Istinto, intuito, sentirsi d’esistere

            Brano tratto dal libro LE GRANDI VERITÀ,[1] pp. 207-213

Commenti a cura di Andrea Innocenti

Voce del Maestro Kempis

Kempis: “Osservando la vita dei regni naturali, gli studiosi concordemente affermano che ogni atto del vivere costa fatica. Fatica costa procacciarsi il cibo, allevare la prole, sopravvivere e così via. Niente è dato senza dover pagare il corrispettivo in fatica. Questo è vero ma solo parzialmente perché, in effetti, la parte più nobile della vita, della specie naturale, quella che la rende in un certo senso creativa, che dirige ogni atto del vivere, ogni singolo individuo ce l’ha gratuitamente per dotazione congenita. Parlo dell’istinto, cioè di quell’ impulso interno che non dipende dalla ragione né dalla volontà e che in un modo quasi invincibile, spinge ad agire in un certo senso, lasciando tuttavia chi agisce inconscio del motivo per cui agisce e della verità che sta alla base della sua azione e del suo comportamento. Pure l’uomo, quale essere della natura, è dotato dell’istinto, anche se in misura minore di quella di cui sono dotati gli appartenenti alle altre specie naturali, tuttavia ha altre dotazioni che lo compensano della fatica che l’esistere costa .Per verità, dico queste cose in forza del discorso perché, in effetti, l’esistenza si paga da se stessa: costi quel che costi, l’esistere, è sempre più ciò che si ottiene dall’esistenza di quello che si paga. Ricordatelo!”

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Fino ad un certo grado di evoluzione l’individuo è quasi completamente soggetto al determinismo dei veicoli inferiori. Così l’istinto che appartiene ai piani bassi del mentale lo condiziona completamente, ma è grazie ad esso che può nutrire i veicoli del mondo della percezione. Compito dell’anima è quello d’imparare a non farsene soggiogare mantenendo la sua capacità di guida. È per questo che l’insegnamento del Maestro Claudio, che avvia alla consapevolezza, risulta il passo decisivo verso la liberazione, ovvero la libertà dal determinismo della limitata evoluzione. Superare le limitazioni vuol dire realizzare la libertà dell’Essere, che nelle sua essenza è libero.

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Kempis: “Rammentando le altre gratificazioni che l’uomo ha dalla vita, non intendevo riferirmi ai vari colpi di fortuna che può avere, o alle doti naturali che può sfruttare, che sono tutti crediti karmici: mi riferivo a quella facoltà che emerge naturalmente e spontaneamente di cogliere, all’istante, la verità di una cosa e sapere ciò che è da farsi e ciò che è da evitarsi. Mi riferivo insomma, all’intuizione. Diversamente dall’istinto, l’intuizione porta con sé la coscienza; cioè dell’intuizione si ha coscienza; ossia essa porta sempre una conoscenza. Senza il processo dell’apprendere, essa dà egualmente la consapevolezza e la cognizione di una verità, come se la si fosse appresa con la ragione. Mentre l’istinto governa solamente la vita attiva, i comportamenti, l’intuizione riguarda esclusivamente la vita contemplativa, astratta, e da lì semmai, si riflette poi sulla vita attiva. Dono meraviglioso che sovrasta in nobiltà l’istinto ma che, con tutta la sua preziosità, non raggiunge l’importanza del sentirsi d’essere, comprendendo in questo termine l’intera gamma che il sentire origina: dalle sensazioni alla più alta forma di coscienza.”

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Sovrasta l’istinto, l’intuizione, che proviene dai piani più elevati del mentale, partendo cioè dal quarto sottopiano. Va anche oltre la stessa mente razionale, che raggiunge il suo massimo potere nel quarto sottopiano. Avere la facoltà d’intuire è essenzialmente dovuto all’evoluzione dell’anima, altrimenti, quella che a volte viene presa per intuizione, non è altro che un’esternazione del veicolo astrale. In quel caso, il più delle volte, la conoscenza che ne risulta non è veritiera ma ingannatrice. La più alta forma di conoscenza è quella che si manifesta come sentirsi d’essere, essa esprime la natura del sentire di coscienza, dall’atomo del sentire al massimo grado di coscienza, quella Assoluta. Quando si fa riferimento al cuore dell’individuo, al di là delle figurazioni romantiche dell’astrale, s’intende proprio la sua essenza, che si manifesta alla nostra consapevolezza con il sentirsi d’essere.

