Commenti a cura di Andrea Innocenti
Brano tratto dal libro OLTRE L’ILLUSIONE,[1] pp. 238-244
Kempis: “Ricordo che una volta fece scalpore – ma non tanto quanto queste ultime Verità la nostra affermazione che alcuni che credete morti sono vivi ed altri che credete vivi sono morti. Allora parlavamo dei sepolti vivi e dei pazzi; delle morti e delle vite apparenti. Dicemmo che certe forme di pazzia son in effetti forme di morte, perché dietro quei corpi fisici, astrali, mentali istintivi, non si nasconde un «sentire», un individuo. Sono quindi morti-viventi, che così sono per karma di familiari o di società. Ora, conoscendo ciò, non deve destarvi meraviglia il fatto che il «sentire» non sia contemporaneo e che l’interlocutore, che vi sta di fronte e che parla con voi, che risponde a tono alle vostre domande, che dimostra le sue emozioni, che è vivo in parvenza, possa «vivere» ciò che voi vivete in modo sfalsato rispetto a voi; possa averlo sentito prima, o «sentirlo» successivamente, o addirittura non «sentirlo» mai. Il processo è equivalente. E come nella pazzia furiosa sta al di là, non è legato a quel veicolo fisico che voi conoscete come pazzo, ma se ne vive nel piano akasico altre esperienze, così l’interlocutore che voi vedete «sente» altri fotogrammi, diversi da quelli che voi in questo momento state «sentendo». Cioè quel capitolo della sua vita individuale che s’incrocia con il vostro, e che voi ora state leggendo, sarà da lui, o è stato da lui vissuto, «sentito» in un momento, non contemporaneo a voi.”
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Ciò che ci appare, non necessariamente ha come corrispondente un sentire di coscienza. Anzi potremo dire abbastanza raramente. Ma tutto questo non è importante, perché quello che conta è come risuona la relazione, che abbiamo con gli altri dentro di noi. Siano essi reali o soltanto da noi creati. Noi siamo sentire di coscienza che, sia pure illusoriamente, sono in evoluzione, e questo vuol dire sempre maggiore consapevolezza. Quindi il rapporto con gli altri, reale o fittizio che sia, ha lo scopo di nutrirla e farla crescere. A questo punto ci sovviene l’insegnamento del Maestro Claudio. Che per la sua apparente semplicità, sembra di facile attuazione, mentre capirlo veramente, e soprattutto metterlo in atto, presenta non poche difficoltà. Ma che ha come principale scopo, la funzione di coltivare in noi l’abitudine ad una continua consapevolezza. L’ acquisizione della quale è una delle principali finalità del messaggio dei Maestri del Cerchio.
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Kempis: “Conosciute queste Verità, la realtà fisica non cambia; voi avete sempre di fronte a voi le creature che avete. Se pensate che il suono impiega un certo tempo per percorrere uno spazio, voi già vedete che – senza ricorrere al concetto dello sfasamento del «sentire» individuale già nel concetto della comunicazione che avviene attraverso alla parola nel piano fisico, impera una diversità di tempi. Dal momento in cui l’ugola mia – quella che mi è stata prestata – emette dei suoni, fino a quando questi giungono ai vostri orecchi, passa un tempo, perciò esiste una non contemporaneità fra voi ed i vostri uditori. Esiste una sfasatura alla quale siete abituati, che chiamate impercettibile, minima, ma che esiste. Ebbene, tutto questo avviene senza che nulla cambi; il fenomeno vi è diventato consueto e non vi dà problemi, come invece sembra darvi la non contemporaneità dei «sentire», a proposito della quale vi siete chiesti se ciascun fotogramma contiene un «sentire». Contiene gli elementi che costituiscono il corpo fisico, contiene gli elementi che costituiscono il corpo astrale e quelli che costituiscono il corpo mentale. Quando l’individuo si lega a questo fotogramma, lega il suo «sentire» a questi elementi ed avviene un’intercomunicazione fra questi elementi fino a formare un tutto: allora l’individuo «vive» quei fotogrammi. Vive nella pienezza del pensiero, del sentire fisico, del sentire astrale e del «sentire» della sua coscienza. Per ora è sufficiente questo. Quando avrete compreso le «varianti», approfondiremo. ”
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I Maestri del Cerchio, come al solito, non vogliono rendere il loro insegnamento talmente astratto da crearci uno stato mentale, che sia completamente distaccato dal mondo, che noi, sia pure a torto consideriamo reale. Questo perché il sentire di coscienza, incarnandosi, ha la necessità di vivere pienamente la sua creazione, percepirla fino in fondo ed esserle pienamente aderente. Ma non va dimenticato il punto fondamentale che, oltre a quel Loro proposito, c’è anche l’intento di creare in noi, attraverso una sempre maggiore consapevolezza, un minore attaccamento a tutta la rappresentazione, alla quale le nostre limitazioni danno vita. In conclusione, il Maestro Kempis ci dice che non c’è sostanziale differenza fra un ascoltatore, che senta le parole di una persona che parla, e colui, che avendo creato un fotogramma, creda che ad esso sia collegato un sentire di coscienza, quando invece lo è soltanto, se la sua possibilità evolutiva glielo permette.
