Consapevolezza e coscienza

Brano tratto dal libro OLTRE IL SILENZIO,[1] pp. 242-250

Commenti a cura di Andrea Innocenti

Corrado De Cristofaro legge Kempis

Kempis: “Si dice che il feto nel grembo materno, dal concepimento alla nascita, riproduca nelle sembianze, in modo schematico, tutte le forme attraverso le quali la natura è arrivata a costruire il corpo umano. Una cosa è certa e cioè che ogni uomo prima di essere adulto ripercorre dalla nascita ­- nel suo sentire – tutte le fasi di sentire proprie delle forme di vita naturale che sfociano al fine nella vita di coscienza dell’uomo. Cioè ogni uomo dalla nascita alla maggiore età manifesta in successione una vita di sentire che va dal semplice sentirsi d’essere che scaturisce nella vita del regno minerale, al sentire di sensazione del regno vegetale, al sentire d’emozione del regno animale, al sentire di pensiero del regno umano ed infine al sentire di coscienza relativamente al grado di coscienza raggiunto.”

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Secondo l’esoterismo il completo aggancio con i veicoli sottili dell’individuo dopo la nascita avviene gradualmente con la scansione di circa sette anni. Al settimo anno grosso modo il corpo astrale può esprimere in pieno tutte le sue potenzialità, così al quattordicesimo il mentale, mentre a ventuno anni l’anima o corpo causale completa il suo collegamento. Si può dire perciò che solo verso la sua maggiorità si manifestano tutte le qualità realizzate nella vita precedente.

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Kempis:“Nella manifestazione del sentire di coscienza vi sono due fattori condizionanti: uno è il grado di sentire raggiunto, l’altro la consapevolezza che non riesce in condizioni normali a ricoprire la coscienza raggiunta. Ed è proprio ciò che impedisce all’uomo di conoscere se stesso. Infatti l’uomo che non ha una coscienza sufficientemente ampia confonde i buoni propositi formulati in astratto con i principi derivanti dal suo modo di essere, dalla sua intima natura, e quando la vita lo conduce a collaudare le dichiarazioni di fede, cade miserevolmente in azioni contrarie alle dichiarazioni rese.”

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In questa affermazione sta la ragione per cui ha senso ed importanza l’insegnamento del “Conosci te stesso” enunciato nella formula del Maestro Claudio “Porre attenzione alle nostre azioni. Essere consapevoli delle motivazioni. Comprenderle” Infatti la vera intenzione dei nostri comportamenti ci è spesso sconosciuta, perché risiede nelle limitazioni della coscienza, che si trova al di là della nostra consapevolezza, ma la coscienza può evolvere e quindi essere svelata soltanto per questa via.

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Kempis:“Il problema dell’autoconsapevolezza ridotta investe due aspetti, cioè origina due domande. Una è: perché l’autoconsapevolezza non abbraccia tutta la realtà dell’essere? L’altra è: qual è lo scopo che la natura ha seguito dando all’uomo un’autoconsapevolezza ridotta? Ossia, come è e come mai l’autoconsapevolezza dell’uomo è ridotta?”

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Questo è proprio il tema che stiamo affrontando e che si rifà alla comunicazione di Kempis. A pensarci bene è in fondo il tema dell’inconscio. Che scopo e significato può attribuirsi ad esso? È giusto calarsi nelle sue viscere e se lo è, come e con quali mezzi lo si può fare ? Nel proseguo il Maestro dà la sua risposta mediante l’esposizione di quella che per lui è la stupenda architettura dell’Esistente.

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Kempis:“La consapevolezza è la conoscenza di fatti o notizie che in qualche maniera si sono recepiti. Non la si può identificare con la sola conoscenza perché quest’ultima è un fatto squisitamente mentale, mentre la consapevolezza può essere anche un fatto solo sensorio. Tant’è vero che anche una pianta, che non ha una struttura mentale, è consapevole delle caratteristiche dell’ambiente in cui si trova (caldo, freddo, luce, oscurità, umidità, siccità, ecc. ecc.). La sua non è autoconsapevolezza, cioè potendosi esprimere non direbbe: “io ho caldo”, oppure “ho sete”; tuttavia esprimerebbe la sua condizione di siccità o altro.”

