Commenti a cura di Andrea Innocenti
Brano tratto da OLTRE L’ILLUSIONE,[1] pp. 205-208
Kempis: “Quanto è facile cadere, pur non volendolo, in un modo di pensare ormai divenuto abitudine e così, nel momento in cui da un vecchio modo di vedere delle cose si sta passando ad un nuovo concepire, si può dire di essere in una fase delle più difficili e nelle quali più facile è errare, più faticoso è avere chiarezza. Tuttavia certe affermazioni che possiamo fare oggi, se fossero state fatte una volta, vi avrebbero lasciati esterrefatti. Prendete ad esempio quello che vi abbiamo detto sulla Terra, e cioè che al termine di un periodo durante il quale è ricettacolo dell’incarnazione di diverse razze, sarà sommersa dalle acque. Così è scritto nella storia del piano fisico, del Cosmo fisico. Ebbene se, guardando nel tempo del «mondo degli individui», vi dicessi che mentre voi «sentite» questi fotogrammi che rappresentano la Terra quale voi la vedete vi sono altri individui che sentono e vivono fotogrammi nei quali la Terra è rappresentata sommersa dalle acque, ed essi la stanno circumnavigando con un veicolo siderale, certo che voi comprendereste come ciò può avvenire. Ma questa stessa notizia detta a chi non sa che il Cosmo fisso è già tutto emanato, può destare enorme stupore. Tuttavia anche voi quando, inconsapevolmente, ricadete nel vecchio modo di pensare e di fare il mondo fisico, siete disorientati. Vi sembra che tutto quello che avete saputo fino ad oggi non sia più valido. Noi vi diciamo: «Guardate diritto davanti a voi al concetto che c’è da capire, senza soffermarvi o voltarvi indietro a cercare di ricollegare questa nuova cosa che dovete capire con quello che già sapete; perché così facendo accade che inconsapevolmente siete portati a ragionare secondo il vecchio sistema ed è facile per voi, allora, cadere in confusione. Se v’è da capire un problema, mirate a quello. Non cercate di ampliarlo sconfinando per collegare e trovare l’armonia con quanto già sapete che vi abbiamo detto. Lasciate questa fase a quando avrete ben compreso il problema che sta di fronte a voi. Allora vedrete che tutto è più che mai vero. Occorre sempre allargare la conoscenza. E se per fare questo è necessario dimenticare quello che fino ad oggi abbiamo saputo, momentaneamente dimentichiamolo: concentriamo le nostre energie in quello che c’è, ora, presentemente da capire»”.
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Il Maestro Kempis dà delle pratiche indicazioni di come fare a capire e poi apprendere un nuovo insegnamento. Importante all’inizio è il non farsi condizionare dalle vecchie conoscenze. Questo non è facile, perché le cellule del nostro cervello ne sono fortemente segnate e fanno perciò molta fatica ad accettare un nuovo condizionamento. Quindi è difficile una corretta comprensione del nuovo concetto, al quale vengono opposte, recriminazioni, dubbi, contrapposizioni, che ostacolano il capire l’essenza di fondo del nuovo concetto, che così verrebbe rifiutato. Personalmente però, ritengo, che una volta che il nuovo concetto sia adeguatamente compreso non possa essere dispensato da un giusto confronto con le conoscenze già acquisite, che potranno venire rigettate o eventualmente confermate. Direi, che questa è l’attuazione della metodologia scientifica, che consiste nel formulare una teoria, se possibile in termini matematici, e poi cercarne la verifica con l’esperienza oppure, in qualche caso, mediante il ricorso a conoscenze precedentemente dimostrate ed ampiamente provate.
