
La coralità delle voci dei Maestri del Cerchio Firenze 77… un’unica voce!
Commenti a cura di Anna Maria Fabene
In questa sezione verranno presentati i vari Maestri del Cerchio Firenze 77. Guide spirituali ormai svincolate dal piano mentale, ognuna delle quali apportatrice di messaggi profondamente toccanti e innovativi. Le singole voci, ben differenziate, erano sempre precedute da un profumo intenso che pervadeva tutta la stanza e le persone presenti per tutto il tempo dell’incontro e oltre. Rileggere e ascoltare le parole dei Maestri suscita ogni volta stupore di fronte alle Verità Rivelate. Un mondo del tutto diverso può essere ora immaginato in una visione d’insieme logica e consequenziale nella quale ogni particolare trova il senso della sua collocazione. Ogni domanda riceve la sua risposta. Il Loro insegnamento non è dogmatico, è l’enunciazione in termini intelligibili della Realtà. Il Loro messaggio è capace di suscitare un’intima commozione nelle profondità del nostro essere. La coralità delle Loro voci, così diverse l’una dall’altra, in realtà si ricompone nella visione unitaria del Tutto.
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Brano tratto da DAI MONDI INVISIBILI, [1] pp. 58-63
Dali: “…..Fino dal tempo in cui abbiamo cominciato a portarvi il nostro insegnamento,cioè da quando avete cominciato a rendervi conto che queste comunicazioni non potevano costituire un passatempo né un mezzo per soddisfare le vostre curiosità umane,noi abbiamo curato che questa cerchia di amici che liberamente si riunivano, libera rimanesse nel tempo, estranea a ogni forma di organizzazione perché siamo convinti che le organizzazioni che acquistano una personalità propria finiscono per perdere il contatto diretto con l’uomo,la capacità di comunicare col singolo al di là di ogni barriera ideologica. Noi abbiamo fiducia nell’opera individuale, nell’aiuto che l’uno può dare all’altro direttamente, senza che il beneficio debba abbracciare come contropartita una ideologia o una religione. Per questo motivo – ed anche per altri – vi abbiamo spinto alla riservatezza e non vi abbiamo mai spinti a credere di essere voi, e noi, investiti da una speciale missione divina. A distanza di trent’anni dalle prime comunicazioni, volgendovi nel tempo ad esaminare la nostra opera, vi sarà facile vedere il programma che abbiamo svolto, che non appariva e non appare nel momento in cui passo su passo lo attuiamo. Lo scopo delle nostre comunicazioni non è quello di provare l’esistenza obiettiva dei fenomeni fisici, né della sopravvivenza di un quid materiale alla morte del corpo. O meglio, abbiamo provato tutto ciò ad ognuno di voi, ma se avessimo voluto provarlo all’opinione pubblica, ci saremmo serviti di questo strumento in quel senso, ottenendo forse fenomeni più rilevanti di quelli che comunemente osservate. Ma che scopo avrebbe dimostrare alla generalità degli uomini la sopravvivenza dell’essere? Forse imbrigliare ancora di più l’azione dell’uomo con la paura dell’aldilà o con la preoccupazione di procurarsi un avvenire radioso dopo la morte? No! Quando gli elementi sono stati forniti, ciascuno – a questo punto della evoluzione – deve trovare da solo la propria certezza. Quindi con gli altri comportatevi come noi ci comportiamo con voi: lasciate che ciascuno scopra da se stesso di che cosa ha bisogno, viva libero nelle sue convinzioni, subisca gli effetti delle cause liberamente mosse. Fornite gli elementi e lasciate che ciascuno tragga la sua conclusione finale. Se allora la scoperta individuale è lo scopo della vita dell’uomo, che senso ha il nostro messaggio? Forse quello di portare una nuova morale?”
