Il processo di espansione dell’io – II

Brano tratto dal libro “Per un mondo migliore“, pp. 38-40

Claudio: Claudio vi saluta!

Volgendo la nostra attenzione al mondo nel quale viviamo, osserviamo che tutte quelle cose delle quali amiamo circondarci sono state create, prima ancora che dalla mano, dalla mente dell’uomo. Così dagli oggetti di uso più generale, comune, antico, a quelli nati dagli ultimi progressi, è la mente umana in costante lavoro, in continuo movimento. Gli oggetti che a voi danno comodità, ad altri hanno dato guadagno, per altri ancora sono stati invece fonte di successo, di notorietà. In sostanza la mente- desiderio si serve degli oggetti, li plasma o se ne impossessa per una sottile e complessa attività. Tale attività, benché come ho detto prima abbia molti aspetti in ultima analisi ha solo un nome: espansione, valorizzazione dell’io. Questo processo di espansione è un tarlo che risiede nell’intimo di ogni uomo e si manifesta in ogni campo ove l’uomo esplichi la propria attività. Esso è la causa prima di ogni dolore, di ogni conflitto, di ogni amarezza che turbano sia l’uomo che l’umanità tutta. Tale processo toglie all’individuo ogni pace, ogni silenzio interiore, privandolo così della sperimentazione del Reale. Sovente l’accompagna per tutta la vita, da quando desidera un lavoro per vivere a quando, avutolo, comincia a cercare il decoro per se stesso e per la propria famiglia; da quando ama circondarsi di comodità e quindi di eleganza, a quando lotta per la propria posizione, a quando prega per assicurarsi in un futuro incognito alcune condizioni favorevoli: è sempre l’attività espansionistica dell’io la causa motrice. Il conflitto conseguente a tale processo e privante la sperimentazione del Reale, esiste indipendentemente dal realizzarsi o meno delle predette aspirazioni. Infatti, anche quando l’uomo ha raggiunto una certa posizione di privilegio, qualora fosse di suo gradimento, non lo è mai, inizierebbe subito la paura per lui di perderla, la preoccupazione di mantenerla. Ciò vale per gli oggetti, per le persone, per gli affetti vostri. L’io, dunque, è il centro del microcosmo attorno al quale gravitano delusione, amarezze, conflitti, affanni. Se volete far cessare tanta confusione e lotta in voi, dovete risalire alla radice, all’io: comprendere voi stessi. La mente è strumento dell’io; essa è il risultato del passato; quanto più la mente rimane legata al passato, tanto più insufficiente è a comprendere il presente. Essa mente dalle esperienze di ieri ha spremuto l’insegnamento, l’essenza trasformatrice, ma non deve mantenere in vita le larve di un mondo ormai trascorso; essa accumula ricordi, immagini di cose morte, fra cui l’uomo si muove come un fantasma. La mente è mezzo per appagare l’avidità dell’io; essa funziona, direttamente o indirettamente, in modo subordinato all’io ed ha dei limiti: i limiti dell’io. Comprendere i propri limiti significa superarli, significa conoscere se stessi. Ma se voi desiderate mutarvi ed attendere risultati di questa intima trasformazione, voi non avete compreso; avete solo variato il processo, il piano di espansione dell’io. Comprendere se stessi significa comprendere i propri limiti, significa rendersi ampiamente consapevoli del proprio egoismo, senza sforzarsi per non volere più apparire egoisti. Se la vita per voi significa delusione, conflitto, lotta, terrore e solitudine, se la fede apporta solo conforto e non liberazione, ricercate in voi stessi i motivi, rendetevi consapevoli. La ragione, la causa ha un solo nome: espansione, valorizzazione dell’io. Per comprendere e superare tale processo non occorre sforzo alcuno. Immaginate di scrivere in un diario i vostri pensieri, riflettenti le vostre opinioni su vari argomenti; rileggendo a distanza di tempo; troverete che le vostre opinioni sono mutate o che riuscite a vedere altri aspetti di ogni problema o che li vedete da un altro punto di vista. Un successivo esame porterebbe a nuove modifiche e così via. Tale correzione, tale rivedere- correggere avverrebbero senza sforzo alcuno, senza che l’individuo faccia un atto di coercizione, bensì spontaneamente, quale indice di una nuova posizione acquisita. Allo stesso modo, rendendosi consapevoli dei propri limiti si può vivere al di fuori di essi, si può sperimentare ciò che è illimitato. Ma attenti, attenti, perché è facile fraintendere, è facile credere di aver compreso; l’io ha una sua attività espansionistica molto sottile: non si tratta di nuovo pensare, desiderare o agire solamente: si tratta di un nuovo sentire. Così come la natura perpetua se stessa in nuove forme (poiché il compito suo è quello di evolvere la forma e non la sostanza), voi, che siete questa sostanza, eguagliate la natura identificandovi in un nuovo sentire.

Pace o figli!

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