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I regni inferiori a quello umano sono anch’essi espressione della coscienza. Le piante hanno come noi sensazioni, la loro esperienza di vita spesso ci sfugge o non è da noi compresa, ma un’attenta meditazione su essa può rivelare immagini di grande dolcezza e poesia. Comunque ciò di cui parlano i Maestri del Cerchio è l’autoconsapevolezza, che è quella consapevolezza che comincia a manifestarsi alle soglie del regno umano e l’accompagna per tutto il resto della sua evoluzione,  ampliandosi con essa.

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Kempis:“Alla base della consapevolezza, sia essa un fatto unicamente di sensazione o un fatto complesso che investe una struttura mentale, come l’autoconsapevolezza, ci sono dei sensi. Tant’è vero che la primiera forma di consapevolezza è la sensazione, che è anche la prima forma di sentire, la più semplice: il sentire di esistere, che appunto negli esseri più limitati si identifica nella sensazione. Tutti questi termini negli esseri più limitati si identificano, mentre assumano significati diversi negli esseri più coscienti. Ora, il fatto che la consapevolezza all’inizio della scala evolutiva (per così dire) discenda solo dai sensi fisici, trascina con sé, nel procedere dell’ampliamento della coscienza, una sorta di abitudine ad usare solo i sensi fisici quali strumenti della consapevolezza. Ecco perché nell’uomo, in cui la consapevolezza è un fatto in preponderanza mentale, si ha consapevolezza solo di ciò che i sensi fisici hanno rivelato, salvo poche eccezioni istintive, per altro presenti anche negli animali, e intuitive.”

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In generale al nostro grado d’evoluzione è dai sensi fisici che traiamo conoscenza e quindi consapevolezza. Tutti gli strumenti che la scienza usa non sono altro che un ampliamento di questi ed è questa la ragione per la quale non è possibile all’uomo della nostra civiltà, basata principalmente sulla tecnica, di andare oltre lo studio del piano fisico denso. Quando l’evoluzione lo permetterà si apriranno i sensi dei piani più sottili e la chiaroveggenza così sviluppata aprirà le porte a quella conoscenza che per ora è di pochi Illuminati, mentre, per i molti in ricerca, soltanto un’ipotesi di lavoro da verificare.

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Kempis:“Tuttavia ciò non significa che la consapevolezza non si possa raggiungere anche attraverso ad altri canali; significa solo che la consapevolezza, almeno fino all’uomo, è ridotta rispetto a ciò che si è, o alle possibilità che si hanno. D’altra parte la struttura dell’individuo è tale che egli risponde solo agli stimoli che ha e siccome gli stimoli più marcati gli vengono dai sensi fisici, tutta la sua attività interiore si basa principalmente sugli stimoli sensori e sul mondo da cui quegli stimoli gli vengono. Tale priorità non è un errore: così deve essere .È un accorgimento della natura per indurre gli esseri dalla coscienza poco ampia a concentrarsi e vivere nell’ambiente adatto allo sviluppo della coscienza .Ogni alienazione da quell’ambiente reca danno perché ostacola la manifestazione del sentire logicamente successivo.”

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Chi pensasse che questo insegnamento possa in qualche modo alienare le persone allontanandole dalla loro quotidiana esperienza è decisamente in errore e queste parole lo dimostrano. È la vita la vera maestra, perché è attraverso le esperienze, che essa ci pone innanzi, che la coscienza può evolvere. Né d’altra parte potrebbe essere altrimenti, in quanto è dalle limitazioni della coscienza che si generano le cause, che l’inesorabile legge karmica trasforma in quegli effetti che rappresentano la vera sostanza dell’esistenza. In sintesi: “Ogni insegnamento o dottrina o religione o disciplina deve servire sempre per capire noi stessi attraverso la vita”.

