Illusione del trascorrere

Brano tratto da OLTRE L’ILLUSIONE,[1] pp. 162-165

Voce del Maestro Kempis

Commenti a cura di Andrea Innocenti

Kempis: “Quante riunioni fa vi abbiamo parlato dell’esempio della bobina cinematografica? Parve allora che tutto quello che si poteva dire fosse espresso con quell’esempio; eppure oggi, servendoci dello stesso esempio, aggiungiamo un’altra visione, più vasta e più precisa. Non è dunque questa «contraddizione» ma approfondimento; non «nuova invenzione», ma ulteriore esplicazione. Cosi quando – come voi questa sera avete ricordato – noi vi diciamo:  «un Cosmo ha un inizio ed un termine», illustriamo un concetto: il concetto del relativo, della Manifestazione che ha un inizio ed una fine, che è chiusa quindi da precisi limiti; pur tuttavia dal concetto che vogliamo ulteriormente spiegarvi, voi vedrete che questo inizio e questa fine hanno un significato più profondo, ma diverso da quello che fino a qui voi avete inteso. Dicendo solamente: «un Cosmo ha un inizio e un termine, un suo ciclo di vita», voi potreste pensare che la Manifestazione di un Cosmo nascesse, così, come un fungo in mezzo al non Manifestato, e come un fungo cessasse il suo ciclo di vita al termine del riassorbimento. Così in effetti, fino a poco tempo fa, avete creduto. Ma questa non è tutta la Verità. In questa Manifestazione cosmica, voi sapete che esistono i microcosmi, manifestazioni di vita microcosmica che sono legate ad individualità ed a queste fanno capo. Sono piccoli Cosmi. Ma mentre i piccoli Cosmi fanno capo alle individualità, il grande Cosmo non fa capo ad una vita individuale. Strano, tutto è analogo. Sarebbe stato più semplice vedere anche una sorta di vita individuale del Cosmo inteso nel suo insieme. Ma questa non c’è. Perché?”

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La visione della Realtà Essere necessariamente modifica il tradizionale modo di concepire alcuni importanti concetti fino ad ora considerati. Così il Cosmo nel divenire è visto come una vita avente un suo ciclo con un inizio ed una fine. Ma questo, dice il Maestro Kempis, non può accadere, perché il Cosmo non fa capo ad una vita individuale, come avviene invece per i sentire relativi dei vari microcosmi, che sono tra loro collegati in catene di successione logica e facenti capo ad un’individualità. Il Cosmo non può fare capo che all’Assoluto, e non ha una successione logica, perché di per sé non ha evoluzione. La fusione dei diversi Cosmi, ciascuno prodotto da un’unica e prima limitazione dell’Assoluto, trova la sua sintesi nell’Assoluto stesso.

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Kempis: “Un Cosmo ha un suo tempo. Qualcuno di noi disse che se un’individualità fosse legata al ciclo di vita di una favilla che può fuoruscire dalla combustione di qualche cosa, misurerebbe quel tempo – che per l’osservatore è frazione di secondo – in una durata assai lunga. Ed in effetti per l’uomo stesso il trascorrere del tempo, è detto e risaputo, è sensazione relativa. Ciò che si misura, si misura con un termine di confronto basato sul muoversi dei corpi celesti; ma il senso del trascorrere del tempo nell’intimo dell’uomo, pur agganciandosi al moto dei corpi celesti, all’alternarsi della luce e dell’ombra, ha un senso, un sapore, un significato, un «sentire» del tutto diversi; tanto che un’ora può diventare un’eternità, e l’intera durata di un giorno sembrare un istante, allorché l’uomo si desta e confronta il suo intimo trascorrere del tempo con l’alternarsi della luce e dell’oscurità. Ecco dunque che il trascorrere del tempo è cosa del tutto individuale. E voi direte: «Ma esiste una realtà al di fuori dell’individuo: infatti misuriamo il trascorrere del tempo non solo dall’alternarsi della luce e dell’oscurità, ma dal modificarsi di ciò che sta attorno a noi; dalle piante che, da semi, germogliano, diventano vite adulte, fioriscono, danno frutti e muoiono. Questo è un trascorrere in senso ben preciso». Certo, nessuno può negare ciò. Ma se questo ciclo, questo trascorrere fosse cinematografato e rivisto poi in senso inverso, come se così fosse il ciclo naturale, cioè le piante avessero questo ciclo di vita inverso, chi in questo ambiente vivesse sarebbe convinto che quello è il ciclo di vita della pianta. Eppure la pianta ha un suo ciclo di vita perché è una manifestazione di vita che è legata ad una vita microcosmica, ad un’individualità. Che cosa vuol dire tutto questo farneticare? Vuol dire che tutto quanto sta attorno a noi, gli alberi che crescono, gli animali che nascono invecchiano muoiono, i nostri veicoli fisici con il loro ciclo di vita, è visto così da noi non perché in Realtà sia così, ma perché noi seguiamo un convenzionale passaggio da fase a fase.”

