Sensibilizzarsi ai problemi degli altri

                                           Brano tratto dal libro “ESSERE E DIVENIRE”,[1]p. 242

Voce del Fratello Orientale

FRATELLO ORIENTALE:

“Salve, fratello caro, salve!

Nel meraviglioso mondo manifestato tutto ha ragione di esistere e tutto, perciò, può essere oggetto di riflessione, di meditazione. Così, fratello caro, c’è un motivo anche alla possibilità che tu hai di osservare la vita dei tuoi fratelli, che non è certo quello di venire a sapere notizie che riguardano la loro persona per soddisfare una tua eventuale curiosità da colmare, né quella di condannarli. Sovente, invece, guardi la loro vita per sapere le loro vicissitudini o, peggio ancora, per trovarvi occasioni di critica. Eppure basterebbe che ti analizzassi con sincerità e scopriresti che molti dei difetti che vedi nei tuoi fratelli sono anche in te, e quelli che non vi sono, probabilmente si manifesterebbero se tu fossi posto nelle stesse condizioni in cui sono posti quelli che critichi. La ragione per cui tu puoi osservare la vita dei tuoi fratelli ha un fine costruttivo: rappresenta la possibilità che ti è data di sensibilizzarti ai loro problemi, che sono problemi non tanto estranei alla tua vita, dal momento che riguardano la condizione di esistenza umana, e perciò la tua condizione di esistenza. Fratello caro, ciò che al presente non ti tocca può toccarti nell’istante successivo, e lo scopo per cui ti accade è proprio quello di immergerti nella situazione verso la quale non ti sei mai sensibilizzato e che spontaneamente non hai mai voluto comprendere. Rifletti su queste parole e convieni che i problemi degli altri molto spesso ti lasciano indifferente quando addirittura non ti recano contentezza perché capitano a chi ti ha fatto un torto. All’esterno della situazione vissuta da altri, come ti è facile sentenziare, pronunciare giudizi che non tengono conto dello stato d’animo di chi si trova ad essere protagonista di quelle situazioni! Lo scopo della vita è quello di donare coscienza, e si è tanto più coscienti quanto più si riesce a compenetrarsi dei problemi degli altri. Se il fine della vita è quello di allargare la coscienza, indirizzati volontariamente verso questo fine; non chiuderti, con una facile e insensibile critica, all’esperienza dei tuoi simili, ma partecipavi nell’intimo del tuo essere; non attendere che gli eventi ti costringano a scoprire – ponendoti in analoghe situazioni – le angosce, le frustrazioni, le ingiustizie subite dai tuoi fratelli. Comprendi che quella che compiono è un’esperienza a loro necessaria ma al tempo stesso scoprila, riproducila in te stesso in tutti i suoi aspetti. Molto spesso ognuno è così immerso nella sua situazione che perde il senso delle proporzioni di ciò che gli accade e di ciò che fa; egli, allora, è esasperato e non si cura di ciò che fa patire a chi gli è vicino, sembrandogli che il suo posto sia il centro del mondo e che gli altri, nei suoi confronti, abbiano solo doveri. Quando cogli una tale esasperazione nei tuoi fratelli, osserva come si giunga a certi eccessi perché si da valore a cose che non ne hanno, perché chi riceve delle meschinità si pone sullo stesso piano di chi ne è l’autore; perché dentro, nell’intimo, c’è il vuoto. Fratello caro, osserva quanto i sistemi di comunicazione della società nella quale vivi ravvicinino gli uomini, ma nota come al superamento dello spazio non corrisponda un avvicinamento umano-affettivo. Anzi, ognuno si concentra sulla propria vita, sui propri problemi e prova indifferenza per le pene degli altri; quanto più si angoscia per i propri problemi, tanto più gli risultano estranei quegli degli altri. Se tu sei in uno stato d’animo di esasperazione per le difficoltà che incontri nella tua vita, concentrati sulla vita degli altri che come te sono in difficoltà; ti sarà di grande aiuto, ti aiuterà a ridimensionare ciò che ti accade, a capire che la situazione che ciascuno sperimenta è un insieme di momenti gradevoli e sgradevoli. Ma, come non si può separare la causa dall’effetto, così in una situazione non si possono assaporare solo gli aspetti piacevoli e illudersi di evitare gli spiacevoli, perché gli uni e gli altri contribuiscono a dare il succo dell’esperienza. Questo veramente è un modo valido di imparare dai tuoi fratelli, questo è il massimo che tu puoi trarre dalle loro esperienze; ma soprattutto, concentrandoti sulla loro vita, ognuno di loro può esserti fonte di insegnamento. Non fare come coloro che si mettono alla ricerca di un maestro che risolva i loro problemi esistenziali, che possa aprire le vie del cielo, e quando hanno trovato qualcuno che corrisponde al loro ideale di guida, lo adorano