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Kempis:“Infatti fino ad un certo tipo di sentire la manifestazione del sentire secondo la successione logica avviene solo ad opera degli stimoli che derivano dal mondo fisico, intendendo con ciò un senso lato, cioè considerando fisico per esempio anche lo stimolo che un uomo può ricevere dalla riflessione circa l’esistenza del divino. Fisica anche, perché discendente da quello l’attività psichica. Mondo fisico, quindi, non solo ciò che attiene strettamente ai sensi fisici, ma anche ciò che esiste nell’uomo come introdotto da quei sensi. Nella fase successiva, quando il sentire è meno limitato, la manifestazione di quel sentire non è più legata ai mondi della percezione e la consapevolezza, non poggiando più sul percepito, si sviluppa sul sentire di coscienza e tutto lo ricopre. È quello stadio, appunto, in cui la duplice fase del sentire non si chiama più creazione- percezione, ma creazione – consapevolezza, e la successione logica della manifestazione non è più catalizzata dai mondi della percezione a tal punto che essi non sono più creati dal sentire.”

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Colui, che è libero dalla nascita e dalla morte, pur mantenendo in sé il senso dell’individualità, ha un’esistenza nella piena consapevolezza di essere soltanto una scintilla del virtuale frazionamento del Tutto, così si differenzia da chi ancora vive un’incarnazione umana, nella quale la sua coscienza, per la necessità di costruire ed usare i veicoli fisico, astrale e mentale, rimane radicata nella percezione del film “io-non io”, che noi stiamo vivendo.

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Kempis:“In conclusione, la consapevolezza nell’uomo è ridotta rispetto al sentire individuale in quanto per abitudine si sviluppa solo sul percepito e questa riduzione è voluta dalla natura proprio per concentrare l’attenzione dell’uomo sulla dimensione che gli è propria: i mondi dell’apparenza, della percezione. Vi sono altri esempi di quel processo che sbrigativamente ho chiamato “abitudine”, e che in effetti è trarre una conclusione definitiva o a senso unico da due eventi apparentemente legati: per esempio l’identificarsi dell’uomo nel suo corpo fisico per il fatto che gli stimoli ricevuti inizialmente sono solo quelli cui è sottoposta la carne. Noi invece vi abbiamo detto che l’uomo è costituito anche di un corpo astrale, che fra l’altro gli attribuisce un mondo emozionale, di un corpo mentale, che gli dà una vita di pensiero, e di un sentire di coscienza che rappresenta il nucleo più vero del suo essere perché è quello che permane, anzi è destinato ad ampliarsi vieppiù.”

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Il Maestro, dopo avere ribadito il concetto già espresso riguardo alla volontà della “natura” di vincolare l’attenzione dell’uomo sulla dimensione a lui più vicina, enuncia in poche frasi quella che secondo l’esoterismo è la costruzione dell’essere umano, ovvero corpo fisico, astrale, mentale ed akasico o sentire di coscienza.

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Kempis:“Il mondo di pensiero e quello emozionale, improntati dall’educazione ed altri fattori ambientali, costituiscono la sua psiche, cioè un altro tipo di sentire che abbiamo chiamato sentire in senso lato definendolo, in modo radicale, posticcio perché non permane, è contingente e può essere indotto, a differenza del sentire di coscienza. È però d’obbligo avvertire che quanto più si fraziona, si distingue la realtà, che in effetti è tutto uno, tanto più si commette imprecisione. Così in effetti l’uomo è una unità ed è tutto uno con il suo mondo. Le distinzioni si fanno solo per capire e vanno fatte solo il necessario a raggiungere quel fine.”

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Per Kempis tutto è coscienza ovvero sentire, ma lui distingue due tipi di sentire così definendoli: Sentire in senso lato e Sentire di coscienza. Con il primo si indica in sostanza la personalità, cioè tutto ciò che deriva dai tre veicoli inferiori, che essendo come dei meccanismi, sono privi di autoconsapevolezza, determinati dall’ambiente esterno e dalle immagini karmiche, ovvero i semi o file generati dalle esperienze delle esistenze passate. La consapevolezza dell’uomo di media evoluzione, quale la nostra attuale, è in gran parte indicata da questo sentire, cioè dalla sua personalità. Per questo motivo l’influenza dell’ambiente e della collocazione sociale sono così rilevanti in rapporto al comportamento del singolo. Di ciò dovrebbero tenerne conto le varie dottrine politiche, etiche, religiose ecc.. Il sentire di coscienza invece rappresenta la nostra vera essenza, i veri valori morali che condizionano la vita, è l’anima, che percorre il lungo cammino dell’evoluzione. Il suo potere si esterna secondo due modi, potremmo dire uno attivo ed un passivo. Il primo, dovuto ad una coscienza già formata, dirige evincola la personalità, mentre il secondo, essendo la coscienza ancora limitata, non è in grado di opporsi agli impulsi dei tre veicoli inferiori soggetti al condizionamento del karma. Bene però fa il Maestro a sottolineare l’unità dell’essere, che se così didatticamente rappresentato, è in realtà un tutto unico indivisibile.

