Percezione e creazione

Brano tratto dal libro OLTRE IL SILENZIO,[1] pp. 224-231

Commenti a cura di Andrea Innocenti

Voce del Maestro Kempis

Kempis:“C’era una volta…«un pezzo di legno», diranno subito i miei ascoltatori, memori di giovanili letture circa un burattino chiamato Pinocchio. No: c’era una volta un Re. Era l’epoca in cui l’uomo concepiva la realtà nella quale viveva a sua immagine e somiglianza. Tutto era una persona: il vento, il tuono, il sole, la luna. Perfino Dio era concepito come un sovrano che bisognava servire e ossequiare per non incorrere nella sua collera e subire il suo castigo. Questi tempi sono passati, nessuno oggi crede più a una simile realtà; perfino i fanciulli non credono più che dentro un apparecchio radio ci siano nanetti che parlano e suonano. Nessuno ci crede più, tranne gli esoteristi e i religiosi. I primi, infatti, continuano a pensare alle forze intelligenti che concorrono alla manifestazione della vita cosmica come a degli esseri dotati di coscienza: raffigurazione, questa, che andava bene nell’epoca passata quando nulla si sapeva della meccanica della natura. I secondi ancora si ostinano, per sciocco e insensato timore reverenziale, a concepire Dio un essere che agisce giudicando e decidendo.”

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Kempis non usa mezzi termini, mette subito in atto la sua vena polemica quale efficace strumento per spianare la strada ad una visione della realtà razionale, priva di sovrastrutture fantasiose ed emotive, buone soltanto per un uomo ancora immaturo, avvolto nella nebbia dell’astrale. Si annuncia una nuova prospettiva dell’esistente, basata sì, ancora sull’intuizione, ma questa ora deve poggiare le sue fondamenta sulla forza dei “lumi” della ragione. È quasi un rinascimento illuminista, molto sui generis però, in quanto volto ad una materia che sfugge ancora alle possibilità della nostra attuale percezione sensoria.

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Kempis:“Certo, si deve riconoscere che una cosa è tanto più affascinante quanto più resta misteriosa. Una volta che se ne è scoperto il suo funzionamento diventa naturale e perde il suo aspetto magico; e se, nel comportamento intelligente di una cosa, nell’ignoranza si è portati a credere e spiegare che dietro ad essa agisca una persona trascendente, una volta capito come la cosa sia, tutto diventa naturale e ci si affranca dalla paura di ciò che l’ignoto può causarci. È paralizzante il timore che deriva dall’essere sotto il tiro di una presenza misteriosa che non sai come trattare, di cui non vedi le reazioni, di cui non sai l’umore e che quindi ti lascia senza difesa. Ed è comodo, per chi si dice rappresentante o comunque ascoltato da quella «persona», non spiegare che tutto è naturale, anche ciò che trascende il mondo percepito dai sensi del corpo – perché dello stesso mondo si tratta –, mondo che non cambia struttura per il fatto che i sensi fisici non lo percepiscono. È comodo perché è facile manovrare persone impaurite che non sanno cosa fare, e così sfruttarle per proprio tornaconto.”

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A questa modalità si è sempre ispirato il magistero di ogni struttura religiosa: usare l’ignoranza per volgere a sudditanza al potere la comprensibile paura dell’ignoto, dinnanzi alla morte ed ancor più alla sofferenza, con il fine di sfruttare economicamente e politicamente i popoli. Tali affermazioni possono suscitare forti contrapposizioni, ma difficilmente si può negare che la storia dell’esperienza umana confermi tutto ciò. Comunque non è giusto fermarsi su sterili polemiche, ma si deve andare oltre, il che vuol dire cercare sempre una spiegazione razionale del mondo che ci circonda, e quando questa non sia possibile, cosa che può accadere assai di frequente, porre soltanto come “ipotesi di lavoro” ogni teoria non adeguatamente suffragata da una ragionevole verifica sperimentale.

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Kempis:“Sì, cari: scoprendo il mondo percepito dai sensi fisici l’uomo ha constatato che è logico e razionale a tal punto da apparire, almeno in una visione limitata, meccanicistico. A mano a mano che l’uomo si è costruito dei mezzi di indagine che hanno ampliato i suoi sensi e fatto scoprire una porzione più grande della realtà, o altri aspetti di essa, sempre ha trovato la stessa razionalità e la stessa logica; a tal punto che la ricerca scientifica altro non è che la ricerca della logica della natura.”

