Le varianti non vissute

Brano tratto dal libro OLTRE IL SILENZIO,[1] pp. 232-241

Commenti a cura di Andrea Innocenti

Voce del Maestro Kempis

Kempis: “Avrete certamente notato come il nostro enunciare Verità che sfuggono alla verifica dell’uomo parta, per quanto possibile, dalle certezze che l’umano ha; oppure cerchi conforto nella logica e, in ogni caso, rifugga dal chiedergli atti di fede. D’altra parte, quando le certezze dovrebbero derivare da affermazioni scientifiche che certe non sono, ci sentiamo in dovere di criticarle, come per esempio quella che l’inizio della vita depone a favore del materialismo in quanto è un fenomeno riconducibile alla biochimica: semplice incontro di sostanze e materie adatte ed inizio di un processo evoluzionistico. Certo, una simile scoperta distrugge qualcosa, ma distrugge solo una concezione errata di Dio, cioè di un Dio che avrebbe creato la vita con un colpo di bacchetta magica, con un intervento diretto al di fuori di ogni ordine; perché se tanto tanto si pensa che l’intervento divino si serva di leggi e stabilisca un ordine secondo cui la vita si manifesta, anche la scoperta delle leggi biologiche attinenti al fenomeno «vita» non aggiunge un punto alla concezione materialistica della realtà. Dire che tutto è nato da una esplosione della materia cosmica non basta a spiegare l’origine dei principi in ordine ai quali nasce la vita e la vita stessa, poi, evolve. Ora, se il materialismo serve a distruggere gli errori dello spiritualismo, ben venga il materialismo, ma si sia consapevoli che esso fornisce solo una visione parziale della realtà.”

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Poiché Kempis è consapevole che dovrà fare delle affermazioni molto fuori dalla nostra ordinaria percezione fa chiarezza sul presupposto sul quale si appoggia il fondamento del suo insegnamento. Questo è la non necessità di fare atti di fede, infatti dà riferimenti in qualche modo verificabili e quando ciò non è possibile si appoggia sulla logica, che, anche se non permette di avere certezze, dà però plausibilità ai contenuti. Il primo e fondamentale punto concerne la concezione della realtà. Ha ragione il materialismo ateo secondo il quale tutto è frutto del caso oppure è nel vero chi vede una finalità nell’esistente e di conseguenza crede in Dio? Il Maestro non si dilunga molto su questo dilemma, fa soltanto rilevare che le attuali conoscenze scientifiche non permettono al materialismo di dare una risposta definitiva a suo favore. D’altra parte, a chi crede, si apre la possibilità di una ragionevole concezione della divinità. Tutto l’insegnamento dei Maestri del Cerchio ha, fra l’altro, questa finalità: indicare la sintesi del Reale mediante una rappresentazione che sia possibile comprendere alla mente dell’uomo di oggi.

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Kempis:“Dicevo che cerchiamo di suffragare le nostre affermazioni, da voi incontrollabili, partendo dalle cose che potete toccare con mano; anche se attualmente siamo ad un punto tale dell’insegnamento che è difficile trovare punti di similitudine nei mondi della percezione. Una delle similitudini più indovinate —- anche perché è una applicazione dello stesso principio—– è stata quella della visione bidimensionale dei due occhi che, percepita simultaneamente dalla mente, origina in questa una visione tridimensionale, visione che è superiore alla somma delle due. Ci siamo serviti di questa similitudine per illustrare il principio della trascendenza, in ordine al quale, nella fusione e nella simultaneità, si fa un salto di qualità, si raggiunge uno stato di conoscenza e di coscienza che è superiore alla somma del patrimonio posseduto.”

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Con questo efficace paragone il Maestro fa riferimento ad una concezione importante del suo insegnamento, quella detta delle “Fusioni “. Così brevemente la si può sintetizzare: I sentire di coscienza si fondono fra loro quando siano giunti allo stesso grado d’evoluzione, il nuovo sentire, frutto di tale unificazione, non è una semplice sommatoria dei suoi componenti, ma esprime una coscienza che va al di là di essi, proprio come la visione binoculare elaborata dal cervello dà la percezione della tridimensionalità, cioè le due visioni piane non si sommano ma danno luogo ad una diversa percezione. All’idea di una fusione, l’io tende a fare resistenza, accettare il proprio annullamento è contrario alla sua natura, ma una riflessione attenta non può che svelare la gioia dell’unità raggiunta, perché è l’identificazione in Dio il vero scopo della vita, almeno così affermano i Maestri del Cerchio.

