Le gamme del sentire vibrano all’unisono

Commenti a cura di Andrea Innocenti

Brano tratto da OLTRE L’ILLUSIONE,[1] pp. 197-201

Voce del lettore

Kempis: “La percezione del tempo da parte dell’individuo è in funzione del tipo di evoluzione che sta seguendo e del piano di esistenza in cui egli vive consapevolmente. Per comprendere meglio che cosa significa questa affermazione dobbiamo ricordarci innanzi tutto com’è costituito l’individuo. Prendiamo l’uomo incarnato che è il prototipo di individuo più completo nella sua struttura; egli ha: a) un corpo fisico che gli permette di vivere nel piano fisico e di avere quelle esperienze così essenziali alla sua evoluzione; b) un corpo astrale che dà all’individuo la possibilità di avere sensazioni ed emozioni; c) un corpo mentale che dà all’individuo la vita istintiva ed intellettiva conscia ed inconscia; d) un corpo akasico che rappresenta la coscienza individuale e l’evoluzione raggiunta; e) infine la Scintilla divina che è Dio nell’individuo. Questo per sommi capi ed in modo schematico. A tutti questi corpi corrispondono tante «materie» e tanti piani d’esistenza, né più né meno come al corpo fisico corrisponde la materia fisica ed il piano d’esistenza fisico (per voi il mondo). Quando l’uomo muore, non vive più consapevolmente nel piano fisico, ma sposta la sua consapevolezza al piano immediatamente più sottile nel quale abbia un corpo costituito, cioè l’astrale. E così via. La percezione di tempo-spazio che l’uomo aveva nel piano fisico è molto diversa da quella che nel piano astrale, perché diversi sono i piani d’esistenza. Altrettanto dicasi per il piano mentale; ma più ancora per il piano akasico. Con quanto ho detto è forse ora più chiara la prima parte dell’iniziale affermazione e cioè che la percezione del tempo da parte dell’individuo è in funzione del piano d’esistenza in cui egli vive consapevolmente. Ma l’altra parte dell’affermazione che tale percezione è in funzione del tipo di evoluzione che sta seguendo, che cosa significa?”

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Qui il Maestro Kempis fa un breve schema riassuntivo di come è costituito l’individuo. Questo è come un apparecchio radio, a seconda delle frequenze recepisce diverse gamme di onde elettromagnetiche. Frequenze basse corrispondono alla densità del piano fisico ed al corpo relativo, man mano aumenta l’ampiezza delle frequenze si sale di piano e diminuisce la densità del corpo corrispondente. Così dopo il fisico avremo il corpo astrale, poi il mentale, l’akasico ed infine quella che viene detta Scintilla Divina. Per ogni piano il corrispondente veicolo può recepire il relativo spazio-tempo, così l’individuo, se connesso ai sensi di quel veicolo si rappresenterà un’immagine della realtà secondo tale spazio-tempo. Si può dire che questa concezione richiama, sia pure approssimativamente e con molti distinguo, la teoria delle categorie kantiane.

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Kempis: “Per quanto concerne l’evoluzione, noi abbiamo distinto l’intero ciclo in tre momenti: evoluzione della materia, evoluzione della forma, evoluzione dell’autocoscienza. A questi tre momenti l’individuo è interessato in modo sempre più diretto, secondo una scala che va da un minimo nell’evoluzione della materia, ad un massimo nell’evoluzione dell’autocoscienza. Giocano, dunque, due fattori nell’evoluzione: uno esterno, costituito dalle spinte che vengono dall’ambiente, l’altro interno, costituito dall’anima dell’individuo che, in qualche modo, influisce sui corpi che lo costituiscono e sull’ambiente inteso come insieme di altri individui che lo circondano e coi quali ha rapporti. Ad esempio nell’evoluzione di una razza animale (evoluzione della forma) giocano il fattore ambiente (è l’ambiente che determina le caratteristiche di un corpo fisico, la necessità che abbia certi organi e non altri) ed il fattore individuo (è l’individuo che usando certi organi ne causa lo sviluppo). Come ho detto, il fattore individuo gioca un ruolo preminente nell’evoluzione dell’autocoscienza; non influisce affatto, in quanto è semplice soggetto passivo, nell’evoluzione della materia. Quest’ultimo è uno dei motivi per i quali diciamo che il ciclo della vita macrocosmica non è modificato dalle scelte individuali; l’evoluzione della materia, che fa parte del ciclo di vita macrocosmica, vede l’individuo soggetto passivo di questo ciclo. Vi ricordo, che la vita macrocosmica è la vita delle materie dei piani d’esistenza; vita intrinseca, indipendente dalle forme viventi o no che queste materie compongono. Anche con questo concetto che ora vi ho ricordato si ribadisce, in ultima analisi, che il ciclo della vita macrocosmica non è influenzato dalle scelte individuali; verità questa che troveremo più chiara quando parleremo delle varianti.”