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Galileo aveva già intuito come ‘il gran libro della natura’ sia scritto in caratteri matematici, ciò che è alla base del pensiero scientifico moderno. Kempis, invita gli ascoltatori a mantenere fermi i piedi per terra, ancorando ogni affermazione alla logica ed all’osservazione razionale dell’esperienza. Questo continuo richiamo che i Maestri del Cerchio Firenze 77 fanno a non allontanarsi da una visione concreta della vita, evitando di rimanere avviluppati nelle spire di una mente annebbiata dall’emozione, è molto significativo e fondante per una genuina ricerca spirituale.

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Kempis:“Cari esoteristi, mai nessuno troverà gnometti e fate che accudiscono alla vita della natura perché quelle erano personificazioni, immaginate dall’uomo, delle forze intelligenti in virtù delle quali la vita si manifesta; ma neppure quell’«intelligenti» può in qualche modo attribuire una natura di persona a tali forze; infatti, per intelligenza s’intende la capacità di capire bene e prontamente rispondere in modo logico. Intelligente è un interruttore crepuscolare che attiva automaticamente l’illuminazione artificiale al calar del sole. Nella concezione antica degli esoteristi e religiosi, quel piccolo apparecchio diventa una persona, così come sono diventate persone le intelligenze celesti che governano la vita cosmica, in effetti più simili a robot che ad esseri.”

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Kempis prospetta la direttrice di un nuovo esoterismo, perché l’uomo d’oggi, sia pure con un po’ di fatica, ha gli strumenti per accoglierla e capirla, certamente il cammino è irto di ostacoli, che hanno le loro radici nei limiti della coscienza. È una lotta non soltanto mentale, ma si potrebbe dire esistenziale, perché abbraccia l’uomo in tutta la sua totalità, dalla carne allo spirito, così però si manifesta la vita.

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Kempis:“La Verità – enunciazione della Realtà – per essere comprensibile ha una veste adattata alla cultura dei tempi e dei popoli. La forma nella quale la Verità è presentata, quindi, deve mutare per rimanere vera. Non ci si può ostinare a conservare certe immagini che servivano ad avvicinare la Realtà a chi aveva un abito mentale ormai superato, altrimenti si dà più importanza alla forma che alla sostanza e si creano sacerdoti che mascherano il loro vuoto abissale nelle scuole di inutile nozionismo. Noi pure, se non vogliamo fare la stessa fine, dobbiamo essere i rinnovatori di noi stessi rimettendo a fuoco, precisando più profondamente, a mano a mano che procediamo nell’esposizione dell’insegnamento, i concetti già espressi. Forse i temperamenti romantici resteranno delusi a sapere che i folletti, gli gnomi e tutto quel mondo di favola dell’esoterismo di maniera è creazione della fantasia, e che si è più nel vero se si concepiscono gli spiritelli della natura come dei robot. La scienza si sostituisce alla favola.”

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A chi ha studiato nel suo complesso tutto l’insegnamento del Cerchio Firenze 77, dal 1947 fino al 29 febbraio 1984, giorno della morte del medium Roberto Setti, appare chiaro ed evidente come le parole di Kempis indichino il percorso espositivo del ‘messaggio’, che va da una prima fase, nella quale la Realtà viene descritta nella sua apparenza  ritenuta oggettiva, fino alla rappresentazione finale, delle ultime comunicazioni, dove la soggettività dell’esistente, frutto della creazione di una coscienza individuale e relativa, diviene punto caratterizzante e focale.

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Kempis:“Sia ben chiaro: io non dico che non esistono le forze intelligenti che concorrono alla vita cosmica; dico che è errato personificarle, come è errato personificare Dio. Anzi, tutto quanto la fantasia più strampalata immagina, esiste. Dirò di più: tutto quanto esiste è reale. Sissignori: se non siete d’accordo, si tratta solo d’intenderci sul termine «reale». Esistenza e realtà si identificano: un pensiero, nel momento che è concepito, esiste ed è reale. Se si pensa ad un asino che vola, quel pensiero è reale. Certo nel piano fisico non esiste una forma corrispondente a quel pensiero, e quindi nel piano fisico non esiste quella realtà; ma questo è un altro discorso che nulla toglie alla realtà del pensiero. La realtà non è solo quella del piano fisico. Nel piano del pensiero, quel pensiero esiste ed è reale come tutto il pensiero, che abbia o non abbia corrispondenza nel piano fisico. Tutto è reale, naturalmente nella propria dimensione. L’errore è di credere che sia reale la sola dimensione fisica.”

