I due generi del sentire individuale

Commenti a cura di Andrea Innocenti

Brano tratto dal libro OLTRE L’ILLUSIONE,[1] pp. 228-231

Voce del lettore

Kempis: “Dobbiamo intenderci su cosa significa «sentire». Una volta voi avevate le idee chiare in proposito: il «sentire» era il sentimento, il resto era sensazione, emozione, pensieri. Da quando abbiamo preso a parlare dei fotogrammi, non potevamo conservare questa distinzione senza avere una grande difficoltà nell’esprimerci. Ed allora abbiamo usato il termine «sentire» in senso lato, che comprende cioè sensazioni, emozioni, ricordi ed anche sentimento. Quando noi diciamo «sentire dell’individuo» intendiamo quella percezione individuale che comprende sensazioni, emozioni, suscitate anche dai sensi del corpo fisico, desideri, pensieri, ricordi e sentimento, cioè grado di evoluzione raggiunto. In questa elencazione va tenuta presente una distinzione fra i tipi di movimenti interiori dell’individuo, ovvero il «sentire individuale» è di due generi: il primo comprende tutti quei movimenti legati alle situazioni contingenti in cui si trova l’individuo ed alla sua consapevolezza come sensazioni, desideri, pensieri; il secondo è comprensivo del suo essere reale. In altre parole il secondo genere di «sentire individuale» è quello che chiamavamo sentimento, cioè coscienza individuale o evoluzione raggiunta. Questo «sentire» non è legato alla situazione del momento nel senso che esiste al di fuori di essa. È il vostro vero essere che non è così perché legato al ricordo di esperienze avute, ma è così perché proveniente dalle situazioni vissute ed assimilate. Il ricordo può scomparire, ma quando l’esperienza è assimilata la coscienza individuale è accresciuta anche se la cronaca dell’avvenimento non si ricorda più.

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Con il termine «sentire individuale» i Maestri intendono due tipi di sentire. Uno che chiamano «sentire in senso lato» l’altro «sentire di coscienza» .Il primo è la personalità, dipende dai veicoli dei mondi della percezione, cioè il fisico, l’astrale ed il mentale inferiore. La personalità è legata alle esperienze, che l’individuo fa quotidianamente. L’ambiente circostante perciò ha un’influenza notevole, perché i veicoli della percezione sono automi, che funzionano in ragione degli impulsi che gli vengono, anche dal condizionamento esterno. Chi considera il comportamento di una persona determinato dall’ambiente nella quale è vissuta, è nel giusto, ma soltanto in modo parziale. Infatti nell’individuo esiste anche l’altro tipo di sentire, il «sentire di coscienza» ovvero, in modo un po’ impreciso, la sua anima. Questa ha in sé la sintesi delle esperienze fatte nelle vite passate, e la sua azione può influenzare il comportamento dell’individuo. Per spiegarsi meglio, quando l’anima, ovvero la coscienza, è sufficientemente ampia, questa è in grado di controllare gli impulsi, che le vengono dal sentire in senso lato, la personalità, quindi la vita dell’individuo ha comportamenti eticamente positivi e luminosi, in caso contrario sono gli impulsi automatici dei meccanici veicoli inferiori, che prevalgono. Allora non c’è né etica né altruismo, è soltanto l’egoismo che fa sentire la sua voce. Determinante può quindi divenire il condizionamento ambientale. Nel caso di un individuo di media evoluzione, i comportamenti saranno dominati in parte dalla personalità, in parte dalla coscienza. Egli è in una continua oscillazione. Così si possono spiegare le contraddizioni, che spesso si trovano nelle azioni degli esseri umani.

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Kempis:Questo genere di «sentire» non è legato alla consapevolezza dell’individuo, voi ben lo sapete: pochi conoscono se stessi, pochi hanno consapevolezza del loro vero essere che si rivela diverso da quello presunto (sovente assai peggiore). Allora, quando noi parliamo di «sentire individuale» intendiamo questi due generi di «sentire»: l’uno legato alle situazioni contingenti (fotogrammi) e proveniente dai veicoli grossolani dell’individuo, l’altro rappresentato dal grado di coscienza individuale (evoluzione) raggiunta. L’esistenza del «sentire individuale» è contenuta in una scala che comprende ad un estremo un «sentire» minimo, all’altro estremo un «sentire» massimo. Naturalmente dei due generi del sentire individuale quello che si amplia notevolmente secondo questa gradualità è il sentire di coscienza. Adesso parliamo del «sentire dell’individualità». Voi già sapete che il sentire dell’individualità è il percepire tutto ed in un solo attimo eterno la gradualità del sentire individuale, cosicché possiamo dire che il sentire dell’individualità non comprende tanto le situazioni contingenti, quanto le varie fasi di costituzione della coscienza individuale percepite tutte assieme. Per questo motivo parlandovi anni fa dell’individualità vi dicemmo che il suo ciclo di esistenza è unico, cioè non presenta varianti, qualunque sia la strada scelta dall’individuo. Del resto ciò è facilmente comprensibile: quando l’individuo ha la possibilità di scegliere, le due strade che rappresentano questa possibilità si equivalgono ai fini del raggiungimento di un grado maggiore di coscienza. Siccome il sentire dell’individualità corrisponde al sentire tutti assieme i gradi della coscienza che via, via l’individuo raggiunge, voi comprenderete come il sentire dell’individualità non contenga essenzialmente il sentire contingente dell’individuo.

