Commenti di Anna Maria Fabene
*******
Con l’insegnamento del Maestro Claudio ha inizio il lungo percorso di introspezione volto alla conoscenza delle reali intenzioni che sono alla base delle nostre azioni. Claudio ci guida ad esplorare il caleidoscopico mondo creato dall’Io, la cui illusoria natura è tutta focalizzata sull’affermazione della propria esistenza. Il Maestro ci insegna, passo dopo passo, ad essere consapevoli dei vari processi espansionistici dell’io, perché solo grazie a questa consapevolezza potremo affrancarci dai limiti che sono alla base del nostro egoismo, causa di ogni dolore e conflitto. Il “conosci te stesso” del Maestro Claudio, che ha inizio “da poco e da vicino” ci conduce a vivere serenamente il “presente” e a riflettere sulla visione unitaria della Realtà “Nella quale il senso dell’io, prodotto della limitazione, è destinato a cadere per lasciare il posto a una consapevolezza che non conosce frontiere, in cui non vi è più qui -là, ora-dopo”.
*******
L’Io come limitazione
Brano tratto dal libro DAI MONDI INVISIBILI,[1] pp. 80-81
Claudio: “Ultimamente è stato sottoposto alla vostra attenzione il fatto che gran parte della sofferenza dell’uomo nasce dalla sua mente, o – meglio – dal modo errato di usare la mente. Vorrei portarvi un esempio: abitualmente l’uomo non ha consapevolezza di una parte del suo corpo fino a che questa non si ammali e non gli procuri dolore. Così è della mente: se arreca dolore all’uomo, ciò significa che non funziona armoniosamente. Vi è stato anche accennato il fatto che la mente può cessare di arrecare dolore all’uomo, e ciò accade quando finisce di creare e mantenere in vita l’io. La causa e l’oggetto della sofferenza è l’io, è l’io che soffre ed è l’illusione della separatività il soggetto della sofferenza; fino a che esiste l’io persiste il dolore. Quanto più l’io è valorizzato, innalzato, sublimato, tanto più cresce la causa del soffrire. Fino a che esiste l’io, esiste corruzione, lotta, dolore; per capire la causa della sofferenza, consideriamo che cos’è l’io. L’uomo ha un corpo fisico con i suoi sensi, vista, udito, tatto, ecc. Ha poi un altro nucleo di sensazioni come l’irritabilità, l’ansietà e via dicendo. Ha ancora la possibilità di pensare, cioè interpretare personalmente la realtà ponendo in relazione gli uni con gli altri fatti e pensieri e sensazioni, traendone delle conclusioni. Tutte queste cose, il corpo, le sensazioni, i pensieri, creano l’io. Non è che l’io pensi, semmai è il contrario. L’io non trova riscontro, non ha un’esistenza propria, contrariamente a quanto affermano gli studiosi della psiche. E perché non trova riscontro nella struttura dell’individuo cerca di affermare la sua esistenza con l’accumulare, crescere, possedere. È il desiderio di accrescersi che fa cercare la sicurezza della continuità, la certezza che non sarà annientato dalla vita e dalla morte. Così si fa più netto il senso di separatività, il pensiero si standardizza e viene eluso ogni cambiamento; il timore fa sì che l’uomo divenga la sua legge. Il risultato di tutto ciò è dare importanza nel senso errato alla personalità, credere che occorra accumulare per essere felici. Si dà importanza al lavoro per ciò che questo può dare al singolo con oggetti, amicizie, qualità, mentre il lavoro dovrebbe essere visto in funzione della collettività. Si dovrebbe programmare per l’intera umanità, non per il beneficio di pochi. La mente è costantemente occupata per l’io; pensa se l’io possiede abbastanza, se avrà abbastanza onori e gloria, benessere. Così in questa visione della separatività ingannate voi stessi in molti modi. Ma quando cesserete di vivere in funzione dell’io, dal punto di vista dell’io, allora cesserà ogni conflitto, ogni desiderio di conseguimento. La mente sarà alfine libera e non causerà più dolore agli uomini.”
[1] DAI MONDI INVISIBILI: Incontri e colloqui. Cerchio Firenze 77. Roma: Edizioni Mediterranee, 1977.