Brano tratto dal libro PER UN MONDO MIGLIORE,[1] pp. 85-87
Claudio: “Parlare di religione in un tempo in cui questo termine ha assunto un significato che oserei definire contrario al progresso e all’emancipazione dell’uomo, può sembrare vano, se non addirittura dannoso. Tuttavia, anche restando in una simile severità di giudizio, non si può disconoscere che le religioni hanno costituito un tessuto sociale di grande valore. Naturalmente mi riferisco più alle religioni che predicano le buone relazioni tra gli uomini, che a quelle che si limitano a cercare un rapporto tra l’uomo e la divinità. Le religioni primitive, per esempio, con una serie di riti e di prescrizioni cercano di instaurare un rapporto fra gli individui e gli Dei; ed anche questo, in una certa misura, costituisce un supporto sociale; ma non così importante come quello costituito dalle religioni che fanno dell’amore al prossimo, dell’aiuto reciproco, della solidarietà, un comandamento primario. Ciò non significa che le religioni, in senso assoluto, conoscano una graduatoria di importanza, che certe siano più importanti di altre. Ciascuna ha un suo contenuto che è valido per gli individui che la seguono. Ciascuna serve ad impostare in determinato modo le esperienze dei propri fedeli. Se si confrontano le varie religioni, si scoprono grandi punti di contatto, ma anche sensibili differenze di principio. Sul piano personale, ciascuna può piacere più o meno, ma è certo che ognuna di esse ha un particolare contenuto, ed è quello che imposta in una certa maniera le esperienze dei propri fedeli, esperienze valide per la evoluzione spirituale. Il punto centrale del mio discorso è che se gli uomini pratici, positivi, razionali, vogliono considerare le religioni fra le cose ormai superate, in un tempo in cui tutto deve essere sostenuto dalla logica e giustificato dalla utilità pratica, non c’è dubbio che quella parte di quelle religioni che predica l’amore al prossimo, la solidarietà, lo scambievole aiuto, conserva valore ancora oggi: è ancora attuale rispetto ad altre parti che si limitano ad affermare principi di fede. Per esempio: l’assunzione al cielo della Madre di Cristo: un cattolico vi crede, anzi, devecredervi, ma questo non ha un riflesso diretto nella costruzione della società, a meno che il cattolico non imbracci il fucile per difendere la sua fede. Se invece parliamo di principi, a cui ora ho accennato, di solidarietà fra gli uomini, di aiuto reciproco, parliamo di principi che conservano una utilità pratica ancora nella vita di oggi. Perciò le religioni che quei principi predicano come di primaria importanza, debbono essere rivalutate e, con esse, noi che degli stessi principi vi parliamo. Ma il nostro è forse un dire e ripetere le cose già ripetute da centinaia e centinaia di anni? L’insieme dei principi etici, imposti in nome di una autorità spirituale e con la minaccia di un castigo – cioè senza farne comprendere la ragione d’essere per il singolo e la collettività – ha determinato tutte le alienazioni di cui è piena la storia. Il “ non fornicare “ di Mosè, imposto senza comprenderne la ragione ed i limiti, ha determinato le nevrosi sessuali che – secondo Freud – sono la causa unica dell’umana crudeltà e ferocia. Ma l’uomo ha il dovere di farsi delle domande logiche, anche in una materia irrazionale come quella religiosa, e di chiedersi se veramente tutto il problema religioso, per l’individuo, può risiedere in una scelta individuale. Perché – vedete – finché si tratta di fare o non fare qualcosa, allora la volontà individuale può essere determinante; ma quando si tratta del desiderio- come non desiderare la roba d’altri, non desiderare la donna d’altri – la volontà può servire solo a non tradurre in pratica il desiderio; ma il desiderio rimane. Eppure noi affermiamo che l’uomo può superare i propri desideri egoistici. Diversamente da così, i grandi destini spirituali a cui è chiamato l’uomo dovrebbero identificarsi in un atteggiamento esteriore, in un altruismo costruito, artefatto, e l’uomo rimanere invece nel suo intimo, un pozzo di egoismo. Ma l’amore al prossimo del Cristo non può essere inteso come un mostrarsi agnelli e rimanere , nell’intimo, lupi feroci. Si è altruisti quando si “sente” in termini di altruismo, non quando ci si comporta come tali. Il comportarsi e non essere crea tutte quelle nevrosi che affliggono il singolo e la società. Ebbene, noi vogliamo aiutarvi ad “essere”. Oggi, specialmente, voi che ci ascoltate e ci accettate, non è più sufficiente che abbiate un “comportamento” altruistico; è necessario che trasformiate il vostro intimo tanto da “essere” altruisti. Le leggi e le imposizioni dall’esterno non servono più a imbrigliare l’egoismo dell’uomo; perciò è indispensabile che ognuno modifichi se stesso, se non vuole che la società diventi un triste spettacolo di indifferenza, crudeltà, insensibilità. Ma soprattutto è importante che questa trasformazione avvenga in un modo del tutto semplice e non alienante. Allora, se utile è seguire il comandamento che affratella gli uomini, ancora più utile sarà seguirlo serenamente, nell’armonia interiore, liberi da ogni violenza a se stessi. Lo scopo per il quale veniamo fra voi non è quello di ripetere i fin troppo ripetuti “ideali morali”, ma quello di portarvi una parola nuova, semplice, efficace e, soprattutto, che si realizzi per ognuno quello che, per secoli, è stato conquista di pochi.
Pace a voi!”
[1] PER UN MONDO MIGLIORE: Un insegnamento per l’Umanità di oggi e di domani. Cerchio Firenze 77. Roma: Edizioni Mediterranee, 1981.