Creatività dell’uomo

Brano tratto dal libro OLTRE L’ILLUSIONE,[1] pp. 248-250


Commenti a cura di Andrea Innocenti

Voce del Maestro Kempis

Kempis: “Se voi pensate all’Assoluto come <vita> – perché tale è l’Assoluto, anche se <vita> in senso diverso da quello che voi siete abituati a considerare, che è un divenire – se voi pensate all’Assoluto come <vita>, è vita assoluta Egli stesso. Ma la vita è creazione continua; creazione del resto diversa da quella che voi siete usi a considerare nel piano fisico, perché <creare> in fondo significa anch’esso, per voi, un divenire; ma l’Assoluto è un <essere, è dunque una creatività di esistenza. Tutto è creatività ed è vita; tutto in senso assoluto. Dunque ogni Cosmo è un atto di creatività, pur non essendo mai stato creato. Ogni Cosmo è un <vivere> pur non essendo un divenire in assoluto. Ciascun oggetto di ogni Cosmo è in particolare in sé perfetto, pur non essendo la perfezione assoluta. Eppure ripeto, in sé è perfetto ed assolve perfettamente il compito per il quale è creato, pur non essendo mai stato creato. Ogni oggetto è espressione di creatività assoluta, anche l’uomo. L’uomo, questo individuo meraviglioso che è il coronamento della creatività cosmica, è un oggetto che <vive>, che è creato, pur non essendo mai stato creato, pure esistendo da sempre. Ed è un centro di creatività perché l’uomo crea, ha questa possibilità – sia pure unica nel Cosmo – in confronto agli altri esseri viventi, i quali sono <vita>, ma non possono creare. Badate bene, non esiste una gerarchia in funzione di una supposta minore o maggiore perfezione; ciascun essere in sé e per sé è perfetto, quando assolva al compito per il quale è stato creato. Così, non si può porre, nei valori assoluti, <inferiore> un animale rispetto ad un uomo, anche se l’animale non ha la possibilità di creare e l’uomo sì. Entrambi sono perfetti rispetto al compito che debbono assolvere.  Ma l’uomo, dicevo. Ha qualcosa di più nei sui confronti, che non ha l’animale o la pianta, od un tavolo, od una sedia, od una pietra. L’uomo ha la possibilità di creare, di esprimere quindi un valore cosmico. Ecco che la creatività cosmica, che trova il suo coronamento nell’uomo, attraverso all’uomo ancora si esprime. Da <oggetto> della creatività, l’uomo diventa  <soggetto> di essa. E’ come se – badate bene, parlo attraverso un velo – Dio, dopo aver creato un Tutto, vivesse questo Tutto dall’interno; dopo aver creato un centro di coscienza e di espressione, vivesse attraverso a questo centro di coscienza e di espressione.”

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Nella Bibbia è scritto che: Dio creò l’uomo a sua immagine e somiglianza. Il Maestro Kempis esprime un concetto non uguale, ma con delle analogie. Infatti quando il virtuale frazionamento della Coscienza Assoluta giunge dall’atomo del sentire all’individualizzazione, cioè, quando  ad ogni singola coscienza corrisponde un determinato individuo biologico, siamo al livello umano, e quindi il sentire è capace di espressione e creazione, allora possiamo dire che quel sentire, così individualizzato, è una virtuale frazione di Dio. Il profondo significato della  limitazione del sentire di coscienza è forse questo: l’uomo è Dio, ma non sa di esserlo ovvero non se ne rende conto.  Naturalmente non s’intende Dio nella sua Unità e trascendenza, né l’uomo, quale si configura in tutti i suoi limiti, ma quest’ultimo va inteso nella sua più intima essenza, cioè il sentire. Il quale, per quanto relativo, ha  natura divina: è una virtuale frazione dell’Assoluto.

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Kempis: “Vivrebbe, allora, una medesima esperienza ripetuta miliardi di volte, tanti quanti sono gli uomini o gli esseri sensibili nel Cosmo? No! Vivrebbe miliardi e miliardi di esperienze l’ una diversa dalle altre, perché ciascun centro di coscienza e di espressione, o di sensibilità e di espressione, ha un <sentire>in qualche modo diverso dal <sentire> che fa capo agli altri suoi simili. Dunque ci troviamo di fronte a qualche cosa  che era <oggetto> e che diviene <soggetto> ed intravediamo vagamente una nuova Verità, una Verità che ci fa sentire in casa nostra, ci fa sentire quali veramente siamo: parte integrante di un Tutto, differenziati gli uni dagli altri da un velo illusorio. Percepenti ciascuno una  porzione di tempo e di spazio come canali di un’unica percezione. Posti al centro di un Cosmo individuale, gli uni accanto agli altri; ciascuno perfetto nel compito per il quale è stato creato. Imperfetto – nel senso non vivente – qualora non risponde a questo compito. Ecco che in questa visione sparisce ogni senso di differenziazione; ma per accettare questa visione con animo sereno, per farla nostra, occorre una grandissima forza, un equilibrio che a pochi è dato raggiungere.”