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Kempis:“Vi abbiamo detto che il sentire in senso lato, è in ultima analisi uno strumento con cui l’uomo amplia il suo sentire di coscienza. Nella deficienza del sentire di coscienza, l’uomo è diretto dal suo sentire in senso lato e fa quelle esperienze che lo conducono ad integrare nella parte deficiente la sua coscienza. Ora qualcuno è portato a credere che il sentire in senso lato, ossia la psiche, ossia in termini pratici la personalità dell’uomo e l’ambiente in cui vive, non dico siano da lui scelti – perché abbiamo già detto quanto una simile affermazione sia illogica e soprattutto praticamente impossibile -, ma siano ordinati a priori dal piano divino e l’uomo vada al posto che gli compete per la migliore sua evoluzione. In altre parole, che l’organico dell’esercito sia a priori stabilito dall’ordine divino e che l’uomo sia chiamato a ricoprirlo e basta. In verità, invece, le cose sono esattamente al contrario: l’organico dell’esercito è quello che è in funzione delle caratteristiche della forza, cioè delle attitudini militari. Ciò può sembrare una precisazione senza valore, ma se andiamo a vedere l’origine, scopriamo quanto importante sia per l’esatta comprensione del sentire. Infatti si comprende la relazione che c’è fra il sentire di coscienza e quello in senso lato.”

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È importante capire da ciò come l’organico di un esercito, ovvero l’insieme degli individui, sia costituito in funzione delle sue caratteristiche interne e non determinato arbitrariamente da una oscura e sconosciuta volontà che appartiene alla Trascendenza. Questa concezione può far pensare a come nell’insegnamento dei Maestri del Cerchio si possano ritrovare aspetti abbastanza vicini ad una visione materialista, pur essendo questo legato ad un’Alta Spiritualità .Inoltre possiamo rilevare quanto sia particolare il rapporto esistente fra il sentire in senso lato e quello di coscienza, per il quale si può dire che spesso, come una persona vive e si comporta nel mondo della forma, esprime ciò che è nascosto nella regione della non forma ovvero nella sua anima.

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Kempis:“Noi abbiamo parlato della creazione del sentire, del fatto che le limitazioni creano l’ambiente, particolarmente dei sensi che creano il mondo fisico, rovesciando anche in questo caso la concezione della realtà. Infatti, abbiamo detto che l’uomo non coglie la realtà attraverso ai suoi sensi, realtà che esiste indipendentemente dalla percezione; al contrario, il mondo che l’uomo considera oggettivo non esiste al di là della creazione -percezione dei sensi fisici. Sicché tutti coloro che hanno lo stesso tipo di sensi creano nelle loro percezione lo stesso tipo di mondo, di ambiente, di realtà.”

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Questo è un punto fondamentale nell’insegnamento del Cerchio. La presunta realtà, che è sotto i nostri occhi, è una grande illusione, perché creata-percepita dal sentire di coscienza in ragione della sua evoluzione ovvero delle sue limitazioni. Ma noi siamo in questa rappresentazione, ed è dall’appalesamento di essa, che la coscienza può ampliare se stessa fino a trasformare la sua capacità percettiva in consapevolezza d’essere.

