Brano tratto da: LA FONTE PREZIOSA, p. 24
KEMPIS:
“Salve a voi.
Vedete, un problema è tale se si comprende esattamente la portata della sua soluzione. Certo a chi venisse a darvi la risposta di una domanda che voi non fate, o della quale non sentite la necessità, voi non potreste formulare un sentito ringraziamento. È un po’ come questa storia del “divenire” e dell’“essere” nell’Assoluto.
Occorre fare un po’ la descrizione di quello che è l’ambiente nel quale si svolsero i fatti per capire le ragioni per le quali il delitto è avvenuto. Ecco, in linea generale, esaminando un po’ tutto quello che la religione e la filosofia e in ogni modo il pensiero dell’uomo può averci offerto dal momento in cui l’uomo ha cominciato a balbettare, secondo le conoscenze che voi avete – tralasciando cioè quelle civiltà che sono scomparse senza lasciare traccia della loro cultura -, dal momento in cui l’uomo ha cominciato a balbettare con la mente, e fino ad oggi, quali sono state le configurazioni, o le figurazioni, o i concetti più alti che l’uomo ha avuto di Dio? Certo questo esame è fatto con l’ascia, si capisce, ma insomma dobbiamo soffermarci su certi argomenti, anche se sono trattati così, molto profanamente.
Ecco, noi tralasciamo tutta la parte che riguarda la forma panteistica, è vero? Tutta quella, anche, che si rivolge alla non esistenza di Dio; tutta la parte che fa nascere l’Universo – come è chiamato – da una fortuita coincidenza, o da una spinta – che avrebbe la materia – di eternare se stessa, o di creare qualche cosa che la trascenda, che vada al di là della sua natura. Tante cose sono state scritte e dette, ma noi dobbiamo guardarle, oggi, con occhi da uomini moderni che vivono illusoriamente in questa epoca, e che cercano di intendere le varie interpretazioni con la logica che è propria di questa epoca. Perché è vero che questo vostro tempo è il tempo del positivismo, della scienza, ma è anche vero che la scienza non è più negatrice ad oltranza della sopravvivenza dell’anima, o di ciò che non può ancora cadere sotto i suoi strumenti di verifica e di esperienza. Rimane in un atteggiamento di attesa, è vero? Ed è su un piano tale che considera tanto la probabilità che esista Dio, quanto la probabilità che non esista sullo stesso livello. Cioè dice: “siccome io non posso dimostrare l’esistenza di Dio, io non posso credervi”. Ma allo stesso tempo dice: “siccome niente può dimostrare che Dio non esiste, altrettanto io non posso dire che non esista”. Questo è l’atteggiamento attuale degli scienziati più avanzati, come si dice. È vero?
Ecco, noi tralasciamo le ipotesi che negano Dio perché questa visione della materia che emana la vita e poi l’uomo, le razze, così per una spinta interiore e per un caso fortuito, è certamente destinata ad essere annoverata fra le teorie o le ipotesi poco probabili o del tutto improbabili.
Un’altra volta lo dicemmo: ciò che è frutto del caso non può che essere una cosa – se il caso esistesse – così instabile e precaria e fortuita, che non potrebbe creare una catena di cause stabili ordinate e durature. Potrebbe, sì, apparire qualcosa di vivente, ma questo qualcosa di vivente, la congerie delle probabilità così fortuite che l’hanno originato, cadrebbe immediatamente per apparire forse mai più e non per riprodursi secondo un ordine stabilito e così minuzioso, è vero? Allora qualcosa deve esistere che va oltre quello che noi vediamo – dicono gli scienziati -. È forse azzardato chiamare o parlare di Dio, ma certo che qualche cosa che vada oltre ciò che fisicamente si è abituati ad indagare ed a sperimentare esiste.
