Brano tratto dal libro OLTRE L’ILLUSIONE,[1] pp. 258-262
Commenti di Andrea Innocenti
Kempis: “Abbiamo cominciato a parlarvi di quello che sta oltre il mondo fisico ed oltre ciò che i sensi vi fanno percepire, perché appunto questo era lo scopo delle nostre comunicazioni. Naturalmente non avremmo potuto parlare con voi se, implicitamente qua venendo, non avreste dimostrato interesse ad ascoltarci. Abbiamo cominciato a dire di quello che comunemente si crede; l’abbecedario dell’insegnamento è stato illustrare l’idea della sopravvivenza alla morte del corpo fisico. Poi, a poco a poco, vi abbiamo fatto conoscere le Verità della reincarnazione, dell’evoluzione, della legge di causa e di effetto e via, via. Per l’esposizione di queste Verità non occorreva toccare il concetto che avevate di Dio come di un ente che sta al di sopra dell’uomo, che ne dirige i destini come un sovrano. Inizialmente parlavamo di un Dio che poteva benissimo essere insegnato dalle vostre religioni occidentali. Perché quello che interessava allora era appunto farvi comprendere le Verità dell’evoluzione, della reincarnazione, della legge di causa e di effetto, della sopravvivenza, la composizione del microcosmo che è chiamato <uomo> e tutte le cose che per anni abbiamo continuato a dirvi. Finalmente, quando tutto questo lo avevate capito, potemmo accennare che l’Assoluto non poteva avere un carattere transitorio, mutevole, variabile, che bene poteva essere definito Eterno Presente perché era eterno, infinito, non conosceva, appunto, né tempo, né spazio, né trascorrere. Anche questo concetto, a furia di ripetere e di discutere in riunioni come quella di questa sera, si fece strada in voi. Giungemmo allora ad un momento particolare nel quale avevate capito da una parte certe Verità quali la reincarnazione, l’evoluzione, che fanno parte del mondo dei fenomeni, del microcosmo imperniato sulla mutazione; dall’altra il mondo del moto assoluto e quindi dell’immutabilità, dell’Eterno Presente, visione di un Dio che non può mutare, non può divenire, tale è e tale deve rimanere. Infatti si dice <L’Essere è l’Essere>.”
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Il Maestro Kempis fa il punto della situazione. Mette in luce alcuni passaggi, che i Maestri hanno fatto, per arrivare a dare una nuova visione di Dio, che va oltre la Sua personalizzazione, quale invece è stata fatta dalle religioni tradizionali. Collegandosi al concetto di Assoluto, elimina tutti quei Suoi attributi, che la logica nega di poter accettare. La conclusione finale è che di Dio, non si può dire niente, solo che: <E’ colui che E’> ovvero il Suo unico attributo è <l’Esistenza> . L’assumere una tale affermazione riguardo a Dio, senza aggiungere niente altro, non è certamente facile per le menti nelle quali l’emotività gioca un ruolo molto importante. Esse hanno bisogno di un aggancio, che personalizzi un concetto astratto, non come questo, che invece esprime il massimo della sintesi astrattiva. Da qui, la difficoltà per molti, di aprirsi all’insegnamento, molto logico e razionale, del Maestro Kempis. Ma i Maestri del Cerchio hanno bene compreso tale difficoltà, così, Maestri quali: Sorella Teresa, il Maestro Dali ed altri hanno arricchito le comunicazioni con messaggi fortemente emotivi, capaci di aprire i cuori anche degli ascoltatori più razionali. L’ energia di quelle comunicazioni era così intensa, che chiaramente non poteva non provenire che dagli alti piani spirituali.