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Kempis:“Il principio di trascendenza è stato da noi rammentato per spiegare come Dio — pur essendo il Tutto e quindi avendo una natura immanente—- sia ben diverso dalla somma del tutto e quindi sia, oltre che immanente, trascendente. La coscienza assoluta, pur virtualmente costituita da tutti i possibili sentire relativi, li trascende, ed è cosa ben diversa dalla somma di quelli. Il salto di qualità è enorme dal relativo all’assoluto. Tuttavia, il principio della trascendenza si trova in ogni coscienza molteplice ed ogni coscienza — tranne l’atomo di sentire—- è molteplice nella sua struttura, sempre rimanendo unitaria nella sua espressione, nel suo sentire. Cosicché la coscienza che si manifesta dalla comunione di più sentire è di gran lunga più ampia della somma dei sentire costituenti e, per il principio dell’unitarietà, è un solo essere; ed è a tal punto un essere trascendente i suoi componenti che non necessita del ricordo storico dell’esperienza ampliatrice del sentire per sentire in modo ampliato, ma così sente in modo non condizionato a quel ricordo, per sua natura. Ne deriva che, nella fase di nuova incarnazione, la consapevolezza dell’uomo risulta ridotta rispetto alla coscienza posseduta perché, come si sa, la consapevolezza implica la mente che, essendo nuova ad ogni incarnazione, non possiede il ricordo delle esperienze avute. Tuttavia, ripeto, l’essenza delle esperienze è compresa nella coscienza del nuovo essere e riaffiora indirizzandone il comportamento coerentemente allorché l’essere sia stimolato dalle circostanze.”

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Nelle Sacre Scritture si dice che Dio creò l’uomo a sua immagine e somiglianza, tale concetto si ritrova nella concezione del Sentire Assoluto data dai Maestri, se la confrontiamo con la struttura di ogni sentire relativo. Infatti questo è la fusione di sentire a sua volta fusione di altri e così via, fino a terminare con quello avente il maggiore numero di limitazioni possibili cioè il mattone costituente tutta la coscienza, ovvero l’atomo di sentire. In conclusione Dio ha in Sé, tutti i sentire da Lui trascesi, come ogni sentire relativo contiene, trascendendoli, i sentire a lui più limitati. La modalità della coscienza è sempre la stessa qualunque ne sia il livello di ampiezza. Ci si può domandare che consapevolezza può avere l’essere umano di tutto ciò? Quasi nessuna, perché questa per l’uomo di media evoluzione è legata al ricordo, che certamente non fa riferimento a vite passate. Spesso, però, accade che il nostro comportamento risulti inspiegabile con i fatti registrati nella memoria, mentre lo sarebbe se ammettessimo essere nel nostro inconscio esperienze provenienti da sentire, la cui fusione ha determinato l’attuale stato di coscienza. Sono possibili altre spiegazioni, ma questa ha una buona ragione di plausibilità, perché permette, anche dal punto di vista ontologico, un’efficace e coerente rappresentazione della Realtà.

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Kempis:“La consapevolezza dell’uomo è fatta di impressioni sensorie, di emozioni, di pensieri, di ricordi, di sentimenti che lo condizionano; ma solo una parte di essi proviene dalla sua coscienza, cioè dalla parte vera ed indelebile del suo essere; il resto è frutto della sua educazione, del suo carattere e via dicendo. Ma tale resto è una sovrastruttura che gli serve per esperire e trarre la comprensione necessaria all’ampliamento della sua coscienza, della sua capacità di sentire. Nelle sue scelte l’uomo è influenzato non solo dal suo vero, indelebile essere, ma anche da quella parte posticcia che proviene dalla sua collocazione umana. Questo fatto, se si crede che l’uomo sia responsabile delle sue scelte ai fini di un premio o di un castigo eterni, sarebbe inaccettabile perché gli impedirebbe di scegliere liberamente. D’altra parte, per sostenere la verità circa il premio o il castigo eterni dell’uomo, non si può certo rifarsi all’affermazione che l’uomo è libero nelle sue scelte, perché il contrario è così evidente che nessuno può più ragionevolmente sostenere il concetto del libero arbitrio. La libertà dell’uomo consiste nel sottrarsi a certe influenze, nello scegliere fra una catena deterministica e l’altra; mail fatto di non scegliere in assoluta assenza di influenze, non pregiudica minimamente le conseguenze della scelta, perché il fine della vita non è quello di premiare o castigare, bensì quello di donare ciò che manca. Così se manca la coscienza altruistica, la scelta sarà egoistica, ma la coscienza di ciò non potrà che portare all’integrazione della coscienza in senso filantropico.“