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Significativa è l’identificazione dell’esistenza con la realtà, perché avvia al distacco dalla dimensione fisica, sulla quale si fonda la nostra attuale consapevolezza, indicando così l’esistenza di altri piani sui quali volgere la percezione, vedi per esempio quello del pensiero. Si potrebbe osservare che in fondo tutto ciò è il solito idealismo; in parte ciò è vero, ma questa concezione dei Maestri del Cerchio va ben oltre, infatti semplicemente sostituisce nella celebre identità Energia=Massa x (Velocità Luce)^2 la grandezza Coscienza all’Energia; in termini più semplici, la materia è coscienza e viceversa.

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Kempis:“L’affermazione da noi fatta che tutto è sostanza proprio questo significa: la cosa più astratta che si possa concepire, e quindi esistere, è la qualità, che pure è legata indissolubilmente alla quantità o sostanza. Anzi, al di là dei mondi della percezione la qualità è la sostanza; di conseguenza, tutto quello che esiste è reale. Non può esistere una cosa irreale in senso assoluto. Un miraggio non è reale – voi dite. Non è questo quello che io intendo: un miraggio è costituito di «qualcosa»; in questo senso è reale; e lo è anche se non è ciò che rappresenta. Nella dimensione fisica, il fatto che tutto ciò che l’individuo pensando immagina non esista, fonda in modo errato l’opinione che le creazioni del pensiero siano irreali; cioè che sia reale solo il mondo fisico. Ciò, come ho detto, è un errore. Tutti i mondi sono egualmente reali e tutti i mondi, rispetto alla Realtà assoluta, sono egualmente illusori; cioè come sono percepiti non esistono oggettivamente. In altre parole, l’individuo non percepisce, sia pure con toni soggettivi, una realtà in se stessa esistente, ma in un certo senso la crea attraverso il processo della percezione.”

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Siamo arrivati al punto principale della comunicazione, che però Kempis svilupperà meglio in seguito: l’individuo è lui stesso il creatore del suo mondo, ciò che vediamo, udiamo e tocchiamo non è qualcosa indipendente da noi, che abbia esistenza propria, è roba nostra, si potrebbe dire che noi siamo le cose che percepiamo. Per questo è così importante affrontare con gioia e leggerezza la vita; tutto quello che viviamo è conseguenza del nostro grado di coscienza, ma il vero problema è esserne consapevoli.

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Kempis:“Quello che esiste oggettivamente è solo sostanza indiversificata che, captata attraverso dei sensi limitati, appare come mondo fisico o astrale o mentale. Non è quindi Dio che crea o emana i mondi ma sono gli individui col loro sentire in senso lato e di coscienza. Se così è, allora esistono solo gli individui e la materia indiversificata. Però, a loro volta, gli individui sono costituiti di sostanza, della stessa sostanza di cui è costituito il Tutto, cioè Dio stesso; perciò i mondi sono manifestati dagli esseri e gli esseri da Dio, cioè rappresentano il virtuale frazionamento della coscienza assoluta.”

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Questo parziale rovesciamento della visione della Realtà lo trovo estremamente interessante, si può dire che è analogo al ribaltamento dell’idealismo di Hegel fatto da Marx; lì si rimetteva l’esistente sui piedi, qui i Maestri del Cerchio danno agli individui il ruolo di creatori e protagonisti dei mondi, restando però fermo che essi, quali sentire di coscienza relativa, rappresentano la virtuale divisione dell’Unità. In sintesi ogni istante, qualunque esso sia, è essenziale alla grandezza dell’Assoluto e ne permette l’esistenza. Forse questa è la soluzione del quesito di Faust? “Se dirò all’attimo: sei così bello! Fermati! Allora … tu potrai mettermi in catene.

