Brano tratto dal libro PER UN MONDO MIGLIORE,[1] pp. 114-116
Claudio: ““Come amare la vita?” si domanda l’uomo. Guerre, catastrofi, immani conflitti ricadono sulla povera umanità, come per dimostrare che una maledizione divina gravi su di lei. Come amare la vita quando porta dolore, amarezza? Non è la vita causa di tutto ciò, ma voi stessi. Voi con la vostra condotta scrivete pagine di storia; voi stessi, fratelli. Il conflitto che si accende ora qua ora là, ma che fomenta in ogni terra, altro non è che il risultato del conflitto interiore che vi agita. La crisi mondiale è una crisi individuale. Fino a che non comprenderete voi stessi non potrete amare la vita; essa sarà l’esatta riproduzione del disordine che è in voi. Iniziate col rimanere soli, sottraetevi all’influenza di altri; così facendo non accrescerete l’antagonismo. Ma soprattutto rendetevi consapevoli di tutti quei come e perché che determinano la vostra condotta. Operate un’introspezione continua e liberate l’essere vostro da ogni falsità. Allora, quando ognuno di voi sarà liberato da tutti i ristagni del pensiero, potrà far fluire la vita nella scoperta del Reale; allora nell’equilibrio e nella serenità di ognuno, amerete la vita. Cesseranno le lotte e le miserie e vi renderete consapevoli che essa vita è un’immensa benedizione. L’uomo è timoroso, osserva gli avvenimenti del mondo e ne trae delle conclusioni. Il suo timore lo spinge a riversare tutta la responsabilità dell’attuale situazione su coloro che sono a capo dei governi e delle nazioni; il suo timore lo spinge a pregare Dio affinché questi capi siano illuminati. Non considera, così, l’uomo, che un mondo nuovo non può nascere solamente con la sostituzione dei capi che rappresentano le nazioni, ma che il conflitto che agita il mondo non è altro che il risultato del conflitto che agita il singolo. Di fronte alle continue violenze, di fronte ai gruppi che si coalizzano, di fronte a questi gruppi che riescono, coalizzati, a dare una linea d’azione ad una nazione, noi vi diciamo: “ Rimante soli e semplici, non accrescete l’attrito che esiste tra le nazioni”. Quando noi vi diciamo “Rimanete soli e semplici” non intendiamo dirvi rimanete chiusi in voi stessi, oppure, rimanete abulici. Sempre vi abbiamo raccomandato di non essere dei tepidi; sempre vi abbiamo dette e ricordate le parole del Grande Iniziatore: “ Oh! Se tu fossi stato freddo o caldo, ma poiché sei stato tiepido, comincerò dal vomitarti dalla mia bocca”. Rimanere soli e semplici in questo caso significa non partecipare all’attrito, non dare la propria approvazione né morale né materiale a questi gruppi, a queste coalizioni che si formano con lo scopo di scontrarsi, con lo scopo di continuare, per perpetuare nel mondo la violenza. Quando vi riunite, quando vi organizzate, voi non fate che gettare il seme della violenza domani, perché ogni organizzazione deve fondarsi su dei postulati, deve avere una propria dottrina e delle proprie affermazioni da difendere, e tutti coloro che sono contro quello che l’organizzazione afferma sono nemici della organizzazione e quindi, come tali, devono essere combattuti. Noi vi diciamo “ Rimante soli e semplici”perché aderendo alle organizzazioni voi contribuite a mantenere nel mondo la violenza, perché aderendo alle organizzazioni voi contribuite al vostro stesso sfruttamento e all’altrui sfruttamento. Ma quando vi diciamo “ Rimante soli e semplici”, non vogliamo significare che ciascuno di voi sia un tepido, che ciascuno sia un inetto, che ciascuno di voi rimanga chiuso in se stesso e, per la paura della responsabilità, non osi vivere, non osi agire. Quando vi diciamo” Rimante soli e semplici”, vi diciamo: cercate di non crearvi dei limiti, cercate di non crearvi delle barriere alla vostra comprensione, cercate appunto di essere liberi, comprensivi, duttili, aperti a tutti. Abbiate tanta comprensione e tanto amore da comprendere tutte le creature. Colui che è nella vita deve vivere, ma esiste un’enorme differenza: la stessa azione può essere il peccato ed il rimorso terrificante di una creatura, ed essere invece il trionfo e il gaudio supremo di un’altra, perché ciò che importa non è tanto l’azione, ma quanto l’intenzione. Colui che vive solo e semplice non vuol dire che sia un inetto. Colui che vive solo e semplice non vuol dire che sia appartato e che non partecipi alla sua stessa vita. Voi dovete partecipare attivamente alla vostra vita, voi dovete vivere, dovete essere giustamente in tensione e giustamente attivi. Colui che è tepido, colui che non partecipa, non vive. Ma esiste un’enorme differenza, la stessa che vi dicemmo parlando a proposito dell’espansione dell’io. Il mondo quale è oggi, dal punto di vista del progresso è veramente una cosa notevole e piena di meraviglie; eppure questo progresso è stato creato per la spinta dell’io. Predicando presso di voi il superamento di ogni ambizione egoistica, potrebbe sembrare che noi fossimo degli attentatori dell’attuale civiltà. Ciò non è esatto. Noi vi abbiamo detto che dovete sostituire alla spinta egoistica dell’io una spinta altruistica, ed allora questi risultati della tecnica, i risultati attuali della impostazione sociale, impallidiranno di fronte a quelli che si avranno con questa sostituzione. Ecco perché noi vi diciamo che non è possibile cambiare il mondo cambiando i capi, ma che per tale cambiamento è indispensabile che l’intimo dell’uomo sia mutato. Colui che lavora per ambizione, sarà tutto volto a mostrare agli altri e ai propri superiori la sua bravura, forse anche a discapito del lavoro purché il suo mettersi in evidenza rimanga; mentre colui che lavora per amore del lavoro, non considerando che questo può accrescerlo agli occhi degli altri, produrrà molto di più, darà un lavoro veramente produttivo non essendo impedito dai limiti creati dall’espansione dell’io. Così è: rimanendo soli e semplici dovete comprendere tutti, non dovete accrescere l’attrito che esiste fra le varie fazioni. Voi dovete invece comprendere le ragion idi questo attrito, voi dovete superare in voi stessi l’imperiosa voce dell’io. Superando la quale veramente sarete “soli e semplici”, di quella solitudine e di quella semplicità che vi renderà in comunione con tutti gli esseri del creato”.
Pace a voi!”
[1] PER UN MONDO MIGLIORE: Un insegnamento per l’Umanità di oggi e di domani. Cerchio Firenze 77. Roma: Edizioni Mediterranee, 1981.