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Il tema del libero arbitrio è qui affrontato in poche righe, per Kempis,la libertà assoluta non esiste, la ragione risiede nella struttura dell’essere umano e nel fine della sua esistenza. La parte personalità si può dire sia un insieme di meccanismi (corpo fisico, astrale, mentale) determinato globalmente dalle condizioni ambientali, mentre la parte del sentire di coscienza può esprimere soltanto quello che gli è permesso dal suo grado di limitazione. Lo scopo della vita è invece quello, non di sottoporre l’uomo ad una prova con relativo giudizio, ma di permettere alla sua coscienza di crescere attraverso l’esperienza regolata dalla legge di causa ed effetto ovvero il Karma. Questa visione ribalta completamente la concezione fondamentale di certe religioni, non esiste più un paradiso ed un inferno nei quali un dio supremo decida di mandare chi, con una sua libera scelta, abbia più o meno ubbidito ai suoi comandamenti. Qui il fine della vita non è quello di andare in un luogo nel quale godere del riflesso della beatitudine celeste, ma il completo annullamento dell’individuo, divenuto piena espressione della sua divina essenza. Questa concezione è estremamente liberatoria, ridà alla vita quella gioia di vivere che la cupa figura di un Dio giudice inflessibile, anche se pieno d’amore, aveva tolto. Come vedremo meglio nel proseguo, la visione della Realtà in essere dei Maestri, amplia notevolmente questa sensazione di distacco, dando un forte colpo all’attaccamento dell’io pervaso dalla sua illusione di divenire.

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Kempis:“Vivere significa estrinsecare il proprio grado di coscienza e, inconsapevolmente, muoversi per integrarlo. Questo concetto basilare caratterizza tutto l’insegnamento e lo fa diventare una dottrina evoluzionistica. Anche se evoluzione significa solo, in ultima analisi, che il sentire si manifesta in successione d’ampliamento – detto in termini di divenire —, oppure che il sentire è legato logicamente dal meno al più, e perciò il più contiene il meno, detto in termini di essere. Ora, se è vero, come è vero, il principio di trascendenza, ne deriva che il più trascende il meno. Non solo in senso di quantità ma anche di qualità. Non potrebbe essere diversamente parlando di sentire dove, abbiamo detto, quantità e qualità si identificano. Inoltre, dire che il sentire si manifesta in successione di ampliamento e che è legato logicamente dal meno al più, significa dire che non esistono scelte errate in senso assoluto, o per lo meno che non incidono o riguardano la manifestazione o la concatenazione del sentire di coscienza — il quale, qualunque sia la scelta dell’uomo, non può che avere un successore più ampio.”

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Qui Kempis comincia ad accennare al vero e proprio tema della lezione, cioè quello delle varianti, nello specifico le varianti non vissute. Molto brevemente faremo una sintesi di questa concezione, la quale sarà precisata con maggiore chiarezza più avanti dal Maestro. Va anche detto che comprenderla ed accettarla fino in fondo è cosa assai ardua, perché richiede avere compreso abbastanza bene la visione globale dell’insegnamento. Infatti negli anni sessanta e settanta, i Maestri del Cerchio impiegarono numerosi incontri di spiegazione agli ascoltatori, che un po’ recalcitranti facevano fatica a capirla e farla propria. Come per la pellicola di un film, possiamo pensare la nostra vita come una successione di fotogrammi, quando la trama del film presenta al protagonista la possibilità di una scelta fra due o più percorsi, il film si sdoppia in due successioni di fotogrammi, ciascuno dei quali rappresenta una diversa rappresentazione della storia, cioè il protagonista, ovvero ognuno di noi, ha la possibilità di scegliere. Questa è la variante o possibilità di libertà dell’individuo. Va però precisato che tutto ciò riguarda soltanto l’illusoria percezione della personalità, ovvero quello che i Maestri chiamano il sentire in senso lato, perché per quello che riguarda il sentire di coscienza il cammino è unico, infatti i due diversi spezzoni di film si dovranno poi ricongiungere in un unico film che rappresenta la storia generale, quella sì esattamente aderente all’evoluzione della coscienza. In conclusione, quando lo sviluppo logicolo consente, ognuno ha un possibile margine di scelta, ma questo è solo virtuale, perché non riguarda la coscienza ma solo la personalità.

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Kempis:“Da sempre abbiamo affermato che le scelte o le varianti riguardano il sentire in senso lato, la consapevolezza dell’uomo, e non la concatenazione del sentire di coscienza. Per comodità di comprensione si può porre, quindi, che scegliere in un senso o nell’altro può significare seguire una via più o meno dolorosa, ma che in ogni caso il sentire che al fine si ha è sempre quello che attende nella successione logica. Certo non è indifferente, dal punto di vista contingente, giungere attraverso una via o l’altra.”

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Questa concezione è estremamente liberatoria, perché sostanzialmente afferma che la coscienza è già determinata nella sua intima struttura. L’Esistente, ovvero l’autocoscienza, è già tutta lì,fissa in un Eterno Presente, non monolitica, ma relativa e molteplice, anche se virtuale, perché tale è l’individualizzazione per effetto delle limitazioni. Non altrettanta leggerezza c’è però per la personalità, la quale si trova ad affrontare scelte che possono portare sofferenza e dolore. Si ha un bel dire che tutto ciò è soltanto un’illusoria rappresentazione, perché per me è molto ardua la soluzione del problema secondo il quale: la nostra attuale consapevolezza può o no tranquillamente curarsi di un dolore “illusorio”, che provenga da un qualcosa di altrettanto “illusorio“? Il quesito è assai antico e la risposta può essere solo soggettiva.

