Gli ideogrammi

Brano tratto dal libro LE GRANDI VERITÀ,[1] pp. 201

Commenti a cura di Andrea Innocenti

Voce del Maestro Kempis

Kempis: “Vorrei ricordarvi alcune nostre affermazioni fondamentali, e cioè: la Realtà, intesa come totalità di ciò che esiste, è una, molteplice nell’apparenza ma unica nella sostanza, tanto da formare un soltutto inscindibile: il Tutto-Uno-Assoluto. Il vuoto, il nulla, il non essere assoluti, non possono esistere. Tutto quanto esiste è qualcosa in senso di “sostanza”, intesa nel concetto filosofico di un “quid” non astratto. L’accidente, l’attributo, la condizione, la qualità, lo stato eccetera, non esistono in sé ma sono sempre legati a qualcosa; in ultima analisi, alla “sostanza”. L’unica sostanza è lo spirito, divina sostanza, sostanza di Dio, inscindibile, indivisibile, infinito, immutabile, immobile, omogeneo eccetera, eccetera, da cui traggono origine tutte le sostanze, tutto ciò che esiste, che pure non esiste in sé in quanto è apparenza dell’unica sostanza allorché essa è considerata come enucleata dal Tutto-Uno-Assoluto.”

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Tutto ciò che è, non è pura astrazione, ovvero qualità, ma ha una sua sostanzialità, dal nostro punto di vista lo si può considerare come avente una sua materialità quindi è una quantità. Possiamo definire la quantità come la caratteristica intrinseca della sostanza, perciò traducibile in numero. La cosa è evidente sui piani del mondo della percezione. Difficile da comprendere per quanto concerne i piani del sentire, ancora di più riguardo all’Assoluto, la Cui sostanza non può che essere indiversificata, quindi inscindibile, indivisibile, infinita, immobile ed immutabile ecc.. Per queste caratteristiche è stata chiamata Spirito. Quindi lo Spirito è la materia di Dio, ma Dio va oltre perché lo trascende, è il mondo, e ciò che tramite lui, afferma la Sua esistenza.

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Kempis: “Il pensiero-pensatore, considerato in sé, è qualcosa in senso di “sostanza” anche se ciò che rappresenta è frutto di una enucleazione e quindi non è oggettivo rispetto all’ultima Realtà. Il pensiero, considerato come idea, come significato, come attività del pensatore-pensiero, è analogo all’attributo, alla condizione, alla qualità, allo stato delle cose; cioè non esiste in sé ma è strettamente connesso al pensatore-pensiero in quanto tutto uno con quello. Tutto quanto l’uomo considera astratto, cioè esistente solo come pensato, in sé ha la natura dell’idea, ma come tale è indissolubilmente legato al supporto, al substrato di “sostanza”: il pensatore-pensiero. Per chiarire con una similitudine: il pensatore-pensiero è come un quadro considerato dal punto di vista materiale, colori e forme, mentre il pensiero, come idea, è il significato del quadro, il suo contenuto che, nel mondo materiale, è indissolubilmente legato al quadro.”

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Il pensiero-pensatore ha una sua sostanza anche se non oggettiva, perché frutto dell’ enucleazione della sostanza divina indiversificata dovuta al virtuale frazionamento della Coscienza assoluta. L’idea, ovvero il significato intrinseco al pensiero-pensatore, in quanto ad esso strettamente legato, viene ad avere una sua concretezza e quindi materialità, nel senso prima indicato. Questo concetto può essere considerato anche da un altro punto di vista: il pensiero, in quanto tale, appartiene al piano d’esistenza detto mentale, il quale ha una sua materialità, quindi il pensiero risulta il frutto dell’organizzazione della materia di quel piano da parte del veicolo attivo su quel piano, altrimenti chiamato corpo mentale. Questa prospettiva si basa sull’idea che dà concretezza ai diversi piani di esistenza, i Maestri del Cerchio infatti, nella primissima parte del Loro insegnamento, quale verità di passaggio,hanno rappresentato la Realtà secondo tale concezione. Poi però hanno per noi sviluppato ulteriormente la concezione del Reale,rovesciandone completamente la prospettiva. I piani d’esistenza e tutto ciò che si presenta alla nostra percezione, sono considerati quale creazione dei sentire di coscienza secondo le loro limitazioni e la logica del modulo della coscienza cosmica. Naturalmente questa nuova visione non modifica, anzi rafforza, il concetto secondo il quale pensatore-pensiero e relativo significato abbiano carattere proprio di materialità.

