Pietro Cimatti: Buonasera e buon 1983 a tutti gli ascoltatori. A tutti un saluto e un augurio da parte degli amici del Cerchio Firenze 77 e buona sera all’amico François:
François: Buonasera a tutti, carissimi amici, anche da parte mia un’infinità di auguri, che questo 1983, anche se non può essere in senso generale, che sia perlomeno in senso individuale migliore degli altri.
Pietro Cimatti: E’ appena trascorsa la grande festa dell’anno, l’antica festa dei doni, ma ieri sera, ahimè , anche forse oggi, quanti sono rimasti soli, abbandonati! Per qualsiasi motivo esclusi, sia dai brindisi, che dai doni: vuoi dire a tutti costoro, a questi amici, qualcosa, amico François?
François: Ecco cari, volentieri, volentieri. Perché in effetti molte sono le persone che si sentono sole, ed in effetti, anche quando guardando la loro vita, sono un po’ isolate, emarginate- è vero? A queste persone io vorrei dire che, per prima cosa, la solitudine, molto spesso, è voluta. Certamente non a livello conscio; però a livello inconscio è voluta, sia perché quando si è veramente in grado di andare incontro agli altri è difficile rimanere soli; sì, ci sono dei momenti particolari in cui una persona può essere emarginata, direi anche abbandonata dagli altri, per certe sue situazioni particolari di difficoltà, e allora coloro che erano a lei vicino si allontanano per non trovare su di sé il peso che questa persona deve portare. Però, ricordarsi sempre, che quando si va incontro agli altri, quando si cerca veramente la compagnia degli altri, quando si è in grado di dare, è difficile rimanere soli anche nei momenti di bisogno- è vero? , quando non si è più in grado di dare. Così a tutti coloro che sono soli io dico: “ Guardate dentro voi stessi, se veramente non vi siete posti, con il vostro modo di fare, con il vostro modo di essere, in questa condizione di solitudine.” E poi, a parte questo, dico che nessuno è mai veramente solo, perché nessuno è indipendente e isolato dagli altri suoi simili, e, per quanto uno possa sentirsi solo, serve sempre a qualcun altro, magari anche solo con una sua apparizione fugace, con un suo presentarsi così superficiale; però nessuno è mai veramente isolato. Ed allora, su quest’idea, su questo principio, affrontare la vita in modo diverso; ce n’è bisogno veramente, perché è vero che quando si è difronte ai problemi della vita l’uomo deve risolverli da solo, ed anche le persone più “accompagnate”, più in compagnia, però i loro problemi devono risolverli da soli. I nostri Maestri dicono:” Noi non possiamo che darvi delle indicazioni; non possiamo risolvere per voi i vostri problemi”; e questo è vero a livello generale, è così per tutti. Però, a livello di “vicinanza” noi dobbiamo dire che solo chi vuole emarginarsi, solo chi vuole veramente isolarsi, riesce in questo intento ed è, di fatto, solo.
Pietro Cimatti: A nome di molti amici, ti vorrei chiedere François, che cosa deve veramente significare: “Anno Santo”, al di là delle proclamazioni ufficiali e degli usi che se ne potranno fare di affluenza in questa nostra, grande e bella Roma?
François: Io vorrei dire che ( forse io non sono la persona più adatta per parlare di questo), però vorrei dire che, indipendentemente dalle confessioni a cui le persone aderiscono, la confessione religiosa a cui le persone possono o non possono aderire, facciamo veramente un punto, no? Per dire: In questo momento, in questo lasso di tempo, in questo, periodo, cerchiamo di concentrare la nostra opera, i nostri pensieri, su qualcosa che fino ad ora abbiamo trascurato. Cerchiamo di ritrovare quei valori che erano perduti, riconosciamolo pure – è vero ? , proprio perché ad un certo punto sembra che la vita insegni cose diverse, che quelli che sono stati i suggerimenti delle guide spirituali, degli istruttori spirituali, fossero alienanti, che non fossero più di attualità, che non corrispondessero più alla realtà dell’uomo di oggi, è vero? Allora, in questa occasione, non per fare una sorta di ritualità forzata e comandata, ma piuttosto cerchiamo si trovare dentro di noi l’occasione per rimeditare tutte queste cose e vedere se veramente i comandamenti, morali gli insegnamenti etici, sono realmente superati; oppure se ancora rappresentano un modo di essere che può salvare l’uomo e l’umanità, prima di tuto dall’angoscia, e poi da una situazione di fatto veramente tragica e pericolosa: ecco questo, è importante.
