Carattere unitario del Tutto

 Commenti a cura di Andrea Innocenti

Brano tratto dal libro OLTRE L’ILLUSIONE,[1] pp, 235-238

Voce del Maestro Kempis

Kempis: “In un epoca in cui molto si parla di viaggi cosmici, vogliamo anche noi compiere un viaggio immaginario, sulla base di quello che vi abbiamo detto: dall’Eterno Presente – se ciò fosse possibile – vogliamo dare un rapido sguardo al Cosmo, per scoprire il senso e la portata delle varianti. Se del Cosmo esiste già tutto, nell’ipotesi che adesso ponevo di questo viaggio immaginario, quale paesaggio troveremo? È chiaro che dovremmo fissare la mèta del nostro peregrinare, cioè dovremmo fissare in quale punto ed in quale tempo approdare. Infatti, poiché tutto esiste già, non troveremo l’epoca che voi state vivendo, ma tutte le epoche. Ponendo di scegliere questo tempo e questo spazio, noi troveremmo una staticità dell’esistente e non percepiremmo movimento se non limitassimo la nostra attenzione a ciascuna situazione ed al moto che queste situazioni avviano, da una all’altra. Solo allora troveremmo il movimento che voi percepite ora. Dunque Eterno Presente e Como non sono poi tanto lontani fra loro. Per entrare nel Cosmo si tratta di limitarsi, limitare la propria percezione alla situazione che si desidera seguire, perché tutte le situazioni esistono già. Così pure se volessimo evitare il piano akasico, dovremmo scegliere a quale punto di successione dei «sentire» noi vorremmo fissare la nostra attenzione; altrimenti egualmente troveremmo una situazione statica perché il moto – quale voi lo conoscete e lo «sentite» nel senso assoluto non esiste.”

*******

Il Maestro Kempis ci guida verso un immaginario viaggio dall’Eterno Presente nel Cosmo. Davanti a noi si presentano tutte le situazioni possibili, fisse ed immobili. Dobbiamo soltanto decidere quale situazione scegliere. Per immergersi in una situazione da noi scelta, dobbiamo limitare il nostro sentire, cioè restringere il campo della percezione fino a fissare l’attenzione sulla successione dei fotogrammi, che a noi interessa. Così, individuato il punto esatto da noi desiderato, lo percepiamo in movimento, pur essendo esso in stato di quiete. L’impressione del moto, deriva dall’essere quel fotogramma legato in successione consequenziale al suo precedente ed al suo seguente. Ma è soltanto una falsa percezione, perché il moto non esiste. Accade esattamente come per i fotogrammi della pellicola di un film. In conclusione il tuffo nel Cosmo è stato possibile dall’aver ristretto il nostro sentire. Questo avviene sempre nell’esistenza, ma con una linea di percorso completamente opposta. È il sentire, che è per sua natura limitato e che in ragione di ciò, crea e percepisce la successione dei fotogrammi, dall’appalesamento dei quali, acquista coscienza, ovvero capacità di maggiore consapevolezza, fino a rendersi conto, che il movimento ed il divenire in esso radicato, sono soltanto un’illusione.

*******

Kempis: “Voi sapete che la successione nel piano akasico si chiama passare da un «sentire» elementare ad un «sentire» in forma più intensa, che avviene contemporaneamente per ogni individuo, perché tutto ciò che è equipollente, vibra, agisce, svolge la sua funzione nello stesso modo. Da qui nasce la contemporaneità del «sentire» nel piano akasico. Se nel piano akasico esistono tante forme di «sentire», dalla più semplice alla più complessa, e illusoriamente sbocciano, tanto per dire qualcosa, ciò non può che avvenire contemporaneamente per ciascun grado di «sentire» analogo. Non vi sarebbe motivo che «sentire» equipollenti esistessero in modo diverso. Due corde di violino che siano accordate sulla stessa nota, vibrano all’unisono. Tanti sono gli esempi che potremmo fare; ma credo che non vi sia bisogno d’altro per comprendere questo concetto. Nel piano akasico ogni «sentire» individuale è presente e di ciascun individuo la gamma completa. Come nel piano fisico, ogni fotogramma rappresentante i veicoli fisici di ciascun individuo è presente. Lo scorrere, ho detto, si ha solo se si limita l’attenzione a ciascun fotogramma ed al movimento cui questo fotogramma induce. Così la vibrazione del «sentire» nel piano akasico avviene in modo analogo; ogni «sentire» è presente, ma è per sua natura che induce e sfocia in un «sentire» successivo. In forza di un «sentire» alla volta nasce lo scorrere del «sentire» nel piano akasico; che, come abbiamo visto, dà luogo alla vita di «sentire» in tutti gli altri piani. Di sensazione, di emozione, di pensiero, di sentimento. Alla vita dell’individuo in parole povere. Se dunque noi vogliamo scendere nel piano akasico, dobbiamo fissare la nostra attenzione ad un livello di «sentire» e legarci a quello per seguirne lo scorrere. Ed allora vedremmo che l’aspetto del Cosmo acquista tutto un significato diverso, una luce assai differente. Mentre da uomini vedevamo una serie di avvenimenti scorrere contemporaneamente, cioè secondo l’epoca e lo spazio scelti, adesso non più: adesso vediamo che tutte le epoche e tutti gli avvenimenti sono ricettacoli di «sentire». Individui ubicati in tempi e spazi diversi, sentono contemporaneamente, giacché il «sentire» equipollente vibra all’unisono. Così Tizio dell’antica Roma, vive e «sente» contemporaneamente al rag, Rossi della vostra epoca.”

