Riunione pubblica 10/12/1983
François: “Cari, buona sera!… Ho molto piacere presentarmi qua, nel vostro nuovo ambiente. Io questa sera sono venuto proprio per riprendere alle vostre domande, e si dà il caso invece che non avete chiesto niente. Quindi me ne devo ritornare nella mia dimensiona con le pive nel sacco, come si usa dire. Ma naturalmente colgo l’occasione per abbracciarvi tutti, singolarmente, uno per uno, perché sapete che vi conosciamo tutti. E’ vero, cari? Siete stati affidati ai Maestri e quindi in un certo senso anche a noi, che siamo loro minuscoli collaboratori. Mi fa molto piacere avere ancora questa opportunità di salutarvi, perché in questo periodo voi ricordate la nascita del Cristo, e via, e tutte le festività, che diventano motivo per stare più riuniti, ed ispirarvi sempre alla riappacificazione, le cose buone ecc… Mi fa molto piacere, cari, perché così anch’io posso farvi (come si fa nella dimensione umana) gli auguri di passare delle buone festività. Ma soprattutto, perché desidero che ognuno di voi faccia in modo che, quei buoni propositi, – che fa in questo periodo – i figli verso i genitori, i genitori verso i coniugi, e via, via – siano prolungai per tutto il periodo dell’anno. Perché non ha senso, veramente, ridurre certi buoni propositi a certi giorni dell’anno, a certe festività. Allora, cari, io vorrei con voi, veramente, intessere un dialogo, starmene molto a lungo; però questo non è possibile, per ragioni contingenti che voi comprendete; non vorrei mettere a disagio taluno in questa oscurità. Però, se qualcuno mi vuol dire qualcosa, che non sia a titolo personale, perché altrimenti poi dovrei rispondere a tutti a titolo personale, e allora festeggeremmo l’Anno Nuovo qua, tutti assieme, senza interruzione. Perché, dico: lasciamo stare le cose personali, che quelle le affidiamo alle nostre Guide, che si risolvano nella maniera migliore, per tutti voi. Ma se avete qualche altra domanda di qualche altro genere io penso di poter rispondere.
Domanda: “Sul karma. Se tu ci potessi spiegare un pochino meglio sul fatto che quando noi abbiamo capito la motivazione del nostro karma, il karma cessa.”
François: “Ecco, allora per parlare compiutamente del karma ci vorrebbe molto tempo, e allora troveremmo Natale qua, se non l’ultimo dell’anno, il primo dell’anno. Però, poche parole le dico volentieri: Innanzi tutto, e voi avete capito che karma non significa punizione; è vero? perché per punizione allora si dovrebbe pensare al concetto di colpa per l’uomo. Mentre i Maestri non parlano… al massimo parlano di errore, eh. Bene avete fatto a dire che la coscienza non è mai errata, se mai è insufficiente; e anche delle persone che sembrano le più crudeli che vi siano – e qua non sto a fare degli esempi, non ce n’è bisogno – non si tratta di una coscienza errata, ma si tratta di una coscienza insufficiente; per cui, queste persone, sono poi trascinate dalle loro motivazioni, dai loro sentire in senso lato, dalle loro emozioni, dalle loro crudeltà. Sentire in senso lato che non fa parte della coscienza d’essere, della coscienza vera, del nucleo vero dell’essere. Quindi la coscienza non è mai errata, semmai è insufficiente, e poco a poco si costituisce fino a prendere il predominio su tutte quelle stimolazioni ambientali che possono venire appunto dall’ambiente, dall’educazione, dalle induzioni, dai trascinamenti che possono esservi; dalle varie forme di fanatismo, dai trascinamenti che possono venire dalle associazioni delle ideologie, dalle politiche, dalle religioni, e via, e via, è vero? L’uomo che ha una coscienza costituita è forte in se stesso, e non cede a queste, chiamiamole tentazioni, a questi richiami di vario genere. Allora, quindi, non si tratta mai di errori, di colpe, di insufficienze: quindi, il concetto di karma non può essere un concetto di punizione, ma sempre di correzione; di qualcosa che va all’individuo per farlo comprendere. Allora, in genere quando si parla di karma ( voi parlate sempre del karma negativo, perché è quello che vi preoccupa, no?)- del karma doloroso- ma dico per inciso, ci sono anche i karma positivi, chiamiamoli; quelli che portano, non dolore ma agevolazioni e che vengono, anche questi, per un fine buono; perché come il karma negativo non viene per punire ma per ampliare la coscienza dell’individuo, qualunque sia il dolore sotto al quale prende forma, così anche il karma positivo, che si trasforma in gioia, in facilitazione, in aiuto, che viene dalla vita o dagli altri, è sempre fatto od avviene sempre per aiutare, per agevolare, per portare alla comprensione. Il karma è una cosa strettamente personale che ciascuno deve vivere. Non avrebbe senso, voi capite, se si concepisse il karma in questa maniera, non può assolutamente essere che una persona prenda su di sé il karma di un altro; come dicono certi, i quali dicono: -Ah! È un maestro così forte che può assumere su di sé il karma del discepolo. – E’ un non senso completo! Perché se è vero che il karma viene per far comprendere, se il maestro facesse una cosa del genere, danneggerebbe il discepolo, perché gli toglierebbe la maniera di farlo comprendere; e quindi sarebbe assurdo! Chi dice questo ancora non ha capito che cosa sia il karma. E purtroppo vi sono degli orientali, paese nel quale il concetto di karma viene portato dalla notte dei tempi, che lo concepiscono nella maniera di colpa, di espiazione; e quindi dicono che il maestro si prende su di sé i karma dei discepoli. E’ una sciocchezza