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Kempis: “Allora siamo ancora tornati sul problema delle varianti ed abbiamo visto che l’individuo talvolta, anzi spesso, si trova – in virtù della libertà che ha acquisito – di fronte alla possibilità di scegliere di percorrere una serie di fotogrammi piuttosto che l’altra. Che cosa vuol dire questo voi lo sapete: che in ciascuna serie di fotogrammi egli è rappresentato, le due varianti sono equivalenti. In una è rappresentato come facente una certa azione, nell’altra impegnato in una diversa. Le due versioni sono egualmente vive e valide tanto che l’Assoluto – se si potesse dire che le ha concepite in un momento – quando le avesse concepite non l’avrebbe fatto secondo un Suo desiderio, ma secondo le scelte stesse che l’individuo ha la possibilità di operare. A qualcuno può sembrare strano che nel momento in cui un individuo sceglie di percorrere una serie di fotogrammi in cui è visto compiere una certa azione, nella variante a questa serie, egli sia- per gli altri – vivo, palpitante, reale apparentemente e sostanzialmente, come in quella serie che egli ha scelto. Se di fronte a voi fosse stato creato un automa- a vostra insaputa- talmente perfetto da rispondere alle vostre domande e interloquire con voi, non vi accorgereste mai di avere di fronte a voi un essere senz’anima. Il fatto che al di là di quel bel parlare, di quel ben rispondere alle vostre domande non vi fosse nessun «sentire», riguarderebbe unicamente l’automa e non voi stessi. Ecco perché noi vi diciamo che il fatto che questo «sentire» sia sfalsato riguarda non voi, ma unicamente chi sta di fronte a voi. Voi siete di fronte a creature che sono complete, integre: questo dovete sempre ricordarvi. Vi abbiamo rivelati questi concetti perché sono Verità e la Verità deve essere conosciuta. Ma questo nuovo nostro dire non deve avere lo scopo di farci «distinguere» le creature; non deve essere un pretesto per dividervi da loro. Sono tutte eguali, sono tutte quelle che sono e tutte – lo diciamo – vivono contemporaneamente, «sentono» contemporaneamente nel piano akasico. Tutti i «sentire» analoghi vivono all’unisono. Che poi trovino riscontro nel piano fisico in tempi e spazzi diversi, non ha alcuna importanza. Ciò che vedete delle creature, ciò che voi ascoltate, non è la loro realtà; è la loro manifestazione esteriore e non ha importanza che il loro «sentire» esiste prima o dopo, in modo sfalsato rispetto al vostro. La realtà delle creature sta al di là della manifestazione esteriore, delle loro parole, del loro reagire, del loro condividere i vostri pensieri, i turbamenti e le contentezze. Questo dovete sempre ricordarlo, figli e fratelli, per percorrere questa nuova via che è una via di Verità. Verità veramente rivelata a pochi; comunque necessaria, indispensabile per comprendere la Realtà.”