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L’evoluzione ha tre momenti, uno riguarda la materia ed è inerente particolarmente alla vita macrocosmica, l’altro riguarda la forma e si riferisce in modo più specifico ai regni minerale, vegetale e animale, per i quali l’evoluzione avviene principalmente per effetto delle sollecitazioni ambientali, infine abbiamo l’evoluzione dell’autocoscienza, che è inerente essenzialmente al regno umano. Qui l’evoluzione avviene ancora per le sollecitazioni dell’ambiente, ma comincia in modo significativo il peso della coscienza già un po’ evoluta. Allora si può meglio comprendere l’importanza delle varianti, in quanto costituiscono i primi istanti di libertà per l’individuo. Infatti, fino al regno umano, l’evoluzione, nei diversi cicli, è sempre prodotta da determinismo, ma, poiché la coscienza deve essere libera nella sua espressione più elevata, impara la libertà, in momenti potremmo dire didattici, nei quali l’individuo, ha davanti a sé una parziale libertà. Quelli sono le varianti.

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Kempis: “Il ciclo di vita macrocosmica va dall’emanazione del Cosmo al suo riassorbimento, secondo una progressione che, ad esempio, nel piano fisico per la materia fisica, è eguale a quella scandita dal calendario astronomico ed occupa tutta la durata e tutto il suo spazio per completarsi. Il ciclo di vita dei microcosmi segue una progressione di «sentire» che va da un «sentire» limitato ad un «sentire assoluto». Il ciclo di vita dei microcosmi nel loro insieme, occupa egualmente tutta la durata e tutto lo spazio di un Cosmo, però ciascun microcosmo per compiere l’intera progressione del «sentire» occupa tutta la durata del Cosmo, ma non tutto lo spazio. Ebbene, il fatto che lo stesso spazio non è condiviso da tutti gli individui esistenti comporta come conseguenza logica la non contemporaneità del «sentire» gli stessi fotogrammi da parte di più individui che questi fotogrammi abbiano in comune, a meno che non si tratti di individui di eguale evoluzione. Questo significa che il calendario astronomico, pure di una stessa epoca e di uno stesso luogo, non segna lo stesso stadio di sviluppo di tutti gli individui che in quell’epoca e in quel luogo si trovino. Da qui la necessità di distinguere due tempi fondamentali nel Cosmo (che pure non esistono oggettivamente): il tempo del mondo delle materie ed il tempo del mondo degli individui. Nel Cosmo le parti eguali vibrano all’unisono, così le varie gamme dei «sentire» individuali sono percepite contemporaneamente dai singoli individui, ma questa contemporaneità è del tempo del mondo degli individui (contemporaneità delle razze) e corrisponde, invece, come abbiamo detto, ad una non contemporaneità nel mondo delle materie.”