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Kempis: “Nelle forme di vita elementari il sentirsi d’essere si identifica con le sensazioni; cioè se non vi fossero delle modificazioni dell’autoconsapevolezza, dovute a stimoli sensori, verrebbe a mancare il sentirsi d’essere o per lo meno non si amplierebbe la sua intensità. Mano a mano che il sentire si amplia, l’individuo è capace di recepire altri stimoli: per esempio, nell’uomo, gli stimoli che vengono dalla vita intellettiva; a séguito di questi altri stimoli, il sentire si amplia ancora fino a che diventa indipendente dai vari stimoli e ne è liberato. Ora, fra tutti i moti che agitano l’intimo dell’uomo – sensazioni, desideri, antagonismi, paure, eccetera -e che in fondo, a ben vedere, sono quelli che fanno sentire vivi certi uomini, qual è il sentire? La risposta è: la sua parte più vera, quella che al limite, lo fa agire contro tutte le influenze ambientali e sensorie, perfino contro l’istinto. Quindi il sentire è il vero se stessi che dovrebbe ispirare i pensieri, dirigere la volontà e l’azione, amministrare i desideri. In effetti, ad un dato grado di ampiezza ciò accade, ma prima di allora rimane confuso fra le varie influenze ambientali a cui è sottoposto l’individuo e che finiscono col prendere il sopravvento e dirigerlo nella vita.”

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I Maestri hanno sempre detto che il sentire d’esistere non viene mai meno, ed è logico tutto ciò, perché il sentirsi d’esistere è la funzione primaria del sentire di coscienza ed il sentire di coscienza è la nostra vera Realtà. Restando fermo tutto ciò, i Maestri del Cerchio hanno poi con queste poche frasi illustrato come funziona la vita dell’uomo di media evoluzione. Finché il sentire di coscienza non raggiunge una certa ampiezza, e questo accade solo quando l’evoluzione è abbastanza avanti, l’ambiente condiziona i veicoli inferiori, che come spugne, assorbono ciò che dall’esterno viene loro portato e se l’ampiezza dell’anima non è in grado di trascenderlo, traducono in conseguente comportamento il modo di esprimere se stesso nella vita. Non è facile rendersene conto, perché l’evoluzione della coscienza è graduale, non si può con certezza capire, soprattutto per gli altri, ma in parte anche per noi stessi, quale siano le intenzioni delle nostre azioni. L’insegnamento del Maestro Claudio rappresenta la via maestra affinché ognuno possa con relativa gradualità svelare a se stesso le qualità delle motivazioni del proprio comportamento.

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Kempis: “Parlare del sentire, quindi, significa parlare di quel sentire che ha una certa ampiezza, quando è in grado di dirigere l’individuo, quando risulta chiaro che è qualcosa di più dell’istinto e dell’intuizione. Infatti, mentre l’istinto fa agire in armonia ad una legge, ad una verità, come se la si conoscesse; e mentre l’intuito dà la conoscenza della Verità senza il processo d’apprenderla, il sentire addirittura è «essere una Verità», una realtà. Quindi è qualcosa di più radicato di un semplice stimolo, per quanto esatto sia, o di una semplice conoscenza, per quanto vera sia. Il sentire è propria natura, è l’espressione della realtà acquisita. Il sentire è tanto meno limitato e flebile quanto più è consapevole di far parte di un Tutto e, quindi, quanto più è conscio della propria funzione in quel Tutto. Una tale consapevolezza, quando è bene delineata, quando è intima convinzione, quand’è propria naturale indole, cancella ogni timore dell’ignoto, annulla ogni conflitto, ogni senso d’avversità nei confronti degli altri, facendoli amare; insomma, cancellando all’origine ogni paura, ogni angoscia, ogni moto egoistico, dà una somma beatitudine.”