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Nonostante che tutto ciò che è sotto lo sguardo della nostra percezione non sia la Realtà Oggettiva, anche se la crediamo tale, ha valore di universalità perché la percepiamo così, in quanto siamo legati ad una convenzionale modalità di successione che unisce una fase all’altra dell’apparente esistenza. Esiste infatti un archetipo, i Maestri l’hanno chiamato «modulo cosmico», capace di regolare ed ordinare il succedersi delle forme che appaiono in divenire, pur essendo intrinsecamente in essere. Ne viene da ciò che l’illusione, che noi creiamo e che consideriamo realtà, non è un nostro sogno che ci rende dei solipsisti che vagano individualmente e oscillano dal piano di esistenza fisico, la cui materia è molto densa, al piano akasico costituito di materia infinitamente sottile, ma è una realtà universale la cui funzione è quella di unificare le coscienze singole e portarle alla massima unità, cioè la Coscienza Cosmica.

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Kempis: “Supponiamo che un Cosmo sia una bobina cinematografica in cui vi sia rappresentata una scena: in una stanza vuota entra una persona e sceglie un oggetto che vi si trova. Questo fatto, nella bobina cinematografica, è rappresentato da un insieme di fotogrammi, ciascuno dei quali contiene una «situazione». Voi sapete che nella proiezione di un film il senso del trascorrere dell’azione scaturisce dalla permanenza delle immagini sulla retina del vostro occhio. Scorre il film, ma l’obiettivo e lo schermo sono fermi; il succedersi delle immagini sullo schermo crea nello spettatore l’illusione del movimento. La macchina da proiezione è quale la conoscete perché in quel modo si ha la possibilità pratica di realizzare meccanicamente il principio. Ma se vi fosse un altro mezzo, secondo il quale voi riusciste a vedere, spostando l’occhio, una dopo l’altra le immagini fotografiche, egualmente avreste la sensazione del movimento, pur restando immobile la pellicola. Tornando al nostro esempio, voi indifferentemente potreste vedere l’azione svolgersi in un senso o nell’altro. La stanza da vuota, conterrebbe poi una persona che sceglierebbe un oggetto, o viceversa: secondo il senso seguito dai vostri occhi nel guardare i fotogrammi. Esiste un modulo convenzionale, cioè un ordine secondo il quale l’azione si svolge. Se la bobina stesse ferma, se la pellicola fosse immobile, la sensazione dell’azione scaturirebbe egualmente, se voi spostaste il vostro occhio, successivamente, da un fotogramma all’altro in un senso o nell’altro.”

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Con l’esempio della bobina il Maestro Kempis ci vuole fare capire due cose: 1° Che esiste un verso nella successione dei fotogrammi e, come abbiamo già detto, l’origine di questo è il modulo cosmico, cioè la lettura di questi è fatta in una ben precisa direzione dovuta alla struttura della Coscienza Cosmica. 2° Che i fotogrammi sono statici, cioè lì distesi, fermi nell’Eterno Presente. La domanda che si può fare è: “Chi è che li legge scorrendo dall’uno all’altro?” Non c’è nessuno che scorre muovendosi in un divenire, è soltanto la consapevolezza del sentire di coscienza, legata a ciascun fotogramma, che come una lampadina si «accende in successione». Va però capito questo «accendersi in successione», perché esso non riguarda l’individualità, che contiene i fotogrammi, per essa le lampadine sono sempre accese, riguarda soltanto il sentire in atto, la cui limitata consapevolezza gli fa crede di essersi illuminato in quell’istante, mentre, come già detto, nella realtà che lo contiene, ovvero la Coscienza Cosmica, la lampadina non era mai stata spenta.

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Kempis: “Così, supponiamo che questa bobina sia il Cosmo il quale vi appare, in questi termini, immobile, tuttavia ha un inizio ed una fine; è limitato e relativo. Nell’ambito di questo ambiente cosmico, costruito con una particolare impronta, l’individuo ha il senso del trascorrere, assiste ad una parte del ciclo di vita cosmica perché di volta in volta, di fase in fase, egli è legato ad una situazione diversa; così come, nell’esempio che abbiamo fatto, guardasse un fotogramma dopo l’altro. In questo modo vedete il mutare dell’ambiente che vi circonda. La sensazione di muoversi, reale ed effettiva, scaturisce dalla consapevolezza dell’individuo che passa da una situazione ad una diversa successiva nell’ambiente cosmico. Potremmo dunque dire che non sono le piante che crescono, ma che abbiamo la sensazione che le piante crescano perché nella fase successiva la pianta, rispetto alla fase precedente, ha una statura diversa. Così, né più né meno, come si trattasse di fotogrammi di un film.”