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Kempis: “Vogliamo ancora precisare bene il concetto di Scintilla divina, individualità, individuo. Vi abbiamo detto che il «piano degli individui» è il piano akasico, il piano della coscienza, il piano del «sentire» è vero? Vi abbiamo anche detto che questo «sentire», inteso come consapevolezza, scende nei piani più densi nei quali l’individuo ha ubicato un veicolo; così se noi prendiamo in esame un individuo incarnato, la sua consapevolezza è nel piano fisico, piano più denso nel quale egli ha un veicolo. Alla morte di questo veicolo fisico, non essendovi più un veicolo nel piano fisico, la consapevolezza dell’individuo passa nel piano astrale e così via; abbandonato il veicolo astrale, passa nel piano mentale. Che cosa vuol dire «alla morte del veicolo fisico»? Vuol dire che quando l’individuo avrà spostato la sua consapevolezza a quei fotogrammi del piano fisico nel quale il suo corpo fisico è rappresentato moribondo ed infine morto – cioè chiuso a percepire il piano fisico – la sua consapevolezza passerà ai fotogrammi del piano astrale nei quali il suo veicolo astrale è rappresentato come ridestantesi al mondo che lo circonda. E poiché così è rappresentato, percepirà cosa è attorno a lui, al corpo astrale, nel piano astrale.”
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Abbiamo qui una chiara descrizione della struttura dell’essere umano, la rappresentazione dei veicoli, che lo costituiscono, e di cosa accade, man mano che questi si logorano e quindi esauriscono la loro funzione. La parte, che più ci può coinvolgere in questo momento, perché può riguardarci attualmente è la distruzione del corpo fisico. Sulla morte tanto è stato detto, perché il mistero, che dietro ad essa si nasconde, muove ed ha mosso negli esseri umani sentimenti di angoscia, terrore, insicurezza e soprattutto grande paura. Ma se si accettano gli insegnamenti, che da questi Maestri ci giungono, si scopre che non c’è d’avere nessuna paura, fa parte della modalità di formarsi della coscienza, che necessita di creare strumenti per acquisire consapevolezza. Quando questi strumenti diventano logori ed inservibile è giusto ed utile perderli, per acquisirne dei nuovi. Credo, che il rifiuto e la paura della morte, derivino da ahamakara, cioè il senso dell’io, che non vuole annullare se stesso e perdere tutto ciò, che lo sostiene e, che in parte, lui stesso ha creato.
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Kempis: “Che cos’è l’individuo? Nominalmente l’individuo è quello che noi abbiamo definito «corpo akasico», è vero? Ma dico «nominalmente, perché questo corpo akasico può essere collegato ad un corpo mentale, un corpo astrale ed un corpo fisico, è vero? Comunque il «clou» è il corpo akasico; e questo torna con quanto vi abbiamo fino ad oggi detto e cioè che l’individuo è un essere, un abitatore del Cosmo. In altre parole, l’individuo non prevarica il Cosmo. L’individualità dov’è ubicata? Vi abbiamo detto che l’individualità – ancora lo ripetiamo – è Giano bifronte. È per così dire, al limite del Cosmo. Ne è al di fuori in quanto non segue una successione; né la si voglia considerare successione di «sentire», né tanto meno successione di tempo per così dire, che poi abbiamo visto non esistere. Se una successione c’è, l’unica è quella del «sentire individuale» ed è attraverso questa successione del «sentire individuale» che si percepisce illusoriamente la successione del tempo nel piano fisico. Non è quindi, l’individualità appartenente al Cosmo, perché in lei non vi è una successione di «sentire»; pur tuttavia, vi è una rappresentazione di varie fasi tutte vissute e sentite in unico «sentire». Abbiamo detto «contemporaneamente», ma possiamo dire «in una sola volta». In una sola volta, «simultaneamente», come preferite. In questo «unico sentire in una sola volta» vi sono però tante fasi di «sentire» che vanno da un sentire «potenza» ad un sentire «atto».”
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Abbastanza semplice è capire il concetto di sentire individuale ovvero la coscienza, che sta dietro ad ognuno, mentre più complesso è inquadrare il concetto di INDIVIDUALITÀ. È chiaro, che essa rappresenta la collana di perle nella quale sono inseriti i sentire individuali secondo la loro successione logica. Questa collana ha due aspetti, uno frammentato nei singoli sentire, ed un altro, che la vede nella sua totalità, cioè una coscienza, che fonde in sé le coscienze dei singoli sentire. Inoltre se si considera, che i sentire individuali, appartenenti ad altre individualità, in virtù dell’acquisire gradi equipollenti, si fondono, si ha che le diverse individualità si identificano gradualmente fra loro, fino a diventare, nell’ultima fase, un’unica individualità, la quale è di fatto il sentire della coscienza cosmica. Questa è come un Giano bifronte, ovvero una coscienza con due facce, una faccia al suo interno è determinata dalla manifestazione dei sentire individuali, mentre l’altra è volta verso l’esterno ed è la sintesi finale delle coscienze individuali e le trascende. La coscienza cosmica è separata dall’Assoluto da una sola limitazione, quella dovuta al virtuale frazionamento dell’Assoluto stesso. Tutte le coscienze cosmiche non sono in successione, ma sono tutte affacciate sull’Assoluto, e separate da una differente limitazione primaria. Trovano poi la loro fusione nella trascendenza della Coscienza Assoluta.
