Commenti a cura di Andrea Innocenti
Brano tratto da OLTRE L’ILLUSIONE,[1] pp. 209-210
Kempis: “L’Uno «esiste» perché esistono «i molti», ed «i molti» esistono perché esiste l’Uno. Chi sono «i molti»? Sono le individualità. E perché io ho legato le individualità alle Manifestazioni cosmiche? Allora le individualità non sono sempre esistite? Figli, per comodità noi pariamo di Assoluto e di relativo separatamente; ma non v’è bisogno di sottolineare che il Tutto – come dicemmo da tempo – è un Tutto-Uno. Se noi guardiamo l’individuo quale oggi voi lo conoscete nella sua composizione schematica, anche se convenzionale, noi lo vediamo radicato nell’Assoluto. Lo vediamo alla maniera degli antichi cabalisti, di colui che ha il suo fulcro, il suo centro, la parte vera, reale, la dove è la Realtà, la Realtà assoluta: le Scintilla divina, l’altro divino, la quale ha i caratteri dell’Assoluto. Che è eterna, onnipossente, onnipresente, onnisciente, insomma: «assoluta». Per comodità noi usiamo dire «Scintilla divina», ma è una finzione che noi adoperiamo per fare intendere che ciascun individuo ha alla radice del suo essere la Natura stessa e l’Essenza stessa dell’Assoluto. Il suo «virtuale frazionamento» origina o meglio è all’origine dell’individualità. Ecco i «molti nell’Uno» e «l’Uno nei molti». Queste fondamenta dell’individuo sono eterne. Originare i «molti» è ciò che dà all’Assoluto il «sentire assoluto»; ma è vero anche il contrario, cioè che i «molti» esistono per il «sentire» dell’Uno-Assoluto.”
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L’Uno ed i «molti» sono fra loro interdipendenti, come le molecole dell’acqua del mare ed il mare sono la stessa cosa. Questo è alla base del concetto del virtuale frazionamento dell’Assoluto, che ha in sé l’unità e la molteplicità. Dal punto di vista della logica sono due concetti antitetici, l’ossimoro può essere risolto soltanto dalla mente superiore ovvero dall’intuizione che discende dalla Luce dell’Anima.
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Koot-Humi: “L’Uno esiste se e in quanto esistono i «molti». I «molti» esistono se e in quanto esiste l’Uno, ma i «molti» e «l’Uno» esistono ancora perché esistono le individualità; e le individualità non esisterebbero se non esistessero l’Uno ed i «molti» . Le individualità esistono se e in quanto esistono gli individui; ma gli individui non esisterebbero se non esistessero le individualità. Così come una collana non esisterebbe se non esistessero le perle poste l’una dopo l’altra ed unite da un filo. Ma le perle di pari non esisterebbero se non esistessero le collane.”
La vera vita è oltre il piano fisico
Brano tratto da OLTRE L’ILLUSIONE, pp. 210-213
Kempis: “Vedete come tutto viene elaborato dalla mente. Uno parla ed esprime un concetto ed ecco che chi ascolta, captando il messaggio elabora il suo significato confrontandolo con quanto crede o sa o è capace di supporre. E se il nuovo concetto in qualche modo può essere collaudato dal patrimonio delle proprie cognizioni, allora si dice: «ho capito». Oppure «hai ragione». Insomma l’individuo ha a sua disposizione una serie di strumenti, di veicoli, di mezzi. E dal gioco di questi suoi attrezzi, di queste sonde, di queste macchine che sono i suoi sensi nasce il suo «sentire». Dicevano gli antichi: «Cogito ergo sum»; penso, quindi sono, esisto. Invece noi dobbiamo dire: «Sento, quindi esisto», dando al termine «sento» il significato più lato. Sento, cioè per coscienza, sento per attività mentale, intellettiva; sento per mondo delle sensazioni, senti per contatto diretto con il piano fisico. Questa sera quando voi siete arrivati, avete fatto una di quelle elaborazioni delle quali prima dicevo. Vi siete trovati di fronte alla padrona di casa che vi ha aperto, ed ecco una situazione; che cosa dice la vostra mente? Dice che in quella situazione bisogna dire «buona sera», bisogna salutare ed ecco che avete espresso i soliti convenevoli. Se avete chiesto «come sta? » o «come stai? » è perché la vostra mente vi suggeriva che il saluto doveva essere allargato a questa informazione e nella steso tempo la curiosità – qui centra anche il mondo delle emozioni e delle sensazioni – vi spingeva a chiedere qualcosa che non sapevate e che desideravate conoscere. Quando durante tutta la sera avete parlato di vari argomenti, che cosa avete fatto? Sempre i vostri veicoli vi hanno fornito delle informazioni, vi hanno dato dei dati che voi avevate elaborato, e questa elaborazione vi ha spinto poi ad intervenire nella discussione; oppure il timore di sbagliare vi ha fatto tacere. In sostanza, se di frante a ciascuno di voi, anziché essere tante persone in carne ed ossa, vi fossero stati tanti simulatori – così si dice oggi, è vero? – la vostra reazione sarebbe stata identica.”