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La vita macrocosmica occupa nel suo ciclo di vita sul piano fisico tutto il Cosmo astronomico. L’insieme dei microcosmi occupa tutto lo spazio-tempo del macrocosmo, ma un singolo microcosmo occupa solo tutto il tempo, ma non completamente lo spazio. Perciò fra più microcosmi ci saranno tantissimi fotogrammi non in comune, così sia per questi che per quelli in comune ci sarà effettiva contemporaneità soltanto quando i sentire di coscienza saranno dello stesso grado di evoluzione. Come sintesi si può dire, sia pure nell’illusione del relativo, che vi sono due tipi di tempo nel Cosmo e quindi due tipi di contemporaneità. Quello del piano materiale e quello del piano akasico, entrambi illusori. Quello più vicino alla Realtà Assoluta, è quello dei sentire, perché la vera natura del sentire è l’essenza dell’Assoluto, mentre la realtà, che viviamo come mondo materiale, è il prodotto della massima limitazione del sentire.

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Kempis: “Questo è quanto appare confrontando la realtà del mondo degli individui con quella del mondo delle materie, ma non è la Realtà Assoluta nella quale non esiste né spazio, né tempo. E non è, neppure, quanto appare al singolo individuo il quale illusoriamente crede di condividere il luogo e l’epoca dei suoi vicini. La sua visione, non solo non è la visione della Realtà oggettiva, ma neppure la visione della Realtà del relativo: è una visione prettamente soggettiva, quasi onirica. Come ho detto all’inizio, la percezione dello spazio-tempo da parte dell’individuo è in funzione dell’ambiente nel quale vive consapevolmente e del tipo di evoluzione che sta seguendo. Se egli è un animale incarnato la sua percezione sarà del tutto differente da quella di un uomo disincarnato, tuttavia nell’uno e nell’altro caso sarà essenzialmente una visione soggettiva di un essere relativo. Ma al di là delle visioni oniriche degli individui esiste una realtà, sia pure non assoluta, ed è quella della quale ci stiamo interessando. In questo vostro oggi si può dire che tutta la materia della terra è a un certo punto dell’evoluzione, ma non si può dire che tutti gli individui che sono incarnati sono ad uno stadio eguale di evoluzione, perché il trascorrere della scala del «sentire» degli individui è diverso dal trascorrere del calendario astronomico. Ciascuno di voi in questo momento può dire: «Tutti quelli che esistono, in questo momento sperimentano il mio stesso «sentire», sono la mia stessa evoluzione». Ma in quale spazio cosmico essi sono ubicati? Nella stessa vostra epoca? Oppure nel passato o nel futuro astronomico? In ognuno di questi spazi-tempo del Cosmo, perché il Cosmo, inteso come insieme di materie, è il contenente e l’individuo il contenuto. Dunque, un tempo per il contente ed un tempo per i contenuto. Il tempo delle materie non è che la rappresentazione delle materie che costituiscono il Cosmo, secondo una progressione che va da una «non aggregazione» ad una «aggregazione» (emanazione) e di nuovo ad una «non aggregazione» (riassorbimento). Di esso l’individuo prende cognizione sperimentando le situazioni cosmiche nelle quali è rappresentato, secondo la progressione del suo «sentire». Il tempo delle materie non è un tempo oggettivo; diventa tale per l’individuo che lo esperimenta, ma al di fuori dell’individuo che lo anima è solo una rappresentazione di differenti apparenze seguita secondo un determinato modulo.”

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L’individuo, legato al piano delle materie, ha una sua rappresentazione della realtà, che potremo dire quasi onirica. Essa dipende in primo luogo dalla sua evoluzione, ma molto anche dall’ambiente nel quale si trova a vivere. Molto diversa è la situazione per gli individui che da tale piano si sono distaccati, ovvero che hanno superato la dualità. Ancora la loro rappresentazione non è quella assoluta, perché soltanto la Coscienza Assoluta può averla, ma gli si avvicina abbastanza. Ancora per loro la realtà appare legata al divenire, ma quel divenire è assai diverso da quello del piano fisico, perché se anche permane il senso d’individualità, non c’è più la separatività, cioè ognuno si sente parte di un tutto a esso indissolubilmente legato. Ovvero, ha chiara la consapevolezza che Tutto è Uno. Ci sono quindi due tipi di tempo: uno per il mondo materiale ed uno per il Cosmo inteso come insieme di sentire. Così il concetto di contemporaneità sarà assai diverso per i due tempi. In uno stesso fotogramma gli individui, in esso rappresentati, saranno contemporanei per il mondo materiale, in quanto presenti in tale fotogramma, ma, se non sono dello stesso grado di evoluzione, non sono contemporanei rispetto al tempo del piano akasico, ovvero del sentire. Inoltre, la rappresentazione del piano delle materie che costituiscono il Cosmo, apparirà secondo uno sviluppo che va da una fase di disunione ad una di unione (come una sistole e diastole di un grande organismo che viva e si manifesti secondo una dinamica periodica). Mentre, dal punto di vista al di fuori delle materie, tutto ciò apparirà come una successione di illusorie rappresentazioni, che seguono una determinata logica, generata dalla limitazione originaria della coscienza cosmica.