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Il sentire dell’individualità, è un sentire di coscienza. Praticamente è la fusione di tutti i sentire di coscienza degli individui, che formano la collana di perle, che disegna l’individualità. È perciò ovvio che i sentire in senso lato non possono fare direttamente parte del sentire dell’individualità. D’altra parte la successione dei fotogrammi riguarda il sentire in senso lato, è lì quindi che possono esserci le varianti, ovvero gli spezzoni di filmato, che danno luogo a due o più differenti percorsi esperienziali della coscienza, i quali poi confluiscono al loro termine, in uno stesso sentire di coscienza di grado sempre maggiore rispetto a quello, dal quale questi stessi filmati si sono costituiti. Da ciò, che il Maestro insegna, si prefigura una realtà avente un duplice aspetto. Uno inerente ai sentire di coscienza, che costituisce la realtà vera e propria, un altro quello dell’illusione originato dai sentire in senso lato.

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Kempis:Le considerazioni che ho fatto servono per introdurci al problema del libero arbitrio e delle varianti. Credo che abbiamo enunciato a sufficienza i tipi di libertà goduti dall’individuo. L’argomento deve essere ripreso per esaminarlo alla luce della Verità dei fotogrammi, per così chiamarla.Infatti voi avete compreso il principio delle situazioni cosmiche e della non contemporaneità del sentire individuale, ma lo avete fatto ponendo da parte la possibilità di scegliere degli uomini che nel momento avrebbe complicato la possibilità di comprensione degli altri principi. Infatti se noi ammettiamo che la nostra vita non si realizzi man mano che noi viviamo, ma sia già tutta realizzata e che noi la viviamo quando in qualche modo veniamo a contatto con ciò che già esiste, possiamo facilmente comprendere anche che altri nostri simili, che intrecciano la loro esistenza con la nostra, possano vivere la loro (nel modo suddetto) non contemporaneamente alla nostra. Ma quando in tutto ciò s’inserisce la possibilità di tutti di scegliere, poco o tanto che sia, come è possibile che tutto sia già realizzato? Vi abbiamo allora accennato alle cosiddette varianti: cioè quei rami doppi delle esistenze individuali che esistono laddove l’uomo ha la reale, cioè non presunta, possibilità di scegliere.

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Come si coniuga il problema del libero arbitrio con la concezione della realtà in essere e non in divenire? La teoria dei fotogrammi è indispensabile per comprendere la possibilità di una libertà pura. Quando la logica dell’evoluzione del sentire lo richiede, la pellicola, che costituisce l’insieme dei fotogrammi del film della vita, si divide in due o più spezzoni. Ciascuno rappresenta una possibilità di scelta. Tutto è lì, esiste per sempre e da sempre, l’illusione della scelta è solo per il sentire in senso lato dell’individuo, il quale dal suo punto di vista sceglie veramente. Mentre nella Coscienza Cosmica non c’è divenire e niente si muove, tutto è come fermato. Le due possibilità di scelta sono perfettamente nelle stesse condizioni, come se fossero state scelte entrambi. È soltanto all’interno della personalità, che c’è l’illusione di avere fatto un’opzione, che però dal suo punto di vista è reale, perché ha avuto una libertà pura.

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Kempis:Dobbiamo però fare un esempio pratico per comprendere come queste varianti si inseriscono nell’esistenza degli altri. Nella comprensione di questa Verità, come non mai, vorremmo che riusciste da soli. Ripeto: niente viene di volta in volta creato; nessuna situazione è creata lì per lì, a seguito di un’altra situazione precedente. Ma già tutto esiste ed una situazione viene scelta in funzione della scelta che si è fatta precedentemente. Fino a ieri voi credevate che di volta in volta il Cosmo crescesse, maturasse, sviluppasse. Oggi voi sapete che il Cosmo esiste da sempre e per sempre in tutte le sue fasi di sviluppo. Altrettanto è per la vita degli individui, ogni situazione è già esistente nel senso che non si attende che l’individuo abbia scelto una situazione precedente per concretizzare la seguente; ma già tutto esiste ed è l’individuo che, in forza di una scelta precedente, opera una scelta successiva già realizzata. Esistono passaggi forzati, serie di fotogrammi le quali, una volta imboccate all’inizio, non possono che condurre alla fine, ma esistono anche le varianti. Se la variante interessa due individui, può essere vissuta solo da una di queste due creature.

