Dio stato di coscienza

Brano tratto dal libro OLTRE L’ILLUSIONE,[1] pp. 276-278

Commenti a cura di Andrea Innocenti

Voce del Maestro Kempis

Kempis: “Più volte abbiamo ripetuto che Dio è il Tutto-Uno-Assoluto. Questo significa non solo che tutto quanto esiste è in Dio e fa parte di Dio, ma che Dio è <coscienza assoluta> , in cui la molteplicità è trascesa perché fusa nell’Unità. Non s’intenda però con questo che Dio sia un ente che sovrintende, che sta più in alto. Badate bene  : è molto meno errato credere che Dio sia uno stato di coscienza, piuttosto che pensarlo come una persona. Infatti da sempre noi vi abbiamo detto che Dio è coscienza assoluta. Ma voi  avete preso questa affermazione come se Dio fosse un essere che avesse una coscienza assoluta, così come potrebbe avere un bel sorriso. No, miei cari! Non è l’essere che ha la coscienza, ma l’essere è la coscienza o viceversa. E’ ben diverso, pensateci bene. Se il Tutto è considerato prescindendo dall’Unità, appare la molteplicità, compaiono gli esseri, i mondi; il divenire. Ma il divenire non è reale perché è l’apparenza di una parte della Realtà-Unica-Totale, ossia di Dio. Tuttavia, affermare che il divenire è apparenza, non spiega come è fatta salva l’immutabilità di Dio, in mancanza della quale Dio non sarebbe Assoluto. Bisogna che quanto a noi appare come divenire, come futuro, come probabilità che non è realizzata ma che si realizzerà, esista già; e non come idea archetipa, ma come realtà vivente e palpitante quale sarà vissuta. Altrimenti Dio, che tutto comprende, muterebbe col mutare del divenire dei mondi. Ed eccoci all’insegnamento dei fotogrammi, con cui abbiamo spiegato che ciò che vi appare come divenire, come probabilità che si realizzerà, esiste già tutto contenuto in serie di situazioni cosmiche fisse nel non tempo, nell’Eterno Presente, così come l’azione viva e palpitante che si osserva in un film, è contenuta nei fotogrammi della pellicola.”

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Uno dei punti cardine di tutto l’insegnamento dei Maestri del Cerchio è che tutto è coscienza. Dio è la Coscienza Assoluta che contiene in Sé le coscienze relative che esistono da sempre e per sempre quali individualità, ma che annullano la loro individualità fondendosi nella trascendenza dell’Assoluto . Tutto è rappresentato in una realtà in essere nella quale non può esserci spazio per il tempo. Passato e futuro sono lì, come dispiegati in un Eterno Presente. La grandezza e la forza dell’insegnamento dei Maestri del Cerchio, sta nel dare una spiegazione che renda facile e comprensibile a tutti, il contrasto che si crea, fra il  pensare la realtà come essere, rispetto a quella che per noi è l’apparenza, nella quale sembra  tutto scorrere, e quindi il passato ed il  futuro  sono realtà, non discutibili.  L’insegnamento dei fotogrammi aiuta la comprensione di ciò. E’ tutto come un film, che visto e vissuto dal di dentro, appare in divenire, ma se usciamo dal film e guardiamo dispiegata davanti a noi la pizza della pellicola, essa ci appare distesa in un essere senza tempo.