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La visione che danno i Maestri del concetto di contemporaneità, può sconcertare ed indurre a non dare più importanza ai nostri rapporti con gli altri, verrebbe da dire: «Tanto non c’è nessuno, sono davanti ad un automa …».Questo può a volte essere vero, ma a noi non deve riguardare. Quello che pensa l’altro non ci deve interessare. Ciò che conta è quello che vibra nella nostra coscienza e la consapevolezza dell’ intenzione, che muove le nostre azioni, è la sola cosa alla quale dobbiamo porre attenzione. Non tanto per violentarci, qualora questa non ci appaia positiva, quanto per avere una cognizione esatta della spinta, che ha mosso il nostro comportamento in quella specifica situazione. La coscienza verrà poi con gradualità. La consapevolezza è una capacità della mente, mentre la coscienza, come intesa dai Maestri del Cerchio, trascende la materia mentale ed è costituita dalla materia del piano superiore ovvero l’akasico. Siamo sentire di coscienza che hanno dimenticato la loro vera natura e vivono nell’oblio della materia dei piani densi della dualità.
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Kempis: “A conclusione di questa conversazione desideriamo fare il punto, come si suol dire, circa la realtà delle «varianti» riassumendo, dalle precisazioni che di volta in volta vi abbiamo date, i capisaldi essenziali:
- Il Cosmo è la vulva nella quale viene alla luce la coscienza, cioè il «sentire per eccellenza» la cui gamma può essere sintetizzata in sensibilità – consapevolezza – coscienza individuale – coscienza cosmica – ed oltre, coscienza assoluta. Quindi la ragione o lo scopo della Manifestazione è la rivelazione della coscienza. Ma la coscienza può venire in luce solo se nel Cosmo l’individuo ha, in misura graduale possibilità di scegliere il proprio agire, modificarlo secondo i propri desideri, pensieri, sentimenti, in altre parole «libertà». Infatti la coscienza si può definire sentimento di discernimento liberamente operato. Ebbene, le varianti sono proprio i mezzi che conferiscono all’individuo la reale libertà di scelta e per questo fine esistono. Se, dunque, ha importanza la Manifestazione cosmica, questa importanza si riassume nello scaturire della coscienza che ne costituisce il motivo. Ma la coscienza non può rivelarsi se non nella libertà. Le varianti rappresentano appunto la necessaria indipendenza dell’individuo nell’ambito della quale ha modo di rivelarsi la coscienza.
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Coscienza eguale libertà, per i Maestri del Cerchio. L’esercizio alla libertà al sentire di coscienza, altrimenti determinato dalle ferree leggi del Cosmo, viene proprio dalle varianti, che permettono all’individuo momenti di reale possibilità di scelta. Esse riguardano le fasi della sua evoluzione umana, da quelle nelle quali la coscienza è più limitata a quelle in cui termina per essa la necessità di creare e percepire nella dualità. Oltre, il sentire liberato dai mondi della percezione, è piena consapevolezza e la sua modalità di essere s’identifica pienamente, in perfetta libertà, con quella della coscienza cosmica, sia pure nei limiti della sua ampiezza.
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- Perciò le varianti esistono quando esiste la reale possibilità per l’individuo di scegliere il suo comportamento. Esse sono realizzate sul principio dell’esistenza delle cose possibili, ma non delle assurde ed esistono nella misura della libertà di cui gode l’individuo.
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Da questo secondo principio, se ne deduce, che le varianti sono strettamente legate alla logica dello sviluppo evolutivo della coscienza dell’individuo e per questo esistono soltanto quando sono strettamente necessarie e non possono mai esprimere possibilità assurde o fantastiche, ma sempre situazioni reali e concrete.
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- La variante forma, quindi, la reale alternativa della storia individuale, ma è fatto di portata analoga a quello del quale costituisce variazione, tanto che si può definire differente versione della stessa storia e non storia totalmente diversa. La differente versione del fatto cessa laddove non emergono conseguenze della preesistente possibile scelta e torna a sussistere laddove queste conseguenze possono venire in evidenza.
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La differente versione di un fatto, dovuta alla variante, non esiste più se ci sono conseguenze rispetto alla preesistente possibilità di scelta. Ma tutte le volte che queste conseguenze vengono fuori, allora la differente versione prodotta dalla variante cessa.