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In realtà è il sentire di coscienza dell’individuo che crea e percepisce in un istante ogni fotogramma, ed il sentire, pur rimanendo nella sua vera essenza lo stesso, è sempre nuovo. Da tutto questo nasce la sensazione del divenire, effetto dell’apparente mutare della realtà. Il cui fondamento rimane sempre lo stesso. Ci si può domandare: “cos’è questa sostanza?” La risposta è: Essa è Dio, o meglio la Sostanza di Dio, Che virtualmente si fraziona, facendo nascere, tutta la grande epopea dei sentire relativi, fino all’atomo di sentire. Capire con la mente tutto questo è impossibile, perché questo mistero la trascende di tanto. Arduo ed impossibile è provare a comprenderlo, né i Maestri hanno tale pretesa, si accontentano di darci qualche indicazione, che facendo leva sulle nostre capacità logiche, liberi il mentale di tutti gli orpelli, che le diverse teologie hanno costruito, distorcendo le intuizioni, che i Grandi Ispiratori delle religioni hanno comunicato all’Umanità.

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Kempis: “Direte voi: «Ed il libero arbitrio?». Complicazione che s’inserisce in questo quadro. Supponiamo che la nostra scena cinematografica, non sia più una sola striscia, una pellicola, ma tante: una per ciascuna delle azioni che il personaggio può fare entrando nella stanza. Ecco che di fronte allo scorrere dell’occhio dell’osservatore vi sono tante possibilità di vedere scene diverse, quante sono quelle fotografate: tante possibilità di scelta quante sono le «mutazioni» cosmiche che l’individuo ha di fronte a sé. In questi termini, quindi, il Manifestato ha inizio ed una fine, ma vive nell’Eterno Presente contemporaneamente. L’ambiente cosmico non muta oggettivamente, ma è l’individuo che muovendosi secondo un modulo convenzionale, particolare, dà senso in se stesso all’inizio ed alla fine del Cosmo. Ed ecco perché vi abbiamo detto che ogni Cosmo potrebbe essere rivissuto come voi lo state vivendo in questo momento. Dunque, l’ambiente cosmico è relativo perché ha un inizio ed una fine, perché è limitato e contenuto. Il Manifestato è isolato dal non Manifestato che lo contiene. Ma la durata, il tempo, il movimento di questo ambiente relativo, scaturiscono dal «sentire», dal percepire, dalla sensibilità dell’individuo. Meditate su queste affermazioni: esse allargano ulteriormente la vostra visuale, ma abbisognano che voi compiate uno sforzo per afferrarne il significato. È necessario che voi comprendiate il legamento che esiste fra questa parte nuova di quello che vi diciamo e quello che fino ad oggi avete saputo. Non sono Verità che si contraddicono, ma si compenetrano e s’integrano a vicenda. Come potrebbe una Manifestazione iniziare e terminare per poi consumarsi, sia pure avendo come retaggio l’evoluzione delle individualità? Che senso avrebbe qualcosa che si consuma nel relativo, ma che rimane nell’Eterno Presente? Vi abbiamo prospettato queste Verità, fiduciosi che possiate capirle e comprenderle. Avrete un amico fidato che vi aiuterà nella comprensione: il tempo, anche se il tempo non esiste.”

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La sostanza di tutta questa lezione è difficile da capire ed accettare, consiste nell’affermare che tutto il film, che ci capita di vivere, è creazione della nostra coscienza. Questa creazione non è onirica, perché la coscienza crea secondo il suo grado di evoluzione. Esiste infatti un preciso archetipo della coscienza cosmica, che in base alle determinate limitazioni del sentire, ordina il film creato dal sentire stesso. In altri termini, ad un certo livello di limitazione corrisponde un certo ambiente cosmico. Noi attualmente stiamo vivendo e percependo il piano fisico denso, perché le nostre limitazioni vogliono questo. Ma proprio nel vivere tali situazioni, dal sentire stesso create, che avviene uno processo, che i Maestri chiamano appalesamento, che fa sì, che la limitazione si dissolve, e nasce nuova coscienza. Molte cose nuove sono state dette in questa lezione, l’esortazione del Maestro a meditarle, vuol dire non soltanto capirle, ma anche farsene proprie, introiettarle a tal punto da farle diventare parte di noi.

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[1] OLTRE L’ILLUSIONE: Dalle apparenze alla realtà. Cerchio Firenze 77. Roma: Edizioni Mediterranee, 1978.