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Kempis: “E questo concetto – figlio Gastone – non è in contraddizione con la libertà relativa; abbiamo spiegato questo parlandovi della serie di situazioni cosmiche parallele, cioè delle così dette varianti. Allora quando un veggente di provata capacità sembra sbagliare la sua previsione, non ha sbagliato veramente e propriamente in quanto si è collegato alla situazione cosmica parallela, alla variante non vissuta dalla generalità. Ma su questo argomento potremo tornare più profondamente, se vi interessa  – E come il divenire dei mondi è tutto contenuto in serie di situazioni cosmiche fisse nell’eternità, così l’evoluzione degli esseri non è in divenire, ma risulta da  serie di  <sentire>, virtuali frazioni dell’unico sentire, uniti in successione logica dal più semplice al più complesso. Ogni essere, considerato nella sua continuità è una serie di sentire. Il senso dello scorrere e della continuità risiede nella natura stessa del <sentire> che se pur limitato, è coscienza d’essere. Badate bene: dico coscienza d’essere, non consapevolezza. V’è una differenza fra coscienza d’essere e la consapevolezza dell’uomo.  Se noi prendiamo un essere, uno spirito , un’individualità, la vediamo  tutta contenuta fra  due estremi:  da una parte l’atomo del <sentire>, il <sentire>  più semplice quello che non risuona se non è collegato al mondo fenomenico della percezione, dall’altro il <sentire> più complesso. Qual è il <sentire> più complesso ? Ovviamente il <sentire> assoluto, che tutto comprende, che è essere uno ed essere tutto al di là del virtuale frazionamento che genera i mondi ed il loro divenire. E siccome il sentire assoluto è unico – e non potrebbe essere diversamente  – ne consegue che ogni essere ha in comune per lo meno questo <sentire>. Ma siccome il <sentire assoluto> tutto comprende, ne deriva che noi siamo in Realtà un solo essere.”

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Sentire è coscienza d’essere, non consapevolezza, e tale peculiarità  appartiene ad ogni grado di sentire, perché è propria della natura stessa del sentire. Appartiene perciò al sentire  più limitato, come  al sentire nel quale sia venuta meno ogni limitazione. La consapevolezza giunge solo quando l’evoluzione è vicina a superare la dualità, prima è ancora percezione, che a poco a poco  si trasforma in consapevolezza, per divenire poi, nei piani più elevati del sentire, fusione. Con l’identificazione si ha finalmente l’intuizione che noi siamo una Goccia divina, ovvero Dio, sia pure frazionato. Poi, ci rendiamo conto, che  questa divisione è illusoria,  la molteplicità è virtuale, e soltanto l’Unità esiste, così  si comprende che immanenza e trascendenza sono essenza della Realtà Assoluta.

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Kempis: “Badate: l’esistenza di Dio è conciliabile con la molteplicità dei mondi e degli esseri in un solo modo e con un solo concetto: che Dio sia uno stato di coscienza in cui tutto è fuso e trasceso nell’Unità. Se questo è vero, anche solo per approssimazione, ne consegue logicamente e necessariamente:

  1. Che niente può essere escluso da questa comunione, del resto già esistente da sempre nell’Eterno Presente .
  2. Che ogni essere raggiunge Dio, altrimenti non sarebbe realizzata l’Unità, ossia non esisterebbe Dio.
  3. Che Dio è raggiunto senza che ciò origini più di un Assoluto.

Fratelli, da sempre vi abbiamo detto che tutto è un aspetto di Dio, ma questo significa, in altre parole, che Dio è la reale condizione d’esistenza del Tutto.”

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Per il Maestro Kempis  l’esistenza di Dio è conciliabile con la molteplicità, solo se si pensa  Dio come uno stato unitario di coscienza, che abbia in Sé tutto ciò che esiste, e lo trascenda. Da questo ne viene per logica, che ogni essere non necessita di raggiungere Dio, perché  Lo ha in sé e Ne fa parte. In conclusione tutto è nella coscienza di Dio. I sentire relativi, quali anche noi siamo, sono perciò espressione della  Sua coscienza, in quanto siamo Lui e Lui è noi. Collegato a questo, è il concetto del virtuale frazionamento, che può di per sé, risultare ostico ad essere  compreso. In esso risiede proprio il mistero di come l’Assoluto diventa relativo. I Profeti, che hanno ispirato  la Bibbia, ben l’avevano intuito, presentandolo  mediante l’allegoria della cacciata di Adamo ed Eva dal paradiso terrestre. Ma comprendere pienamente  tale mistero,  non è dato alla mente razionale, solo l’intuizione dell’anima può svelarlo.  Tante parole, sia pure in sequenza logica, non riescono a renderne l’intimo significato.

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[1] OLTRE L’ILLUSIONE: Dalle apparenze alla realtà. Cerchio Firenze 77. Roma: Edizioni Mediterranee, 1978.