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Kempis:“Ora, se si ammette che la realtà sia «essere» — ammissione indispensabile per rendere vero il concetto di Dio assoluto— si deve concludere che nell’Eterno Presente, in cui è tutto ciò che esiste, ad una reale possibilità di scelta devono corrispondere più versioni della storia individuale di eguale realtà, tanto egualmente reali che ad una osservazione esterna nessuno potrebbe sapere quale versione l’individuo vive. In altre parole: fra le molteplici versioni una sola è vissuta dalla consapevolezza dell’uomo, e solo chi la vive sa quale sta vivendo; tuttavia nella realtà delle cose realizzabilie quindi realizzate nell’Eterno Presente, debbono esservi realizzate tutte; diversamente non si tratterebbe di una reale possibilità di scelta e l’individuo avrebbe solo una libertà supposta, nominale, riducendo la realtà ad un rigido determinismo.“

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Kempis non si accontenta di fare delle affermazioni, ma deve giustificarle con ferrea logica, perché la libertà di scelta sia reale non può accadere che nella struttura dell’esistente, ci sia una soltanto delle versioni, quella scelta, tutte ci devono essere e sostenute da eguale consapevolezza, altrimenti la libertà sarebbe solo creduta ma non ontologicamente reale. Vedremo più avanti come il Maestro risolve il problema.

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Kempis:“L’Eterno Presente è uno stato, non un luogo. Ma supponiamo di poterlo visualizzare, o meglio di visualizzare la reale possibilità di scelta di un uomo, così come appare in stato di Eterno Presente: allora si vedrebbero i fotogrammi, ossia le situazioni cosmiche, di tutte le scelte possibili relative al mondo fisico, all’astrale, al mentale, facenti tutte capo al suo sentire di coscienza. In altre parole, al sentire di coscienza sono legate tutte le versioni della sua storia nei mondi della percezione, che rappresentano le scelte che possono essere fatte. Tuttavia la consapevolezza dell’uomo ne fa sentire in senso lato una sola versione: quella scelta. Ciò non toglie che anche le altre versioni non siano complete di fotogrammi fisici, astrali, mentali, ossia azioni, sensazioni, pensieri; perché se, nel divenire, fossero scelte, dovrebbero dare il relativo sentire in senso lato, più o meno faticoso, più o meno doloroso o gradito, capace di ampliare il sentire di coscienza. In altre parole ancora, ad un solo sentire di coscienza, laddove l’uomo ha libertà di scelta, corrisponde una pluralizzazione di sentire in senso lato, inerente a una pluralizzazione di fotogrammi dei quali però una sola serie è percepita.“

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Kempis ribadisce ancora con più chiarezza la sua rappresentazione della Realtà, la quale va però considerata una virtuale idealizzazione di Ciò che È, Che invece nella Sua vera essenza è ben altro. Ci si potrebbe domandare allora a che serve tale lavoro ? La risposta, estremamente soggettiva che viene da dare, è che tutto questo è il complicato esercizio della coscienza, che ha quale fine l’ampliare se stessa mediante la consapevolezza della mente.

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Kempis: “La visualizzazione che ho fatto è assai rozza e contiene imprecisioni concettuali, tuttavia è abbastanza idonea per spiegare in modo efficace una Realtà così inusitata. L’errore più rilevante in cui si può cadere per tale esemplificazione, è quello di capire che i fotogrammi siano oggettivamente esistenti al di là della creazione–percezione dell’individuo, mentre essi sono tutti esistenti nello stato di Eterno Presente, perché appunto in quello stato è annullata ogni successione, e quindi sono tutti creati— percepiti simultaneamente, per cui sparisce il senso del trascorrere che invece scaturisce dalla creazione — percezione in illusoria successione. Non per altro. Riportandosi all’esempio della pellicola che scorre dinanzi all’obbiettivo e proiettando i fotogrammi, noi potremmo dire che nell’Eterno Presente ci sono tanti obbiettivi quanti sono i fotogrammi, e quindi tutti sono proiettati simultaneamente. L’individuo percepisce in successione quanto esiste nell’Eterno Presente simultaneamente; ma nell’Eterno Presente esiste perché lui lo percepisce, e lui lo percepisce perché il sentire lo crea.”

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Accettare questa visione della Realtà è estremamente difficile dal nostro ordinario punto di vista, è assai grande lo sforzo che si deve fare, non tanto per capirla razionalmente, cosa relativamente facile, quanto sentirla e viverla dentro di noi. L’attaccamento al mondo materiale è spesso troppo forte per trovare il distacco necessario per lasciarsi andare e provare ad abbandonarsi ad una situazione nella quale esiste soltanto il ‘Qui ed ora’. L’istante è nostro e noi siamo l’istante, niente altro esiste al di là di esso e della grande ed infinita accoglienza dell’Esistenza solo virtualmente frazionata.

