Andare oltre l’apparenza e scoprire l’intenzione

Brano tratto da “Per un mondo migliore”, pp. 31-32

Claudio: “Claudio vi saluta!

Vi è stato detto che, quando l’individuo non trova in una concezione di vita ciò che possa appagarlo durevolmente, si volge alla concezione opposta. Avete udito che l’io-che è frutto di una limitazione- non può comprendere ciò che è illimitato. L’io non può raggiungere la Realtà. Siete convinti che la Realtà possa porre termine al vostro dolore; per questo vorreste raggiungerla, e sentendo che l’io è di impedimento vorreste metterlo da parte ed agire secondo il “non io”. Ma tutto ciò è un’illusione: “il non io” è ugualmente un divenire, e non un essere. Che cosa importa se l’individuo, anziché essere impegnato nell’arrivismo, cede il passo e conserva l’intenzione segreta di accrescersi in qualche modo? Il “non io” è cosa voluta e non sentita. Il “non io” è una condotta tenuta con uno scopo, e non uno spontaneo essere passivi a qualsiasi immediato o remoto fine egoistico. Vi sono tanti che credono, ritirandosi dal mondo, di poter ottenere la sublimazione di loro stessi. Ciò è illusorio. I conventi ed i monasteri non sono fuori dal dominio dell’io. Ogni sforzo che l’individuo compie in senso positivo o negativo per accrescersi è in antitesi con la Realtà. Occorre andare oltre l’apparenza e scoprire l’intenzione. L’io può concepire un programma alla propria espansione che apparentemente può essere in contrasto con la comune ambizione, e tuttavia svolgerlo con l’intento di accrescersi. Questo programma può chiamarsi: rinuncia a Satana e alle sue lusinghe, romitaggio, apostolato, cristianesimo o brahmanesimo, antroposofia o teosofia, e servire ad apportare ordine nella società, a migliorare le relazioni individuali, ma essere incapace di estirpare l’egoismo nell’individuo. Le leggi umane, gli usi e le consuetudini stabiliscono l’ordine nella società; un tale ordine ha bisogno di tutori. Le religioni mirano a fare dell’individuo un tutore di se stesso, ciò è lodevole, ma non è quello che intendiamo noi. Noi parliamo di un ordine sentito, di una coscienza formata, per i quali i tutori sono superflui. Ogni organizzazione ha una gerarchia, essendo la gerarchia la forza stessa della organizzazione. Ma la gerarchia attizza ed alimenta l’espansione dell’io. Dovete invece, o figli, liberarvi dall’io. Quando avrete raggiunto una tale liberazione, sarete aperti alla Realtà, comprenderete la bellezza del Tutto. Quando avrete raggiunto una tale liberazione, non avrete più paura. Sereni sarete, di una serenità che non conosce incertezze di fronte ai mutamenti della vita, perché non sarete più assillati dall’esaminare i vantaggi e gli svantaggi dell’io. Darete per quello che avrete avuto e per quello che non avrete avuto: ma soprattutto senza intenzione né scopo alcuno, e la fede corrisponderà veramente all’espressione più alta della coscienza individuale, nell’atto di essere coscienza cosmica.

Salve figli!”

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