enorme che dimostra quanto poco illuminati siano questi maestri. Non è possibile – lo ripeto ancora una volta – che qualcuno prenda su di sé il karma di un altro. Perché se facesse così gli toglierebbe la maniera di comprendere, toglierebbe a quella persona che deve subire il karma la maniera di comprendere. Mentre, il karma ha proprio la funzione di far comprendere qualcosa che non si è compreso. Quand’è che si ha un karma che si esplica attraverso ad un’azione, ad un avvenimento fisico? Quando in precedenza si è mosso una causa sullo stesso piano fisico. Così, se, nel non capire l’amore agli altri come l’essere trascinati dall’odio (sentire in senso lato), si è ucciso qualcuno, necessariamente si deve subire, per comprendere a non uccidere, qualcosa di contrario. Cioè, per esempio ( questo si può dire solo e sempre in senso generale ) si è uccisi in qualche maniera. Dico, si può dire solo in senso generale, perché non necessariamente le cose accadono in questa maniera, con questa meccanica. Vi sono delle cose che conservano lo stesso messaggio, lo stesso insegnamento dei karma, ma che avvengono anche in sfumature diverse; dipende tutto da come, chi ha mosso la causa l’ha mossa, con quale inestensione, e come questa intensione l’ha attuata. Perché vi sono delle volte in cui, per capire a non uccidere è sufficiente vivere nel terrore di essere uccisi. Quindi, quando si parla di karma, in effetti, si parla sempre di principi in senso generale; non si può mai scendere al particolare, perché i particolari sono tutti diversi, un per ogni azione commessa, per ogni azione fatta, per ogni causa mossa o provocata. Allora, quando ricade l’effetto, e qualcuno è sotto karma subisce il karma, molte volte soffre di questo stato di privazione ( perché il karma, essendo doloroso, è sempre privazione di qualcosa d’altro, se non altro della libertà, è vero ?) Perché da quel karma non si può sfuggire: si deve subire per forza. Sempre, ripeto, ha fine di bene, sempre per fare comprendere chi lo subisce. Quando si è in quello stato, cari, allora non si capisce niente della vita; e il più delle volte si consuma il karma senza comprendere, anche perché non si sa che cosa sta a monte delle nostre azioni per cui siamo arrivati a vivere certe esperienze così dolorose. E la comprensione avviene dopo il trapasso, quando si riesce a collegare gli avvenimenti dolorosi dell’ultima incarnazione con le cause che li hanno provocati, e che appartengono ad incarnazioni precedenti. Allora si è in grado di fare un bilancio, trarre un consuntivo e completare la comprensione la quale, badate bene, non è un fatto mentale intellettuale, ma deriva dalla macerazione che si è avuta sottostando all’effetto, vivendo quel karma; macerazione che andrà ad influire direttamente sulla coscienza dell’essere. Quello che si fa è dopo il trapasso, quel bilancio di cui dicevo prima, è un fatto che può avere…mentale, di riflessione, di meditazione, ma che è solo come conclusione, come compiutezza, come complemento dell’esperienza fatta. La vera comprensione, ripeto, sta dentro l’individuo, dentro la sua coscienza. Quello è il tocco finale che gli dà la spiegazione, che placa la mente e tutte le sue istanze, talvolta così angosciose; ma è un fatto secondario rispetto alla comprensione vera e propria che è sbocciata, che sta nella sua coscienza. Dice la cara amica Liliana: “ Ma allora, può succedere che se il karma lo si capisce durante la vita, possa cessare?”- Può accadere anche questo, dipende dal karma. Ma allora non è che il karma cessa; cessa in quanto l’individuo ha trovato quell’ampliamento della coscienza dentro se stesso, nella vera parte del suo essere. E, quindi, allora il karma non ha più ragione di esistere e cessa. E voi vedete che vi sono dei casi di creature che, non so, erano afflitti da un’infermità, e che a un dato momento cessa la loro infermità e ritrovano la loro salute. Perché, evidentemente, hanno compiuto la misura necessaria per comprendere, per avere quella comprensione, quell’ampliamento della coscienza che il karma doveva loro dare. Può succedere anche questo. Dipende da caso a caso. Ripeto ancora: quando parliamo di karma, possiamo solo enunciare dei principi, perché se andiamo a vedere il caso particolare, ci perdiamo in un’infinità di sfumature e di eccezioni, che veramente è impossibile seguire. Cari! Allora nuovamente vi abbraccio tutti. Spero che queste riunioni continuino per voi in maniera proficua, che possano rappresentare qualche certezza, qualcosa da cui potete trarre forza per andare avanti nella vostra vita, per percorrere la vostra strada. Ricordate sempre, e soprattutto mi raccomando, che il mondo….chiamatelo occulto, chiamatelo come volete…..la dimensione diversa dalla vostra….vi è amico! Vi è amico! Non date ascolto a chi sfrutta la vostra paura, per dire: voi siete sotto delle negatività, voi avete questo, vi è stata fatta una fattura, e via dicendo, per impaurirvi. Ricordate: il mondo occulto vero vi è amico! Certo, se voi vivete di paura, allora la fattura siete voi che ve la fate a voi stessi, non gli altri. Ma chi è sicuro di questo, chi ha fiducia nella proprio Guida, nei Maestri, in noi che vi siamo vicini, non può rimanere turbato, disturbato da qualcosa del genere di cui vogliono farvi credere. Mi raccomando, è importante! Siate forti! Non abbiate paura: non esistono fatture se voi non le volete avere. La fattura sta nella vostra paura, nella vostra credulità. Non altrimenti. Vi abbraccio tutti, cari!”