*******

Il Maestro Kempis cerca di farci capire la vita del piano akasico. Da essa discende pienamente quella sul piano fisico. La contemporaneità è uno dei punti chiave per capire, sia pure parzialmente, la vita nel piano akasico. Quello è il piano della coscienza, ciò che differenza i sentire sono le limitazioni, sono queste che rendono equipollenti i sentire, e la contemporaneità fra essi, è data da tale equipollenza. Lo spazio tempo del piano fisico viene completamente stravolto. Persone viventi in tale spazio tempo e rappresentate in fotogrammi appartenenti a epoche diverse, diventano contemporanee nella logica della successione dei sentire, poiché tutto dipende dal loro grado di evoluzione. Le conseguenze che possono discendere nel nostro ordinario vissuto, sono notevoli. Principalmente cade ogni possibilità di giudizio nei riguardi del proprio prossimo il cui sentire di coscienza resta per noi assolutamente inconoscibile.

*******

Kempis:A questo punto, quale significato può avere la variante? Se tutto è già, come si può parlare di libertà dell’uomo? Certo tutto esiste già, non v’è dubbio su questo. È una deduzione logica, forse di altri postulati; ma certo che ha una sua valida spiegazione. Se Assoluto è il Tutto, tutto sa, tutto conosce, tutto comprende: anche le nostre scelte dunque esistono già. Ma siamo poi sicuri che dire: «poiché tutto esiste già» vuol dire che io non ho scelta alcuna? Siamo sicuri che dire: «tutto è già esistente» significa che l’individuo non abbia libertà? È questa infatti, una deduzione errata, perché ho detto or ora che Dio non ha, ad un certo momento – momento che non può esistere- emanato o creato il Cosmo. Il Cosmo è esistito da sempre. L’inizio e la fine del Cosmo sono nell’ambito stesso del Cosmo, perché il Cosmo è limitato ed ha un inizio ed una fine; ma ciò non ha riscontro nell’Eterno Presente. Se Dio avesse emanato il Cosmo nel senso che le religioni danno al concetto della Creazione, questa non potrebbe essere avvenuta che in un solo attimo. È l’attimo in cui il Tutto avrebbe emanato il Tutto, comprese le vostre scelte, le avrebbe emanate quali voi le vivete, non in base ad un suo disegno, ma in base alle vostre scelte. Non è un sillogismo. Dunque voi che scegliete, non seguite un disegno di Dio. Piuttosto è giusto il contrario: il disegno di Dio è quello che è in base alle vostre scelte. La cosa, come vedete, è molto diversa. Dire che tutto esiste già, non significa dire che l’uomo non ha scelta. Dobbiamo dire che tutto esiste già in funzione ed in virtù delle scelte dell’uomo, degli individui. «Come? – voi direte – Ma noi ancora non le abbiamo operate queste scelte! ». Non ha alcuna importanza, ripeto. Nella mente dell’Onniscienza non esistono questi limiti. Tutto è stato fatto secondo un disegno che lascia all’uomo una certa libertà. I limiti di questa libertà voi li conoscete.”

