Brano tratto dal libro PER UN MONDO MIGLIORE,[1] pp. 189-197
Commenti a cura di Andrea Innocenti
Kempis: “Comprendo che, questa sera, per molti di voi sarò noioso, ma confido che egualmente, tutti, cercherete di seguirmi con attenzione. È un obbligo quello che io ho, di concludere un argomento che abbiamo focalizzato in questo ciclo di riunioni. È un po’ riassumere quello che abbiamo detto a proposito di questo argomento, della natura del «sentire individuale», e quindi di puntualizzare certi aspetti in modo da consentirvi di proseguire nella vostra meditazione. Avverto che forse questa meditazione, a questo punto, è più adatta se fatta individualmente che collettivamente, o per lo meno fatta fra coloro che hanno lo stesso interesse circa l’argomento. Comunque vedrete voi quello che sarà il meglio. Dunque, noi con l’esempio dei fotogrammi abbiamo illustrato Verità quali il non tempo, il non spazio, la non simultanea percezione di una stessa situazione del mondo degli accadimenti da parte di «sentire» di grado diverso, e le varianti. Esempio prezioso da questo punto di vista, perché in modo semplice ed efficace ha reso accessibile concetti completamente sconosciuti o dei quali, al massimo, si ipotizzava l’esistenza, ma si ignorava la dinamica. Tuttavia taluno di voi, da questo esempio, ha erratamente tratta la convinzione che il mondo della percezione sia oggettivamente dimensionato, così che sia possibile a ciascuno – magari addirittura a proprio piacimento – ritrovarlo, sì, al di là del tempo, ma in una condizione quasi oggettiva. E non è bastata la nostra affermazione più volte ripetuta che in realtà esiste solo qualcosa di infinito, omogeneo, indifferenziato, eccetera, che percepito con certe limitazioni, origina tutte quelle immagini che vi sono note come mondo fisico, mondo astrale, mondo mentale. L’effetto secondario che taluno di voi ha tratto dall’esempio dei fotogrammi – per qualche verso simile alla tossicità che inevitabilmente hanno tutti i medicamenti – si è mostrato ancora più evidente allorché si è trattato di capire altri concetti da noi illustrati successivamente: vedi le affermazioni circa la natura del «sentire» individuale; particolarmente l’affermazione che il mondo della percezione è la proiezione del «sentire relativo» ha contrastato con l’oggettività che taluno di voi attribuiva erratamente a questo mondo, addirittura l’ha distrutta; ma a tal punto che adesso talaltro di voi non sa più dove collocare il mondo della percezione, sembrandogli che debba esistere solo il «sentire».”
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Il Maestro Kempis fa un po’ il punto della situazione. Sono stati enunciati dai Maestri, servendosi dell’esempio dei fotogrammi, una serie di concetti fondamentali che stravolgono l’ordinaria nostra visione della realtà. Il nodo principale è che non esiste una realtà oggettiva esterna a noi, tutto passa dal nostro sentire di coscienza, ed è in funzione delle sue limitazioni che, secondo l’archetipo del modulo cosmico, viene dato corpo a quella che chiamiamo realtà oggettiva del mondo fisico. In conclusione, siamo immersi in un grande sogno, non completamente soggettivo, perché determinato da archetipi e leggi superiori, ma sempre creato dalla nostra coscienza in ragione della sua ampiezza.
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Kempis: “Certo, se si prende in esame ad esempio il mondo mentale, esiste solo il pensiero; così è per il mondo akasico: il sentire solo esiste. Ma se si vuole avere un’idea generale della molteplicità, allora esistono moltissime altre categorie, l’una uscente dall’altra. Si tratterà di vedere come esse possano coesistere. Indubbiamente, sul piano assoluto, esiste solo Dio. Ma ciò non significa che i mondi soggettivi non esistono, altrimenti non sarebbero percepiti. È un’esistenza che si coglie in una condizione parziale, valida e vera solo per chi si trova in quella condizione, ma ciò non significa che sia un’esistenza oggettiva. Il mondo della percezione ha tutta la concretezza, tutta la parvenza di oggettività che deve avere ciò che esiste per esistere; e al tempo stesso tutta la relatività di ciò che è soggettivo. Ora, la parvenza di oggettività, la concretezza, nasce dal fatto che tutti gli individui appartenenti ad una stessa specie – per esempio gli uomini – hanno in comune certe limitazioni, chiamiamole limitazioni di base, limitazioni fondamentali, le quali possono essere analoghe alle limitazioni fondamentali degli individui appartenenti ad altre specie, per esempio gli animali. Questo comporta una analogia nella percezione individuale: il «soggettivo universale» di Kant, il «comune denominatore» delle percezioni individuali, come noi lo abbiamo chiamato. Inoltre ciascun individuo interpreta personalmente le proprie percezioni e questa è la relatività del processo della percezione. Ma quale funzione ha il mondo della percezione nei confronti del «sentire relativo?».”