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- Le storie individuali s’intrecciano, ma nessuno può in qualche modo ingerirsi nella vita degli altri senza che ciò sia previsto dall’ordine generale degli eventi a pareggio di dare ed avere karmici. Perciò quando la variante dell’uno costituirebbe alterazione della storia dell’altro, l’alternativa può essere vissuta solo da colui per il quale ha motivo di sussistere. Questo significa l’espressione: «tutto è numero ed i conti debbono tornare»
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Dire che i conti debbono tornare, significa che la realtà cosmica è perfettamente ordinata, il numero è alla base di questa. Si potrebbe dire che Pitagora lo aveva capito. Quindi non esiste il caos, se la variante di uno dovesse interferire nella storia degli altri, questa sarà vissuta soltanto da lui, gli altri vivranno la loro storia generale, che per questo riguarda tutti loro.
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- La storia generale non muta, quindi, in dipendenza delle scelte del singolo, tuttavia in funzione di esse. Questo non è un controsenso: quando l’individuo vive il momento della scelta, percepisce nel tempo ciò che esiste da sempre nell’eternità; l’esistente è come è, proprio in funzione delle scelte individuali ma non in loro dipendenza. Le varianti esistono proprio perché la storia generale non sia in dipendenza delle scelte singole, ma sia solo in funzione di esse.
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La storia generale è scritta nell’eterno presente, è in funzione degli individui, ma non dipende dalle loro scelte. Così le varianti permettono di dare agli individui la possibilità di fare delle scelte, ma queste in nessun modo possono interferire con la storia generale.
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- I duplici o molteplici, tracciati delle vite individuali sono egualmente esistenti. Infatti, se per comodità di comprensione ci serviamo della finzione che tutto sia stato creato, ci è più chiaro capire che nel momento in cui Dio crea la storia di un uomo e gli dà, in certe occasioni, la libertà di scegliere, dovrebbe concepire le varianti, cioè stabilire che quell’uomo in quella circostanza potrà comportarsi in un certo modo o in maniere differente. Ebbene, indipendentemente da quello che sarà l’arbitrio, le vie da scegliere dovrebbero essere da Dio concepite con la stessa potenza creativa se per l’uomo dovranno poi rappresentare una reale alternativa. Così i differenti tracciati della vita di un individuo sono egualmente reali, sia pure di realtà soggettiva, ed il vivere l’uno, piuttosto che l’altro, fa parte della libertà individuale. La collettività segue sempre quei rami della storia che non sono in dipendenza delle scelte individuali. In questo modo gli esseri di cui è permeato un Cosmo potrebbero vivere uno alla volta, separatamente dall’altro, la loro esistenza senza che si verificasse differenza alcuna nella loro vita qual è vissuta coralmente.
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I rami della variante dal punto di vista della Coscienza cosmica devono essere identici, sia che lo siano stati scelti dall’individuo o no. Comunque il rapporto tra il ramo delle varianti non vissute e la coscienza cosmica sarà meglio precisato dal Maestro Kempis nella sua ultima comunicazione poco prima della morte del medium. Da un certo punto di vista secondo l’insegnamento dei Maestri potremmo dire che ognuno ha il suo film indipendente dagli altri, ma il suo non è un solipsismo perché i singoli filmati trovano la loro unità nella fusione trascendenza della Coscienza cosmica. Siamo sì separati nella creazione percezione del nostro sentire di coscienza, ma fusi nella Coscienza dell’Assoluto.
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- Nella comprensione di tutto ciò sta la spiegazione di come può esistere la libertà di scelta in una Realtà tutta presente ed immutabile; comprensione che è preludio alla piena cognizione della «sintesi» fra «divenire» ed «essere».
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La teoria delle Varianti permette di conciliare logicamente la visione in divenire quale noi abbiamo con la concezione in essere come dai Maestri del Cerchio viene insegnata. È assai arduo pensare al concetto di libertà nella realtà essere. Perché tutto è già, quindi già scritto e di fatto determinato. Solo una concezione che preveda esistenti da tempo più possibilità di una eventuale scelta, permette di dare un margine di effettiva libertà per colui che si trovi davanti a più possibili opzioni. Le varianti, ammettendo l’esistenza reale e concreta nella Coscienza cosmica, di percorsi alternativi, creano la opportunità di avere una vera libertà, sia pure limitata a particolari occasioni.
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[1] OLTRE L’ILLUSIONE: Dalle apparenze alla realtà. Cerchio Firenze 77. Roma: Edizioni Mediterranee, 1978.