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La rappresentazione della nostra vera essenza, cioè il sentire di coscienza, è qui estremamente efficace, nonostante sia quasi impossibile descriverlo. La grande capacità espositiva del Maestro Kempis, arriva a fare sentire cosa vuole significare, al punto che sembra di avvertire in noi la stupenda vibrazione che lo esprime e, che insieme alla beatitudine che l’accompagna, svela la verità della sua esistenza. Forse è un po’ azzardato, ma tutto ciò conduce all’unità con il Tutto, ovvero a Dio.

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Kempis: “Voi non potete concepire la gioia se non come qualcosa che segue al raggiungimento di un vostro desiderio ben determinato; potete essere felici solo attraverso certe particolari stimolazioni che scaturiscono dalla dualità avere-non avere, essere-non essere, cioè dal gioco dei contrari. Ma esiste una beatitudine data dalla pienezza, dalla contentezza, dalla esultanza, dalla letizia, dalla felicità che scaturisce spontaneamente perché è legata ad uno stato d’essere in cui – come ho detto- ci si sente parte integrante di un Tutto meraviglioso, in cui si capisce che tutto ciò che accade ha solo il fine di portare ogni essere alla più alta forma di esistenza. Rendendosi consapevoli di ciò, ci si sente approdati in un porto sicuro, al di là di ogni tempesta, nel mare tranquillo della pienezza, a tal punto che ci si chiuderebbe in se stessi se non vi fosse la spinta ad immedesimarsi in quel Tutto di cui si capisce essere parti integranti ma che solo gradualmente si giunge a sentire come tale. Per dirla con concetti umani, si cerca l’abbraccio, l’unione con gli altri; ma non per la ragione che sempre spinge l’uomo, cioè per prendere, per avere qualcosa, sia pure affetto; bensì per dare, per donare se stessi consapevolmente a quella parte dell’esistente che ancora non si sente unita a sé.”

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Siamo qui in una dimensione che definirei mistica, perché trascende la ragione. Ci sentiamo trasportati verso uno stato di piena beatitudine che va ben oltre l’euforia della gioia, che proviene dall’appagamento di desideri ordinari e molto umani, ma che una volta soddisfatti svelano noia, disagio, necessità di andare oltre, anche soltanto nel proporsi con altre modalità e forme soltanto in apparenza nuove. A questo stato di estatica pienezza e beatitudine, subentra l’intima consapevolezza dell’Unità della Vita. Non c’è più l’io, che ci lega all’illusione della forma, si scivola nell’ identificazione con gli altri, che in questa nuova prospettiva appaiano noi stessi. Da lì si genera l’essenza del vero amore.

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Kempis: “Lo slancio con cui ci si protende verso ciò che ancora non si sente parte di sé -ma è più giusto dire: a cui ancora non ci si sente uniti – è uno slancio dettato da qualcosa di simile all’amore conosciuto dall’uomo allorché è capace di amare altruisticamente: donare tutto se stesso per il bene di altri. L’amore che si raggiunge e che, gradualmente, fa entrare in comunione gli esseri, non è una sorta di sodalizio ma per ognuno è essere anche l’altro, arricchirsi reciprocamente delle rispettive esperienze, raggiungere un livello tale da rendere entrambi un solo essere. Questo concetto, nella maggior parte di chi ascolta, susciterà smarrimento e perplessità. È inevitabile: siete troppo abituati al culto di voi stessi, della vostra personalità, del vostro io, per accettare a cuor leggero una simile rivelazione. Voi vedete, in queste comunioni che fondono gli esseri in una sola essenza, una sorta di decimazione, un annullamento di tutti coloro che tali comunioni costituiscono. Ed è un errore, perché non si tratta di un annullamento ma di un arricchimento; non di una decimazione ma semmai di una decuplicazione dei singoli sentire individuali, che raggiungono un livello di vivezza e di espansione ben oltre la somma dei sentire costituenti.”