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Kempis:“Avere i sensi dell’uomo, tuttavia, è determinato dal sentire di coscienza che l’individuo ha. Appartenere alla specie umana o no è determinato dal sentire e non viceversa. Ogni uomo, quindi, avrebbe uno stesso tipo di sentire, sia egli un santo o un criminale; ma questo, voi capite che non può essere. Perciò per tipo si deve intendere un insieme di gradi di sentire tutti appartenenti ad una stessa gamma, i quali possono ancora essere convenzionalmente raggruppati per analogia in gradi. Sicché la gamma delimita la specie: le analogie delimitano i gradi. In seno ai gradi avvengono, col cadere delle limitazioni, le fusioni ed il passaggio al grado superiore, fino al passaggio alla gamma o specie superiore.”

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La struttura del piano dei sentire di coscienza è così formata, da essa discende quello che a noi appare come forma, ovvero le diverse razze ed i gruppi umani ad esse interni, collocati nei vari spazio-tempo. Tutto ciò esprime il manifestarsi della Coscienza Assoluta che, fondendo in sé gli innumerevoli sentire virtualmente limitati, li trascende in un Eterno Presente.

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Kempis:“Tutto questo riguarda specificamente il sentire di coscienza. Il sentire in senso lato, invece, non determina l’appartenere ad una specie o ad un grado, bensì è determinato da quelle appartenenze. Nell’uomo il sentire in senso lato è determinato dal suo sentire di coscienza e dall’ambiente in cui si trova. Dire, però, ambiente significa dire, per esempio, pianeta terra, cioè un insieme di ambienti e per l’uomo un insieme di posizioni sociali differentissime fra loro, portatrici di esperienze diverse tanto che nessun sentire in senso lato sarà mai uguale ad un altro pur avendo essi, quale substrato, sentire di coscienza tanto simili da essere eguali al di là di una sola limitazione. Tuttavia, pure nell’eguaglianza dell’ambiente, per esempio fra due gemelli che avessero anche sentire di coscienza analoghi, il sentire in senso lato è molto diverso perché diverse sono le sfere emotiva e mentale. I corpi fisico, astrale e mentale che nel corso della vita si diversificano per esperienze diverse avute, non sono eguali neppure alla nascita: potenzialmente contengono i germi della futura diversificazione, germi che provengono dal sentire di coscienza dell’individuo. La sfera fisica, emozionale e mentale dell’uomo pur essendo plasmabili, tuttavia sono caratterizzate geneticamente dal suo sentire di coscienza.”

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La differenza fra la personalità e l’anima si esprime fra l’altro anche nel fatto che la prima è fortemente condizionata dall’ambiente, da qui ne viene che, essendo questo per ciascuno individuo sempre diverso, anche quando la differenza appare estremamente sottile, le personalità non saranno mai identiche. A questo il Maestro aggiunge un importante concetto, cioè la teoria della rincarnazione, dalla quale si evince che la coscienza, quando riprende il corpo fisico, astrale e mentale nella nuova vita, porta con sé i semi delle esperienze fatte, altrimenti denominati immagini karmiche, e queste condizionano fortemente il formarsi del sentire in senso lato, al punto tale che il vero problema di ogni essere umano è quello di non esserne soggiogato. È proprio su questo che entra in gioco l’evoluzione dell’anima e da questo conflitto trae alimento per la sua crescita.

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Kempis:“Sicché il posto nelle società, o ciò che l’uomo è nel mondo ed anche ciò che l’uomo non è nel mondo, essendo conseguenza del suo modo di essere, sono conseguenza ” in primis” del suo sentire di coscienza che determina diversità degli strumenti del suo sentire in senso lato, cioè dei veicoli fisico, astrale e mentale. La diversificazione dell’individuo si accentua ancor più nello sviluppo e nell’uso di tali strumenti. Così si attua la diversificazione degli individui che pure abbiano sentire di coscienza tanto analoghi da essere eguali al di là di una sola limitazione. Tuttavia va tenuto presente che la diversificazione non esclude l’unificazione, la quale è il contrario solo della separatività, essendo essa unificazione la sintesi unitaria del molteplice.”