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Ognuno crea un suo mondo che poi percepisce. Dalla percezione, che ne ottiene, il sentire relativo ne viene alimentato. I Maestri chiamano questa attività “appalesamento”. Il motivo dell’incarnazione sta proprio nel poter svolgere tale funzione, essa avviene assai spesso inconsapevolmente, ma il senso profondo di tutto questo insegnamento, a mio parere, consiste proprio nel trasformare l’inconsapevolezza, dovuta ad una coscienza ancora limitata, in una consapevolezza sempre più completa ed esatta. Si deve però tenere presente che la consapevolezza è una capacità della mente e, che per divenire coscienza acquisita, occorre un tempo a volte piuttosto lungo di macerazione. Tutto questo è in estrema sintesi l’essenza del messaggio di Claudio.
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Kempis: “Dicemmo che il «sentire relativo» è il prodotto della virtuale limitazione del «sentire assoluto». Allorché il sentire relativo si manifesta, non può che esprimersi con le medesime limitazioni che ne determinano la natura relativa. Ora, se il sentire relativo si manifesta, cioè sembra collocarsi in una successione temporale apparentemente oggettiva, ciò significa che esso sentire esiste nel non tempo. Ma se il sentire relativo esiste nel non tempo- cioè al di là dell’apparente affermarsi e quindi trascorrere- non può che esistere con le medesime limitazioni che gli conferiscono una natura relativa, sicché sentire relativo e limitazioni sono una sola cosa, essendo queste ultime parte integrante del sentire relativo. E se il mondo della percezione è la proiezioni dei sentire relativi, ciò significa che il mondo della percezione nasce, anche, dalla proiezione delle limitazioni che rendono relativo il sentire. Sicché quelle limitazioni, non meno del sentire, sono all’origine, costituiscono il mondo della percezione, mondo che si può considerare «in potenza» allorché il sentire non è manifestato ed in «atto» quando il sentire si manifesta. Avverto subito che questa distinzione «potenza» ed «atto» ha solo lo scopo di rendere a voi più accettabile, di rendere in sé più plausibile il fatto che il mondo del sentire ed il mondo della percezione sono sempre uniti. Ripeto: il mondo della percezione prende tempo, dimensione e significato allorché i sentire a cui è legato si manifestano; cioè assume una oggettività nei confronti dei sentire ai quali è legato o di cui è proiezione, quando quei sentire si manifestano; ma mondo della percezione, limitazioni e sentire sono inscindibili.”
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L’oggettività del mondo nel quale siamo immersi è soltanto apparente, prende forma soltanto quando il sentire relativo si manifesta ed è assolutamente dipendente dalle limitazioni del sentire stesso, al punto che si deve dire che la realtà che ci avvolge e percepiamo si identifica completamente con il nostro grado d’evoluzione. Da lì viene che ognuno ha un suo mondo. Hanno in parte ragione quelle filosofie che considerano la realtà un sogno. Ma questo sogno non è completamente soggettivo, perché è determinato dagli archetipi della coscienza cosmica che, a loro volta, condizionano e danno forma alle limitazioni che configurano i vari gradi di coscienza. Per questo possiamo dire che esiste per i diversi sentire un comun denominatore il quale dà l’impressione di oggettività alla nostra percezione.