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Questo concetto è stato più volte sostenuto dai Maestri, ovvero che la fusione non rappresenta un annullamento, ma si risolve in un arricchimento, perché è il processo che va verso l’unificazione del molteplice, conservando però la sua reale natura. La trascendenza rappresenta la fase che conclude il percorso ed esprime il misterioso ed enigmatico significato dell’esistenza. Esso lo si può scoprire in ogni attimo della nostra vita. Questo è lo stupendo messaggio che ci comunicano i Maestri del Cerchio .Il “Qui ed ora ” che viviamo, anche inconsapevolmente, apre la porta ad un altro “Qui ed ora” ad esso logicamente collegato ma unico ed inconfondibile nell’ Essere e tale da renderLo  sempre più ricco e luminoso.

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Kempis: “Ora, comprendere come ciò sia possibile, bisogna chiedersi: che cos’è nella dimensione umana, che fa evolvere l’uomo? Il contatto con i suoi simili, le relazioni che ogni uomo necessariamente ha con gli altri uomini, familiari, amici, estranei, nemici, sono fonte di quegli stimoli che lo inducono a reagire e costruire la sua coscienza individuale. Il cammino come ben sapete, è molto tortuoso e anche indiretto; attraverso al gioco dei contrari l’uomo raggiunge il giusto modo d’essere nei riguardi della società in cui vive: giusto modo d’essere che deriva dall’aver compreso quale deve essere la propria vera funzione in quella società. Dunque le relazioni tanto possono, eppure il legame che esse stabiliscono è superficiale rispetto alla comunione degli esseri, non agisce mai direttamente sull’intimo essere di quelli che sono i soggetti delle relazioni, ma solo per risonanza. Cerco di spiegarmi: una cattiva azione che un vostro simile può farvi giunge nel vostro intimo – si dice: vi ferisce- solo se voi, in un certo senso, permettete che sia così; cioè se raccogliete, se reagite a quegli stimoli, se siete sensibili e suscettibili a quel tipo d’impulso. Ed è bene, perché proprio attraverso alla vostra suscettibilità la vita- o meglio: le vite – vi porteranno a superare, a non raccogliere, ad avere pietà di chi non ama perché chi non ama prima di tutto, è infelice.”

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Sono le modalità della vita che danno la possibilità d’evolversi all’uomo attraverso al gioco dei contrari. La comprensione giunge con l’alternarsi della luce e dell’ombra. La legge di causa ed effetto, che di fatto si esprime attraverso al piacere e al dolore, fa da padrona in tutto ciò. È stupenda questa dinamica che conduce il sentire di coscienza dalla sua massima limitazione fino alle alte vette dell’Assoluto. Per una lunghissima parte di tale cammino, praticamente non esiste libertà, poi gradualmente si affacciano spazi di possibilità di scelta, che i Maestri hanno identificato nelle varianti. Spezzoni di sequenze di fotogrammi che sono fra loro alternativi. Poi, quando la coscienza lo permetta, si giunge alla libertà, che non vuol dire fare come ci pare, ma semplicemente fare la volontà di Dio. Ma questa, quando la coscienza è adeguata, corrisponde alla nostra stessa volontà d’essere.

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Kempis: “Questo è il legame che, al massimo, le relazioni umane costituiscono; e se anche è un legame che, in ultima analisi, lascia sempre gli esseri uno diviso dall’altro, è ugualmente capace di operare quel miracolo che è l’ampliarsi del sentire individuale, perché facendo cadere le limitazioni che distanziano i sentire ne innesca la comunione. Immaginate quale miracolo sia capace di operare sugli esseri un’unione diretta dei sentire, dato appunto che l’unione, il contatto indiretto è già capace di far cadere le limitazioni, individuali, cioè è capace di trasformare gli esseri .La sequenza è questa: caduta delle limitazioni, nascere di sentire diversi dagli originari ed equipollenti, comunione dei sentire equipollenti, manifestarsi del diverso sentire, di un sentire più ampio. Dopo di che il ciclo inizia nuovamente.”