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Kempis: “Quello, ho detto, era un momento particolare. Senza porvi in allarme – perché i problemi complessi vanno affrontati con semplicità – cominciammo a farvi comprendere come questi due mondi siano una sola realtà. Come è possibile che esista, contemporaneamente, nell’Eterno Presente, in ciò che mai muta, mai varia, ciò che è mutevole e cangiabile? Ed eccoci arrivati alla Verità illustrata con l’esempio dei fotogrammi. Naturalmente per farvi comprendere che il movimento che osserviamo con i sensi del corpo fisico, che il susseguirsi delle sensazioni che percepiamo grazie al corpo astrale, che il mulinello di pensieri che s’inseguono nelle nostre menti, ha un’altra esistenza, tutt’affatto diversa da quella che comunemente si è abituati a credere, siamo passati per gradi ed abbiamo dovuto servirci di Verità-punti-di-passaggio. Infatti abbiamo iniziato col parlarvi della non contemporaneità del <sentire>. Cioè voi, che qua siete tutti riuniti nello stesso momento, secondo il tempo fisico, in effetti nel <sentire> potete non essere contemporanei. Attraverso a conversazioni come quelle di questa sera, a poco a poco vi siete impadroniti di questo concetto. Per farvi meglio comprendere che cosa significa questa diversità di <sentire> , vi abbiamo detto che di questa serata – nella quale sono presenti un numero X di creature – possono esservi tante ripetizioni quanti sono i centri di <sentire>, di sensibilità e di coscienza in essa rappresentati, in essa esistenti. Vi abbiamo detto, cioè, che questo fatto della vita che è comune a ciascuno di voi, può ripetersi nella stessa, precisa, identica maniera, tante volte quante voi siete. Non solo, ma se vi sono forme di vita inferiore, altrettante volte quante sono le forme di vita inferiore presenti. < Ripetersi> che cosa vuol dire? A questo interrogativo abbiamo risposto dicendo che non esiste una vita oggettiva nel senso che il Cosmo abbia un suo ciclo di vita autonomo: che nasca, cresca, evolva, ma che tutta la vita del Cosmo, tutto il suo ciclo di esistenza, è scomposto in fotogrammi: cioè in unità di <mutazione>. Che il nascere, svolgersi e morire del Cosmo, e quindi della vita di un individuo, o di una Nazione, o di un Pianeta, si osserva, si percepisce unendosi ai relativi fotogrammi, a quelle <unità di mutazione> secondo una successione che è la successione fondamentale del Cosmo. Per cui attraverso a questo unirsi seguendo questa successione, osserviamo un trascorrere, un passare. Avvenire che si avvicina e diventa presente e quindi passato; ma in Assoluto non è così perché nell’Eterno Presente, il Cosmo è sempre, tutto, eternamente presente.”
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L’insegnamento viene dato dai Maestri del Cerchio secondo verità di passaggio perché, verità troppo avanzate, da menti come le nostre non sarebbero comprese e quindi non accettate. Il punto al quale è giunto il Maestro Kempis è: la “Non contemporaneità dei sentire”, la “Teoria dei fotogrammi e la “Realtà in Essere”. In particolare il Maestro qui affronta le conseguenze immediate dell’esistenza delle unità di mutazione ovvero i fotogrammi. Questa teoria comporta, che per ogni situazione cosmica esistono tanti fotogrammi, che la rappresentano, quanti sono i sentire di coscienza, che la vivono, ed ognuno la vive nel proprio tempo, quello scandito dalla sua evoluzione. Quindi il cosmo risulta enormemente frantumato, ma solo se visto nella prospettiva del relativo. Ritrova invece la sua unità nell’Eterno Presente, perché il frazionamento dell’Assoluto è virtuale, mentre nella Sua reale natura è unitario. Infatti, quello che nel relativo appare come molteplice, nella trascendenza dell’Assoluto è Uno ed indivisibile.