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Kempis: “Ed il tempo del mondo degli individui da che cosa nascere? Nasce dalla natura del «sentire individuale» che è limitato. Solo una figurazione per il momento può farvi intendere la spiegazione. Se, in un oceano di madreperla, voi voleste costruire una collana di perle, che cosa fareste? Innanzitutto immaginereste la collana nella sua interezza e poi passereste all’atto pratico di circoscrivere una quantità di madreperla per formare una piccola sfera, e dopo questa un’altra sfera, e dopo questa un’altra ancora, fino a completare la collana che avete immaginata. Ebbene ogni perla esiste se e in quanto v’è qualcosa che la limita, che la racchiude, che la circoscrive. E la collana esiste se e in quanto le perle sono poste l’una accanto all’altra ed unite con un filo. Orbene, se paragono il «sentire assoluto» all’oceano di madreperla ed il «sentire relativo» degli individui alle perle e l’individualità alla collana, e se riunisco in un solo istante ciò che io ho invece detto nel tempo, posso forse intuire che il «sentire degli individui» si concretizza in un qualcosa di chiuso, di circoscritto, di relativo, di un «ora» che prelude ad un «dopo» e che proviene da un «prima». Tutto ciò, però, è un’illusione che mai ha avuto inizio dal momento che tutto è racchiuso in un attimo senza tempo; io lo sento come chiuso e come un trascorrere, solo perché se non lo sentissi limitato, definito, concluso, non lo potrei sentire, altrimenti, relativo. Se non lo sentissi come qualcosa che è «ora» e che non è stato «prima» e che non sarà «dopo», non sarebbe un «sentire» relativo, un «sentire» alla volta. Ma in effetti questo percepire «ora» come momento di una teoria che volge al termine, non ha mai avuto inizio né nell’Eterno Presente, né nelle dimensioni di altri mondi. Sempre è stato, sempre è, sempre sarà.”

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La metafora della collana di perle rende chiaro il formarsi, dal Sentire Assoluto, il virtuale frazionamento, ed in questo il dispiegarsi dei sentire relativi nelle loro successive incarnazioni. Infatti, la collana è l’individualità, ogni perla un sentire relativo. Per descrivere tutto il processo non possiamo che usare i tempi del divenire, ovvero passato presente e futuro. Ma il processo è soltanto un processo logico, perché tutto è già lì, nell’Eterno Presente. Il mare di madreperla c’è sempre stato, come sempre ci sono state le collane e le singole perle. Per capire questo paragone bisogna identificarsi con il sentire, o meglio ancora, nella sua specifica qualità di sentirsi d’esistere. Ogni perla, tutta la collana, l’intero oceano di madreperla esprimono un sentire d’esistere, ma ciascun sentirsi d’esistere si manifesta entro i limiti della sua forma e della sua quantità, solo l’oceano estrinsecherà al massimo le infinite possibilità della sua essenza, estese verso la massima qualità e la massima quantità possibili nell’esistenza.ne dall’alto verso il basso ovvero dall’Assoluto all’atomo di sentire.

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[1] OLTRE L’ILLUSIONE: Dalle apparenze alla realtà. Cerchio Firenze 77. Roma: Edizioni Mediterranee, 1978.