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Kempis: “Se poi si pensa alla condizione di Eterno Presente del Tutto, questa inscindibilità appare più evidente. Allora, ciascuna individualità, considerata nella sua completezza, con i sentire relativi di cui è costituita, contiene tutto il mondo della percezione che quei sentire manifestano o riassumono. Tornando al nostro esempio dei fotogrammi, errato sarebbe cercare dalla parte dello schermo la spiegazione delle immagini che si muovono; la spiegazione è esattamente dalla parte opposta, cioè dalla parte del sentire; anche se essa non è la realtà, poiché non è l’ultima Realtà. Ed errato sarebbe non solo considerare il mondo della percezione oggettivamente esistente, ma anche considerarlo scisso, diviso dal mondo del sentire. Come il sentire relativo è il prodotto della virtuale limitazione del sentire assoluto, e senza di essa non esisterebbe, così il mondo della percezione è la proiezione dei sentire relativi e senza di essi non esisterebbe.”
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Dal virtuale frazionamento del sentire assoluto discendono i sentire relativi e con essi il mondo della percezione. Per provare a capire come avvenga questo frazionamento, che bisogna non dimenticare non essere reale, perché se tale lo fosse, l’Assoluto non potrebbe essere più assoluto, dobbiamo immergerci nel significato e nella percezione di cosa s’intende per sentire. Noi possiamo avere un barlume di consapevolezza di sentire, se si pensa che ” sentire come minimo è sentire d’esistere.” Tale sensazione può essere compresa con una semplice introspezione che permetta. di renderci conto del limite del sentire stesso. Abbiamo allora la sensazione di cosa s’intenda per limitazione del sentire e contemporaneamente avere l’intuizione di come la vera realtà del sentire si estenda verso l’infinito.
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Kempis: “A questo punto, ricordo il quesito che ci siamo posti, e cioè: i sentire relativi sono diversi perché diverse sono le limitazioni, diverse sono le situazioni del mondo della percezione, o viceversa? Ancora una volta dobbiamo servirci di un esempio, con l’avvertenza che esso vale solo per la parte del concetto che vuole illustrare. Il nastro che contiene la registrazione magnetica di un discorso non è il discorso; perché lo diventi è necessario non solo un apparecchio che trasformi i segnali registrati magneticamente sul nastro in suoni, ma anche un ascoltatore che dia, limitatamente a se stesso, un senso a quei suoni e li trasformi in discorso. Il nastro sta per la virtuale limitazione del sentire limitato; l’apparecchio che trasforma i segnali registrati magneticamente in suoni è il sentire; i suoni sono il mondo della percezione; e l’ascoltatore che interpreta quei suoni e li trasforma in discorso è ancora il sentire. Dunque, nella manifestazione dei sentire relativi, v’è una duplice fase che comprende un momento attivo: l’apparecchio, ed un momento passivo: l’ascoltatore. A livello del mondo della percezione è come se il sentire relativo, manifestatosi, proiettasse le proprie limitazioni, le rendesse a se stesso oggettive, e, in virtù di questa oggettivazione, le facesse in parte cadere, dando così origine alla manifestazione del sentire analogo meno limitato, e così via. Il processo, per qualche verso, è simile a chi mira riflessa in uno specchio la propria immagine, ne prende cognizione. Ciò corrisponde ad un ampliamento della propria consapevolezza, del proprio sentire, della propria coscienza.”
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In queste brevi parole del Maestro Kempis, si trova il vero significato della vita. La manifestazione che ci circonda, è in essenza l’espressione della nostra coscienza, che essendo limitata, esprime le sue limitazioni nel modo, che in ogni momento vediamo. Quindi ciò che di bello o di brutto ci capita è esclusivo frutto della nostra realtà. Diviene perciò determinante l’attenzione, che poniamo alla motivazione delle nostre azioni, perché in quest’ultima si trova l’esplicitazione della limitazione coscienziale. La consapevolezza, ancora funzione della mente, è perciò lo strumento basilare dell’esistenza, ed è a questa che è volta la sostanza dell’insegnamento dei Maestri del Cerchio, sia quando invitano con il Maestro Claudio ad una continua introspezione sia quando spiegano, principalmente tramite il Maestro Kempis, la reale costruzione della Realtà.