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Kempis: “Come accade che questo susseguirsi del<sentire> esiste ? Per farvelo comprendere, per ora possiamo solo ripetere parole già dette, perché qui veramente si tratta di comprendere, di <sentire> questa Verità, non di capirla con la mente. Per propria natura il veicolo akasico è composto da un insieme di unità di <sentire>; ciascuna unità di <sentire> è sempre unita, collegata ad un relativo mondo di fotogrammi del piano mentale, del piano astrale, del piano fisico. Ed allora, che cosa è che trascorre? Niente, in Assoluto, trascorre; sono queste unità di <sentire > , per loro stessa natura , chiuse dal senso di provenire da una situazione precedente e sfociare in una situazione seguente che creano un’errata percezione. Questa è la vera individualizzazione, è la vera frantumazione dell’Uno nei <molti>. Questo concepire di venire da una situazione precedente, per sfociare in una situazione seguente, occupa l’eternità. Pur dando all’individuo il senso di qualcosa che deve compiersi – e che in effetti si compie – non può essere collocato in un momento preciso dell’eternità; è questo circoscriversi del <Sentire Uno> in <unità di sentire> che dà l’illusione di qualcosa che sta in un punto preciso del tempo, ma così non è. Esiste come è <sentito >, perché sia sentito una sola volta, ma non ha ubicazione, né nel tempo, né nello spazio.”
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I fotogrammi esistono per i piani: fisico, astrale e mentale, ma qualcosa del genere c’è anche per i piani del sentire. Esistono tante un’unità del sentire, legate ciascuna ad un fotogramma sia fisico, astrale, mentale inferiore. Ognuna di queste unità ha la sensazione di provenire da una situazione precedente e riversarsi in una seguente, ma tale sensazione è illusoria, perché ogni unità è separata e distinta dalla successiva, cioè ciascuna unità è a sé stante, come a sé è ogni fotogramma. La realtà così come vissuta nel relativo, è frantumata, quindi molteplice. Tutte queste unità sono lì statiche nell’eternità del non tempo e danno l’idea dello scorrere e del divenire. Ma questa è l’illusione, che consegue al virtuale frazionamento, il relativo è conseguenza della parcellizzazione, intrinseco alla quale c’è il sentirsi limitato del sentire. Oltre questo sentirsi ristretto, c’è l’Unità, il Sentire Assoluto, che con la sua trascendenza, unifica e fonde l’individualizzazione.
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Kempis: “Ed ecco un’altra domanda: se: dunque queste <unità di sentire> costituiscono la vera frantumazione dell’Uno nei <molti>, può essere che, fra me ed un mio simile, la differenza sia solo costituita da una variante del< Sentire Assoluto?> E può darsi che a percepire tutti questi <sentire >, sia un unico <sentire>? A voi la risposta. Il solo ostacolo che noi abbiamo a comprendere questo concetto è che noi partiamo dal basso -da noi individui- pensando che domani possiamo essere un altro individuo. Una risposta affermativa non avrebbe niente di strano, dal momento che oggi possiamo <sentire> questa vita con una personalità, ed in un’incarnazione successiva <sentirla> con personalità diversa, pur rimanendo la stessa individualità. Ma, per comprendere meglio questo concetto, dobbiamo pensare a noi individui non come a ciò che sta in alto e che vive, sente ciò che sta in basso, se mi è concesso di usare questi termini. Allora, nel momento in cui questo qualcosa che sta in alto, riprende la sua coscienza di ciò che è il <sentire individuale> diventa <Sentire Assoluto> ed è come se avesse vissuto e percepito ogni altro <sentire individuale>, non già come qualcosa che viene improvvisamente, che nasce, che spunta come un fungo, ma come vera e propria esperienza vissuta, perché se c’è un <sentire immenso> che vive e percepisce ogni esperienza individuale questo è il <Sentire Assoluto> . Ecco che cosa significa amare il nostro prossimo come noi stessi. Questo. Ma nella spiegazione di ciò, per farci capire, siamo costretti ad esprimerci in termini di divenire, e questo tradisce la Realtà. Non v’è, nessuna differenza, in realtà, fra noi , voi, io e te, ma ogni cosa è in Lui. E’ Lui moltiplicato nei <molti> che si riassume nel Tutto e nell’Uno. E’ questo mare immenso di <sentire> , di coscienza, che compenetra ogni unità elementare dei Cosmi e del Suo stesso Essere. E’ lui che esiste allo stato di <sentire>, non solo limitato e chiuso in un <sentire individuale>, ma anche in un <Sentire Assoluto> , fino all’ultimo atomo del suo stesso Essere. Lui è <Sentire> per eccellenza.”