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Per ognuno di noi la realtà diviene da oggettiva soggettiva, ciascuno  crea un suo spazio-tempo secondo l’archetipo della coscienza cosmica altrimenti detto modulo cosmico ed il livello delle proprie limitazioni. Così nelle percezioni  degli individui si forma un comun denominatore, che dà l’impressione della realtà oggettiva, la quale però  è soltanto  illusione. Ma questa illusione ha grande valore nell’economia del Cosmo, perché è su di essa, che si appoggia l’architettura, sia della coscienza cosmica, sia di quella assoluta. Si deve in conclusione affermare che la percezione  di ogni sentire, anche se imperfetta, nella sua creazione soggettiva, rappresenta un tassello del Tutto, che è  a tal punto  vitale, che qualora venisse meno, crollerebbe tutto l’Esistente. Essere consapevoli di questo non è facile; direi che rappresenta per ciascuno un significante  obiettivo.

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Kempis:“Perché è facile diventare dei fatalisti, degli intemperanti, degli esseri che perdono il freno morale quando si trovano di fronte un Universo in cui tutto è a loro disposizione; in cui non esiste più il veto che conobbero. Adamo ed Eva nel Paradiso terrestre;  in cui udiamo dire: < ogni frutto del Paradiso terrestre è a vostra disposizione, compreso quello dell’albero del bene e del male>. Allora, senza più il terrore di un’eterna dannazione, senza più la paura che può, in sé e per sé, infondere l’idea del male, l’uomo facilmente perde il senso della misura e dell’equilibrio. E veramente allora compie il suo male, perché non corrisponde più allo scopo per il quale è creato: scopo di vita, di attività, di ordine, di equilibrio.  Ora voi siete in questa fase delicata del trapasso, in cui comprendete di avere libertà; in cui vi è detto: < questo fardello che portate sulle spalle e che rappresenta il peso della vostra vita, non dovete sopportarlo in visione di un bene futuro; ma dovete farlo parte di voi stessi, così come lo scultore fa parete della sua creatività la pesante pietra> Non vi diciamo: < sopportate il peso che vi è dato> ma vi diciamo: < il peso che vi è dato deve diventare parte di voi stessi perché voi lo dovete comprendere, superare, sviscerare, trovare che ciò che vi è di peso, non lo è in realtà. E’ peso solo in funzione dell’illusione>. Cadono dai vostri occhi i veli che fino ad oggi vi hanno aiutato a non perdere il cammino,  abbandonate le grucce per camminare da soli. Quale fase delicata della vostra esistenza spirituale! Eppure noi confidiamo che saprete muovere da soli – senza questi conforti oggi per voi illusori di bene e di male, di giusto e di ingiusto – i vostri passi di individui che acquistano coscienza di <essere>.”

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Può essere facile abdicare dalle proprie responsabilità, se ci facciamo prendere dall’inganno, che non esiste nessun freno morale, quando ci troviamo di fronte ad un Universo, che sembra essere a nostra esclusiva disposizione. Possiamo pensare che tutto sia lecito, e si possa seguire in piena libertà, la spinta delle pulsioni più differenti, che provengono dai veicoli inferiori. I Maestri del Cerchio ci dicono con la teoria delle varianti che la libertà esiste, anche se parziale e per situazioni contingenti, ma insieme a questa relativa libertà esiste da parte dell’Esistente la necessità di ordine equilibrio in una parola di perfezione, per questo c’è la legge del Karma, che ha la funzione di addirizzare tutte le eventuali deviazioni. La vita può sembrare qualche volta un peso,  ma questo peso non è altro che il nostro stato d’essere. Noi creiamo e percepiamo quello che siamo, ma dall’esperienza che facciamo appalesiamo in noi nuova coscienza. La chiave di ciò è il rendersene consapevoli.  Credo che la via che i Maestri ci indicano sia proprio questa,  consapevolezza, consapevolezza, consapevolezza.  

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[1] OLTRE L’ILLUSIONE: Dalle apparenze alla realtà. Cerchio Firenze 77. Roma: Edizioni Mediterranee, 1978.