Brano tratto dal libro ESSERE E DIVENIRE,[1] pp- 245-246
Fratello Orientale: “Salve fratello caro, salve!
Il progresso porta, coi vantaggi, nuovi problemi. Ciò che si costituisce per rendere comoda la vita dell’uomo, spesso si rivelano fonte di scomodità. Ciò che si fa per renderlo indipendente, non di rado lo fa schiavo; ciò che si fa per facilitare la sua esigenza, lo rende sempre più scontento. Il Buddha disse : “ Tutti i tormenti dell’anima umana traggono origine dal timore e dai desideri”. Io vedo come la tua serenità venga distrutta dalle tue ansie e dalle tue brame. Tu temi anche ciò che non è certo, ma questo non è saggio. Tutto potrebbe accaderti! Ed allora, pensando a questa probabilità, vuoi rendere la tua vita un solo timore? Chi non teme è libero. Pensa a quante cose ti rendono servo, e a come sarebbe importante per te usufruire di tutta la libertà di cui potresti disporre. La vera libertà non sta nel potere appagare tutti i tuoi desideri, ma sta nel sottrarsi ad ogni influenza, prima fra tutte la coercizione esercitata dal tuo desiderio. Devi essere così libero e forte da poter disporre di te stesso in ogni momento. L’uomo forte, il più potente, è colui che sa comandare a se medesimo. Puoi gloriarti di comandare agli altri, se non sai comandare a te stesso? Devi essere forte per servire; nell’auto-controllo genererai l’ordine e nell’ordine interiore la tua liberazione. Sempre la libertà si fonda sull’ordine, ma l’ordine non può essere imposto. Chi affermasse il contrario in sostanza direbbe che la libertà si fonda sulla coercizione: sarebbe in contraddizione con se medesimo. La libertà dai tuoi desideri non la puoi raggiungere violando te stesso, reprimendo le tue brame, ma generando in te quell’ordine che risulta dall’aver trasceso la radice dei tuoi desideri. Questo è vero non solo per il tuo mondo interiore, ma anche per la società nella quale tu vivi. L’ordine sociale, e perciò la vera libertà, è raggiungibile solo nel convinto adempimento dei propri doveri individuali. Ciò che devi raggiungere è la convinzione che non puoi vivere solo per te stesso, che fai parte di una società la quale può avere un assetto armonioso solo se i suoi membri posseggono una coscienza sociale. Fa che il tuo desiderio sia il desiderio di tutti, chi nulla desidera per sé è il più ricco degli uomini perché ha già ciò che gli altri cercano di raggiungere appagando i loro desideri. Se desideri sapere, sappi istruire, ma non istruire per essere considerato un Maestro e perciò essere amato; piuttosto ama! Non adorare i morti per quanto degni possano essere stati. Ama i vivi, ma non far dipendere da essi la tua felicità. Infelice è l’uomo che fa dipendere dagli altri la sua gioia. Non avere paura del dolore; se non sai nulla della sofferenza, cosa puoi sapere della felicità? Se non hai patito un sopruso, cosa puoi sapere e come puoi amare la giustizia? Ricorda: l’uomo deve conoscere la felicità e il dolore, il bene e il male, per essere al di là di essi.
OM MANI PADME AUM!”
[1] ESSERE E DIVENIRE NELL’INSEGNAMENTO DI DALI E DEL FRATELLO ORIENTALE. Scuola del Cerchio Firenze 77, (a cura di Vitaliano Bilotta). Roma: Edizioni Mediterranee, 1998.