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Kempis:“Un essere, quale virtuale parte della coscienza assoluta, ha un sentire parziale. Questo stesso fatto comporta, come conseguenza, una percezione limitata dall’ambiente della sostanza nella quale è immerso, e costituisce il suo non essere. La conseguenza della percezione limitata è la visione–creazione dei mondi fisico, astrale, mentale, tratti, ripeto, dal percepire limitatamente, parzialmente, la  divina sostanza in sé omogenea e indiversificata.”

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Come altre volte è stato detto, l’Assoluto ha una sua materialità identificabile con una sostanza omogenea e indiversificata. Le coscienze, che si sentono individui ma che lo sono solo virtualmente perché questo è dovuto al limite della loro consapevolezza, circoscrivono dentro di sé una rappresentazione dell’Esistente. Questa rappresentazione, avendo differenti aspetti in rapporto all’ampiezza dei sentire, crea così gli innumerevoli film che realizzano l’Assoluto, in virtù dei comun denominatori delle coscienze stesse.

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Kempis:“Quanto più il sentire è limitato e tanto più il mondo nel quale l’essere si immerge o crea è grossolano. Gli esseri che hanno analoghe limitazioni, creano nella loro percezione mondi analoghi che, per il fatto di avere punti di contatto, assurgono per quegli esseri a realtà oggettiva ed apparentemente indipendente dai soggetti. Tale supposta oggettività è rafforzata dal fatto che la materia di un mondo può essere da un individuo plasmata in qualunque forma e vista così plasmata dagli altri individui di quel mondo. Un artigiano che crea una sedia plasma la materia fisica in quella forma, e la sua creazione è vista da tutti gli altri individui che, avendo le sue stesse limitazioni percettive, trasformano nella percezione la divina sostanza in materia, e quindi in un mondo fisico. Sicché, ciò che l’individuo crea con le limitazioni della sua percezione, dovute alle limitazioni del suo sentire, non è un mondo totalmente onirico ma un ambiente, una dimensione con le sue leggi e i suoi fenomeni che appaiono eguali a tutti coloro che per le stesse sue limitazioni trasformano la divina sostanza in quell’ambiente.”

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È con tali logiche considerazioni che Kempis va oltre la visione estremamente soggettiva della Realtà alla quale ci ha condotto la sua descrizione dell’Esistente. Quasi ci sentiamo come sollevati, non siamo infatti così tanto isolati come avremmo potuto dedurre! È l’egoismo, che questa visione nel suo complesso vuole colpire! Fine dell’insegnamento dei Maestri del Cerchio è andare oltre l’espansionismo dell’io, consapevoli che solo la comprensione dell’unità della Vita può attuare pienamente l’Essenza di Dio, altrimenti limitata soltanto al sentirsi d’esistere insito in ogni personalità.

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Kempis:“A sua volta, il soggettivo generale subisce un ulteriore processo di soggettivizzazione in forza della psiche dell’individuo che ne dà una sua personale interpretazione – questa volta solamente sua. L’individuo, quindi, appalesando il suo sentire limitato, dà l’avvio a un processo di superamento e alla manifestazione di un sentire meno limitato, e così via. È come se l’individuo si rimirasse ad uno specchio e, scoprendo i suoi difetti, li eliminasse.”

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In conclusione tutto è meravigliosamente perfetto, anche ciò che appare brutto e riprovevole, perché è sempre espressione di una coscienza, che in quanto limitata non può che manifestarsi così, ma il magico ordito, che tiene su la Vita, ha in sé il programma capace di ribaltarne lo svolgimento, modificando, mediante la comprensione, la coscienza che lo ha determinato. Certo il processo è lunghissimo, dura milioni di anni ed ha nel piacere e nel dolore, insieme alla legge del karma, il motore che lo alimenta.

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Kempis:“Un individuo-uomo visto in un momento inteso non come tempo, ma come fase della sua struttura, è un sentire relativo, un sentire limitato. Per coglierlo, per vederlo singolarmente, è necessario avere una cognizione limitata, in quanto egli non ha una struttura oggettiva sul piano assoluto, essendo prodotto del virtuale frazionamento della coscienza assoluta. Allora, la cognizione che un altro individuo ha del primo non dipende da come il primo è, ma dalle limitazioni percettive del secondo; sicché se il secondo è nella condizione-limitazione che gli fa creare-percepire il mondo fisico, il primo sarà da lui visto come un uomo con un suo corpo avente certe caratteristiche corrispondenti al sentire che esprime. Oppure non lo vedrà affatto, se il secondo avrà scelto un momento in cui il primo sta sentendo la fase fra una incarnazione e l’altra.”