Ecco, quale figura noi possiamo prospettare ad uno scienziato che appaghi in qualche modo la sua mente, e che sia abbastanza vicina alla Realtà? Possiamo forse noi prospettare la figura che ci viene dipinta o descritta dalle varie religioni? Tutte, più o meno, parlano di un Dio antropomorfo. Già si fece un enorme passo avanti quando dall’Olimpo degli Dei si passò ad un unico Dio. Ma questo Dio ha tutte le caratteristiche dell’umano è vero? Crea il mondo, in qualche modo si inserisce nelle vicende umane, è con i vincitori ma resuscita i vinti, e così tutte piccole cose che non possono certo reggere ad una critica logica ed obbiettiva; che non possono appagare una mente scientifica né, del resto, una mente razionale.
Allora, quale altro concetto di Dio noi possiamo mostrare a questa mente razionale o scientifica, a questa mente che obbiettivamente valuti questo concetto e dica: “È probabile che sia così. Chiediamo ausilio alla filosofia, visto che la religione non può esserci di aiuto”. E la filosofia – anche qua quante cose sono state scritte e dette! – ma forse dando un rapido sguardo alla storia del pensiero dell’uomo, noi vediamo che quel concetto più completo – e più logico, in un certo senso – che ci mostra i vari problemi connessi alla figura di Dio, dell’aldilà, della sopravvivenza e via dicendo, noi lo ritroviamo nel pensiero orientale. Ma – guardate bene -, quale pensiero orientale? Strano a dirsi, il pensiero degli orientali raccolto dalle menti occidentali. E così le varie teosofie, le varie antroposofie; queste correnti. Le varie filosofie Yoga, queste ci danno una descrizione dell’uomo, dei suoi veicoli che vanno al di là del fisico, e di tutti questi problemi che obbiettivamente hanno qualcosa di “fascinoso”, che suscitano qualcosa dentro l’individuo e che possono spiegare vari punti, possono conciliare tutti questi punti e mostrerebbero una teoria abbastanza valida, una ipotesi abbastanza soddisfacente di ciò che vogliono dire. Ebbene se noi esaminiamo quello che queste filosofie dicono a proposito di Dio – e che è quindi quanto di più valido l’uomo di oggi, e anche di molte migliaia di anni fa, sia riuscito ad avere circa la figura di Dio – se esaminiamo questi concetti vediamo che per quanto validi e spinti ed avanzati, come volete dire, hanno dei lati inspiegabili; o per lo meno non convincenti. Quali sono questi? È facile! Intanto, mentre hanno abbastanza precisamente afferrato quello che è la vita del Cosmo – che un Cosmo nasce, evolve e muore – non hanno compreso bene come e in quale misura questo Cosmo nasce evolve e muore. Poi, se da una parte danno un concetto di Dio che non è assolutamente un Dio antropomorfo, o simile al concetto di Dio antropomorfo, però è un Iddio che “diviene”; ed anche ciò che queste filosofie insegnano agli accoliti loro più avanzati, più avanti nell’insegnamento, è qualcosa che non ha una veste mentale comprensibile a chi non è giunto a quel punto di sviluppo. Mi spiego?
La filosofia Yoga, certi esercizi, certe discipline, possono raramente condurre alla comunione con i più alti stadi dell’essere umano, con la propria scintilla divina, tanto da avere un “essere spirituale”, uno stadio di esistenza reale. Cioè, in parole povere, quasi direi un’identificazione con l’Assoluto: ripeto “raramente”. Più raramente di quanto si immagini. Ebbene, però, quando l’individuo fortunato che ha avuto questa comunione torna nel mondo degli sfortunati, ebbene non saprà dirvi quale è la natura dell’Assoluto. Potrà parlarvi della sua comunione interiore che ha avuto, della sua beatitudine, della beatitudine che ha provato, ma non potrà mai dire – con concetti a voi accessibili – come e perché questo è potuto avvenire e quale è la enunciazione più vicina alla Realtà e più per voi comprensibile di Iddio.