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Kempis: “L’individualità ha una fase della sua vita, del suo «sentire», che fa parte dell’Assoluto ed è la Scintilla divina; la Scintilla divina che è oltre il Cosmo ed oltre i limiti del Cosmo. Fra Scintilla divina – che è virtuale frazionamento dell’Assoluto – e Assoluto esiste tuttavia un’enorme differenza di esistere. Non vi sono parole per trovare distinzione fra l’Assoluto per antonomasia e l’Assoluto definito come Scintilla divina: comunque pensate che, in qualche modo, la Scintilla divina, dell’Assoluto ne è un virtuale frazionamento. Cerchiamo, per distinguerla, di definirla – se è possibile – in questo modo. Ed infine vi è l’Assoluto per antonomasia che tutto comprende: il Tutto, è vero, figli e fratelli? Il Tutto, che è più della somma del Tutto. E questo lo sapete, abbiamo tante volte parlato di questo argomento difficilissimo. Qualcuno di voi si domanda qual rapporto v’è fra l’individuo e l’individualità. Abbiamo cominciato a farvi intendere che l’individuo non è che la proiezione dell’individualità nel Cosmo. Che cosa vuol dire? Vuol dire che quel compendio di «sentire», proiettato in un ambiente «relativo», si sciorina, esiste, scorre una fase dopo l’altra. Questo vuol dire. Cosicché l’individualità che comprende tante fasi di «sentire», che vanno dal «sentire potenza» al «sentire atto», proiettata in un ambiente limitato qual è il Cosmo. si presenta – come posso dire? – esiste in questo susseguirsi da una fase di «sentire» più semplice ad una fase di «sentire» più complessa e cioè ad una fase di «sentire» di coscienza cosmica. Dunque l’individualità non si proietta tutta nel Cosmo, perché l’individualità ha la fase di coscienza assoluta, la Scintilla divina, è vero? Ma il Cosmo, che è limitato, non può contenere ciò che è infinito: e la fase di «sentire assoluto» della Scintilla divina, come un galleggiante, si ostina a rimanere al di fuori del Cosmo.”
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Qui il Maestro Kempis analizza quattro concetti fondamentali mettendoli in rapporto fra loro: Scintilla Divina ed Assoluto, Sentire individuale e Sentire dell’individualità. Si può dire che la scintilla divina sta all’Assoluto come il Sentire di coscienza individuale sta alla Coscienza dell’individualità. La scintilla divina è l’Assoluto nella sua dimensione d’immanenza, da lei nasce il percorso dell’evoluzione della coscienza a partire dall’incarnazione. Ha in sé l’essenza del divino, ma Questo deve ritrovare se stesso. Le limitazioni non sono altro che la perdita della consapevolezza di essere Assoluto. Analogamente il sentire di coscienza individuale esprime e realizza le limitazioni che l’individualità ha in sé nella sua immersione nell’immanenza, fino a realizzare la piena consapevolezza e coscienza di essere lui stesso la scintilla divina ovvero la coscienza dell’individualità, che realizza nella sua trascendenza il fondersi delle coscienze degli individui.