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Tutto è sentire. Ma difficile è esserne consapevoli, ma ancora più difficile è comprendere che l’individualizzazione è virtuale. L’individuo è separato dal Tutto, solo perché così lui si sente e crede di esserlo. Il grande lavoro dei Maestri del Cerchio consiste nel mostrare questo mistero, ed aprire alla consapevolezza di ognuno di” essere Dio”, non in quanto tale, ma nella sua intima natura. I Maestri ci invitano alla consapevolezza partendo dal “qui ed ora “ quotidiano. L’intenzione che muove le azioni svela la genesi del nostro vivere e ci dice da dove questo proviene, se dai veicoli del mondo della percezione o dal sentire stesso. Questa è la prima consapevolezza d’acquisire, ad essa però va aggiunta la consapevolezza, anche se parziale, della realtà che ci circonda, delle leggi che la regolano, e degli archetipi dai quali provengono. I due tipi di consapevolezza permettono l’acquisizione di un nuovo stato di essere o meglio un nuovo sentire, che ha ancora in sé il vecchio, ma va oltre, perché si affaccia in una dimensione meno limitata.
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Kempis: “I nostri <sentire individuali> che sembrano trascorrere e giungere ad una conclusione, e che contano il <sentire> dell’inizio ed il <sentire> della conclusione, in realtà non trascorrono mai, non mutano mai, sono eterni come Lui, perché di Lui fanno parte. E’ la stessa legge che ha frammentato questo <Sentire Assoluto> e quindi Lui stesso – perché Lui stesso, la Sua stessa Natura è legge – che ha fatti sì che questi frammenti fossero uniti da questo senso di provenire <da> per sfociare <in>. Solo in questo modo potevano sussistere le unita di <sentire>, solo in questo modo poteva chiudersi un cerchio che delimitava un <sentire> limitato, una unità di <sentire> diversa l’una dall’altra: questo credere di provenire <da> per giungere <a> è ciò che isola e rende esistenti le <unità> di <sentire>. Ma nessuna parola può farvi comprendere questo: noi non possiamo che pregare che ciascuno di voi possa giungere a <sentire> questi concetti. Noi possiamo aiutarvi servendoci di Verità punti di passaggio e con questo compiere ogni sforzo possibile, ma quelli che debbono comprendere siete voi. Io vi auguro, con tutto l’amore che vi portiamo, che possiate presto giungere a questa comprensione, perché in essa è la liberazione da ogni affanno, dall’attaccamento all’apparenza, è veramente la fine di ogni divisione, raggiunta non già attraverso alle riforme, ma attraverso al <sentire> interiore. Significa prendere coscienza di se stessi, di ciò che si è; significa prendere coscienza del Tutto.”
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Il passaggio di consapevolezza che i Maestri invitano a fare, è quello di andare oltre la percezione del divenire e penetrare la dimensione dell’essere. Ma questo salto di consapevolezza non può che essere soggettivo, perché deve venire dall’anima. Quindi nonostante il Loro grande amore, attenzione e impegno, solo l’intuizione personale, che proviene dall’anima, può permettere di comprendere lo stato dell’Essere. Gli sforzi, fatti con tecniche od artifici vari, danno solo l’illusione di poter mostrare ciò che è invece in potenza L’estasi, che tanti mistici hanno descritto, è realizzabile soltanto allorché l’evoluzione del sentire di coscienza lo permetta.
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[1] OLTRE L’ILLUSIONE: Dalle apparenze alla realtà. Cerchio Firenze 77. Roma: Edizioni Mediterranee, 1978.