come se fosse un’incarnazione della divinità e interpretano ogni sua parola come se fosse un oracolo pronunciato nei loro confronti, dopo di che gioiscono perché hanno avuto la prova che la divinità li ha degnati della sua attenzione e li tiene in particolare considerazione. Sempre il divino degna della sua attenzione ognuno; è come se ciascuno fosse la sua unica creatura, perché essendo ciascuno essere senza eguale in tutto l’insieme dei Cosmi esistenti, è l’unico ad esistere come è. Capisco, fratello caro, il tuo bisogno di avere la prova che Dio ti ama, per trovare così quella sicurezza che ti manca, che può toglierti la paura del futuro e del nuovo e che vai cercando alla ricerca di maestri e guide; però non fare come coloro che vogliono illudersi, vedere realizzato il loro desiderio, e allora interpretano la realtà in modo che essa sembra quale la vorrebbero. Sii consapevole che ogni uomo, per quanto tu lo possa considerare evoluto e per quanto evoluto possa essere, è incarnato per imparare qualcosa; ciò non significa che non possa insegnare qualcosa ad altri, o per loro essere di insegnamento, però può farlo né più né meno come ogni altro uomo, perché il segreto dell’insegnamento – in Verità – è il segreto dell’apprendimento. Così, fratello caro, tutti possono insegnare nella misura in cui da tutti si può apprendere. Certo, coloro che riescono a convincerti che sono incarnazione del Divino, che sono sulla Terra per il bene dell’umanità, per portare alla conoscenza degli “eletti” verità importantissime, ti predispongono meglio, meglio catturano la tua attenzione di quanto possa fare il tuo vicino di casa, che tu pensi abbia la tua stessa levatura spirituale. Però un simile innamoramento si trasforma in amara delusione quando, alla figura idealizzata, scappano evidenti i lati umani che male si conciliano con la vantata o creduta natura divina. Allora, fratello caro, non si ha l’umiltà di riconoscere il proprio errore di valutazione e si finisce per non credere più, e non solo nella persona che si era esaltata, ma non credere più neppure in un significato spirituale della vita. Ciò sarebbe poco se fosse il prezzo da pagare per sottrarsi all’influenza di certi sedicenti maestri o guide che cercano di distoglierti, o che ti distolgono, dalla vita. Certo, essi non avrebbero potere su di te se tu stesso non fossi a cercare di evadere, di sfuggire a ciò che non puoi allontanare, perché è in te stesso. Ricordati, fratello caro, che tutto è in te : bene e male, felicità e dolore, vita e morte. Ciò che sembra capitarti dal mondo esterno, ha il potere di farti gioire e disperare solo se tu gli dai un simile potere. Se veramente tu fossi convinto che ogni essere è immerso nella Divinità, che Dio è esistenza assoluta, non guarderesti con paura il futuro, né con diffidenza il nuovo; non saresti trascinato tuo malgrado dagli avvenimenti della vita, né ti preoccuperesti eccessivamente per cose che non sono essenziali o così drammatiche come tu le vedi. Fratello caro, non ti sto indirizzando alla superficialità, tutt’altro. Sto cercando di incitarti a ricercare l’equilibrio, pur sapendo che non è facile raggiungerlo.  Nell’intimo equilibrio è più facile non essere trascinati dalle suggestioni che l’ambiente e le persone immancabilmente esercitano su di te ed è importante che non ti lasci manovrare, strumentalizzare, che tu faccia le esperienze che tu desideri fare  e non quelle che altri ti hanno spinto a fare. Perciò è importante che le tue azioni siano sempre consone al tuo pensiero, alle tue opinioni, e soprattutto alle opinioni che siano veramente tue. Ai fini della costituzione della coscienza individuale, non fa differenza che tu vada incontro ad una esperienza perché sei stato suggestionato da qualcuno, oppure per una idea nata da te; infatti, anche nel primo  caso c’è un riscontro del tuo intimo essere, altrimenti non subiresti suggestioni di sorta; però colui che agisce per sua iniziativa rispetto a chi invece è manovrato, ha maggior determinazione ed è più vicino a comprendere di chi non ha idee sue. Fratello caro, ti auguro – ed è l’augurio più bello – che tu raggiunga l’intimo equilibrio e che gli eventi della vita non lo turbino, in modo che tu non venga distolto dal meditare su quanto osservi nel mondo che consideri esterno, sicché la tua meditazione allarghi i tuoi interessi al di là di te stesso e ti renda sensibile ai problemi dei tuoi fratelli, dandoti così quella coscienza che è la vera ricchezza di ogni essere.”

OM MANI PADME AUM!  


[1] ESSERE E DIVENIRE NELL’INSEGNAMENTO DI DALI E DEL FRATELLO ORIENTALE. Scuola del Cerchio Firenze 77, (a cura di Vitaliano Bilotta). Roma: Edizioni Mediterranee, 1998.