Brano tratto dal libro LE GRANDI VERITÀ,[1] pp. 35-37
KEMPIS:
“Il vero sapiente potrebbe tranquillamente affermare: < Fatemi una sola ammissione e vi dimostrerò che Dio esiste>.In effetti, quanto esiste costituisce un sol Tutto a tal punto inscindibile che, da qualunque parte lo si attacchi, di legame in legame, di conseguenza in conseguenza, fa compiere il giro completo dell’Esistente. Non c’è atomo, nel vero senso del termine, che sia assolutamente isolato, che sia indipendente. Una catena di dipendenza lega ogni parte, ogni elemento, ogni unità che costituiscono il Tutto e li lega non solo di fatto ma anche in senso logico; anzi, la dipendenza di fatto esiste in conseguenza del legame logico. E siccome tutto quanto esiste è Manifestazione di Dio, seguirne lo svolgimento logico non può che portare alla costatazione dell’Esistenza Divina. Eppure ci sono stati insigni pensatori che hanno interpretato la dipendenza nella successione degli eventi in modo diametralmente opposto. A cominciare da Democrito fino ai positivisti, ai neopositivisti, ogni fenomeno, ogni evento, ogni avvenimento è secondo loro meccanicamente e necessariamente causato da un altro precedente; ma tale legame, tale dipendenza, che può logicamente sussistere solo se la Realtà è un sol Tutto, non fa loro concludere che questo Tutto si possa identificare con la Divinità, e quindi abbia un’ origine ed uno scopo; bensì li conduce ad escludere dalla Realtà ogni finalismo e a vederne, all’origine, il caso. Una siffatta conclusione, se fosse giudicata con in criterio dei pensatori, che esclude ogni alternativa, li dipingerebbe come persone prive di logica e di spirito di osservazione; tenendo invece presente la visione limitata che essi hanno presa in considerazione, si può capire il loro errore concettuale. Certo, anche animati dalla più ampia indulgenza, non si può fare a meno di chiedersi come si possa escludere il finalismo dallo svolgimento degli eventi umani e naturali. Escluderlo, infatti, non significa escludere solo che tutti gli avvenimenti perseguano fini voluti dalla divina previdenza – questo lo escludo anch’io, che pure mi considero finalista – ma significa escluderlo in senso assoluto, cioè credere che tutto quanto si realizza sia senza scopo, che tutto sia casuale. Difatti, o tutto è così veramente ( ma come si spiega, per esempio, la possibilità dell’uomo di raggiungere un suo fine personale, o il fine raggiunto dalla natura con la riproduzione?) oppure, se si ammette la possibilità che si realizzi anche un solo avvenimento per un fine, allora, per la logica, il determinismo è relativo e, per la logica, non si può escludere che eventi o avvenimenti di una portata che sfugga all’osservazione diretta dell’uomo possano perseguire anch’essi un fine. Un’altra affermazione dei deterministi è, come ho detto, che ogni avvenimento è meccanicamente causato da un altro precedente, cioè l’esistenza di una catena di cause e di effetti in forza della quale tutto accade e che non lascia posto a possibilità non realizzate, in quanto è per inderogabile necessità, dunque assenza di libertà, di autonomia anche relative. Affermare che una cosa è possibile significa non escludere che possa realizzarsi il contrario. Tuttavia, secondo certi pensatori deterministi, possibilità è solo realtà, poiché si realizza solo ciò che è veramente possibile. Una possibilità logica o concettuale non diventa possibilità di fatto, non perché qualcuno non la realizza, ma perché c’è qualche fattore che la rende irrealizzata; perciò, non potendosi realizzare, è impossibile. E’ come se qualcuno si ponesse a monte della chiusa di un fiume e dicesse : < Solo questa è l’acqua che poteva passare perché solo questa è passata>. Certo, date quelle condizioni, cioè data quella apertura della chiusa, solo quell’acqua può passare: ma le condizioni sono rigidamente fisse, o alternabili? E qui il problema si ripropone, cioè il discorso rimane logico solo in se stesso non può servire a dimostrare che la realtà sia di tipo deterministico. Ma al di là di sottili disquisizioni filosofiche, veramente una catena di cause e di effetti rende fatale ogni avvenimento? oppure c’è, sia pure in modo relativo, e non sempre, la possibilità di variare? Continuando a giocare con la filosofia potrei rispondere: < Sì, ogni avvenimento ha una causa >, e non sbaglierei. < Tutto è karma >, dicono gli orientali. Se una cosa è accaduta, con gli elementi che sono entrati in gioco, non poteva non accadere. Ma è chiaro che, fra gli elementi, può esservi anche la volontà e quindi la scelta di qualcuno. Tuttavia, se la scelta è stata quella che è stata, esiste un motivo, qualcosa che ha fatto pendere l’ago della bilancia da una parte piuttosto che dall’altra. Fra due o più possibilità, quella che viene scelta indubbiamente ha un motivo in più di attrattiva rispetto alle altre; diversamente, solo tirando a sorte si potrebbe decidere. In fisica, forze eguali e contrarie si elidono. Se le possibilità egualmente premessero, il soggetto rimarrebbe immobile, come l’asino di Buridano insegna. Ma se una possibilità preme più delle altre, indubbiamente c’è una catena, c’è una causa; causa che, a sua volta, è legata ad un’altra, e così via.”
[1] LE GRANDI VERITÁ RICERCATE DALL’UOMO. Cerchio Firenze 77, (a cura di Pietro Cimatti). Roma: Edizioni Mediterranee, 1982.