La verità sugli spiriti liberi

Brani tratti dal libro LE GRANDI VERITÀ,[1] pp. 39-42

LA VERITA’ SUGLI SPIRITI LIBERI

Voce del Maestro Kempis

KEMPIS:

“Consentitemi  di aprire una parentesi che in qualche modo è attinente all’argomento libertà, anche se non si tratta di libertà degli uomini  ma dei trapassati. Fra gli spiritualisti è diffusa la convinzione, per altro indotta dai loro “istruttori” , che l’entità, lo spirito, l’essere disincarnato di una certa evoluzione scelga le sue reincarnazioni future. La sua libertà sarebbe tale da consentirgli una simile scelta. Già una volta sono entrato nell’argomento, ma temo di non essere stato sufficientemente esplicativo.  Perciò vi ritorno, facendo appello al senso critico e alla logica di chi mi ascolta e ricordando agli spiritualisti che essere tali non comporta automaticamente dovere abbandonare  il buon senso e il raziocinio, perché la Verità è essenzialmente logica e convincente. Allora,  giudichiamo una tale affermazione per quello che è in sé, sottraendosi alla suggestione che può esercitare la provenienza da presunte altre fonti spirituali. Si dice che ogni entità di ragguardevole evoluzione sceglierebbe la sua successiva incarnazione, cioè esaminerebbe l’ambiente , le persone, le esperienze  che le sue possibili incarnazione offrono,  e deciderebbe  per quelle che più gli si confanno, né più né meno di come si fanno gli acquisti al mercato.  In una simile affermazione non si tiene conto che chi sceglie non è il Re dell’Universo, che ha di fronte a sé varie vite su cui far cadere la sua scelta, potendo farlo poiché tutti gli altri sono al suo servizio. Una vita, come ho detto, comprende incontri con altri, appartenere ad una famiglia, e così via, e quindi non può essere scelta da un singolo come se si realizzasse per lui solo. E se non sceglie quella vita ma un’altra, che ne è di quella che, evidentemente, è già stata scelta da altri? Viene a mancare di un personaggio?  Ma in tal modo verrebbero a modificarsi le condizioni per le quali è stata scelta dagli altri personaggi; perciò, forse, rimarrebbe fra le offerte: <Per rimanenza di magazzino, occasione vantaggiosa. Offresi vita come figlio unico di madre vedova. Evoluzione notevole assicurata >! Vi rendete conto quanto sia illogico tutto ciò? Questo discorso mi serve anche per farvi riflettere che la libertà non può essere assoluta e che non potrà mai darsi che qualcuno possa arbitrariamente costringere altri, se non sono gli altri che debbono essere costretti; perché, ripeto, diversamente da così, quella che sembrerebbe libertà sarebbe solo prepotenza di pochi. Perciò, se è cosi  tutto non può essere che ordinato e misurato. Niente può essere lasciato alla scelta di chicchessia, che infine porterebbe ad un caos  generale. D’altra parte, questo non significa che non vi sia un margine di libertà individuale, altrimenti non sarei qui a criticare il determinismo.”

I  “SALTI” DELL’AUTONOMIA RELATIVA

Voce del Maestro Kempis

KEMPIS:

“Ci fu un filosofo che lo criticò affermando che la distinzione della scienza in chimica, fisica, biologia, eccetera, non deriva da una convenzione opinabile, bensì dal fatto che i fenomeni seguono ordini assolutamente distinti perché fanno parte di mondi inconfondibili, ciascuno dei quali con caratteri nuovi,  originali, imprevedibili rispetto all’altro; inoltre, ciascun salto da un ordine all’altro è sempre una smentita al principio di causalità, anzi rivela il principio di autonomia  della natura da un rigido meccanicismo: principio confermato dalla irriducibilità dei fenomeni biologici  a leggi chimiche e fisiche e dalla irriducibilità della coscienza umana alla vita animale. E’ una critica molto interessante e vera nella misura in cui non faccia credere che la libertà  sia maggiore  di quella che in effetti è:  vera perché la concatenazione delle cause, la serie dei fotogrammi  – nel nostro linguaggio – , lascia alla vita, a colui che vive, la possibilità di compiere delle varianti facendo prevalere or l’una or l’altra concatenazione o serie. Quei punti, quei salti, rappresentano lo svincolarsi da un rigido determinismo e l’affermarsi di una autonomia relativa. Ma perché no al determinismo?  Innanzi tutto perché esso esclude ogni finalità negli eventi, e perché interpreta questa esclusione come logicamente inconciliabile con l’esistenza di Dio. Anche su questo ci sarebbe molto da dire: per esempio che il dio che può convivere con l’assenza di finalismo è un dio da Olimpo, quindi un dio che non può esistere; in secondo luogo perché si afferma che la concatenazione delle cause esclude qualsiasi variabile e perciò qualsiasi variante. Anche in matematica, che pure è la scienza più esatta che vi sia, l’espressione algebrica mista rimane vera sostituendo alle lettere più di un valore; addirittura l’equazione indeterminata è soddisfatta, cioè rimane vera, per un numero infinito di valori delle incognite. Le leggi della fisica, poi, rimangono valide anche in presenza di variabili, sicché pure nell’ambito di un rigido determinismo potrebbe coesistere la variabilità e quindi l’alternativa. In fondo è questo che noi abbiamo sempre affermato: cioè l’esistenza di una libertà relativa che non va ad interferire in modo indeterminato nell’ordine generale dell’esistente; anzi, l’interferenza è utilizzata per riportare l’equilibrio laddove esso difettava. Ma al di là di come è strutturata la realtà del mondo nel quale viviamo. non è forse l’Universo una fonte imperitura di meraviglie? , non è forse la vita un miracolo inestinguibile? , non è forse la coscienza dell’uomo un prodigio tanto più vertiginoso quanto più fosse il prodotto della materia? Ammettiamo pure che tutto sia l’effetto di un rigido determinismo: ebbene, viva la faccia del determinismo! Se è il determinismo, se è il caso, se è il caos che producono le meraviglie naturali che non finiscono mai di stupirci, per me il determinismo, il caos, il caso sono Dio! Se l’Esistente, comunque sia strutturato, è capace di trasformare la materia bruta nella commozione, nel pensiero dell’uomo, mi domando che cosa può avere di più di ciò un Dio. Se è l’assenza di variabili, varianti, scelta, libertà, che hanno trasmutato l’insensibilità materiale nella coscienza del santo, ben venga l’assenza di libertà.”