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Kempis:“Sorge allora un quesito, a cui feci accenno la volta scorsa: se le varianti esistono egualmente realizzate nell’Eterno Presente, chi le realizza, dal momento che l’individuo ne percepisce una sola? Non solo, ma come mai ne percepisce una sola, dal momento che strutturalmente sono identiche?”

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Questo ultimo interrogativo di Kempis rappresenta il cuore ti tutta la lezione.

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Kempis:“Più volte, parlando del sentire, abbiamo usato la similitudine dello specchio; cioè abbiamo accennato alla duplice azione del sentire, l’una di manifestazione di sé e l’altra di appalesamento che conduce alla manifestazione di un sentire più ampio. Ultimamente, poi, abbiamo usato i verbi creare-percepire come un solo verbo proprio per riunire in una sola parola la doppia attività del sentire che, in effetti, è sempre unitario. E questo vale tanto per il sentire in senso lato quanto per il sentire di coscienza. Però va precisato che la percezione è un processo che è attinente ai mondi dell’apparenza e quindi al sentire in senso lato; sicché quando l’essere ha lasciato la ruota delle nascite e delle morti non ha più percezione; ma questo non significa che non senta più; anzi, la sua consapevolezza di sé copre l’intera ampiezza del suo sentire di coscienza, cosa che non avviene quando la consapevolezza è legata alla percezione, al sentire in senso lato. Soffermatevi su questa affermazione: essa significa che, nell’uomo, la consapevolezza è legata alla percezione in grandissima parte, e che solo una piccola parte è consapevole del sentire di coscienza. Ciò non toglie che il sentire di coscienza si manifesti se stimolato, cioè nell’occasione adatta, perché non è perduto, è solo escluso dalla consapevolezza il cui processo, per abitudine, rivela quasi esclusivamente ciò che l’uomo percepisce. Questo perché, nell’uomo, la consapevolezza è per abitudine un fatto esclusivamente mentale; mentre nell’essere libero dalla ruota delle nascite e delle morti la consapevolezza è un fatto di sentire di coscienza.”

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In queste poche righe il Maestro Kempis riassume il significato del vivere e le sue modalità: La coscienza proietta una sua rappresentazione e nello sperimentare sviluppa la sua evoluzione. Come avviene tutto ciò dipende dal suo grado d’ampiezza, quando questo non è abbastanza avanzato il sentire di coscienza riduce la sua frequenza fino a creare dei quasi robot (i corpi: fisico, astrale e mentale) aventi la funzione di esprimere una consapevolezza determinata dal meccanismo della percezione, se invece l’evoluzione è adeguata non c’è più percezione, l’individuo identifica la sua consapevolezza con il suo stesso modo d’essere. Viene qui da osservare come, secondo questa visione, la disciplina del Raja Yoga, quale ci viene insegnato da Patanjali, nei suoi Yoga Sutra, esprima l’esatta interpretazione della meccanica evolutiva dell’essere umano, e come grazie ad essa si ha la chiave della vita. Infatti, il controllo della mente, quale è insegnato dal Maestro indiano, è il principale strumento di autoconsapevolezza del sentire di coscienza.

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Kempis:“Ma torniamo a noi. Dicevo della duplice attività del sentire: l’una di creazione o di estrinsecazione, l’altra di percezione o di consapevolezza. Ora, il quesito sulle varianti ci fa riflettere che il processo di creazione o estrinsecazione o manifestazione non sia necessariamente legato alla percezione; cioè che il sentire possa creare e il creato possa non essere percepito. D’altra parte, siccome il sentire è unitario, non può essere che della sua duplice attività una venga a mancare in assoluto; almeno una creazione, quando le creazioni sono molteplici, deve essere percepita. Non così necessariamente le altre. Ma quando è che il sentire ha creazioni molteplici ? Tutte le volte che un fatto logico lo impone. E perché delle creazioni una sola è percepita? Perché il fatto logico lo esclude. Ossia, le creazioni non sono complementari, ma sono alternative.Nella successione logica, o nella catena deterministica, l’uomo può fare così o così, l’equazione si può risolvere così o così, a scelta .Ripeto:tutte le volte che la successione logica lo impone, nella fase di creazione, le creazioni del sentire sono molteplici; mentre nel processo di percezione, essendo alternative, una sola è percepita, proprio perché ognuna esclude le altre.”

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Questa parte dell’insegnamento non solo è particolarmente difficile, ma richiede un notevole sforzo d’intuizione, non dico per accettarla quanto almeno per prenderla in considerazione. Possiamo solo osservare che questa visione della Realtà, oltre ad avere in sé una perfetta coerenza logica, apre la via alla soluzione del grande problema della libertà. Siamo o non siamo liberi? Per Kempis quasi mai lo siamo, ma la struttura dell’esistente è tale che ne lascia dei margini e dal momento che non ne conosciamo mai gli esatti limiti di fatto possiamo considerarci in ogni caso liberi. Ciò implica la nostra grande responsabilità, possiamo pensarci artefici della nostra vita, fermo restando che gli archetipi nei quali siamo immersi determinano le linee generali del percorso.