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Le relazioni umane sono importanti, perché è tramite esse che si ampliano i sentire individuali attraverso la caduta delle limitazioni, che li rendono diversi ed apparentemente separati. Quando i sentire raggiungono lo stesso grado d’evoluzione, cioè sono equipollenti, ovvero hanno le stesse limitazioni, ma differentemente distribuite, si affacciano alla possibilità di divenire un unico sentire, che li comprenda perché li ha in sé, ma nel contempo li trascenda. Questo avverrà con il superamento della limitazione che li diversifica nella sequenza della loro successione.

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Kempis: “Come ho detto, la caduta delle limitazioni dei sentire di poco ampiezza- per esempio, degli uomini – avviene vivendo nei mondi della percezione. Ma lasciata la ruota delle nascite e delle morti, nel piano di esistenza dei sentire che cos’è che si sostituisce agli stimoli dei mondi della percezione per determinare la caduta delle limitazioni del sentire ? Per rispondere a questa domanda, innanzi tutto, bisogna ricordare che il frazionamento del Sentire Assoluto – che è appunto all’origine dei sentire relativi, limitati – non è reale ma virtuale. Se così non fosse il Tutto sarebbe smembrato: ma, quel che più importa, nulla vi sarebbe di Assoluto. Il Tutto sarebbe una «quantità di relativi». Dire che il frazionamento è virtuale significa dire che le limitazioni che creano i sentire relativi sono costruite per la reciproca elisione; significa dire che ciascun sentire relativo, limitato, è indissolubilmente legato all’altro tanto da costruire un sol tutto in realtà inscindibile. Aiutatevi a capire con un’immagine mentale: pensate a quei giochi di pazienza in cui si deve ricostruire un’immagine scomposta in tanti piccoli tasselli, l’uno diverso dall’altro. I tasselli sono fatti in modo da incastrarsi perfettamente e comporre l’immagine. Così, l’insieme del modo del sentire è un sol o tutto in cui i singoli sentire tali sono perché così si sentono, ma non perché così siano. In altre parole: il sentire relativo, limitato, tale è perché tale si sente; perciò il destino, il fine, il tendere del sentire limitato non può che essere quello di manifestare le vera struttura, il vero stato d’essere del mondo del sentire: l’unità dell’Uno inscindibile.”

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È abbastanza comprensibile, come sui tre piani del mondo della percezione, il sentire acquisti una sempre maggiore consapevolezza mediante l’esperienza che fa, creando le varie situazioni cosmiche a lui necessarie, arrivando così a superare le limitazioni più grossolane. Ma ci si può domandare: Quando il sentire è divenuto abbastanza ampio, al punto che ha superato l’illusione della dualità e le limitazioni sono molto ridotte, cioè siamo nella condizione del così detto “Santo”. Qual è il mezzo che induce il sentire di coscienza ad eliminarle completamente, realizzando così la Realtà Assoluta? La risposta del Maestro Kempis è che non bisogna dimenticare che la separazione non è reale, ma solo virtuale, perché dovuta alle limitazioni che ancora permangono. Alla fine, però, i sentire, mediante reciproche e graduali identificazioni, dovute all’essere indissolubilmente fra loro legati, supereranno anche le limitazioni più sottili, acquisendola coscienza di essere un’Unica Vera Realtà.