IMPOSSIBILITA’ DEL “LIBERO ARBITRIO”

Voce del Maestro Kempis

KEMPIS:

“Ma perché l’Occidente dà tanta importanza alla libertà nella ipotesi di come sia strutturata la realtà? Evidentemente per l’influenza della teologia, la quale ammette grandissima importanza al fatto che l’uomo sia libero nelle sue scelte e quindi sia il solo responsabile della sua salvezza e della sua dannazione.  Non voglio qua ricordare la dottrina del libero arbitrio, che addirittura pone l’uomo, nelle sue scelte, non solo al di fuori delle sue passioni e del suo raziocinio, ma anche dalla  volontà divina: l’uomo cioè decide in una atmosfera asettica! Una simile concezione, conservata ancora solo dalla teologia cattolica, da Medio Evo in poi è stata abbandonata proprio perché riconosciuta in pratica impossibile ad esistere; ed è stata sostituita con una concezione di libertà dove l’autonomia consiste nella possibilità di resistere alle influenze di vario genere e di indirizzarsi in senso contrario ad esse. Questa è una visione più vera perché più misurata: infatti, non pone l’uomo al di fuori di ogni causa determinante, esterna o interna, ma gli attribuisce la facoltà di agire autonomamente anche in presenza di esse. Ora, se si osserva la vita dell’uomo, non si può non ammettere che anche la possibilità di sottrarsi  alle varie influenze sovente gli viene a mancare; o, più precisamente, ci sono molti eventi che non sono conseguenza di decisioni, di scelte, ma che gli capitano addosso come inaspettati ospiti. E’ così: non si può riconoscere , nella vita di ognuno, una certa fatalità; il fatto che Tizio, camminando per la strada, riceva in testa la classica , simbolica tegola, non è certo frutto di una sua scelta. A che cosa è dovuta, allora, la fatale coincidenza? Al caso?”  

IL CASO NON PUO’ ESISTERE

Voce del Maestro Kempis

KEMPIS:

“Anche se si ammette il determinismo, che è negazione dell’esistenza di Dio, per coerenza logica si deve escludere il caso. Se tutto è infatti una rigida concatenazione di cause, nulla è lasciato alla casualità, all’evenienza fortuita; né il caso può essere all’origine della serie delle cause, dico io, sempre per coerenza logica; quindi il determinista, suo malgrado , crede in Dio. Se poi si ammette l’esistenza di Dio, può esistere il caso? o quello che si chiama caso, e che come tale dovrebbe essere prova dell’inesistenza di Dio, non è piuttosto e proprio per la sua singolarità motivo di riflessione, di convinzione che qualcosa di superiore guida le sorti degli uomini?  Se si ammette l’esistenza di un Ente Supremo, anche nella sua accezione antropomorfa, si può ammettere che vi sia  “qualcosa” che possa avvenire fortuitamente al di fuori della Sua conoscenza?,  “qualcosa” che sfugga alla Sua volontà e al Suo controllo e che Egli non utilizzi per i Suoi provvidenziali fini? Certamente no, perché, se così fosse, quel “qualcosa” sarebbe, esso, Dio!  Sicché, se il caso è previsto  e utilizzato nel divino programma, non è per caso. Chi crede in Dio non può credere nel caso. E allora? Il caso non può esistere, tanto che si creda la realtà una rigida concatenazione di cause priva di ogni finalità e trascendenza, quanto che si creda la vita Manifestazione Divina. Ma allora, quegli eventi che non sono conseguenza di scelte o effetto di situazioni cercate; che capitano improvvisi a mutare  anche radicalmente la vita; se non possono essere fortuite coincidenze , dato che il caso non può esistere, come si debbono considerare? Evidentemente in modo diametralmente opposto, cioè punti fissi dell’esistenza dell’uomo, passaggi obbligati.  Quello che a taluno può sembrare circostanza casuale è invece un ineluttabile appuntamento. E se è vero, come è vero, che tutto ha una causa, anche quegli avvenimenti che non trovano causa nei comportamenti immediatamente precedenti o volutamente promossi hanno una causa evidentemente remota; furono promossi in un tempo non raggiungibile dalla memoria: non sono karma, ma fanno parte del karma.”


[1] LE GRANDI VERITÁ RICERCATE DALL’UOMO. Cerchio Firenze 77, (a cura di Pietro Cimatti). Roma: Edizioni Mediterranee, 1982.