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Preme sottolineare come il Maestro qui faccia un breve accenno ad uno dei temi chiave dell’insegnamento, ovvero la teoria delle fusioni, secondo la quale: due sentire di coscienza, giunti allo stesso grado di sentire, dopo avere superato un certo numero di limitazioni ed essendo le rimanenti identiche, danno luogo ad un sentire di coscienza che entrambi li trascende pur avendoli in sé, il tutto naturalmente nella sola realtà possibile cioè quella in essere.

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Kempis:“Il piano divino secondo cui tutto è ordinato, compresi i mondi della percezione, non è qualcosa di preesistente; al contrario deriva proprio da ciò che esiste e rispecchia la consistenza, l’entità del sentire di coscienza. E qui si evidenzia la funzione creatrice del sentire, la quale ha luogo nella simultaneità della coscienza cosmica, nello stato di eterno presente in cui versa la coscienza del cosmo. La coscienza cosmica – una per ogni cosmo – è il più ampio sentire relativo e rappresenta la prima virtuale limitazione dell’Assoluto. Contiene l’intera realtà cosmica costituita di tutti i possibili sentire che dalla sua limitazione costituente conseguono in successione logica. Tali sentire uniti in catene di sviluppo logico originano gli esseri abitatori e costruttori del cosmo, i quali, al di là della successione del divenire -conseguenza della natura stessa del sentire relativo – non sono esseri che sentono, ma insieme di sentire, come tante perle di una stessa collana unite dal filo della consequenzialità logica.”

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Il concetto che sia il sentire, qualunque esso sia, in senso lato o di coscienza a fare l’Esistente è qui ancora una volta ripetuto. Questo è un punto importante della visione dei Maestri del Cerchio, perché responsabilizzano ognuno e tolgono all’idea di Dio quell’alone d’inaccessibilità che le religioni ufficiali tendono a creare. L’Assoluto siamo anche noi, la Sua scintilla vibra nei nostri cuori ed ogni gesto ed azione che viene fatto, bello o brutto che sia, è Lui che lo fa e così si manifesta.” Dio all’interno è Amore ed all’esterno è Vita” dice l’esoterismo.” Tali sentire uniti in catene di sviluppo logico originano gli abitatori e costruttori del cosmo, i quali, al di là della successione del divenire- conseguenza della natura stessa del sentire relativo – non sono esseri che sentono, ma insieme di sentire, come tante perle di una stessa collana unite dal filo della consequenzialità logica.”

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Kempis:“Un essere quindi non è un ente che diviene nel sentire, ma un insieme di sentire relativi uniti dalla sequenzialità logica, i quali proprio per il fatto di essere relativi, cioè limitati, sembrano finire procedendo l’uno d’altro, mentre permangono in eterno presente quali costituenti della coscienza cosmica e quindi assoluta. La coscienza cosmica, tuttavia, non rappresenta un sentire dato dalla somma dei sentire costituenti, ma per il principio della trascendenza, che si attua nella simultaneità dell’esistenza di ciò che è molteplice ma unito, è un sentire in qualità che va oltre tale somma.”

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Come già detto per i Maestri del Cerchio la Realtà è in essere ed è costituita da tutti i sentire relativi, che trovano la loro unificazione nella Coscienza Assoluta, che pur avendoli in sé, li trascende. Questa rappresentazione dell’esistente, fatta di fotogrammi fissi ed immobili, fraziona la percezione unitaria dell’ io e permette in un certo qual modo il superamento dell’egoismo. Infatti, se ci identifichiamo in essa, l’attaccamento fortemente diminuisce fino ad annullarsi, ciò accade in proporzione all’intensità di tale consapevolezza. La cosa può anche divenire una tecnica di meditazione, perché porta alla completa spersonalizzazione, una delle mete alle quali tende il controllo della mente. Se ne può concludere che la semplice conoscenza intellettuale non sempre rimane semplice astrazione, può invece favorire l’ampliamento della coscienza stessa.