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Kempis: “Se noi considerassimo il limite del Cosmo come un pelo d’acqua ponendo al di sotto di questo pelo il Cosmo vero e proprio al di sopra l’Assoluto, noi vedremmo l’individualità, la cui testa si perde nell’ambiente che sta al di sopra del pelo d’acqua adagiata sul pelo dell’acqua. Mi seguite? Questi sono esempi pedestri, ma non so come farmi intendere diversamente. Questa è l’individualità che ha la fase di «sentire» definita «atto», nell’ambiente al di sopra del pelo dell’acqua, ed invece tutte le altre fasi, fino alla più piccola «potenza», dispiegate sul filo dell’acqua. Se noi volessimo, allo stesso modo, rappresentare l’individuo (dico «individuo» ma più precisamente è una serie d’individui facenti capo ad un’individualità) secondo questo esempio non dovrei fare altro che – tenendo ferma la testa indefinita nell’ambiente al di sopra del pelo dell’acqua – ruotare di 90 gradi questa individualità ed immergerla al di sotto del pelo dell’acqua, nell’ ambiente cosmico. Così l’individualità, proiettandosi nell’ambiente cosmico, diventa individuo; e l’individuo non è che la proiezione dell’individualità nel Cosmo, nel tempo e nello spazio.”
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Credo che il Maestro Kempis con questo esempio voglia fare capire che l’individualità ha due aspetti. Uno è la fusione delle coscienze dei singoli individui, esprimendo così una realtà unitaria in atto ed in potenza, contenente gli archetipi che si esprimeranno nella molteplicità dei sentire individuali. L’altro aspetto dell’individualità è il suo estrinsecarsi nel molteplice stesso, ovvero la successione dei singoli sentire individuali, che sono fra loro legati in una catena logica, però condizionati dagli archetipi contenuti nell’essenza stessa dell’individualità, fulcro di questa è la primaria limitazione, che essa ha, con il frazionamento dell’Assoluto e che costituisce il modulo fondamentale del Cosmo. In altre parole le singole coscienze individuali hanno in sé la caratteristica base propria della coscienza cosmica, che gli contiene.
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Kempis: “Perché dico nel Cosmo? Certo: in primo luogo nel piano akasico ed ecco che nel piano akasico vive, esiste secondo una successione di «sentire» che vanno dalla potenza all’atto, che sono tutti contemporanei fra i vari individui, quelli di eguale intensità. Però l’individuo può essere legato ad altri corpi ed ha una consapevolezza che lo pone in contatto con il mondo nel quale ha il suo corpo più denso. Se la scala del «sentire» crea una gradualità che abbiamo definita «tempo del mondo degli individui», la consapevolezza a cui è legato ciascun «sentire individuale», crea l’illusione di un altro tempo, del tempo nel piano nel quale la consapevolezza dà cognizione. Ed ecco lo scorrere dei fotogrammi. E poiché la rappresentazione di questi fotogrammi è fatta in un certo modo e secondo un certo susseguirsi, ecco che l’individuo, quando è legato a questi fotogrammi, oltre che seguire il tempo della sua evoluzione del «mondo degli individui», segue la successione del tempo del piano fisico, o del piano astrale, o del piano nel quale ha ubicato il suo veicolo più denso che in quel momento possiede. Spero di essere stato sufficientemente chiaro.”
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Concludendo possiamo dire che vi sono tanti spazi-tempo quanti sono i veicoli dell’individuo. Quello al quale l’individuo può fare riferimento, è solo quello verso il quale è rivolta la sua consapevolezza. Quindi, in questo momento, è per noi oggettivo lo spazio-tempo del piano fisico, ma il Maestro Kempis ci invita a considerare che, questa supposta oggettività, è soltanto apparente, perché dipende dalla nostra attuale situazione d’esistenza. Ritroviamo qui, sia pure in una prospettiva molto più ampia rispetto alle nostre attuali conoscenze e comunque perciò tutta da verificare, la teoria della «relatività ristretta» del fisico Albert Einstein, secondo la quale, i concetti di spazio e di tempo, sono completamente dipendenti dal sistema di riferimento. Il tutto è stato studiato e compreso da Einstein proprio a partire dal mettere in discussione il concetto di contemporaneità, come comunemente inteso, una strada analoga l’ha seguita anche il Maestro Kempis, ovviamente basandosi su presupposti molto diversi, che partano dal considerare più vicina alla Realtà Assoluta quella del piano del sentire, perché seppur sempre relativa non è comunque più soggettiva.
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[1] OLTRE L’ILLUSIONE: Dalle apparenze alla realtà. Cerchio Firenze 77. Roma: Edizioni Mediterranee, 1978.