Pietro Cimatti: Ora ti volevo chiedere una cosa. I ragazzi studiano a scuola “Conosci te stesso “; la sapienza antica scrisse questa massima su frontoni dei templi; in fondo non si è mai capito cosa vuol dire “Conosci te stesso “ ; è una frase che ha un po’ impaurito, e un po’ ha lasciato interdetti quelli che l’hanno ascoltata. Come si può sintetizzare “Il conosci te stesso “ oggi, per l’uomo moderno?
François: Ecco, è una cosa che, pure avendo un’origine antica, pure essendo stata conosciuta anche dagli antichi, è di enorme attualità, perché riconsidera, alla luce del “ Conosci te stesso “ , tutta la moralità e quindi tutto il modo di essere, di comportarsi dell’uomo. Dicevo prima che certi valori debbono ritrovati, è vero ? ritrovati dentro se stessi. E allora quello che prima veniva insegnato come imposizione, come modo di comportarsi del tutto in fondo, esteriore, proprio né più né meno che un atteggiamento, trovando la sua reale ragion d’essere, deve essere poi trasportato nel proprio intimo, nell’intimo di ognuno, fino ad esser natura propria dell’individuo. Allora come può avvenire questo? “Il conoscere se stessi“ non significa conoscere il proprio corpo oppure conoscere quello che l’esoterismo dice di cui sia costituito l’uomo – è vero? , ma significa conoscere il proprio intimo, la propria reale natura,” il proprio essere interiore.“ E come è possibile questo? Questo è possibile cercando di auto-analizzarsi, cercando le vere ragioni che ci spingono ad agire, a pensare, a desiderare. Ma questo non tanto per, direi, condannare quegli aspetti che possono non piacerci, oppure per cercare di giustificarci, per trovare un altro movente più nobile a delle azioni meschine che abbiamo fatto, ma, unicamente, proprio per conoscere se stessi. E questa, infondo, è ne più né meno che un’opera di auto-analisi che ha molto in comune con quella che è la psicoanalisi; è una psicoterapia che viene fatta individualmente, riflessivamente, da se stessi, e certamente è molto efficace. Ripeto, però, la giusta posizione è quella di scoprire la verità di se stessi senza né giustificare le proprie meschinità, né impaurirsi difronte a certi aspetti che non vorremmo avere: solamente denunciarli a se stessi. Ed è molto importante questo, perché attraverso questa costante auto-analisi si liberano certi complessi, certi aspetti deteriori che sono all’origine dell’angoscia dell’uomo di oggi.
Pietro Cimatti: A questo punto, François; ti volevo chiedere una cosa. Alcuni ascoltatori hanno detto di chiedere a François questo: il mondo va come va; ma non si potrebbe trovare un sistema per migliorare i potenti, per vedere così di migliorare la qualità della vita, la sostanza del quotidiano? Ecco, è un gioco strano, migliorare i potenti per migliorare i sudditi; è possibile?