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Kempis:“Ora dobbiamo soffermarci sul discorso della creazione del sentire per chiederci: qual è il sentire relativo che crea le situazioni cosmiche ed in particolare le varianti non vissute, non percepite? Il sentire che è in atto? Se così fosse ne risulterebbe un Tutto smembrato, o quanto meno unificato solo in senso verticale, perché si tratta di un sentire individuale che non ha la capacità di fuori uscire dalla propria limitazione, individualizzazione, per rendere comuni ad altre varie storie. Se fosse quello, ne risulterebbe una realtà sì in essere ma fatta di tanti mondi onirici. Quindi deve trattarsi di un sentire non individualizzato. Ricordate quando affermammo che l’intera realtà di una situazione comune a più sentire è conosciuta solo dal sentire che, per ampiezza, contiene tutti i sentire legati a quella situazione? Ebbene, la risposta è in questa affermazione. Sicché tenendo presente che il discorso vale per tutti i sentire di tutto il cosmo, qual è il sentire che per ampiezza può contenere tutti i sentire di tutte le situazioni cosmiche, tutta la realtà cosmica, se non la coscienza cosmica? E qual è quel sentire che nell’ambito del suo ambiente comprende tutti i sentire e quindi non è individualizzato, se non la coscienza cosmica? Dunque, la coscienza cosmica sente l’intera realtà cosmica, non solo qual è percepita dai sentire relativi che la costituiscono ma, per il principio di trascendenza, anche quello che pur non essendo percepito, deve esistere per la completezza dello sviluppo del costrutto logico.“

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Questo è il cuore della lezione. Non può per Kempis, il sentire che fa la scelta, ovvero quello in atto, percepire la variante non vissuta, perché va oltre la sua possibilità di consapevolezza, cioè non ci arriva, solo un sentire più ampio, che tutto comprenda, può dare vita anche alla variante non scelta, e quale sentire può fare questo, se non quello che ha in sé tutte le coscienze determinate dalla prima limitazione dell’Assoluto, appunto la coscienza cosmica? L’esempio che il Maestro fa è molto esplicativo: La consapevolezza di un giocatore, che in una partita di carte fa una mossa, è limitata a lui, la stessa cosa accade all’avversario, solamente un osservatore esterno, che abbia la visione globale di tutto lo svolgimento del gioco, può veramente esprimere la completa percezione di tutte le possibilità. Nel caso dell’esistenza è la coscienza cosmica. Non è facile accettare tutto questo, ma se si pensa quanto ciò permetta di completare dal punto di vista logico la stupenda architettura del Reale, che danno i Maestri del Cerchio, se ne può ricavare efficace stimolo a prenderla in grande considerazione. Ovviamente ai temperamenti mistici, ciò può apparire superfluo, ma anche la via del cuore ha bisogno di essere supportata almeno un po’ dalla forza della ragione.

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Kempis:“La coscienza cosmica che, come abbiamo detto, è sempre in stato di eterno presente, costituisce una parte di virtuale frazionamento del sentire assoluto. La sua delimitazione deriva dal fatto che essa rappresenta lo sviluppo logico di una data virtuale limitazione del sentire assoluto, ossia il così detto «modulo fondamentale del cosmo». Ciascun cosmo ha un suo modulo perché rappresenta, con la sua coscienza cosmica, lo sviluppo logico di una diversa virtuale limitazione del sentire assoluto: sviluppi tutti che sono svolti a catena indipendente, una per ogni cosmo. La coscienza di ogni cosmo è indipendente da quella di ogni altro così come lo sono lo svolgimento di una equazione da quello di un’altra. Mentre i sentire che costituiscono la coscienza cosmica, dei quali essa rappresenta il punto logico di partenza o di arrivo, non sono indipendenti gli uni dagli altri, ma in virtù della loro duplice attività di creazione, percezione, consapevolezza, sono legati in senso orizzontale a gruppi e in senso verticale secondo un ordine logico e conseguente. Tuttavia nella coscienza cosmica si trova la sintesi e la reciproca finale o primitiva dipendenza di ogni sentire del cosmo: coscienza cosmica che per il principio di trascendenza, è in grado di completare, unificandolo, il discorso logico individuale laddove, per la sua alternatività, non possa essere creato — percepito dall’individuo.”