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Kempis: “Se si può capire questo, allora quello che può apparire incomprensibile non è ” ad opera di che cosa avvengono le fusioni dei sentire allorché non vi sono gli stimoli dei mondi della percezione”, ma piuttosto ” perché mai nei sentire limitati le fusioni, per avvenire, devono essere stimolate”. Infatti, se i sentire in realtà compongono un sol tutto, sentirsi uno col Tutto non può che essere il naturale epilogo di ogni sentire. Certo che, inizialmente, quando il sentire è solo “coscienza d’essere”, le unioni possono avvenire solo ampliando i sentire stessi, cioè annullando le limitazioni attraverso stimolazioni; ma poi le comunioni avvengono spontaneamente. Vedete, una similitudine si può trovare nelle reazioni nucleari per fusione, in cui i nuclei atomici si fondono sviluppando una grande quantità di energia calorica, fra l’altro. La reazione, per iniziare, necessita di un’altissima temperatura, temperatura che poi è mantenuta dallo sprigionarsi dell’energia calorica, prodotto della reazione. In sostanza la reazione, per iniziare, ha bisogno di un innesco e poi continua spontaneamente.”

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Il Maestro Kempis adesso spiega più dettagliatamente le modalità inerenti al superamento delle limitazioni. All’inizio del processo evolutivo, quando i sentire sono molto limitati, è necessario un innesco per superare l’inerzia che i sentire hanno in ragione della loro limitatezza. Il binomio dolore-piacere è praticamente questo innesco, su di esso fa il suo gioco la legge del karma. Abbiamo in tal caso un determinismo quasi completo, man mano che le limitazioni attenuano la loro influenza si crea una situazione di semilibertà. Questa è la fase dell’evoluzione nella quale compaiono le varianti. Poi non ce ne sarà più bisogno, la libertà diverrà completa. Questa, consiste, per il sentire, nell’identificarsi con la volontà di Dio, che consegue al fatto che ciascun sentire sempre meno si sente separato, ma più identificato con Dio Stesso e perciò unito agli altri sentire. La fusione è ora realizzata, e l’energia che ne perviene diviene elevatissima per l’evoluzione umana ed incommensurabile.

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Kempis: “L’essere strettamente legato l’uno all’altro è talmente natura intrinseca del sentire relativo che, allorquando le virtuali limitazioni sono tante da farne solo dei sentirsi d’essere – cioè qualcosa che non aspira ad essere unito a qualcos’altro – cessa il virtuale frazionamento: il sentire ha raggiunto le massime limitazioni possibili: sono così creati gli atomi di sentire, l’emanazione è al suo culmine, inizia l’epopea del sentire relativo che, di fusione in fusione, troverà nel proprio identificarsi in Dio la propria Realtà, la propria vera esistenza. E non può essere diversamente, perché che cosa può esserci di più bello, dolce, felice, se non la comunione con l’oggetto del proprio amore ? Che cosa può esserci di più nobile che anelare di unirsi agli altri? Capire sentire che gli altri sono parte del proprio unico essere, amarli tanto da anelarne la comunione? Se, nonostante tutto quello che diciamo, rifiutate questi concetti perché non potete concepire di entrare in comunione coi vostri simili, allora, permettetemi, vi compiango, perché ciò significa che non avete mai provato il vero amore, che non sapete amare!”

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La conclusione della comunicazione è come sempre mistica ed anche questa volta discende direttamente dal piano della ragione. La struttura dell’Esistente, come esposta dal Maestro, è quella di una realtà, la cui logica non ammette deviazioni e fughe dell’io contestatrici. Tutto è uno, non se ne esce, capire questo è capire l’amore. Ma capirlo non vuol dire esserlo e viverlo. Per questo non basta la consapevolezza alla quale si può giungere grazie all’insegnamento di Kempis. I Maestri del Cerchio lo sanno bene, per questo hanno indicato, tramite il Maestro Claudio, anche un altro tipo di consapevolezza, quella che può venire nell’intimo di ognuno dal porre attenzione alle motivazioni delle nostre azioni nella vita. Da ciò discende l’importanza ed il grande valore di ogni esperienza.

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[1] LE GRANDI VERITÁ RICERCATE DALL’UOMO. Cerchio Firenze 77, (a cura di Pietro Cimatti). Roma: Edizioni Mediterranee, 1982.