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Kempis: “Dunque, è vero che, a livello del mondo della percezione, le situazioni del mondo percettivo sono diverse perché diversi sono i sentire di cui esse sono proiezioni, ma è altresì vero che, proprio attraverso la sperimentazione di quelle diverse situazioni, cadono alcune limitazioni del sentire ed ha luogo la manifestazione del sentire analogo meno limitato. Ossia è altresì vero che la manifestazione dei sentire relativi ha proprio nelle situazioni del mondo della percezione una componente insostituibile. Ecco perché è vero che l’uomo modifica l’ambiente, ma è altresì vero il contrario. Ricordo che per ognuno il mondo della percezione nasce dal rapporto fra sentire analoghi di grado diverso. La caduta delle limitazioni ha luogo, inizialmente, alle soglie del mondo umano. Le forme di vita appartenenti ai regni minerale, vegetale e animale, hanno lo scopo di costituire progressivamente gli strumenti della percezione, in modo da consentire la manifestazione del sentire più semplice, dell’atomo del sentire, che inevitabilmente trae seco la manifestazione del sentire più complesso, più ampio. I nuclei di queste forme di vita sono le «monadi», o atomi di sentire. Ciascuna monade rappresenta la base comune e quindi la continuità, la sopravvivenza – in senso metafisico – di moltissime forme di vita appartenenti ai regni naturali; più forme di vita non solo in seno ad una stessa specie, ma in seno a moltissime specie che hanno lo scopo – come ho detto – di costruire gli strumenti della percezione, fino alla completezza necessaria per la manifestazione della monade a cui esse sono legate.”
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In queste brevi argomentazioni si sintetizza l’essenza del significato della vita quale a noi ci appare. Ogni sentire di coscienza, dall’atomo di sentire fino al sentire relativo, crea i mondi della percezione. Le situazioni del mondo percepito, sono create dai singoli sentire di coscienza in ragione delle loro limitazioni e secondo la logica del modulo fondamentale della coscienza cosmica. Attraverso l’appalesamento di queste situazioni, i sentire pervengono ad una sempre maggiore consapevolezza fino ad arrivare al superamento della visione duale della realtà. In quello stato, i sentire mantengono ancora il senso della individualità, che corrisponde allo spazio del mondo della percezione, inoltre hanno sempre la sensazione di provenire da sentire più limitati e di andare verso sentire di maggiore ampiezza, tutto questo rappresenta l’equivalente del tempo nei piani della dualità.
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Kempis: “Tutto questo è detto, naturalmente, seguendo la successione della manifestazione dei sentire relativi, nella quale successione sembra non esista ancora ciò che sarà e non esista più ciò che è stato. Mentre, se si vuole avere un’idea più aderente al mondo del sentire, occorre porsi al di fuori di ogni successione, e immaginare questo mondo come un immenso organismo, costituito da numerosissimi e diversissimi atomi di sentire, i quali conferiscono, di volta in volta, all’aggregato costituito, un carattere estremamente unitario. Siccome ciascun aggregato costituito ha una natura estremamente unitaria – come ho detto – ciascuno di essi può essere considerato un sentire unico, di qualità diversa da quelli che lo costituiscono: un sentire più ampio. Questo immenso organismo del sentire cosmico ha un numero altissimo di atomi di sentire, ed un numero sempre minore di sentire compositi a mano a mano che il sentire è sempre più composto – cioè è sempre più ampio – fino ad essere un solo, unico sentire quando è «coscienza cosmica».”
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Il Cosmo, nel quale siamo immersi, è come un immenso organismo strutturato in maniera gerarchica. Dall’atomo di sentire si va, di fusione in fusione, verso sentire sempre più ampi, fino ad arrivare al Sentire Cosmico, che tutto contiene, ma anche trascende. L’esempio del corpo umano con le sue cellule ed i suoi organi è molto efficace. L’anima poi esprime la trascendenza di tutto questo. “Come in Terra cosi in Cielo” Il Macro contiene il micro e da esso dipende, ma a sua volta lo vincola con l’archetipo primario esprimente la prima limitazione cosmica. A loro volta i vari cosmi trovano la trascendenza nella loro fusione nella Coscienza Assoluta, ultima meta ed espressione dell’Esistenza.
