Ad opera di Roberto Setti e Corrado De Cristofaro
“I nostri Maestri ci insegnano a non identificare noi stessi con il nostro corpo fisico. Infatti, esso non è altro che un mezzo, un veicolo, tramite della parte più vera e più importante di noi che risiede in altri piani di esistenza e che comanda al corpo fisico attraverso il cervello, per le funzioni intellettive, ed al cervelletto per quelle istintive. Per i piani di esistenza non si deve intendere spazi diversamente ubicati nell’Universo, ma differenti stati di materie più o meno sottili che permeano tutto il creato; cosicché un piano si distingue dall’altro solo per la diversa densità della materia. Nell’Universo impera la legge dell’analogia per cui, partendo dalla natura della materia del piano fisico, può essere più facile capire la costituzione della materia degli altri piani. La scienza umana ci insegna che la materia fisica esiste in tre stadi di aggregazione molecolare o densità: solido, liquido e gassoso. I nostri Maestri ci dicono che ne esistono altri quattro che interessano la materia al livello ultra-atomico e che hanno così chiamato: eterico, supereterico, sottoatomico, atomico. Il termine “atomico” di queste definizioni è usato nel suo vero significato di indivisibile, ossia riguardante tutte quelle particelle che costituiscono l’atomo della scienza ancora in fase di studio. Cosicché, per esempio, un elettrone che secondo la scienza è una particella sotto atomica, secondo i nostri Maestri è ancora al di sopra del vero atomo (indivisibile) perché fa ancora parte del piano fisico. Infatti, ci dicono, che scomponendo la materia più sottile del piano fisico (la vera atomica) che è comune, alla base di tutti i differenti tipi di materia fisica, si ha un altro tipo di materia, conosciuto dalla nostra scienza come energia. Ricapitolando: l’insieme delle materie del piano fisico è il risultato di innumerevoli aggregazioni di un’unica unità elementare. Questa unità elementare del piano fisico non è l’ultima in senso assoluto: è l’ultima del piano fisico. Oltre queste esistono altri sette densità o sottigliezze di materia di un altro piano di esistenza sconosciuto all’uomo che i nostri Maestri chiamano piano astrale. A sua volta l’ultima materia, la più sottile del piano astrale (quella unità elementare che aggregandosi dà luogo a tutte le differenti materie del piano astrale) non è l’ultima in senso assoluto. Oltre quella esistono altre sette densità o sottigliezze di materia di un altro piano di esistenza, anche questo sconosciuto all’uomo, che è chiamato dai nostri Maestri piano mentale. E così via per analogia per il piano successivo chiamato akasico, oltre il quale esistono i piani spirituali e nei quali ha dimora la parte reale dell’uomo: lo spirito. Come nel piano fisico l’uomo vive attraverso il suo corpo fisico, per ogni altro piano di esistenza ha un analogo veicolo. Nel piano astrale, il corpo astrale, che presiede alla sua vita di emozioni, sensazioni, desideri. Nel piano mentale, il corpo mentale che dà all’uomo tutte le facoltà che sono proprie della mente. Nel piano akasico, il corpo akasico, o coscienza, che riceve e trascrive, facendole diventare natura medesima dell’uomo, le realtà che l’uomo esistendo scopre ed acquisisce. Da ciò si capisce che cosa intendevano gli antichi con “ciò che sta in alto è analogo a ciò che sta in basso” e “il microcosmo (l’uomo) è analogo al macrocosmo (cosmo)”. Rifacendosi a quanto ci dicono i nostri Maestri e che si è riferito all’inizio, cioè che l’uomo non è identificabile con il suo corpo fisico, è facile capire che alla morte del suo corpo non perisce, ma non avendo più un mezzo (veicolo) che gli permetta la vita nel piano fisico, si desta nel piano astrale, quello immediatamente successivo, ove sperimenta una nuova fase della propria esistenza. Una particolarità della materia astrale rispetto a quella fisica è di plasmarsi sotto l’impulso del desiderio e delle emozioni. Da questo si capisce che chi ha basato la sua vita sulla ricerca di sensazioni o nel soddisfacimento di desideri animaleschi trova qui il suo inferno perché si crea sotto i propri impulsi delle immagini di cose ardentemente desiderate in vita e che non può più gustare mancandogli il corpo fisico. Inoltre, più i vizi erano radicati in lui e più soggiornerà a lungo in questo piano, con tutte le conseguenti sofferenze. Chi, invece, avrà avuto una vita equilibrata, non avendo avuto desideri trascinanti, non si creerà qui di questi miraggi ed il suo soggiorno