Il Karma II

Brani tratti dal libro LE GRANDI VERITÀ,[1] pp. 46-49

                               LA CATENA E IL RISCATTO

Voce del Maestro Kempis

KEMPIS:

“La catena di cause e di effetti che muovono e promuovono la vita degli individui si incrociano ed hanno continue ricorrenti connessioni. Non può essere diversamente: se  tutto è Uno deve esistere una stretta dipendenza fra i soggetti.  Come prima ho detto, non c’è una sola particella elementare che sia assolutamente isolata. Qualunque cosa ha un rapporto di dipendenza con qualcosa d’altro.  Se esistesse, per assurda ipotesi, qualcosa che fosse assolutamente indipendente, sarebbe fuori della realtà. Perciò nessuno può essere fuori dalla catena di cause e di effetti, di dipendenze, che lega tutto quanto esiste.  E se si dice che tutto è karma, lo si dice perché appunto  Karma è la catena di cause e di effetti che lega il Tutto. Nessuno può sottrarsi al karma.  certo, c’è karma e karma, ma soprattutto c’è la possibilità di compiere quei salti di qualità nella catena di cause e di effetti di cui prima parlavo. Compiere salti di qualità costituisce la libertà, l’autonomia dell’individuo. Ora, siccome la libertà è la possibilità di agire in modo contrario a quello a cui condurrebbe una catena di cause di effetti; e siccome è la coscienza costituita che dà all’individuo la facoltà di sottrarsi agli impulsi dei suoi veicoli inferiori (egoismo, passioni e via dicendo) e conseguentemente agli stimoli ambientali ; e siccome la coscienza si costituisce quanto più si evolve e viceversa; è chiaro che la libertà è proporzionale all’evoluzione.  Ma badate bene: l’evoluto non è fuori da ogni catena di cause e di effetti perché sarebbe fuori dalla Realtà.  Egli compie salti di qualità; cioè per la sua coscienza sente in modo che gli consente di non essere trascinato inesorabilmente dalla necessità; che gli permette di vivere in modo sereno ciò che, per altri, è fonte di angoscia; che non gli fa creare ombre torturatrici e che non gli fa muovere cause che portano effetti dolorosi. Tuttavia questo non significa che l’evoluto non senta, per esempio, la stanchezza quale effetto di una causa da lui promossa. Quella stanchezza la vivrà in modo diverso dall’inevoluto non  ne sarà condizionato, saprà come smaltirla brevemente, ma non potrà non avvertirla. Il karma – o quello che si intende con questa parola – cioè una condizione limitante simile per più persone, è vissuto in modo diverso anche se presenta la stessa impostazione. Una cecità, per esempio, può essere vissuta serenamente o angosciosamente. In modo analogo, fra più persone fare una stessa cosa può dar luogo a karma diversi. Ed è logico che sia così : infatti il vero bersaglio e la vera fonte del karma, come ho detto, è la coscienza individuale; quindi è il sentire, l’intenzione, che pilota tutta l’attività dell’individuo, ed è quello che deve essere corretto e quindi è oggetto dell’effetto correttore.  Se la natura, il contenuto dell’effetto, fossero analoghi solo a quella che è stata la manifestazione esteriore dell’individuo agente, l’effetto non farebbe quasi mai centro  perché quante  azioni nascondono intenzioni opposte a quelle che possono trasparire! Una condotta altruistica che nasconda un fine egoistico non può recare effetto eguale a quella condotta per intenzione. Infatti l’effetto non è un premio o un castigo, è qualcosa che tende a correggere all’origine la natura di chi muove le cause, cioè dell’essere, e quindi a mutare l’intenzione. Pensate un po’, per giungere a ciò, di quanti fattori deve tener conto il karma!  Eppure  tutto si attua mirabilmente. Non c’è nessuno che tiene registri di dare e di avere ma, per il principio di casusa-effetto, la concatenazione in qualche modo intuita dai deterministi  è garanzia che niente cade a vuoto, che tutto si tramanda, che tutto ritorna come immagine riflessa di se stessi, perché si prenda cognizione delle proprie deficienze, e si colmino. La concezione della Realtà in cui avviene casualmente ed ognuno ha ciò che gli spetta per esserselo procurato, toglie ogni frustrazione che deriva da sentirsi perseguitati, sfortunati, oggetto di ingiustizia. Quanto ognuno patisce corrisponde ad una misura di giustizia che non lascia margini a privilegi ed errori, dove la sofferenza è solo un momento transitorio in cambio di una perenne acquisizione. La possibilità dell’uomo di sottrarsi a influenze e impulsi, allorquando è capace di compiere un salto di qualità, gli conferisce quella autonomia che lo riscatta dalla rigida tutela a cui sono sottoposti gli esseri con una coscienza elementare. Guardandosi attorno si può verificare tutto ciò e crederlo senza  dover compiere atti di fede, senza forzature, con il solo strumento del raziocinio. A quel punto non si può che riflettere ed esclamare , rivolgendosi a quell’Ente inafferrabile  che pure deve esistere e che, se esiste, non può che essere la vera ragione del tutto:

“Signore, la logica mi fa concludere che il caso non può

esistere  e che una catena di cause e di effetti mi indi-

rizza nel mio vivere , pur consentendomi quella libertà che

è ignota agli esseri dalla coscienza in potenza.

Signore, posso riconoscere il fine immediato della vita

naturale, che è quello di perpetuare se stessa; perciò         

ragionevolmente posso  credere che tutto ciò abbia un fine

più ampio che sfugge alla mia constatazione.

Se Tu sei capace di trasformare la materia insensibile

nella coscienza del santo, allora, Signore,  Tu sei amore, e

benché non abbia la percezione di quanto  Tu sei, umilmente

Ti ringrazio con tutto l’amore  di cui sono capace

e che Tu, giorno per giorno, istante per istante, alimenti,

alimentando la mia stessa esistenza.

Signore, fa che il Tuo amore riunisca tutti noi, Tuoi

esseri  e che non venga mai meno; ma anzi sia sempre

in noi, giorno per giorno, istante per istante, perché così

Ti conosceremo e nulla più ci sarà oscuro.”    

                                                             MANTRA DEL KARMA

Voce del lettore

Fratello Orientale:

“Ciò che semini raccoglierai, non dimenticarlo.

Da ciò che fu viene ciò che è e che  sarà.

Lo schiavo può nascere principe per le virtù che ebbe,

il regnante può tornare nelle vesti di straccione ed errare

senza pace per ciò che fece o non fece.

L’Assoluto che sente e vive in te e attraverso di te, soffre

 e gioisce per i tuoi peccati o i tuoi meriti, ma le

sue leggi sono immutabili, permangono, non possono es-

sere spezzate o frodate. Il bene è compensato con pace

e tranquillità, con pene e angosce il male.

Il Signore che è in te non conosce collera né perdono, ma

preciso è nelle sue misurazioni . Il tempo per Lui

non ha valore; può giudicare domani o fra molti giorni.

Colui che ha rubato restituisce; colui che uccide sarà ucciso;

colui che aiuta sarà aiutato; colui che comprende

sarà compreso. Questa è la legge di giustizia dell’Assoluto.

 La sua mèta è la consumazione.

Abbi dunque la forza di sopportare ogni pena per pagare

ogni debito; compensa con tanto bene ed amore il

male che ti è fatto; sii giorno per giorno giusto, misericordioso

e puro, e il dolore non ti seguirà più.

Ricorda sempre che ciò che farai a te sarà fatto. I frutti

ti seguiranno nel cammino.”


[1] LE GRANDI VERITÁ RICERCATE DALL’UOMO. Cerchio Firenze 77, (a cura di Pietro Cimatti). Roma: Edizioni Mediterranee, 1982.