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Il Maestro Kempis introduce la sua comunicazione facendo riferimento a come vengono elaborate nella nostra mente le comunicazioni e le impressioni, che ci giungono dalle esperienze esterne e sono indotte in noi o semplicemente da esseri incarnati con evoluzione analoga alla nostra, o da falsi maestri od altro, a rigore non è importante. Tutto ciò per dire che la realtà, che i nostri sensi registrano, non necessariamente è quella, che si crede che sia. Questo non è fondamentale, perché quello, che veramente conta ai fini dell’evoluzione della coscienza, è l’impressione, che s’imprime nei nostri veicoli, ed in particolare quella, che ricade in modo rilevante nel corpo akasico.
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Kempis: “Voi sapete – giusto parlando di spostare l’attenzione ai piani più sottili – che esistono certi esercizi insegnati dal sistema Yoga, secondo i quali si cerca appunto di affinare le capacità sensorie degli individui. Il primo e più elementare di questi esercizi consiste nel dire: «Io ho un corpo fisico, non sono il mio corpo fisico. Io non sono il mio corpo astrale, ma io ho un corpo astrale. Io non sono il mio corpo mentale, ma io ho un corpo mentale» e così via. Quindi per spostare la propria attenzione ai piani più sottili bisogna, come norma elementare, cercare di svincolarsi, liberarsi dall’illusione che il piano fisico sia il centro del tutto, che la vita nel piano fisico sia un’esclusiva del piano fisico. Occorre che l’individuo cessi d’identificarsi con il suo corpo fisico. Noi cerchiamo di spingervi a questo parlandovi del mondo dei fotogrammi e dicendovi: «Vedi quella pianta che tu credi viva perché la vedi crescere? Non è così: quella pianta vive solo perché, dietro la sua forma, è nascosto un «sentire». Non è viva perché cresce; in quanta è rappresentata così, è rappresentata nei fotogrammi come un qualcosa che voi chiamate «seme» il quale comincia a germogliare e che, poi, nella fase successiva mette le foglie e poi cresce, fiorisce, fruttifica e muore, perché è rappresentata secondo questo ciclo. Ma in effetti vive perché dietro a questa forma si nasconde un piccolo «sentire», un sentire di sensazione, di sensibilità». Quella è la vita della pianta, non il suo crescere. Altrettanto possiamo dire del nostro corpo fisico quando siamo incarnati. Una creatura vive non perché la vediamo muovere, mangiare, crescere, dormire, destarsi, parlare: quella non è la vera vita della creatura. Ma vive perché dietro a questi atti c’è un «sentire», un «sentire di coscienza». Quella è la vera vita. È importante questo perché il fatto che un corpo fisico cresca, metta la barba e i baffi, o perda i capelli, non vuol dire che quel corpo fisico viva, è vero? Non vuol dire che l’individuo viva. No. Il suo corpo fisico è rappresentato nei fotogrammi del piano fisico secondo quella successione; cioè secondo la successione di mettere la barba, i baffi e perdere i capelli, e così si comporta; ma il succo; l’ essenza la verità della vita sta oltre il piano fisico, oltre il corpo fisico: sta nel «mondo degli individui».”