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Come appare relativo il mondo al quale diamo tanto valore. “Tutto dipende dal sistema di riferimento!” direbbe Einstein, e così la pensa Kempis, andando però ben oltre. Perché ciò non vale soltanto per le conoscenze della fisica, ma investe ogni cosa e soprattutto le relazioni umane. Infatti l’incontro con una persona quasi sempre appare reale e decisivo, mentre, secondo l’insegnamento dell’Entità, si riferisce soltanto ad un momento assai limitato della sua e della nostra realtà, quindi ogni giudizio è in ogni caso parziale e relativo, quindi inutile; da ciò l’importanza dell’insegnamento “Non Giudicare”.

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Kempis:“Questo ci fa capire che gli esseri, pur non avendo una struttura oggettiva sul piano assoluto, l’hanno sul piano relativo; struttura che non ha un aspetto unico, ma un aspetto per ogni fase di sentire; sicché come l’essere è colto dagli altri esseri dipende dal momento in cui gli altri lo colgono nella teoria dei suoi sentire. Questo perché tutto esiste al di là dell’apparente divenire-percepire in successione. Quello che l’essere percepisce non è ciò che esiste oggettivamente, non è l’unica realtà superstite delle precedenti che non esistono più e preliminare di quelle che verranno e che non esistono ancora; ma è la porzione della realtà totale – tutta esistente simultaneamente – che l’essere riesce a cogliere e creare in forza delle sue limitazioni, o che le sue limitazioni gli fanno cogliere e creare.”

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La nostra percezione ci fa apparire l’esistente come un divenire, nel quale ciò che prima era, non esiste più, mentre quello che sarà, ancora deve realizzarsi. Questa per i Maestri del Cerchio è la grande illusione della mente, gli orientali definiscono il manas (mente) ‘Uccisore del Reale’. Tutto esiste invece in uno stato di essere, dice Kempis, l’Eterno Presente è la condizione dell’Assoluto. Il tempo, lo spazio, lo scorrere della vita è un grande film, che agli spettatori appare in un continuum dinamico, ma per l’operatore nella sala di proiezione è soltanto un oggetto di celluloide fatto da un insieme di fotogrammi, che rappresentano immagini in essere, immobili ed immutabili; solo la facoltà percettiva della retina dell’occhio dello spettatore dà ad esse movimento. Così accade ai limitati sentire di coscienza, che creano e percepiscono una realtà relativa, già esistente in Dio. È questione di punto di vista.

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Kempis:“Ora, questo cogliere e creare – se non si è ben compreso il concetto dell’Eterno Presente, cioè del fatto che la Realtà non è divenire ma essere – può suonare come una contraddizione. Infatti, se si dice che la Realtà è in stato di eterno presente, cioè che è tutta manifestata, allora l’essere la coglie in successione, ma non la crea. Viceversa, se la crea in successione, allora la Realtà non è tutta manifestata, almeno secondo la logica del divenire. Può darsi che, per introdurre il concetto dell’Eterno Presente e farvi comprendere che la Realtà è in essere e non in divenire, noi abbiamo sorvolato su certe precisazioni del genere di quella che sto per fare; tuttavia tali puntualizzazioni diventano necessarie per capire le successive esposizioni della Verità, perciò abbiamo l’obbligo di farle, anche se le parole non sono più idonee ad esprimere concetti che fuoriescono dalla logica della vostra realtà.”

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Descrivere con linguaggio umano la dimensione che lo trascende è cosa impossibile, ma a tanto non ardiscono i Maestri. Loro intento è invece quello di condurre le persone a soltanto intuire, per quanto permesso, ‘Il Trascendente’, servendosi degli strumenti che l’uomo ha a sua disposizione. Uno fra i più adeguati all’attuale razza ariana è quello della logica, per questo per Loro è molto importante evitare le contraddizioni, perché esse rendono non logico l’insegnamento; altrimenti il dubbio diviene vincitore!

