La coscienza si costituisce

Brano del 21/12/1969, tratto da “SINTESI. Cerchio Firenze 77. Firenze: pubblicazione privata, 1973. p. 196.”

KEMPIS:

Salve a voi.

Noi abbiamo paragonato i vari “sentire” dell’individuo in tante perle. Abbiamo detto – come nuovo insegnamento – che un “sentire” inferiore precede un “sentire” più intenso, più ampio e così via, fino a giungere ad un “sentire” infinito, un “Sentire Assoluto”; ma che ogni “sentire” lasciato – per così dire – superato, trascorso, non viene a cadere nel nulla; esiste ancora e sempre, come da sempre è esistito.

Una volta dicevamo che la coscienza si costituisce, è vero? Mentre dicevamo che i veicoli per così dire inferiori alla coscienza si organizzano. Usavamo questi due diversi verbi per indicare la diversità fra i mondi densi ed il mondo sottile del “sentire”. Guardando più da vicino, che cosa significa questo “si costituisce”, dal momento che tutti i “sentire” dell’individuo, da quando egli è un selvaggio fino a quando egli diventa Dio, esistono sempre e da sempre? “Si costituisce” significa si accresce, nel senso che passa da un “sentire elementare” ad un “Sentire Assoluto”. Se noi guardiamo questa coscienza dell’individuo, come essa vibra, “sente”, sussiste, esiste, noi vediamo che in effetti si costituisce perché da una espressione elementare passa ad una espressione complicata, complessa, ampliata. Ecco gli effetti quindi: che la coscienza dell’individuo, ai fini del “sentire”, si costituisce in “sentire” complessi. Ma se noi analizziamo tutta la serie, noi vediamo un “sentire” alla volta, dal più semplice al più complesso, che vibra successivamente. Se torniamo all’esempio delle perle, noi vediamo questa fila di perle che costituisce la collana, ognuna delle quali si illumina, vibra, manda un bagliore, l’una dopo l’altra. E questo è lo scorrere, il trascorrere, il susseguirsi del “sentire” dell’individuo.

Noi poi abbiamo anche detto che ciascuna perla può essere considerata un individuo a sé, pure appartenente ad una stessa individualità. Così abbiamo la prima – tanto per dire qualcosa – è l’individuo selvaggio ed abbiamo una delle ultime che è l’individuo Santo, e poi con tutta la serie dall’individuo selvaggio all’individuo Santo. Quante incarnazioni! Quanta, quanta evoluzione! Quanti punti di passaggio, è vero? Possiamo dire che ciascuna incarnazione è un individuo, e questo lo diciamo perché in voi rimanga impresso il concetto di questi “sentire” che rimangono e sono lì da sempre, anche dopo che hanno mandato il loro bagliore. Che cosa significa brillare, mandare il loro bagliore? Significa “sentire”. Nel momento in cui noi viviamo questa scena cosmica, questo insieme di fotogrammi, il nostro “sentire” nel piano akasico manda il suo bagliore; cioè si rivela, sussiste, esiste, brilla. Non esistono termini, è vero, figli e fratelli? In questo momento il nostro “sentire” nel piano akasico si rivela, ma era lì da sempre e sempre rimane lì, è vero?

Allora se noi guardiamo l’evoluzione nel Cosmo, il mondo del Cosmo, che cosa vediamo?

Vediamo tutta la storia cosmica formata da tutte le storie degli individui che sono in questo Cosmo. E più ancora, perché le storie degli individui che sono in questo Cosmo hanno un comun denominatore; hanno – come disse giustamente una volta la figlia Franca – uno scenario fisso sul quale si muovono i vari interpreti. Questo scenario fisso è quello che voi conoscete come Cosmo: piano fisico, piano astrale, piano mentale, il comun denominatore fra le storie degli individui.

Sì, esiste un comun denominatore che nell’esempio recente che vi abbiamo portato si chiamava “denaro”. È dunque un elemento comune il quale è necessario a tenere unite ed intrecciate le storie degli individui.

Se non vi fosse questo comun denominatore che si chiama numero – il numero dei pitagorici – non esisterebbe la storia del Cosmo, non esisterebbe l’evoluzione del macrocosmo, della materia, della vita macrocosmica. Ma le storie degli individui divergerebbero l’una dall’altra, senza più avere punti di contatto. Mentre in realtà così non è, anche se ciascun individuo ha la sua storia, la sua vita, al centro della quale è lui, il suo “sentire”. Dunque, figli, è vero che il Cosmo è un insieme di tutte le storie degli individui che sono in questo Cosmo, ma è anche vero che tutte queste storie hanno un comun denominatore, e questo è la vita macrocosmica la quale è essenzialmente numero. Con questo intendo dire che i conti debbono tornare. Che uno più uno fa due, che dunque le varianti esistono e sussistono nella misura in cui rientrano nella libertà pura degli individui. Le varianti esistono e sussistono solo ove non c’è Karma, non v’è passaggio obbligato; laddove le storie, disgiungendosi, non comportano un errore matematico. È chiaro questo. Voi avete detto: “Il mendicante che ha il denaro segue la sua storia; il personaggio che non ha fatto l’elemosina, segue un’altra storia”. Ed è giusto. Il commerciante che poi deve incassare del denaro, segue una sua storia. Voi vedete che se questo denaro non fosse il comun denominatore della storia dei tre, le tre storie sarebbero divergenti e non esisterebbe più un Cosmo, ma sarebbe tutto un mondo di sogno. Ora invece la realtà del Cosmo, per quanto possa sembrare onirica – dico da queste ultime rivoluzioni – ha invece un tessuto reale e le storie si compenetrano.