Kempis: “La morale è ciò che attiene alla valutazione delle azioni in funzione del bene. Questa può essere una definizione. Ma chi ha conoscenza del costume dei popoli sa quanto diversa sia l’etica delle società. Lo stesso pensiero filosofico riconosce vari tipi di morale tutti in stretta dipendenza con altrettante concezioni di bene. E quando si sia modificato il concetto di «bene» nel tempo, certamente voi lo sapete: dal bene inteso come «felicità» degli antichi, a Dio, massimo bene del Cristianesimo, al bene «conoscenza del vero» dei razionalisti, al bene che coincide con l’utilità dei positivisti e così via. Come ho detto, a tante concezioni di bene corrispondono tante moralità. E così abbiamo l’etica intellettualistica, l’etica irrazionalistica, l’etica volontaristica e chi più ne ha più ne metta. In effetti, però, non esiste una morale assoluta, che debba essere assunta come ideale da tutti gli uomini dal selvaggio al santo. Esistono tanti stati di coscienza, raggiungibili per tappe successive, ciascuno dei quali diviene «ideale morale» nel momento in cui è prossima la meta che il singolo deve raggiungere. Ecco il perché di tante società con tante etiche diverse. Sono i differenti ambienti in cui ciascuno trova il suo gruppo di esperienze che lo conducono ad ampliare la coscienza; che lo conducono ad una più profonda maturazione. Quindi la morale, e le credenze, non hanno un valore assoluto: sono eterni nel problema che ciascuno deve risolvere; ma è il processo del risolvere il problema e non sono i termini che danno all’individuo un nuovo «sentire». Sono gli stimoli che vengono dagli ambienti in cui vive che trasformano «l’essere dell’individuo». E se generalmente noi possiamo affermare che per l’individuo è «bene» tutto ciò che amplia la sua coscienza, altrettanto genericamente possiamo dire che una vita è favorevole, è positiva, quando da essa si hanno esperienze che direttamente allargano gli orizzonti di un nuovo «sentire».”
Claudio: “Tornerà utile ricordare che per molte religioni la vita dello spirito corrisponde alla rinuncia al mondo e alla società. Quanto sia distorta questa concezione lo abbiamo ribadito più volte. Tuttavia, non si deve credere che la vita sia vissuta nella continua esperienza diretta e nell’istinto; persino gli animali che non posseggono il raziocinio ed hanno una vita istintiva, conoscono il freno inibitorio alle loro azioni: la paura; o – se preferite – contrapposto all’istinto di aggressività degli animali, vi è quello frenante del timore. Con ciò intendo dire che una vita è vissuta quando si ha l’esperienza diretta, si è attivi, vigili, ma soprattutto quando si è riflessivi, quando si usa, da parte dell’uomo, quello strumento in più che ha rispetto a forme di vita più semplici; quando si usa l’intelletto e non già per crearsi delle false morali o delle pastoie inutili, ma per comprendere i propri limiti e superarli. Sicché se volessimo dire e riassumere in una frase, in un titolo, lo scopo della vita dell’uomo, non dovremmo dire tanto che lo spirito sperimenta la materia, quanto che l’uomo –attraverso a quelle vicende che lo vedono protagonista – trascende il proprio egoismo, supera una visione della sua esistenza in cui tutto è visto unicamente in funzione di se stesso, raggiunge la coscienza d’ essere tutt’uno con ciò che esiste. Nel mare costantemente agitato dei pensieri, dei conflitti del singolo e dei popoli, dei desideri, delle frustrazioni, ciascuno trova il gruppo di esperienze che lo conducono ad ampliare il suo «sentire». Ogni esperienza non è mai perduta, anche quando è fondamentalmente errata è pur sempre una esperienza. Ma come non è necessario sperimentare tutto direttamente, così non è indispensabile errare per comprendere. Una vita è spesa favorevolmente quando si raggiunge l’equilibrio tra l’azione e la riflessione; tra l’intenzione e la capacità di realizzarla.”
Dali: “Qual è il nostro posto in tutto ciò, o figli? Noi cerchiamo di aiutarvi a prendere coscienza di voi stessi rendendovi consapevoli del peso che avete nella collettività, facendovi capire che l’ingiustizia e lo sfruttamento del singolo sembrano fine a se stessi per la visione limitata nel tempo e degli eventi che gli uomini hanno.”