Si è tentato – sempre secondo queste scuole filosofiche – di dire che Dio crea il Cosmo emanandolo da se stesso, per un atto di amore. Ma voi comprendete che – a parte questa cosa strana che Iddio nella Sua completezza, ad un certo momento per amare abbia bisogno di crearsi un fantoccio -, resta sempre il problema del divenire nell’essere; perché se Dio a un certo momento crea qualche cosa, vuol dire che anche in Dio vi è un trascorrere e questo non può assolutamente essere. Dio deve essere un “Essere”, non deve essere un “divenire” perché – lo ripeto ancora una volta nonostante l’abbia detto tante volte – se fosse un “divenire” sarebbe un trascorrere, avrebbe avuto un inizio e quindi avrebbe una fine, e quindi sarebbe perfettibile, da una fase di minor perfezione passerebbe ad una fase di maggior perfezione, insomma non sarebbe più qualcosa che può esistere eternamente ed infinitamente. Ma sarebbe anch’Egli nato da un qualche cosa che ben non si sa – quindi non sarebbe più Dio perché non sarebbe più la prima causa – e volgerebbe a qualcosa che… anche, sì, perfetto ecc., ma questo “volgere” preluderebbe ad una fine, quindi non sarebbe Dio. Sarebbe un po’ come la storia della materia che per una spinta misteriosa interna, da materia si trasforma in uomo, in mente ecc..
Ecco dunque allora il termine del problema: tutti gli scienziati ed anche i religiosi, i mistici che sono riusciti – con la loro mistica, la loro fede e la loro spiritualità – ad avere una comunione diciamo con Dio, pure anche questi che hanno più conosciuto da vicino degli altri Dio, non sanno parlare dell’Essere di Dio, di che cosa Egli È e di come si concilia questo “divenire” che è il Cosmo, con l’Essere che è Dio. Questo è un problema che è dibattuto da moltissimi e moltissimi anni.
Una volta forse l’uomo era meno sensibile a questo problema perché tutto ciò che gli dicevano, specie chi si avventurava per questi sentieri della conoscenza, lui credeva. Ma oggi la vostra civiltà ha sviluppato in voi il senso della critica, e voi non potete non conoscere una filosofia senza criticarla. Criticarla in senso costruttivo, intendetemi bene. Ecco dunque perché il nostro insegnamento che ha parlato – come tante filosofie – del Cosmo, dell’uomo, delle sue regole di buona condotta – come vi ha detto la vostra Guida ora -, della nascita, della vita e della morte di un Cosmo ecc., non poteva, ad un certo momento, non andare al di là, avvicinarsi ancora alla Realtà per comprendere questo Essere di Dio, per trascendere il mondo del “divenire”.
Ed allora sono scappati fuori questi famigerati “fotogrammi”; fotogrammi che sono una esemplificazione per dimostrare a voi… per aiutarvi a trascendere, o meglio, questo modo di pensare che voi avete acquisito vivendo in questa civiltà, a contatto coi pensatori che fino ad oggi hanno lasciato qualcosa, per trascendere questo mondo, per capire che cosa sia questo “divenire”, questo “scorrere”, in effetti. Ed abbiamo scoperto che fino al piano mentale, fino ad un certo livello di questo Cosmo, il movimento, il tempo, lo spazio è una illusione. Oltre esiste un altro movimento, quindi un altro tempo, quindi un altro spazio, ed è il tempo del “mondo degli individui”, lo scorrere del “sentire” individuale, ma sempre uno scorrere è. Sempre di uno scorrere si tratta.
Oltre al Cosmo, invece, è l’Eterno Presente, è l’Essere.
Ebbene, noi in questi ultimi tempi, di questo insegnamento vi abbiamo parlato. Vogliamo che voi abbiate un’idea di Dio, dell’Assoluto, la più vicina alla Realtà. Quella che meglio di tutte le altre resista alle obiezioni delle menti scientifiche e logiche che vivono in questo tempo; quella che per la sua giustezza sia capace di farvi sperimentare la Realtà facendovi ritenere la conoscenza di essa sempre.
Pace a voi.”
LA FONTE PREZIOSA: rivelazioni sull’Assoluto. Cerchio Firenze 77, (a cura di Luciana Campani Setti). Roma: Edizioni Mediterranee, 1987.