*******

Il problema, che pone il Maestro Kempis, consiste nel coniugare logicamente la Realtà in essere con la possibile libertà degli individui. La soluzione, che il Maestro dà, è nel dire che gli individui scelgono non secondo un disegno dell’Assoluto, ma che accade l’inverso, cioè è il disegno dell’Assoluto, che è tale, perché formato in funzione delle scelte individuali. Non è facile capire tutto ciò, bisogna fare un salto d’intuizione, che consiste nell’acquisire la consapevolezza, che ogni individuo è parte virtuale dell’Assoluto, sia pure limitata, e che con la sua semplice vita esprime la Sua esistenza stessa. Realizzare una tale convinzione elimina ogni insicurezza e frustrazione dentro di noi, ma invece dà una grande forza, unita alla certezza, che ogni istante di vita è un momento magico, che l’Esistente ha in sé.

*******

Kempis:Ma come può esistere una variante se già tutto esiste? Ma per dire, e per essere, che l’uomo esista e viva e «senta» nei limiti della sua libertà relativa, è necessario che questa libertà di fatto si concretizzi nel Cosmo. Per dire che l’uomo ha una certa libertà, il Tutto deve esistere nella misura di questa libertà. Per dire, per esistere un Kempis che ha la possibilità di fare una scelta, deve esistere nel Cosmo un’azione e la sua variante; ovverossia offrire questa possibilità di scelta, anche se già esiste la scelta che io farò. Ripeto: tutte le volte che l’individuo ha la possibilità reale e concreta – non facente parte quindi di quella libertà illusoria che decuplica la libertà individuale – di poter fare un’azione o non farla – dunque anche quelle azioni che rientrano nella sua libertà relativa spuria – esiste una variante. Il duplice svolgimento degli eventi è egualmente vivente ed esistente. Allora quale peso ha mai seguire l’una o l’altra versione nei riguardi dell’esistente? Vedete come tutto sembra disperdersi! Come questo unico Cosmo sembra ancora una volta diventato una sfera dalle mille sfaccettature che tutte rispecchiano una storia diversa e che scompongono, così, la Realtà in tante immagini l’una differente dall’altra? Questa non è la visione esatta perché il Tutto ha una Sua unicità e tutto, alla fine, conserva un carattere unitario. È vero, può accadere – debbo dirlo? – che un fatto che voi considerato avvenuto in un modo, sia da altri vissuto in un modo diverso. Che un colpevole, visto da centinaia di testimoni, in effetti sia innocente, perché ha vissuto una versione diversa dell’avvenimento. Ed allora, come giudicare? Voi stessi avete convenuto che l’uomo non può. Non ha gli elementi per giudicare. Non smarritevi in questa realtà che sembra sfuggirvi. Temete di perdervi. Pensate come tutto è stato fatto in modo perfetto. Pensate come tutto è stato fatto nel rispetto di una vostra libertà, anche se questa libertà vi viene concessa gradualmente per il vostro stesso bene. Pensate a quante cose nuove avete conosciute che vi sono state date in modo, forse, incredibile. Pensate a come gli eventi nascondono substrati, conoscenze, fatti, fattori, influenze diversi. Ed abbiate la forza di non smarrire la ragione.”

*******

Quello, che vediamo e viviamo, è soltanto una nostra creazione. Può infatti accadere, che del tutto diversa sia l’esperienza, che noi vediamo fare ad una persona, da quella, che lui interiormente vive. Non possiamo mai saperlo con certezza. Da qui il non giudicare. Tutto ciò può dare smarrimento e senso di inadeguatezza ad affrontare la vita. Possiamo domandarci che significato hanno le relazioni con le altre persone? Che valore ha un certo nostro comportamento rispetto ad un altro, anche se eticamente molto più elevato? Credo che la risposta stia proprio nell’intrinseco significato della variante, la cui esistenza permette una pur parziale libertà. Infatti la libertà costringe ad assumere la nostra responsabilità, e ci spinge ad essere indipendentemente dal risultato dell’azione fatta. La variante ha lo scopo d’ampliare le coscienze, perché grazie ad essa sempre meno sono determinate e sempre più auto consapevoli ed autonome. Anche in ciò l’Esistente esprime la sua perfezione e manifesta il grande amore che ha in Sé.

*******

Entità sconosciuta indicata con X: “Chi è qua presente questa sera è in un numero esatto. Questo numero è il risultato ben preciso della vostre presenze. Qua vi sono coloro che debbono venire e coloro che hanno la libertà di scegliere di venire o non venire. Mancano coloro che non debbono venire. Questo fotogramma sarà vissuto certamente da coloro che debbono venire; probabilmente da coloro che hanno la libertà di scegliere di venire. Non sarà vissuto, logicamente, da coloro che non debbono venire, e qua quindi non sono rappresentati.”


[1] OLTRE L’ILLUSIONE: Dalle apparenze alla realtà. Cerchio Firenze 77. Roma: Edizioni Mediterranee, 1978.