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L’immagine della realtà, che si presenta ai nostri sensi fisici è quella di una realtà in divenire. Vediamo le piante crescere, il nostro stesso corpo fisico cambiare, le emozioni mutare, trasformarsi, possiamo passare da stati di rabbia a momenti di gioia. Così anche il pensiero è in continuo movimento, le idee si accavallano, spesso in modo disordinato. Ma cosa c’è dietro a tutto questo apparente frullare, che pervade i veicoli fisico astrale e mentale? I maestri ci dicono che c’è un centro, un punto fermo, e questo è il sentire di coscienza, è lui la nostra vera realtà, l’essenza sulla quale si appoggia questo apparente movimento. È come lo spettatore che in una sala cinematografica guardi un film. Ma i Maestri ci dicono anche che,se lo spettatore cambia prospettiva, sale nella cabina di proiezione e guarda da vicino la pellicola, vedrà che tutta quella storia che ha fino ad allora aveva visto, non è quale lui l’ha percepita. Essa è fatta da tanti fotogrammi, lì fermi in una dimensione statica. Lo stesso accade per la rappresentazione della realtà che i nostri sensi ci danno. Sono tanti istanti di situazioni fisiche, astrali, mentali statiche ed immobili, l’idea del movimento nasce nella percezione del sentire-osservatore, che osserva quei fotogrammi e li combina secondo differenti prospettive.
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Kempis: “Allora pensiamo che questa serata sia precostituita, che esista un film che contiene i vostri corpi fisici, le vostre sensazioni, le reazioni, tutto quanto voi avete vissuto in questa serata e che ha interessato le materie dei piani astrale, mentale e fisico. Prima di tutto se così fosse, ciascuno di voi potrebbe vivere questa serata singolarmente, perché il «sentire» di ciascuno potrebbe essere contemporaneo agli altri «sentire» e ciò non cambierebbe nulla. Poi voi avreste la sensazione di essere liberi e padroni di fare delle domande o di tacere come avete fatto, senza peraltro che in effetti esista un’alternativa reale a quello che è stato il vostro comportamento. Siamo al punto in cui suonate alla porta di questa casa. La vostra sensibilità, il vostro «sentire» vive quel momento, il momento in cui nel fotogramma nel quale vi immedesimate, il vostro corpo fisico è rappresentato al cospetto della padrona di casa con un cordialissimo: «Buona sera! » Che cosa accade? Accade che avete una risposta, questa risposta è uno stimolo alla vostra sensibilità ed ecco che nella situazione successiva voi ancora interloquite, voi ancora parlate e vi comportate secondo lo stimolo che avete avuto. E così vivete per la prima volta la serata quale l’avete trascorsa questa sera, «Strano – direte voi – ma a me sembrava di essere il protagonista della serata, perché avevo certe reazioni ed a queste reazioni rispondevo secondo la mia libertà, od ero libero di stare zitto». Sì,certo, voi avete risposto a certi precisi stimoli perché la vostra evoluzione così vi ha fatto rispondere; perché valutando tutti i vari impulsi che i vostri veicoli vi hanno trasmesso e che provengono dall’ambiente del piano fisico nel quale è rappresentata una certa situazione, solo così potevate reagire. Dunque un nuovo tipo di libertà si aggiunge a quelli che conoscete: la supposta libertà. Torneremo su questo argomento che non deve meravigliarci; dal momento che tutto è illusione, anche la libertà può essere illusione. Quello che mi preme puntualizzare è questo: rivivendo la riunione di questa sera, la rivivreste nello stesso modo non perché così precostituita, ma perché tornando indietro di un passo nella vostra evoluzione, gli stimoli dell’ambiente esterno – stimoli identici a quelli che avete provato per la prima volta, badate bene, stimoli identici – susciterebbero le identiche reazioni. Questo è un esempio che può servirci per tornare sull’argomento del libero arbitrio.”
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Il Maestro Kempis con il descrivere nei particolari la semplice situazione, che la sera stessa della seduta si è presentata ai partecipanti, vuole mettere in evidenza come le reazioni di ognuno, così come la situazione stessa, sono create e percepite dal sentire di coscienza del singolo. Questa creazione-percezione è determinata dalle limitazioni del sentir stesso, quindi, se fosse possibile riavvolgere la pellicola del film, tutto sarebbe rivissuto alla stessa maniera, perché il sentire di coscienza avrebbe le stesse identiche limitazioni. Ciò pone quindi degli interrogativi sulla libertà individuale, che appare con evidenza non essere reale, ma soltanto immaginata tale. I Maestri svilupperanno l’argomento con la teoria delle varianti, che risolve in qualche modo il problema del libero arbitrio.
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[1] OLTRE L’ILLUSIONE: Dalle apparenze alla realtà. Cerchio Firenze 77. Roma: Edizioni Mediterranee, 1978.