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Kempis: “Queste affermazioni, intese separatamente da quanto altro abbiamo detto, sembrerebbero che confermassero il concetto della realtà intesa come divenire, al centro della quale è l’uomo visto come ente che diviene attraverso alle sue attività fisiche, emotive, di pensiero ecc.. Ma questa è invece un’interpretazione delle cose derivante dall’abitudine a considerare la realtà in un certo modo, dal giudicarla dal di dentro, cioè non freddamente ma sotto l’impressione che si ha vivendola con certe limitazioni. Se si considera la realtà dal punto di vista scientifico, cioè al di fuori della coscienza in senso lato, ma semplicemente della materia, ed a noi va bene perché tutto è sostanza o legato ad essa, allora si scopre che tutto è riconducibile ad una particolare disposizione delle sostanze. Cercherò di spiegarmi. Per semplicità esemplificativa prendiamo in considerazione un uomo che compie un’azione: l’azione, come attività fisica dell’uomo, in sé è un insieme di movimenti, di atti, tale è l’azione dal punto di vista meccanico. Tuttavia l’azione ha un significato rilevantissimo: per esempio, l’uccidere; altre azioni che sono finalizzate ma non nei riguardi altrui: per esempio cibarsi; altre che hanno un significato che si esaurisce nella sola gestualità, come quelle rituali; ecc.. Comunque, lasciando da parte ogni e qualunque fine e significato delle azioni che investono più propriamente il mondo mentale, l’azione in sé è un insieme di atti, di gesti. Se si fuoriesce dal mondo dell’individuo, cioè da colui che agisce, e come osservatori prendiamo in considerazione un insieme di atti per ravvisare il quanto, nel senso della fisica, dell’azione, cioè la minima grandezza possibile, ci troviamo di fronte ad una realtà raggelata, fissa, immobile, proprio come il fotogramma di un film: il fotogramma dell’unità di mutazione della realtà fisica. Se ancora osserviamo, spersonalizzandolo, un singolo fotogramma, dimenticando cosa sono quelle immagini tridimensionali che osserviamo e che cosa rappresentano, che significato hanno; cose tutte soggettive e relative alla dimensione d’esistenza in cui sono collocate e a chi vive in quella dimensione; se, dicevo, si osserva che cosa è il fotogramma in sé, non possiamo fare a meno di concludere che è un insieme di materia, di sostanza aggregata in un certo modo; null’altro.”

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Dei fotogrammi i Maestri hanno già abbondantemente parlato in numerose altre comunicazioni. Ma qui il concetto di fotogramma finora pensato come fisico, viene esteso al piano mentale oltre che a quello astrale. Lo possiamo perciò chiamare ideogramma. La Realtà perciò, naturalmente quella relativa, inerente ai mondi dell’apparenza, mantiene sempre la sua natura discreta, così, nonostante l’apparenza, la concezione in essere della Realtà non viene modificata. In conclusione, il fotogramma, ovvero la situazione cosmica, è caratterizzata dalla struttura della materia dei tre piani dei mondi della percezione. Quindi il film della nostra vita, che il sentire di coscienza proietta è una pellicola fatta di materia fisica, astrale e mentale.

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Kempis: “Più evidente vi risulterebbe questa conclusione se il fotogramma anziché riguardare le vostre azioni e quindi il vostro mondo, riguardasse uno di quei mondi immaginati dalla fantascienza, completamente diverso dal vostro; oppure riguardasse sempre il vostro mondo ma visto al microscopio, concludereste cioè che quel fotogramma, in sé, è un insieme di forme, di materie dislocate in una certa materia, come in un quadro di un astrattista. A questo è riconducibile la realtà fisica prescindendo da significati, valori, pathos, ecc.. che del resto riguardano altri piani d’esistenza. Se così è, l’uomo che agisce, che compie una azione – uomo come corpo fisico -salta fuori solo perché in tutti i fotogrammi che si prendono in considerazione c’è quel comun denominatore che è quella forma che chiamiamo «corpo fisico» e che proprio per il fatto di essere comune a vari fotogrammi stabilisce quel collegamento, quella continuità di identità nel suo complesso detta «corpo dell’uomo», ma che a ben vedere è semplicemente frutto dell’abitudine a considerare in senso unitario fatti diversi, perché si crede conservino la stessa identità attraverso il succedersi degli eventi.”