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Kempis: “Per dare una indicazione della disposizione di questi sentire, abbiamo detto che se la limitazione fosse esprimibile in numeri, la quantità dei sentire relativi originati da ciascuna limitazione, sarebbe pari al numero delle possibili disposizioni che si possono dare alle cifre dall’1 al numero che esprime la limitazione. Così una sola limitazione origina un solo sentire relativo: la coscienza cosmica. Due limitazioni originano due sentire relativi, tanti quante sono le possibili disposizioni che si possono dare alle cifre dall’1 all’ 2: 1-2, 2-1. Tre limitazioni originano sei sentire relativi, tanti quante sono le possibili disposizioni che si possono dare alle cifre dall’1 al 3, e così via; fino alla limitazione massima che origina un numero altissimo di atomi di sentire, un numero tendente all’infinito – ma non infinito – di atomi di sentire. Voi sapete che se n è il numero massimo delle limitazioni, il numero degli atomi di sentire è dato dalla formula: nx(n-1)x(n-2)x(n-3)… e così via, fino a che l’ultimo moltiplicatore è uguale a n-(n-1) cioè è uguale a 1.”
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La rappresentazione in chiave matematica della struttura del cosmo è possibile perché, come sempre hanno detto i Maestri, la logica è alla base dei legami che ci sono fra i vari sentire relativi del cosmo stesso. Identificando ogni limitazione con un numero ed i sentire relativi ad essa corrispondente con la disposizione delle cifre del numero stesso, possiamo giungere alla conclusione che alla limitazione associabile al numero n corrispondono tanti sentire quante sono le disposizioni delle cifre che compongono quel numero, ovvero secondo la matematica della probabilità n! (fattoriale) Poiché il numero delle limitazioni non è infinito non sarà infinito il numero dei sentire relativi, ma solo tendente all’infinito.
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Kempis: “Ora, volendo visualizzare più aderentemente possibile il mondo del sentire, occorre anche tenere presente che il sentire di limitazione 1, l’unico sentire relativo, «la coscienza cosmica» contiene ed abbraccia 2 sentire di limitazione 2, ciascuno dei quali contiene ed abbraccia 3 sentire di limitazione 3, ciascuno dei quali 6 contiene ed abbraccia 4 sentire di limitazione 4, ciascuno dei quali 24 contiene ed abbraccia 5 sentire di limitazione 5 e così via. In altre parole, la «coscienza cosmica» contiene ed abbraccia tutti i sentire del Cosmo.”
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LIMITAZIONE 1:
LIMITAZIONE 2:
1 2
2 1
LIMITAZIONE 3:
3 1 1 3 2 2
1 3 2 2 3 1
2 2 3 1 1 3
Questa analogia, presa in prestito dalla matematica, dà un’efficace rappresentazione della struttura della Coscienza Cosmica, come organizzata in relazione ai sentire relativi determinati dalle limitazioni, a loro volta strutturate secondo sottolimitazioni, la cui disposizione permette la differenziazione fra loro di sentire equipollenti. È così possibile avere un’ intuizione grafica del concetto di fusione insegnato dai Maestri del Cerchio. Per esempio: Qualora venga superata la sottolimitazione 3, dai 6 sentire che avevamo per conseguenza della limitazione di grado 3, si passa ai due sentire di limitazione 2, i quali contengono ciascuno 3 dei 6 di limitazione 3. Tutto ciò rappresenta graficamente la fusione dei sentire equipollenti di grado 3 nei sentire di grado 2.