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Il problema che affronta il Maestro è: come s’inseriscono i vari personaggi in una variante rispetto alla scelta del protagonista. In effetti la variante è solo per chi deve fare la scelta. per tutti gli altri c’è una storia generale ovvero la serie dei fotogrammi, che non fanno parte degli spezzoni che costituiscono modifiche alternative. Al termine della variante, la serie dei fotogrammi della storia generale e quella della variante, si unificano. I vari personaggi appartenenti alla storia generale rimangono nel loro percorso, senza rendersi conto, che il protagonista della scelta, ha fatto un diverso cammino dal loro, e lui era soltanto rappresentato. Così altrettanto il personaggio principale non si accorge, che le persone, che lui ha incontrato nella sua variante, non erano reali, ma erano soltanto una sua raffigurazione.

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 Kempis:Nello spiegarmi più chiaramente debbo affermare cose che in realtà non si riscontrano così recisamente, ma debbo farlo per farvi intendere. Supponiamo che in una serie di fotogrammi siano rappresentati due creature: un mendicante ed uno che passa a lui di fronte. A questo punto nasce una variante: che cosa succede? La creatura che passa di fronte al mendicante può scegliere fra fare l’elemosina o non farla. L’elemosina è un fatto materiale, cioè togliere, da una certa quantità di monete in una borsa, una moneta e passarla nelle mani del mendicante. Ecco della variante la prima serie di fotogrammi (guardate che quando parliamo di serie di fotogrammi non intendiamo queste semplici azioni, ma tutto un insieme, un complesso che può occupare gran parte di una vita di un individuo, ma qua siamo per semplificare): la creatura passa davanti al mendicante e fa l’offerta, cioè toglie delle monete dal suo portamonete e le passa al mendicante. Seconda serie di fotogrammi: passa di fronte al mendicante e tira di lungo, quindi le monete rimangono nel borsellino. Che cosa succede? Voi sapete che non esiste la contemporaneità del «sentire» per cui il mendicante vivrà, «sentirà», percepirà si immedesimerà in una di queste due serie di fotogrammi in un tempo per così dire non contemporaneo all’altra creatura che passa di fronte a lui. Supponiamo che la serie dei fotogrammi sia vissuta prima dal mendicante e che egli debba ricevere quelle monete per un suo buon karma. Allora, il 27 novembre, giorno credo di riscossione per molti umani in questa vostra città, in questo giorno preciso del calendario – che però può essere vissuto in tempi diversi da ciascuno di noi pur essendo sempre il 27 novembre- il mendicante deve avere questo karma buono: ricevere certe monete. Quando questa scena del Cosmo sarà «sentita» dal mendicante, egli vedrà passare davanti a sé questa persona di cui dicevamo prima che essa tiri fuori da suo borsellino delle monete e gliele passi. È chiaro fin qui? Ma che cosa succederà quando questa serie di fotogrammi sarà «sentita» dall’altro personaggio in essa raffigurato- che può anche del resto essere «sentita» contemporaneamente al mendicante, noi abbiamo cercato di complicare l’esempio – se il secondo personaggio, che dovrebbe donare, invece per un moto egoistico, imbocca l’altra serie di fotogrammi e non dà le monete? Come tornano i conti? Il mendicante avrà avuto il suo denaro, denaro che spenderà o che forse seppellirà, ne farà quello che vorrà. L’altro invece se lo terrà stretto nel borsellino. Ciascuno dei due personaggi, pure essendo rappresentato in un episodio comune, ha seguito una soluzione diversa. D: Ma il 27 novembre che cosa è successo? R:Per uno è successa una cosa, per l’altro un’altra. Meditate su questo esempio. La soluzione, cioè la realtà di come ciò accade, dovete guadagnarvela.

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 Questo esempio è molto chiaro, ma preso alla lettera è sconvolgente. Veramente viviamo in una grande illusione. Ma i Maestri parlano da «Oltre l’illusione» e non ci dicono queste cose per farci andare fuori di testa, sanno che nostro dovere è rimanere sempre ben ancorati a quella che crediamo essere la realtà, Essi, modestamente presumo, vogliono attenuare quell’attaccamento esasperato che il nostro egoismo produce, e ci rende come ciechi in una realtà da noi stessi creata. Una profonda meditazione, come il Maestro invita a fare diviene perciò fortemente necessaria.

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[1] OLTRE L’ILLUSIONE: Dalle apparenze alla realtà. Cerchio Firenze 77. Roma: Edizioni Mediterranee, 1978.