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La rappresentazione che abbiamo del mondo fisico, a cominciare dal nostro corpo, è unitaria, non c’è separazione da un istante all’altro. Ma le cose non stanno così, il corpo è una successione di atomi di corpi uniti da un comun denominatore che li fa sembrare un’unità. Così come l’occhio umano percepisce il movimento delle cose perché il tempo da un istante all’altro è tanto breve che la retina non riesce a distinguere gli istanti di passaggio ed unifica perciò il percepito in un unico oggetto. Passando a dedurne le implicazioni, ne consegue che viviamo in un mondo in essere, ogni istante del quale è perfetto per il fatto che ogni elemento granulare che esiste è lì immutabile, in un eterno presente. Naturalmente tutto ciò visto dalla prospettiva dei tre mondi della percezione, ovvero nella dualità. Oltre, nei piani del sentire, le cose sono ben diverse, pur mantenendo sempre la modalità dell’essere e non del divenire.

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Kempis: “Quello che abbiamo detto per il mondo fisico può essere ripetuto per il mondo delle emozioni o astrale, e per il mondo del pensiero o mentale, con qualche complicazione per quest’ultimo perché è il mondo in cui si ha l’analisi, la sintesi ecc.. in cui si traggono i significati, si comprende anche solo in senso intellettuale e non di coscienza. Prima dicevo che il pensiero è qualcosa in senso sostanziale. Consideriamolo come attività del corpo mentale dell’uomo, così come l’azione dal punto di vista semplicemente meccanico è definibile quale attività esterna del corpo fisico. Cerchiamo allora di capire, anche sommariamente, come si svolge quella attività, tenendo presente che la mente, il corpo mentale dell’uomo, è considerata in senso unitario solo perché esiste un collegamento, una sequenzialità di pensiero, in cu ihanno parte predominante la memoria e la personalità, ma che in effetti la mente è una molteplicità tale e quale come prima dicevo esserlo il corpo fisico. Voi sapete che ad ogni incarnazione l’uomo ha un nuovo corpo fisico, un nuovo corpo astrale ed un nuovo corpo mentale.”

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Come abbiamo già visto quello che accade per il corpo fisico avviene anche per il corpo mentale. La memoria e la personalità lo fanno percepire unitario mentre è una molteplicità di forme di materia mentale collegate fra loro secondo una sequenzialità logica e di uguaglianza.

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Kempis: “Consideriamo il corpo mentale nella sua parte intellettiva come un insieme di materia, sostanza mentale non organizzata, una tabula rasa. Il fanciullo apprende secondo un meccanismo che rudimentalmente è già noto agli psicologi ed ai ciberneti; cioè una certa forma del mondo fisico, una figura, col venire legata ad una sensazione diventa esperienza consumata,è registrata nella mente del soggetto ed immagazzinata. Come avviene questa registrazione ? Mediante la organizzazione di un ‘quanto’, nel senso della fisica, di sostanza mentale: il fotogramma mentale. Ciascun fotogramma mentale corrisponde ad un’immagine del mondo conosciuto, da prima empiricamente e poi in modo intuitivo, come spiegherò; cioè corrisponde ad un’idea basilare. Il fotogramma mentale è simile ad un ideogramma in cui la sostanza mentale, organizzata in una certa forma, contiene l’oggetto della conoscenza avuta. Tutte le volte che l’ideogramma mentale si ripropone spontaneamente, o con l’atto del ricordo, al pensatore ritorna il significato della conoscenza-esperienza. Ottenuto un certo numero di conoscenze empiriche e costruiti i relativi ideogrammi mentali, la ulteriore conoscenza, particolarmente quella  astratta, cioè di semplice e puro ragionamento, avviene per comparazione fra gli ideogrammi-base. Questa operazione non sarebbe possibile se le esperienze, il conosciuto, non fossero immagazzinati, trattenuti nel significato; cioè se non fosse possibile riportare alla consapevolezza la conoscenza ottenuta; ed ecco la memoria. Gli ideogrammi mentali che ciascuno si è costituito sono tutti archiviati nel proprio corpo mentale, utilizzabili per una comparazione con ciò che via via l’uomo deve capire.”