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Kempis: “Ora, se osservando che n sentire di limitazione n costituiscono un solo sentire di limitazione n-1, qualcuno concludesse che quei sentire si estinguono, finiscono, spariscono, cessano, quel qualcuno commetterebbe un grandissimo errore. Il mondo del sentire è ben diverso dal mondo della percezione: è per voi inimmaginabile. Per immaginarlo più possibilmente in modo aderente, occorre tenere presente che la più alta qualità dei sentire che si manifesta in un numero di sentire sempre minore, è proprio dato dalla «comunione» dei sentire più semplici; comunione che non è un processo d’acquisizione, punto di convergenza di differenti esperienze di più sperimentatori, come è – ad esempio – l’anima gruppo del regno naturale. L’esperienza non è un fine, è un mezzo che conduce al riconoscimento di una stessa identità. Ed è proprio in virtù di queste comunioni che, dal sentire più semplice al più complesso, la consapevolezza d’essere non viene mai meno, ma si manifesta, per tutti indistintamente, come un ampliamento della coscienza che comprende realtà sempre più complete. Quindi nessuno finisce, si estingue, muore; al contrario: ognuno trova la coscienza del Tutto. A chi chiedesse quante sono le individualità nel Cosmo, risponderei che esse sono tante quanti sono gli atomi del sentire, perché ciascuno di essi è collegato, si identifica e si riassume nella «coscienza cosmica». La coscienza cosmica contiene l’intera realtà cosmica in stato di comunione come nel vostro sentire sono riassunti sentire più semplici già manifestati.”
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La rappresentazione dei sentire relativi di un cosmo, data secondo l’analogia dello schema matematico proposto dal Maestro Kempis, rende chiaro all’intuizione la realtà in essere che altrimenti la percezione ordinaria della mente non permette di concepire. Soprattutto il concetto di fusione è reso chiaro, ché altrimenti potrebbe essere distorto dalla visione della realtà in divenire. Non si tratta di una sommatoria d’esperienze, ma la trascendenza di esse in una realtà nuova, ovvero un altro sentire di coscienza. Questo concetto è la pietra miliare sulla quale costruire l’idea di un Dio Assoluto, che tutto ha in sé, ma che anche è ben altra cosa. Credo sia molto utile meditare su questo.
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Kempis: “Questa è quella continuità, quella sopravvivenza che voi temete possa venir meno, possa mancare. Quel divino collegamento, garanzia non solo che l’«essere» non si estingue, ma soprattutto che le contingenti limitazioni ad una ad una cadono, rivelando l’«essere» in tutto il suo inimmaginabile splendore. Perché paventare di perdere ciò che racchiude la vostra consapevolezza entro l’angustia di una condizione relativa? Perché temere di perdere la vostra insufficienza? Quale fragile velo è in sé l’illusione che vi distingue e divide dalle altre creature di voi stessi complemento! Che àncora la vostra consapevolezza a ciò che credete di essere e che fa ritenere le vostre limitazioni tanto preziose da temere di perderle! E quanto tenace lo fate diventare con un simile attaccamento! Ma chi mai potrà dirvi che questa è la Verità? Eppure, credervi significa por fine ad ogni angoscia, ad ogni sofferenza, ad ogni umiliazione, perché è troncare alla radice la ragione di ogni dolore. E che cos’è il dolore se non un segnale che non avete compreso, uno stimolo a ricercare, un invito a comprendere? E quale mai può essere lo scopo per cui ogni uomo si affanna, arrovella, contempla, costruisce, distrugge, se non quello di dargli una coscienza che rifletta la realtà del mondo del sentire? Ma chi mai può convincervi, darvi questa certezza? Nel mondo da cui vi parlo, nessuno può vedere ciò che non crede, mai la prova viene prima della certezza! La Realtà è nell’intimo dell’essere e solo lì può essere scoperta.”
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La conclusione di questa lezione è che: “Mai la prova viene prima della certezza”. Penso che questa frase vada capita e meditata. Essa non è un invito ad una fede dogmatica e credulona, ma fa riferimento ad uno stato di coscienza interiore che trascenda i piani dei mondi della percezione e proietti la consapevolezza sul piano del sentire, dove non esiste più dualità e la conoscenza è uno stato d’essere e d’identificazione. L’illusione di ottenere un tale stato ha pervaso in modo particolare l’India ed il mondo orientale, ma i Maestri del Cerchio insegnano che: soltanto una realtà conseguita permette un tale stato, altrimenti qualsiasi sforzo in tal senso si rivela vano ed a volte controproducente. Solo la Vita dà un reale conseguimento e, se vissuta con consapevolezza, viene attenuato il dolore che l’insegnamento del karma molto spesso induce.
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[1] PER UN MONDO MIGLIORE: Un insegnamento per l’Umanità di oggi e di domani. Cerchio Firenze 77. Roma: Edizioni Mediterranee, 1981.