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Kempis:“Il fatto che gli esseri vivono, sentono in successione il sentire legato alle situazioni cosmiche che tutte simultaneamente sono esistenti nell’Eterno Presente, non significa che gli esseri le sentano perché così sono scritte, ma esattamente il contrario: l’Eterno Presente è una Realtà in cui l’apparente successione del sentire è annullata. Niente d’altro. L’Eterno Presente è la condizione strutturale del virtuale frazionamento dell’Assoluto, o meglio, della sua sostanza, perché la Coscienza assoluta è oltre il virtuale frazionamento. Il divenire, come il virtuale frazionamento, è sentito da ogni sentire; perciò gli esseri, percependolo, creano l’Eterno Presente. Percezione e creazione si identificano; con la differenza che, sul piano della struttura del virtuale frazionamento tutto è creato-percepito simultaneamente; mentre sul piano del sentire relativo – sentire che è la conseguenza del virtuale frazionamento – tutto è creato-percepito in modo successivo. Punti di vista diversi di una stessa Realtà che originano realtà diverse, ciascuna vera nella sua dimensione relativa.”

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Siamo ad un punto molto difficile dell’insegnamento. Kempis concilia l’antico dilemma ‘Essere o Divenire’. Credo che l’argomentazione del Maestro sia puntuale e difficilmente contestabile con la ragione, ma la comprensione vera può venire solamente da una forma d’illuminazione, che solo una profonda meditazione, quasi estatica, può dare. Ciò ha la sua spiegazione nel fatto che finché la mente è avvolta nei suoi ‘Vritti’ (funzioni), l’anima non può esprimere pienamente il suo potere di conoscenza, cioè l’intuizione.

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Kempis:“Allora, cambia qualcosa nei nostri fotogrammi? Assolutamente no. Infatti se si osserva la struttura del virtuale frazionamento, vi si trovano tutti i sentire relativi legati a tutte le situazioni cosmiche dagli stessi create-percepite così come sono create percepite in successione dai singoli sentire. Se si osserva la struttura dei fotogrammi in se stessi, al di là di come la percezione dei sentire limitati li crea, li trae dalla divina sostanza indiversificata, si trova solo divina sostanza indiversificata.”

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Ancora Kempis si preoccupa di mantenere la coerenza logica di tutto l’insegnamento inglobando in esso ogni sua parte; qui il riferimento è alla teoria dei fotogrammi, altre volte enunciata, ed ora ripresa chiarendo però come, dal punto di vista della Coscienza Assoluta, essi siano pura illusione, perché in essa esiste solo sostanza divina indiversificata. Ciò che dà virtuale realtà al fotogramma è il sentire relativo quale conseguenza delle sue limitazioni.

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Kempis:“Da questa puntualizzazione, che mette a fuoco la creazione delle situazioni cosmiche da parte dei sentire, non viene meno neppure il concetto della non contemporanea creazione-percezione di una comune situazione cosmica da parte di due o più sentire di grado diverso. Infatti, se in una realtà più completa, cioè in una visione meno relativa, è sentito simultaneamente ciò che l’individuo vive gradualmente, non ha importanza che nell’illusoria successione dei sentire uno senta prima o dopo, perché in effetti non esiste «prima» o «dopo»: possiamo dire che tutto è già, purché si comprenda che l’Eterno Presente non è il destino, la trama che determina il forzato comportamento dell’individuo, ma semmai è il dossier, l’archivio completo della sua esistenza. Per la vostra logica del divenire, un tale archivio è impossibile perché esisterebbe prima che gli eventi si producessero: ma, se ci pensate, diventa impossibile solo per quel «prima». Allora, siccome nella Realtà più vera quel «prima» non esiste, perché gli eventi esistono tutti simultaneamente, quell’archivio è possibile.”

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Questo concetto della non contemporanea visione di uno stesso fotogramma da due persone diverse è difficile da capire ed accettare, perché ci mette davanti ad una situazione nella quale, per esempio, ci troviamo a dialogare con qualcuno il cui sentire in quel momento vibra in un altro tempo. Tutto è spiegato dai Maestri tramite il differente grado di coscienza dei sentire. Quasi sempre è impossibile capire fino in fondo, per un individuo di media evoluzione, l’insegnamento di un Iniziato, da qui le tante interpretazioni di ciò che dai Maestri dello Spirito è venuto a noi. Ecco, forse, cosa intendeva dire Gesù mentre lo crocifiggevano con le parole: “Padre perdona loro perché non sanno quello che fanno”.