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Fra le funzioni del corpo mentale c’è quella di essere l’archivio dei fotogrammi mentali od ideogrammi. La conoscenza perciò si forma recuperando, mediante la memoria, alcuni ideogrammi ed attraverso questi formarne dei nuovi sulla base delle ultime esperienze. Così cresce il veicolo mentale, il quale però viene perduto passando da un’incarnazione ad un’altra. Stiamo qui parlando del mentale inferiore, costituito da tre sottopiani: quello relativo all’istinto, quello del senso comune ed infine quello del ragionamento logico. Gli altri quattro sottopiani dei sette del mentale costituiscono il mentale superiore o anima o corpo causale. Questo veicolo non viene distrutto nella fase di passaggio da un’incarnazione all’altra, è espressione diretta del sentire di coscienza e mantiene in sé l’essenza delle esperienze fatte, perciò condiziona la nuova vita da ogni punto di vista, ovvero nella formazione dei tre sottopiani mentali inferiori,così anche per l’astrale ed il fisico, da lì il nome di corpo causale.

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Kempis: “La più alta forma di ragionamento, quella creatrice, si riproduce per il principio della trascendenza, similmente alla visione tridimensionale che è il risultato della fusione trascendente delle due immagini oculari piatte. Allo stesso modo la comparazione fra due ideogrammi che l’uomo ha immagazzinato nella sua mente, ed aventi un certo significato, può creare un terzo ideogramma di contenuto più complesso degli altri due. Quindi l’attività di pensiero, non solo il ricordo, è tutta un’associazione d’idee: conoscere è sempre un riconoscere, anche quando è apprendere, capire ciò che non si è mai saputo, ricordatelo! La possibilità di ragionare è la possibilità di confrontare i fotogrammi o ideogrammi mentali e disporli in modo conseguente, in modo cioè che rispetta l’ordine delle cose conosciute fino a creare nuovi ideogrammi che non riflettano più la realtà conosciuta ma che esistono solo come puro pensiero. Tuttavia, per quanto astratto sia il pensiero contenuto dagli ideogrammi, essi ideogrammi sono della stessa sostanza mentale della quale sono costruiti quelli che riflettono le cose materiali.”

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Questa descrizione di come avviene il formarsi del pensiero dimostra che esso è assai simile ad un meccanismo, dando così la prova come il corpo mentale inferiore sia un computer perfetto ed estremamente progredito, la cui sostanza sia quella del piano mentale inferiore. La materia del piano mentale superiore è la materia akasica ovvero quella che sostiene il sentire di coscienza, anche se avente una qualità piuttosto densa. Va però tenuto presente che, in ultima analisi, anche le materie dei piani fisico, astrale e mentale inferiore hanno alla loro base, quale componente, la materia akasica, ma in una forma molto densa e grossolana. Infatti per i Maestri del Cerchio tutto è coscienza, questo non va dimenticato.

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Kempis: “L’attività dei corpi fisico, astrale e mentale inferiore è riconducibile a semplici o complessi moti meccanici. La stessa volontà, che è considerata uno dei fenomeni più complessi della vita psichica, potrebbe essere interpretabile come semplice determinismo psichico, cioè come forte desiderio che sarebbe capace di indirizzare e volgere tutta l’attività dell’uomo al raggiungimento dell’oggetto del desiderio, quindi sostanziale assenza di scelta e di autonomia, di decisione cosciente. E questo, talvolta, è vero. Quello che salva l’uomo e tutto quanto esiste dall’essere un automatismo, è la coscienza, il sentire in senso lato, che va dal sentirsi d’essere alla coscienza del Tutto. La coscienza, nel suo stato più limitato che noi abbiamo definito atomo di sentire, è autoconsapevole ed è sentire d’essere. La coscienza stessa  è qualcosa in senso di sostanza: è la divina sostanza spirito,  più o meno limitata, più o meno autoconsapevole. Ma per quanto limitata sia, è sempre sentirsi d’esistere. La differenza che c’è fra la sostanza-coscienza e la sostanza – mente pur essendo una sola la vera Sostanza, è che la sostanza-mente, per esprimere l’idea, il pensiero deve essere organizzata, aggregata in un certo modo, e quindi l’idea si potrebbe definire «la qualità della sostanza-mente»; mentre la coscienza non subisce organizzazione per esprimere  sentirsi d’esistere sempre più ampi: è essa stessa sentire più o meno ampio, più o meno onnicomprendente, secondo che sia meno o più limitata.”

