Il diritto di essere sereni

30 maggio 1974

DALI:

“Voi sapete con quanta gioia comunichiamo con voi. Quante cose avremmo da dirvi personalmente, perché vi seguiamo nella vostra vita di ogni giorno e vediamo le vostre incertezze, i timori, le frustrazioni, le delusioni. Ma, figli, voi dovete invece essere sicuri che l’uomo non è nato per essere infelice, che molte volte la sua infelicità sarebbe facilmente superabile quando si tratta di umore. Voi, tutti, avete diritto ad essere sereni. Sforzatevi di esserlo, pensate che non è un delitto essere sereni: molti pensano che esserlo rappresenti un non partecipare ai dolori dei propri simili, ma non è così, figli. Francesco ve lo ha insegnato da tanto del vostro tempo: essere lieti! Ed è di grande aiuto per tutti, anche per coloro che soffrono, avere vicino dei fratelli che sono lieti, che non infondono ancor più tristezza. Essere lieti anche quando gli affanni ci opprimono, anche quando vediamo sfuggire una felicità che abbiamo sempre sperata, anche quando siamo delusi, perché in quella letizia è racchiusa una grande forza. A che cosa serve essere prostrati? A niente, né a voi né agli altri. A che cosa serve essere tristi? Credete forse che questa specie di martirio interiore che molti si praticano possa darvi qualche merito? No certamente. Perfino la tristezza che segue la constatazione di avere errato può essere un errore quando suona come orgoglio ferito, quando significa amor proprio offeso, quando è abbandono interiore di chi, in cuor suo, credeva di essere infallibile. Così, o figli. Noi vi invitiamo ad essere sereni per voi e per coloro che vi sono vicini. Vi incitiamo a non perdere mai la serenità, a cercare di trasfonderla a coloro che vi sono accanto perché essa significa: fonte di grande aiuto, di grande forza per affrontare le esperienze che la vita vi riserva.”

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