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Kempis:“Piuttosto, con questa precisazione, il concetto delle varianti potrebbe sembrare inutile. Infatti, che senso ha l’esistenza delle varianti in un Eterno Presente inteso come archivio dei comportamenti individuali? O c’è una scelta, o c’è l’altra. In altre parole ci dovrebbe essere solo il vissuto. La risposta a questa domanda si ha proprio da quello che abbiamo detto sulle varianti, e cioè che esse esistono proprio per far coesistere una libertà individuale in una storia – chiamiamola– generale obbligata. Da questo punto di vista non vi sono problemi per l’esistenza delle varianti. Ciascun essere vive la sua parte della storia e, quando ha la possibilità di uscire dalla storia generale, vive una sua storia particolare; e quindi le storie nell’Eterno Presente ci sono entrambe, almeno nel caso in cui l’individuo scelga appunto di fuor uscire dalla storia generale.”

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Il tema delle varianti è un altro argomento del quale hanno parlato molto a lungo i Maestri del Cerchio. Numerose sono state le sedute durante le quali hanno spiegato minuziosamente e con esempi questa teoria, è quindi per me quasi impossibile sintetizzarla. Proveremo brevemente ancora ad enunciarla in questi termini: come per un film i fotogrammi rappresentano una storia; ad un certo punto la storia può avere due svolgimenti, ecco allora che la successione dei fotogrammi si divide in due spezzoni di film, uno, quello conseguente allo svolgimento della trama generale, ed un altro che potrebbe essere invece percorso da un protagonista secondo una sua scelta che implichi una variazione della storia. In sostanza ognuno, non sapendo quando esiste veramente la variante, può sentirsi sempre libero e la sua possibile scelta non è soltanto ipotetica, perché realmente c’è nella struttura del film. Ovviamente rimanendo nel relativo illusorio.

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Kempis:“Tuttavia a ben pensarci, il problema non è risolto. Infatti, tenendo presente che le varianti non riguardano i sentire di coscienza ma solo i sentire in senso lato; cioè sono inserite nel percorso degli avvenimenti che fanno cadere le limitazioni e raggiungere o manifestare un nuovo sentire di coscienza; e tenendo presente che gli avvenimenti sono creati-percepiti dai sentire in senso lato, come può esistere un avvenimento non creato-percepito da un essere ancorché costituisca possibile scelta della sua vita? Se le varianti esistono, debbono esistere con tutti i particolari individuali, cioè tutte le emozioni, i pensieri eccetera dell’individuo, e non solo come fatto visto dall’esterno. Non per nulla il cosmo, per quanto riguarda i mondi della percezione, è il dossier di tutte le creazioni-percezioni degli esseri. Allora come può esistere il dossier di un evento scartato, non vissuto? A ben pensarci ciò potrebbe essere oggetto di meditazione da parte vostra. In tal caso, perché privarvi di una simile possibilità? Meditate, meditate.”

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Nel concludere questa lezione il Maestro Kempis individua un nodo dell’insegnamento riguardante le varianti che potrebbe rimanere scoperto dal punto di vista della logica; come altre volte ha fatto, non dà subito la risposta, ma invita gli ascoltatori a meditarci sopra e a trovare da soli la soluzione, poi lui la darà nella lezione successiva. Ma quella purtroppo sarà l’ultima comunicazione fatta dalla voce dell’entità Kempis, infatti il medium Roberto Setti morirà poco dopo. Quell’ultimo messaggio (per l’esattezza va precisato che c’è ancora un’ultima comunicazione scritta, avuta per via ‘ultrafanica ’e trovata nella scrivania di Roberto dopo la sua morte) è una perfetta sintesi di tutto l’insegnamento filosofico del Cerchio Firenze 77, che, durato dal 1947 al 1984, è andato ben oltre il solo aspetto filosofico comprendendo quello psicologico, etico, mistico e soprattutto ‘spirituale’.


[1] OLTRE IL SILENZIO. Cerchio Firenze 77, (a cura di Luciana Campani Setti). Roma: Edizioni Mediterranee, 1984.