Per modificare il concetto di Dio è necessario modificare il proprio modo di pensare

Brano tratto da: “SINTESI. Cerchio Firenze 77. Firenze: pubblicazione privata, 1973. p. 63.”

DALI:

“La pace sia con voi e con tutti gli uomini, figli cari.

Un caro saluto ed una benedizione a tutti voi, o figli, che qua vi siete riuniti in attesa delle nostre parole.

Ed eccoci, fedeli, rispondere al vostro richiamo; eccoci qua ancora una volta riuniti. Una fra le poche oasi di creature che credono, confortate dalla ragione, che tanto – quasi tutto, direi – esista oltre il piano fisico. Una delle poche oasi di creature che credono nella eternità del “sentire”, basando questa loro fede su cognizioni le quali cercano di dischiudere la mente umana ad una visione divina. Oh, figli nostri che ci udite, quanto le creature, consapevolmente ed inconsapevolmente, agogneranno sapere quello che voi già sapete! Oltre la naturale aspirazione dell’uomo di ricercare qualcosa che vada al di là degli oggetti che egli percepisce con i sensi fisici, aspirazione voluta vuoi dal suo desiderio egoistico di sopravvivere, vuoi dal suo desiderio di prevalere sugli altri, e vuoi – non ultimo – da un suggerimento che gli viene dal suo spirito, ebbene figli, oltre questo c’è nell’uomo come una reazione alla sorta di vita che oggi egli conduce; una vita così precisa e così, al tempo stesso, concreta. Una vita nella quale tutto si fa in funzione di qualcosa che si vuole ottenere. Tutto ha una ragione d’essere nel piano fisico; ogni azione dell’uomo, oggi – come voi ben sapete meglio di me – ogni azione dell’uomo è volta ad uno scopo, uno scopo che chiude la sua ragione d’essere in questo piano fisico. Come reazione a questa vita materiale, figli, l’uomo aggiunge agli altri un desiderio di Spirito, di sottile, di qualcosa che va al di là di ciò che egli percepisce e vede. Ebbene, ancora, in generale, l’uomo questa sua aspirazione la coltiva con elementi muti, direi basilari, le prime nozioni. Prega. Non sa bene che cosa, forse senza essere completamente convinto dell’esistenza di Iddio. Oppure si rivolge ad una sorta di filosofia che in qualche modo lo salvi da tutte le cose che si conoscono e si possono toccare con mano; e che trovi così un riscontro che dia soddisfazione a quella ambizione, aspirazione di spiritualità. Ebbene, figli, queste sono cose elementari, sono come l’ABC di una volta, eppure man mano, cominciando a scoprire che il tempo è estremamente relativo, poco a poco – strano a dirsi – l’uomo modificherà il suo concetto di Dio.

Voi già sapete quanto sia relativo il tempo, tanto relativo che addirittura non esista. Voi, per altre vie, senza ricorrere al mondo siderale, al mondo degli astri, degli Universi fisici e a tutte quelle osservazioni e cognizioni che si fanno e si conoscono osservando il mondo degli astri, voi senza tutto ciò già sapete e capite che il tempo non esiste. E partendo da questa constatazione, figli, voi modificate il vostro concetto di Dio, vi avvicinate di più alla Realtà di ciò che È. Per fare questo – e lo ripetiamo ancora senza stancarci – dovete cambiare il vostro modo di capire le cose, il vostro modo di raffrontare quel sistema che fino ad oggi avete seguito come uomini. Come può un selvaggio capire Iddio se non abbandona il concetto che ha dell’Ente Supremo, come di una divinità che si debba ossequiare, che si debba temere, che sia capricciosa, che debba essere calmata nei momenti di ira? Come può il primitivo innalzare, ampliare il suo concetto di Dio, se rimane ancorato a questa visione? E così, figli, non dovete scoraggiarvi, ma tanto è il divario che esiste fra il concetto che l’uomo generalmente ha – ed avevate od avete, in fondo – di Dio e ciò che È in Realtà.

Per taluno di voi, tutto ciò può rappresentare turbamento: le nostre parole che assumono due diversi significati, in apparenza; ciò che noi diciamo oggi che può essere inteso – ad un esame superficiale – come una contraddizione con ciò che ieri dicevamo, tutto ciò scoraggia taluno di voi. Ma noi vi diciamo: non dovete scoraggiarvi, non dovete soffermarvi sul senso ostico delle parole, dei vocaboli, delle espressioni, figli. Dovete trascendere questo senso, in serenità ed in semplicità capire che cosa vogliamo dirvi con tanto amore, figli cari. Capire il nostro messaggio che piano piano, delicatamente, cerchiamo di far giungere al vostro cuore. Delicatamente per non turbarvi, per non farvi del male, per aiutarvi. Questo dovete capire. E cerchiamo di arrivare più profondo possibile perché quello che vi diciamo sia spremuto da voi, sia da voi ricevuto al massimo. Tutto il significato che le nostre parole hanno sia da voi inteso. Comprendeteci. Siete voi che dovete entrare nel senso delle parole, siete voi che dovete afferrare i concetti. Noi possiamo solo impiegare tutto l’amore che abbiamo, figli, e di conseguenza tutta la pazienza necessaria nel ripetere e ciò non ci porta fatica perché tanto vi amiamo. In forza di questo amore che qua ci avvince, io vi benedico e vi auguro che questo ciclo di riunioni sia per voi veramente proficuo.

La pace sia con voi e con tutti gli uomini, figli cari.”

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