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Kempis:“I sentire relativi con la loro naturale funzione di creazione- percezione sono gli strumenti attraverso i quali la coscienza cosmica costruisce l’ambiente cosmico. La costruzione, pure essendo strettamente legata a ciascun sentire relativo, va oltre la capacità del singolo sentire perché avviene nella fase di simultaneità e quindi con la trascendenza di esso. Mentre la percezione- consapevolezza che rappresenta l’autosentirsi e quindi il risultato della creazione, appare, proprio per sua struttura, cioè per poter esistere, come avvenente in successione, perciò senza originare trascendenza. Da qui l’individualizzazione del sentire relativo. Da notare che, mentre la creazione, pur essendo simultanea, ha un senso logico, in cui il minino sentire procede dal massimo, la percezione-consapevolezza ha senso opposto: dal minimo al massimo. Pur essendo in realtà tutto simultaneo. Tale è la realtà al di là del suo apparire.”

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In queste poche righe il Maestro riassume sintetizzandolo l’esistente. Si può certamente non accettare questa visione, soprattutto, giungendo a noi per via puramente logica e quindi mentale; può non riuscire a fare vibrare le corde dell’intuizione, specialmente se in noi sono radicati preconcetti indotti da un’educazione inculcata fino dall’infanzia, ma se tanto, tanto si mettono da parte i vecchi schemi, lasciando che l’anima accolga in sé questa immagine, ci troviamo proiettati in uno stato d’indescrivibile gioia distaccati dalla pesantezza dell’ordinaria percezione.

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Kempis:“Le ipotesi che di essa si fanno partendo dal presupposto che sia reale ciò che appare, sono tutte viziate in partenza, perciò tutte sbagliate. Sbagliato è il credere che il tempo e lo spazio siano oggettivi, che ciò che è passato non esista più, che il futuro non esista ancora: non esiste nella percezione individuale proprio perché essa esclude in forza della sua struttura la simultaneità. Sbagliato è credersi un ente che diviene, che non ha più in sé ciò che ha sentito e non ha ancora ciò che sentirà. Lo stesso sentirsi un ente è sbagliato perché ciò implica una separatività totale e definitiva che in realtà è virtuale e apparente. Non dico transitoria perché ciò implicherebbe che fosse reale anche se solo nella contingenza, mentre la separatività è illusoria in quanto non esiste nella struttura della realtà: è solo un sentire. Sicché sbagliato è identificarsi nel proprio corpo fisico, credersi non solo un ente che sente, ma anche un sentire che sia realmente distinto dal sentire divino.”

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La realtà che stiamo vivendo è la nostra grande illusione, i Maestri del Cerchio hanno continuato a ripeterlo, dall’inizio delle comunicazioni, cominciate verso la fine degli anni quaranta e durate ben trentasette anni. Il loro intento è stato, ed è quello di portare la consapevolezza di coloro che ascoltano con più o meno grande interesse l’insegnamento, ad andare oltre questo sogno, che rappresenta la vita terrena, per partecipare in piena coscienza all’unità dell’Esistenza.

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Kempis:“Noi siamo sentire parziali che esistono quali causa e conseguenza del sentire assoluto, che nel momento in cui realmente esistessero, cioè da Lui fossero realmente disgiunti tutto annienterebbero, se tutto fosse possibile annientare. Il sentire che consideriamo trascorso ci appartiene o non ci appartiene di più di quanto ci appartiene o non ci appartiene ogni altro sentire. L’essere reale, che costituisce la vera identità di ogni essere illusorio, è l’essere Assoluto. Egli non è quel Dio, giusto, misericordioso, tutto amore, se volete, ma irraggiungibile perché al massimo ammetterebbe l’uomo a godere della sua visione. Egli è il supremo stato di coscienza nel quale ci conduce l’insopprimibile e l’ininterrompibile sentirsi di esistere che poggia su stati di coscienza sempre più ampi, sentire sempre più onnicomprensivi fino alla caduta dell’ultima limitazione e al raggiungimento della vera identità.”

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Ci avviciniamo alla conclusione dell’ultimo messaggio dei Maestri del Cerchio, dopo trentasette anni d’insegnamento, questa è la loro finale rappresentazione dell’esistente, alla quale è possibile aderire completamente soltanto con il cuore. La ragione ci ha portato a dire solo quello che Lui non può essere, ma Quello che è solo l’intuizione può svelarlo. Così nella rappresentazione che i Maestri danno è necessario che l’ego si frantumi in una miriade di stati di coscienza immobili ed eterni, virtualmente limitati, perché tali si sentono, ma che ritrovano l’unità nel dimenticare se stessi. Questo è l’imperscrutabile mistero dell’illusoria separatività.