durerà quel tanto che è necessario al naturale abbandono del corpo astrale. Coloro che, lasciato il loro corpo fisico, hanno consapevolezza del mondo astrale, in questo loro nuovo stato possono percepire cosa accade sulla Terra, ossia nel piano immediatamente più denso, ma non hanno la sia pur minima percezione degli altri piani più sottili, così come vivendo nel piano fisico non si ha idea del sussistere di altri piani di esistenza. Intervenuto, come si è detto, l’abbandono del corpo astrale -evento analogo alla morte del corpo fisico – l’individuo si desta nel piano mentale. Una particolarità della materia del piano mentale è quella di plasmarsi sotto l’impulso del pensiero, particolarità analoga a quella del piano astrale dove a plasmare la materia è il desiderio. In questa sua nuova dimensione l’individuo può appagare la sua sete di conoscenza, approfondendo gli studi che ha intrapreso in vita, potendo anche ottenere risposte definitive a quesiti che lo hanno assillato. È facile capire come qui l’individuo non ha più alcun desiderio grossolano, anche perché non ha più il veicolo adatto a rivelare una vita emotiva (corpo astrale). La sua esistenza, ora, è prettamente di pensiero. Similmente a quanto accade negli altri piani di esistenza, anche nel piano mentale non abbiamo nessuna percezione di pani di esistenza più sottili. A suo tempo anche il corpo mentale viene abbandonato e l’individuo si trova spogliato di tutti i suoi veicoli più grossolani (fisico, astrale e mentale) rimanendo col suo corpo akasico o coscienza. Come si è detto il corpo akasico o coscienza è quel veicolo che riceve e trascrive, facendole diventare natura medesima dell’individuo, le realtà che l’uomo esistendo nel piano fisico scopre ed acquisisce; cioè il corpo akasico si costituisce con il succo che viene tratto dalle esperienze avute in vita. Si può, allora, avere il caso di un individuo che abbia il suo corpo akasico insufficientemente costituito. In tal caso quell’individuo, non avendo la possibilità di vivere consapevolmente nel piano akasico, cadrà in uno stato di inconsapevolezza chiamato “riposo dell’ego”. Gli altri individui, dei quali la coscienza è sufficientemente costituita, potranno godere di una lucida esistenza imperniata sui nobili sentimenti che la coscienza acquisita può dettare loro. In questa fase dell’esistenza individuale, a differenza di quanto avviene per i corpi più grossolani (fisico, astrale e mentale), la coscienza non viene abbandonata, ma rimane con le esperienze fatte proprie fin qui, fino al momento in cui l’individuo è pronto ad una nuova incarnazione. Sì, perché i nostri maestri ci insegnano che l’individuo è soggetto a molteplici incarnazioni “in corpi capaci di esprimere l’evoluzione conseguita allo scopo di conseguire evoluzione”. Prima di addentrarci in questi nuovi concetti proseguiamo l’esame di quanto accade all’individuo all’atto di una nuova incarnazione. Il suo corpo akasico, che come sappiamo è sempre lo stesso, si ammanterà di nuova materia mentale che sarà la futura mente del futuro uomo, di nuova materia astrale che darà al futuro uomo una nuova gamma di interessi emozionali, ed infine si collegherà ad un nuovo corpo fisico. Da tutto ciò è facile desumere che il nuovo uomo avrà una nuova e diversa personalità, anche per la differente educazione ed il diverso ambiente che troverà nel piano fisico. In sostanza una stessa individualità con differenti personalità che potranno essere sia maschili che femminili. Tutto questo avviene affinché l’individuo abbia un nuovo campo di esperienze che contribuiranno ad allargare la sua coscienza. La reincarnazione, quindi, ha lo scopo di formare per gradi la coscienza individuale, cioè in successive, molteplici incarnazioni, in corpi sia maschili che femminili, l’individuo, con le esperienze che ha nella vita, finisce con il completare la sua coscienza. Con questo termine, “coscienza”, sono compresi tutti quei sentimenti che le guide spirituali dell’umanità hanno indicato come ideali morali da raggiungere. (Senso del dovere, non violenza, amore al prossimo ecc. ecc.). In che modo l’individuo evolve, cioè allarga la sua coscienza, nelle successive molteplici incarnazioni? Esiste un trinomio indissolubile: legge di evoluzione, di rincarnazione, di causa e di effetto. La legge di causa e di effetto si esplica ogni qualvolta l’individuo si pone contro il fine d’amore che sta alla base di tutto il creato, danneggiando in questo modo se stesso e gli altri. Così facendo l’individuo