Teresa: “Cerchiamo di istillare in voi la convinzione che la vita, per quanto sia un mezzo di evoluzione, può essere serena e pacifica purché sia liberata dalla ignoranza, dalla superstizione; ma soprattutto purché si riesca a concepirla non più solamente in funzione di se stessi.”
Claudio: “Cerchiamo di convincervi che la felicità può essere di codesto mondo, purché ci si renda conto che non è conseguenza del possesso di qualità, né virtù, né amicizie, né beni materiali, né che cresce col successo e con la notorietà.”
Teresa: “Cerchiamo di farvi capire che l’unica etica veramente universale è quella di concepire come unico bene l’aiutare gli altri e come unico male recare loro danno.”
Claudio: “Tuttavia vi insegniamo a misurare le vostre forze, a trovare il giusto equilibrio fra il vostro ideale morale e la possibilità di trarlo in pratica. Vi insegniamo a cominciare da poco e da vicino, amando di più i vostri familiari e i vostri amici.”
Dali: “E qual è il vostro posto in tutto ciò? Per molti anni voi siete stati passivi spettatori di queste comunicazioni. Adesso siete voi che dovete rispondere a chi vi chiede. Ma non vogliamo fare di voi dei predicatori, dei divulgatori delle nostre parole. Non vi mandiamo come pecore tra lupi feroci; tutto quello che ci aspettiamo da voi è che rispondiate a chi vi chiede, a chi vi mandiamo, perché non siete voi che scegliete con chi avere contatti, siamo noi. E non preoccupatevi se ciò che direte sarà recepito: la Verità quando è tale, anche quando è prematura non va mai perduta, rimane nell’individuo come un seme che inizierà il suo ciclo vitale nella stagione propizia.”
Claudio: “Nei riguardi di voi stessi ci attendiamo che quando sarete scavalcati o quando i privilegi, le amicizie influenti, la disonestà impunita, lo sfruttamento a danno di altri faranno prevalere chi non ha meriti, non abbiate una reazione che rafforzi il vostro «io», che vi dia frustrazione ed amarezza perché sarà segno, allora, che avete compreso ciò che noi intendiamo dirvi.”
Kempis: “Se tutto ciò vi sembra poco e già detto, allora non ci siamo espressi bene, perché noi contrapponiamo allo sterile ascetismo l’azione individuale ad ogni livello della società, culturale, politico, assistenziale, forse, anzi certamente modesta, ma in ogni caso più fattiva.”
Claudio: “Contrapponiamo la violenza a se stessi creatrice di nevrosi e distorsioni di pensiero, l’autoconvinzione che è liberatrice.”
Dali: “Contrapponiamo al cieco dogma l’enunciazione in termini intelligibili della Realtà, cioè una Verità che se anche non è – e non potrà mai esserlo – assoluta, è tuttavia è quanto di più aderente voi possiate afferrare dell’unica, dell’ultima Realtà.”
Claudio: “Al consiglio di sacrificare la vostra vita terrena a beneficio di quella celeste, noi contrapponiamo il consiglio di vivere serenamente il presente e ciò è possibile solo se si è capaci di concepire la propria esistenza al di là degli angusti confini di «mio», «io», «guadagno».”
Teresa: “Al vuoto formalismo religioso contrapponiamo quel tanto e quel poco che la vostra convinzione e le vostre possibilità vi faranno fare.”
Dali: “All’idea di un Dio capriccioso, che interviene a suo piacimento, che vuole essere lodato e adorato, contrapponiamo l’idea della Divinità che tutti comprende, che tutti chiama a Sé attraverso una comunione viepiù vivida e fusa. Questo e questo solo è lo scopo della nostra presenza tra voi.”
[1] DAI MONDI INVISIBILI: Incontri e colloqui. Cerchio Firenze 77. Roma: Edizioni Mediterranee, 1977.