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L’affresco con il quale Kempis rappresenta l’esistente è in queste poche righe bene delineato. Proviamo a disegnarlo con un esempio elementare. La realtà è coscienza e questa è la qualità – sostanza di un grande disegno il cui significato trova la sua ragione d’essere solo in sé. Nel disegno sono rappresentate una miriade di immagini, ciascuna delle quali è a sua volta costruita con figurazioni che ne devono, non solo rispettare il contorno, ma è proprio da esse che le immagini prendono forma e senso. Il processo è modulare e si ripete miriadi e miriadi di volte, fino a giungere aforme primitive non più frazionabili, siamo ai mattoni della coscienza, ovvero i sentire elementari del cosmo. Espressa così l’immagine, che ho dato, appare fredda e meccanica, ma non va dimenticato che le forme sono realtà vive, coscienze vitali che si costruiscono in successioni verticali e si fondono quando è possibile per linee orizzontali. Tutto l’affresco è lì, già disegnato, una realtà in essenza statica, in eterno essere, ma la consapevolezza di ciascuna figura, qualunque ne sia l’ampiezza, vive la magia del divenire, perché s’illude di provenire da e di andare oltre.

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Kempis:“Siccome le varianti riguardano il sentire in senso lato, essendo solo sul cammino per giungere alla caduta di una limitazione di sentire di coscienza; e siccome sono un fatto alternativo, cioè un fatto che va oltre l’informazione che il sentire ha dalla percezione, la loro creazione nella sostanza divina indiversificata non può avvenire ad opera del sentire che quella informazione non riceve ma solo ad opera di un sentire che nel creare vada oltre la percezione – consapevolezza e vi vada non in senso individuale, come quello di due o più sentire unificati, ma vi vada in senso totale, come quello della coscienza cosmica.”

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È evidente come la variante rappresenti per un sentire di coscienza individualizzato la possibilità di un salto di qualità, ma nel costrutto in essere dell’esistente, rappresentato dalla teoria dei fotogrammi, tutto ci deve essere, ciò che è scartato e ciò che è scelto. Solo la coscienza cosmica può essere in grado di realizzare questo ed è solo per chi lo vive, ovvero il sentire in atto, che c’è l’illusione di un percorso scelto. Non è facile capire questo passaggio dell’insegnamento, bisogna fare appello all’intuizione e cercare di immaginare una coscienza che trascendendo la dualità abbia in sé gli opposti, questo significa essere nell’unità, purtroppo la conoscenza razionale, che ha il suo fondamento nella mente inferiore e si basa sull’ io, qui raggiunge il massimo delle sue possibilità e non ci permette di andare oltre nella comprensione.

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Kempis:“La coscienza cosmica, quindi, per il principio di trascendenza, completa logicamente la creazione – percezione dei sentire relativi individuali; non attraverso alla percezione ma attraverso al condizionamento della sostanza divina di cui è costituita, e quindi di cui è costituito l’intero cosmo. Il condizionamento altro non è che la limitazione basilare della coscienza cosmica, cioè il modulo fondamentale del cosmo; il quale già di per sé enuclea dalla divina sostanza indiversificata un ambiente, l’ambiente cosmico. Tale ambiente — rispetto alla coscienza assoluta in cui tutto è presente ma niente in modo evidenziato, e questo spiega la trascendenza di Dio — rappresenta già una particolarizzazione, la quale può avvenire solo ad opera del sentire limitato – relativo. Infatti, è per la limitazione che il sentire relativo dal Tutto trae fuori, crea, percepisce, sente solo qualcosa; e quanto più il sentire è limitato, tanto più il particolare creato —- percepito è elementare. Quindi la limitazione del sentire, conseguenza del virtuale frazionamento del sentire assoluto, pluralizza; ed è la pluralizzazione, conseguenza della limitazione, che fa della coscienza assoluta non un sentire, ma il sentire assoluto, il quale, per essere tale, deve contenere la massima pluralizzazione possibile, ossia tutti i sentire possibili.”

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Qui il Maestro spiega come avviene il completamento della creazione – percezione dei sentire relativi individuali, che avviene grazie al modulo fondamentale del cosmo ossia la prima diversificazione dell’unità del Tutto determinata dalla virtuale limitazione della coscienza assoluta. Come può la molteplicità essere l’Uno trascendente è un mistero per la ragione, forse solo la fede può aiutare, comunque l’insegnamento del Cerchio non si propone l’impossibile, si limita soltanto a svelare il legame logico che lega l’Assoluto al relativo e questo è il dono incommensurabile che questi Maestri ci fanno.

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Kempis: “Se si analizzano le fasi logiche dall’Assoluto al relativo, si ha:

  • coscienza assoluta;
  • suo virtuale frazionamento con conseguente virtuale    scomposizione-composizione delle coscienze cosmiche;
  • a loro volta composte-scomposte in sentire relativi individuali; 
  • creazione, mediante enucleazione dalla divina sostanza indiversificata, dell’ambiente cosmico, completo dei mondi della percezione, ad opera della coscienza cosmica e dei sentire relativi individuali.