Dunque questo mi preme precisare: sì, le varianti possono essere percorse dal “sentire” di un solo individuo in esse rappresentato, esistente, ma solo quando questo possa bene intessersi sul comun denominatore delle storie individuali; solo quando questo non porti ad una serie di fotogrammi del tutto aliena, lontana, dalle altre, da quelle di altre creature che sono attorno al protagonista.

Ma, dicevo, guardiamo allora – dopo aver aperto questa parentesi – che cosa c’è nel Cosmo, e vediamo le storie di tanti individui. La storia di tanti uomini, in ultima analisi, è vero? Vediamo un selvaggio, e noi vi avevamo insegnato a dire che quel selvaggio rappresentava un “sentire” ad uno stato di evoluzione elementare, è vero, figli e fratelli? Ebbene, questo è ancora vero. Chi può dire che quel “sentire” non sia un “sentire” elementare? E troviamo il Santo Francesco e vi abbiamo detto che quel “sentire” è un “sentire” assai più vasto, più intenso del “sentire” di un selvaggio, tanto che è un “sentire” di coscienza… suggeritemi…

D. – Cosmica…

R. – No, non ancora cosmica…

D. – Infatti ci avete detto che non è ancora completata…

R. – Universale! E troviamo la figura del Buddha che ha un “sentire” immenso! E troviamo la figura del Cristo che è un “Sentire Assoluto”. E chi può negare che questi esseri, queste persone, queste figure, non corrispondano a questi gradi di evoluzione? Chi può negare che il selvaggio non abbia un “sentire” da selvaggio? Che Francesco non abbia un “sentire” da Francesco, che Buddha non abbia un “sentire” da Buddha? Che il Cristo non abbia un “sentire” da Dio? Dunque, chi può dire che Francesco non ha l’anima di un Santo? Di un Francesco, quale voi lo conoscete, perché Egli è lì da sempre e sempre sarà lì.

Voi forse, che siete qua e che mi udite, siete rimasti turbati dal fatto che i vostri “sentire” di quando eravate selvaggi sono ancora lì, esistono ancora nella storia della vostra anima; ed allora potete essere turbati dal fatto che il “sentire” di Francesco è lì, il “sentire” di Buddha è lì; tutta la collana è lì. Solo che le perle si illuminano, mandano il loro bagliore una alla volta, in una successione convenzionale. E tutte le perle di tutti gli individui appartenenti a tutte le individualità, si illuminano contemporaneamente, l’una dopo l’altra.

Dunque, quando noi vediamo la figura di Francesco, possiamo dire che in Lui non vi è l’anima del Santo? Che in Lui non vi è il “sentire” del Santo? Che egli è “rappresentato”, solo per il fatto che il “sentire”, la perla corrispondente a quella evoluzione, ancora non si è illuminata, ancora non brilla? Ma la perla c’è, il “sentire” c’è. È solo ai suoi fini personali ed individuali che ha importanza il fatto che la perla rappresentante quel grado di evoluzione ancora non si è illuminata; che è importante solo per Lui, per Lui solo e per la Sua evoluzione, questo ha valore. Non per chi incontra la Sua figura!

Dunque, io che qua vi parlo, non tengo in nessun conto che le vostre perle, corrispondenti al “sentire” della vostra evoluzione, hanno già brillato, perché ciò ha importanza solo per voi; è una questione strettamente personale. Non ha importanza alcuna nei miei confronti. Questo sia ben chiaro.

Se dunque il termine “rappresentato” vi conduce in un errore di interpretazione, non usatelo più. Se dunque pensare che tutte le perle di tutti gli individui, di tutte le individualità brillano contemporaneamente facendo così brillare e conducendo così i relativi individui in vari punti del Cosmo, in epoche diverse, non più seguendo il tempo degli orologi, vi dà noia, ciò non ha alcuna importanza. Ma soprattutto ciò non toglie alcun valore a quello che fino ad oggi abbiamo detto. Perché, ripeto, quello che abbiamo detto significa: reincarnazione, evoluzione, cernita, cicli generatori, perché chi può dire che non sia vero che esistono i cicli generatori? E come potrebbero, gli individui, seguire questa traiettoria di “sentire”, da un “sentire” elementare ad un “sentire” complesso, se non esistessero i cicli generatori? Come potrebbe l’individuo evolvere se non esistesse la reincarnazione? E forse questo ha mutato di valore da ciò che vi abbiamo detto? Assolutamente no!

Noi vi parliamo adesso di come è la vita nel mondo del “sentire”, nel mondo della coscienza, e poiché questo mondo – già ve lo avevamo accennato – è un mondo del tutto diverso dagli altri che fino ad ora avete conosciuto o dei quali vi abbiamo parlato – di quelli più densi, di quelli della forma – dovete essere pronti ad udire delle cose strane, o comunque molto diverse da quelle che fino ad oggi avete conosciute. Adesso parliamo di perle, di bagliori, di una sorta di comunismo, di una eguaglianza perfetta fra gli individui appartenenti a diverse individualità. Cerchiamo di farvi capire come si vive nel mondo del “sentire”. A voi la pazienza e lo sforzo per seguirci.

Pace a voi.”

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