che, via via, nasce.

Può forse oggi, apparentemente, sembrare peggiore di quello che era ieri, perché è il momento della risacca? No! Come, così, l’onda del mare che ha il momento in cui è alta e il momento in cui c’è la risacca, è vero?

È quel momento di défaillance, quel momento così giù, in basso ma che poi segna sempre, se noi facciamo una media, un innalzamento; ecco, allora, conosciamo noi stessi nel senso: siamo sinceri con noi stessi. Cerchiamo… (Interruzione audio).

Cimatti. – È caduta la linea. Comunque approfitto dell’occasione per avvisare gli ascoltatori che la prossima domenica saremo ancora qua. Stiamo cercando di ristabilire la linea. Pronto?

F. – Sì, caro.

C. – È caduta la linea ma ora puoi ricominciare tranquillamente.

F. – Sì, sì. Appunto, cari, dicevo è importante conoscere se stessi proprio senza… Poi voler pensare di essere certi del risultato dell’analisi, perché poi la verità uscirà fuori. Non c’è dubbio.

Quindi, non ci preoccupiamo se gli stimoli che ci vengono… perché, per esempio, guardate cari, se ad un certo momento voi sentite il desiderio – non so – e facciamo un esempio banale, sciocco, di bere un determinato liquore, un alcolico, allora cominciate a dire, allo scopo di conoscere voi stessi: «Ma questo desiderio mi viene perché il mio corpo in questo momento ha la pressione bassa e allora deve essere alzata, la pressione, e istintivamente desidero un alcolico», oppure, qua veramente entriamo in una questione di lana caprina, come si usa dire, che non ha poi nessunissima importanza, è vero? Perché oltre a questo può essere per esempio che voi siete delle persone sensibili e ricevete telepaticamente i pensieri di persone che hanno il desiderio di un alcolico, che sono vicine a voi, vicine… – come si dice? – telepaticamente, vicine in quel senso lì, e quindi è una cosa che non rientra nella vostra realtà vera.

Però, costantemente rendersi consapevoli delle motivazioni fondamentali della vostra esistenza, e costantemente perché non è detto che se una volta riuscite a far luce in una determinata vostra particolare istanza, condizione interiore, poi questa vada sempre bene. Il giorno dopo, come diceva Renato, può esservi una cosa completamente contraddittoria, e allora rendetevi conto anche di quella.