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Assai interessante sono queste precisazioni, perché chiariscono la differenza fra il piano del sentire, dove la coscienza si esprime unitariamente, ed in tal senso si apre e manifesta, ed i piani della dualità, dove la rappresentazione è poliedrica,  perché la struttura che li configura è granulare, essendo essi costituiti da fotogrammi ed ideogrammi le cui aggregazioni danno luogo a forme sempre più complesse. Tutto ciò avviene meccanicamente, secondo leggi ed archetipi la cui natura proviene direttamente dalla coscienza cosmica, e dal suo modulo, creato dalla prima limitazione del cosmo stesso. Poiché la nostra consapevolezza è legata in prima istanza ai sensi fisici, accade che la rappresentazione del mondo nel quale viviamo, è quella di una realtà multiforme, espressa da mille sfaccettature provenienti da diverse prospettive. Noi non riusciamo a cogliere gli spazi d’interruzione, che intercorrono fra i diversi fotogrammi, tutto perciò viene percepito come un continuo divenire. Mentre l’essenza è essere, l’intuizione del quale può giungere soltanto dalla consapevolezza dell’anima, che esprime se stessa nell’ abbraccio unitario, dell’unica Realtà.

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Kempis: “In ogni caso, se noi affermassimo che tutto quanto esiste nei mondi fisico, astrale e mentale, inclusi i veicoli omonimi dell’uomo,è un gigantesco meccanismo che produce coscienza, una gamma che va dall’atomo della coscienza alla coscienza individuale, non sbaglieremmo di molto. Se poi si tiene presente che solo per comodità di comprensione, abituati come siete a considerare il mondo in divenire, abbiamo considerato l’uomo come un ente che diviene, che acquisisce e crea nel tempo; ma in effetti tutto è, tutto esiste già al di là del tempo; se si tiene presente questo, allora veramente si comprende che Dio è il Tutto, che Tutto è Uno, che il prodotto del Tutto è la Coscienza Assoluta e viceversa. Tutto quanto esiste è sostanza-qualità: non può esistere quantità senza qualità. Gli stessi numeri, che esprimono quantità, pura, astratta, sono qualità dell’unità. Allo stesso modo non può esistere qualità senza quantità. Dio stesso è quantità e qualità: Egli è la totalità del Tutto che trascende la sommatoria delle qualità e delle quantità. In ciò è la suprema ragione, l’esistenza del Tutto.”

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Trovo stupenda questa rappresentazione dell’Esistente, un meccanismo senza essere un meccanismo, una Coscienza infinita, eterna, immutabile e avente in sé una logica ferrea, sostenuta dall’amore, che non è altro che il senso dell’unione, ovvero della sua indivisibilità. La nostra limitatezza ci proietta nella dimensione del divenire ed è lì che nasce la grande illusione che chiamiamo vita. La quale, vista dalla prospettiva del limite, appare turbolenta e spesso dolorosa, mentre nella dimensione della trascendenza si trasforma nella splendente gioia del sentirsi d’esistere. A noi, che siamo nell’oscura ed angosciosa valle, dove la sofferenza spesso grida la sua forza, questa luminosa visione di eterna e perfetta Realtà riempie il cuore di grande speranza.

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[1] LE GRANDI VERITÁ RICERCATE DALL’UOMO. Cerchio Firenze 77, (a cura di Pietro Cimatti). Roma: Edizioni Mediterranee, 1982.