L’enucleazione, conseguenza diretta del grado di limitazione dei sentire relativi, ha come conseguenza – come ho detto – la creazione dell’ambiente cosmico: il quale tuttavia non esiste oggettivamente ma solo come fatto connesso alle limitazioni del sentire, ed è quindi dipendente, in ultima analisi, dal tipo di limitazione della coscienza cosmica rispetto all’Assoluto, ossia dal modulo fondamentale del cosmo. Questa fase di svolgimento, di sviluppo, di limitazioni, si può definire di pluralizzazione, e quindi di creazione o manifestazione del sentire. Tuttavia la pluralizzazione, essendo contenuta in uno svolgimento logico, non è infinita; essendo soggetta ad una legge che la ordina, è finita. Ecco perché il cosmo è limitato. Quindi, in questo senso, già nella creazione del sentire, nella pluralizzazione, c’è insita una unificazione. In altre parole, nel momento non temporale ma strutturale in cui il sentire assoluto si relativizza, v’è una pluralizzazione; la quale comprende tutti i possibili sentire secondo uno sviluppo logico; sviluppo che segna i limiti di ogni cosmo, nel quale ogni sentire —- fra le tante altre limitazioni logicamente conseguenti — ne ha una comune: quella di base. In forza di tale limitazione di base, l’ambiente cosmico creato dai sentire relativi, è comune a ciascuno di essi.”

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Il passaggio dall’Assoluto al relativo è qui descritto in maniera mirabile, anche se come già fatto notare riguarda solo l’aspetto formale, entrare nella sua essenza può avvenire soltanto tramite la vita. È nella vita che la coscienza manifesta se stessa, per questo l’insegnamento di un altro Maestro del Cerchio, il Maestro Claudio, c’invita alla consapevolezza dell’intenzione delle nostre azioni, perché è proprio l’intenzione che manifesta la limitazione della coscienza. Come la consapevolezza della struttura logica dell’Esistente permette al sentire di coscienza di ampliare la sua comprensione così la consapevolezza di ciò che lui stesso crea e percepisce svela i suoi limiti e quindi le sue possibilità. In sostanza l’insegnamento soteriologico del Cerchio si esprime secondo due direttrici, che potremmo così definire: una pratico soggettiva ed un’altra teorico universale.

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Kempis:“Il sentire che ha solo la limitazione di base è la coscienza cosmica; ed è la coscienza cosmica che, in forza di questa limitazione di base e del principio di trascendenza, opera l’unificazione orizzontale di tutti i sentire che da essa procedono. Che cosa sia l’unificazione orizzontale lo capite: è quella che c’è fra tutti i sentire equipollenti per la caduta di una limitazione. La sintesi di quei sentire avviene ad opera della coscienza cosmica; diversamente, ciascun sentire rimarrebbe legato solo in senso verticale. Ciascun sentire è legato in senso verticale quando nella successione logica procede dall’altro, cioè è compreso dall’altro. E questa è l’unificazione verticale, che fa, dei tanti sentire relativi interessati, in se stessi compiuti, un essere che sente anziché tanti sentire separati. La percezione – consapevolezza è il risultato di tale unificazione, ed è la seconda fase del sentire, fase che attiene all’unificazione più che alla pluralizzazione, pur essendo causa dell’illusione del divenire in cui la separazione sembra oggettiva.”

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La sintesi che ne viene fuori da questa rappresentazione del cosmo da parte del Maestro Kempis è per me assai efficace, infatti la coscienza cosmica, pur essendo unitaria, realizza la possibilità espressiva di una miriade di sentire di coscienza legati fra loro indissolubilmente mediante la sequenzialità logica, e quando sia possibile attraverso le fusioni. Quello però che non si deve perdere in questa descrizione è che non abbiamo a che fare con una fredda macchina, ma con coscienza sostenuta, sia pure in differenti gradi d’ampiezza, dall’amore.

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Kempis: “Lo stupefacente ordito e tessuto che è l’Esistente, così barbaramente illustrato dal sottoscritto, che di questo e di tanto chiede perdono, non è un meccanismo, ma un meraviglioso organismo in cui ogni parte, anche il più insignificante frammento, è insostituibile e perciò è immortale. Se tanto tanto si arriva a credere alla verità di tutto ciò, si comprende il senso della più alta morale, e di colpo si fa chiaro il significato della vita, dell’esistenza, del giusto rapporto con gli altri. Ma chi sono gli altri?, tanto più scostanti, odiati, cattivi, quanto più confusi e lontani dalla verità, perciò più bisognosi di comprensione e d’amore? Ma che senso avrebbe sapere tutto ciò, se si vivesse come chi l’ignora? Tale è veramente il quesito che io lascio alle vostre meditazioni.”

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La chiusura del Maestro è radicale, non c’è scampo per chi nel cammino della conoscenza arriva a questa conclusione, essa è la stessa che indica al mistico, Gesù con la frase “Ama il prossimo tuo come te stesso”.

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[1] OLTRE IL SILENZIO. Cerchio Firenze 77, (a cura di Luciana Campani Setti). Roma: Edizioni Mediterranee, 1984.

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