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Kempis:“La vera grandezza di Dio o – se volete dirlo in termini mistici – il vero e più grande dono che Dio ci ha fatto, sta nel sentirsi di esistere, perché è quello che dà il senso dell’unità del tutto e conduce l’irreale parte a godere della pienezza del Tutto reale.”

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Questa affermazione è particolarmente significativa, perché scavando dentro di noi con un’attenta e profonda meditazione, scopriamo che, al di là del veicolo fisico, dal quale facilmente possiamo staccarci, al di là delle emozioni e dei pensieri dai quali possiamo ancora separarci, sia pure con una certa difficoltà, scopriamo in fondo al nostro cuore quella insopprimibile percezione di “Sentire d’esistere”, che gli orientali esprimono con il mantra “Hari om tat sat ” ovvero ” Tu sei quello”. Con questa, definirei preghiera, termina la lunga comunicazione. di Kempis.

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Kempis: “Sì, è vero, tu non sei quel Dio, lontano nella sua immensità, che misura la sua onnipotenza con la fragilità dell’uomo, che ci beffa dandoci la mente per nascondersi dietro l’assurdo dogma e quindi confonderci.

Tu non sei quel Dio che fa dei nostri errori colpe meritevoli di eterna pena, che nega la sua grazia a chi non lo riconosce. E come possiamo riconoscerti se è vero che non potremmo mai comprenderti?

Tu non sei quel Dio che ha bisogno di essere pregato, lusingato per poi assecondare taluno ma non si sa chi e perché.

Quel Dio sono abituato a pregare. Ma se mi si toglie un Dio così enigmatico e despota, debbo necessariamente rimanere smarrito? Impedito nel senso mistico?

E quale può essere la mia preghiera, se ancora ha un senso pregare?

Come posso rivolgermi a te, Padre, se tu non sei una persona?

Come posso pregarti per chiederti qualcosa, quando già tutto tu mi dai prima che lo chieda?

Come posso pensare di capire qual è il mio bene e quello domandare, quando il mio sguardo non va oltre le mie limitazioni ed il mio giudizio di conseguenza è così parziale?

Posso pregare solo di scusare la mia presunzione di sostituirmi a te nel sapere che cosa mi è necessario, senza considerare che solamente il vero bene è la mia vera necessità, non quella che credo tale.

La mia preghiera non può essere che un ringraziamento.

Debbo ringraziarti perché non mi ascolti, perché non fai la mia volontà, ma la tua.

La mia preghiera non può essere un contatto con te perché già io sono nel tuo seno in modo indivisibile, nonostante la mia incoscienza, e mai, per nessuna cosa che io faccia o senta, tu mi ripudi, mai l’esistenza che mi comunichi viene meno.

Padre, se ciò a cui vado incontro lo debbo subire per il mio bene, fa’ che trovi la forza per subirlo anche se non ho la consapevolezza della sua necessità, ma se deve accadermi per stimolarmi a lottare e reagire perché non accada fa’ che trovi la volontà e la determinazione che mi sono necessarie.

La mia preghiera può essere solo quella di rivolgermi a te, Padre, per trovare, io o altri, la consapevolezza di una simile verità, perché in tale consapevolezza si spegne ogni affanno, ogni paura, ogni smarrimento, ogni solitudine, e si trova ogni serenità, ogni certezza, ogni conforto, ogni pienezza.

Io sono in te, Padre, parte della tua esistenza”

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Dopo pochi giorni che sono state scritte queste parole (febbraio 1984), lo strumento attraverso il quale erano pervenute, cessava d’esistere. Infatti il “Medium” Roberto Setti moriva nel sonno, nella notte del 29 Febbraio 1984. Mi viene di fare osservare la particolarità del giorno, che solo ogni quattro anni si presenta. Guarda il CASO come a volte si palesa!

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[1] OLTRE IL SILENZIO. Cerchio Firenze 77, (a cura di Luciana Campani Setti). Roma: Edizioni Mediterranee, 1984.

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