François: Io non faccio che ripetere quello che i nostri illuminati Maestri dicono a questo proposito- è vero?, però dico, senza offesa per nessuno, indubbiamente coloro che sono la manovra delle leve del potere, molte volte lasciano a desiderare e recenti avvenimenti lo hanno dimostrato, hanno fatto vedere certi retroscena che veramente nulla hanno di edificante, ed hanno confermato quello che io dico e che vorrei, in verità, che non fosse. E’ vero che certi dirigenti, potenti, che sono a dirigere le sorti dei popoli non sono forse moralmente all’altezza di questo compito, perché, diciamolo pure, bisogna che coloro che rivestono cariche pubbliche siano all’altezza di quelle cariche cherivestono; perché non basta, esteriormente, apparire in un modo e poi, intimamente o privatamente, comportarsi in modo del tutto diverso – è vero? , questo bisogna dirlo. Però, prima di prendere questi fatti a motivo di agire in modo analogo, ciascuno di noi deve ricordarsi che il mondo può essere cambiato solo cambiando se stessi; quindi, non ci aspettiamo dagli altri quello che noi dobbiamo fare, non deleghiamo agli altri- dicono i Maestri- quello che noi dobbiamo fare; cominciamo da poco e da vicino, cioè da noi stessi, ad agire più rettamente, a non fare delle cose che possono danneggiare altri, per il fatto che anche lui lo fa, o anche il tale onorevole si è comportato così, e quindi, se lo fanno loro perché non lo debbo fare anche io? Se si riconosce che certi personaggi non agiscono bene, non vedo proprio perché dovremmo farlo anche noi! Dobbiamo governare meglio noi stessi, questa è la cosa essenziale e di primaria importanza.
Pietro Cimatti: Serve ancora oggi la preghiera?
François: Beh, adeso ci sono varie forme, varie discipline – è vero? , che insegnano l’unione del proprio essere: discipline orientaleggianti. E, a detta di coloro che le praticano, sono molto efficaci, perché fanno raggiungere una certa distensione, una certa calma, aver un allontanamento di questa famosa angoscia ( della quale stasera desidero parlare ), pongono in uno stato di serenità di ricettività, di tranquillità. Ed allora, direi, prendiamo la preghiera in questo senso: cerchiamo di vederla non come una petizione che si rivolge all’Ente Supremo per avere qualcosa, per ottenere una grazia, in favore, così come si farebbe di fronte a un sovrano, ma cerchiamo di pregare la divinità che è in ognuno di noi, proprio perché il nostro essere raggiunga quella unione attraverso la quale è possibile realizzare in se stessi il “Vero uomo”. E’ possibile trovare l’equilibrio che ci pone in quelle condizioni d’animo tali da rendere il meglio di se stessi. Vediamo la preghiera in questo modo.
Pietro Cimatti: François, so che per concludere tu devi dire qualcosa agli amici.
Francois: Ecco cari, vorrei dire qualcosa a proposito dell’importanza del credere o non credere, se esiste qualcosa dopo la morte. Io ho udito diverse volte le persone dire :” Ah, ma se io fossi sicuro che la vita dell’uomo non finisce con la morte del corpo, allora io sarei più buono, farei di più sarei portato a scarificarmi di più…. “ – E’ vero? Allora, questa sopravvivenza, così importante per varie ragioni, che gli uomini guardano come oggetto di studio, oggetto di disputa e di controversia in fondo ha un solo significato invece; perché guardate, prima di tutto, l’uomo deve agire bene perché sente di farlo, perché riconosce che è giusto fare così, e non perché sa che la vita non finisce con la vita del corpo, non per questo; poi la sopravvivenza non deve essere creduta con la speranza che ognuno di noi continui quale è, cioè che non muoia; sia una sorta d’illusione; di droga, – e vero?, perché ha paura della morte: questo mai. Quindi, da questo punto di vista, credere nella sopravvivenza, sarebbe una cosa inutile; ripeto, primo perché l’uomo deve essere coraggioso e non deve credere nella sopravvivenza per fugare la sua paura della morte, secondo perché deve agire bene indipendentemente da qualunque pressione che può venirgli dall’esterno, o indipendentemente da qualunque miraggio o speranza di avere un premio eterno nell’aldilà. Ecco, per concludere dicevo, l’unica cosa che giustifica l’idea della sopravvivenza, che veramente la riscatta, è il fatto che crede nella sopravvivenza dà un senso al dolore dell’uomo. Tutto veramente sarebbe assurdo se non esistesse qualcosa oltre ciò che appare . Ecco.
Pietro Cimatti: Grazie, François ….
François: Grazie a voi e buon anno a tutti.