promuove una causa il cui effetto ricadrà su di lui con lo scopo di fargli capire l’errore commesso. Questo avviene per tutte le attività dell’individuo siano esse azioni, desideri ed altro. In ciò i nostri maestri ci insegnano a saper vedere l’aspetto di giustizia, ma anche di misericordia di Dio “in quanto nessuno è mai eternamente condannato, ma dalla giusta conseguenza delle proprie azioni, ognuno impara e si santifica”. C’è però da aggiungere che tutto è così perfettamente equilibrato ed armonico che anche quando questo equilibrio viene rotto, l’effetto di ciò è sfruttato per riequilibrare la situazione, in quanto non accade mai che qualcuno subisca ingiustamente qualcosa. Ci sarà più facile illustrare questo concetto con un esempio: supponiamo che un uomo uccida un suo simile. Colui che uccide muove una causa il cui effetto lo porterà, a sua volta, ad essere ucciso insegnandogli che non si deve uccidere. Ma non sarà mai che un individuo possa provocare un danno così grave qual è il togliere la vita senza che la creatura alla quale è stata tolta la vita non dovesse subire quell’effetto. Ciò non toglie tuttavia “che noi non siamo esonerati dalle nostra responsabilità di aver fatto soffrire un nostro fratello, anche se questa sofferenza doveva patirla”. Riepilogando: la legge di causa e di effetto (karma) permette all’uomo di costituire la sua coscienza: la reincarnazione di avere innumerevoli esperienze fino a che la sua coscienza non sarà costituita, attuandosi così la legge di evoluzione. Da tutto ciò è chiaro che “la vita dell’uomo non è un collaudo del suo spirito, ma è una vera e propria nascita spirituale”. Cosicché l’uomo non è provato per vedere se resiste alla lusinga del male, oppure per vedere se la sua fede è solida, ma ha delle esperienze affinché nasca spiritualmente. Ai fini di questa nascita non è quindi importante che l’uomo infranga consapevolmente o no, intenzionalmente o meno, liberamente o coercitivamente le leggi divine. In ogni caso subirà degli effetti, avrà delle esperienze che allargheranno la sua coscienza e ne determineranno la sua nascita spirituale. Questa nascita spirituale, però, non avviene solo attraverso all’esperienza diretta e quindi attraverso al dolore: l’uomo ha a disposizione altri mezzi per allargare la sua coscienza. Può, per esempio, attraverso al ragionamento capire una verità senza sperimentare direttamente e con dolore l’opposto. Cosicché “il dolore che l’uomo incontra non è il castigo per una colpa commessa, ma l’ultimo rimedio per fargli comprendere una verità”. Parlando della legge di evoluzione, abbiamo accennato solo all’aspetto che riguarda l’uomo, cioè all’evoluzione dell’autocoscienza. Ma questa legge riguarda invece tutto il creato (evoluzione della materia, della forma, dell’autocoscienza). Per meglio capire di che cosa si tratta bisogna rifarsi da molto lontano e cominciare col dire che il termine “creato” per indicare tutto quanto esiste non è esatto. Infatti non possiamo pensare a Dio come ad un essere umanizzato che guarda da lontano e con distacco la Sua opera, “che misura la sua onnipotenza con la debolezza degli uomini”. Pensare che Dio sia avulso dalla Sua opera, significa pensare ad un dio che non contiene tutto quanto esiste, quindi ad un dio incompleto. Dio per essere tale, deve essere “eterno, perfetto, infinito, indivisibile, immutabile, costante, onnisciente, onnipresente, onnipossente, deve comprendere in Sé tutto quanto realmente è, esiste, è esistito, esisterà …”, perciò deve essere ASSOLUTO. Infatti “per definizione Assoluto significa essere il Tutto. Quindi nulla può esservi che non sia in Dio e nulla può crescere o diminuire dall’Assoluto “. Una creazione dal “nulla” è un assurdo in quanto il “nulla” nell’Assoluto, che è il Tutto, non può esistere. Dunque non si deve parlare di “creazione”, ma di “emanazione”, ossia “Dio ha emanato da Se stesso in Se stesso tutte le cose”. È d’obbligo qui accennare che l’emanazione, che per noi ha un inizio ed una fine, è nell’Assoluto un atto che non conosce questa sequenza di tempo; ogni attimo della emanazione e l’intero suo ciclo sono presenti nell’Assoluto. Le nostre Guide ci insegnano che in Dio non esiste una sola emanazione. Come diversi pianeti costituiscono un sistema solare, più sistemi solari costituiscono un Universo, così più universi formano un Cosmo. Un Cosmo corrisponde ad una emanazione, ma innumerevoli sono le emanazioni in Dio, ciascuna delle quali è costituita di “divina sostanza”. Le nostre Guide chiamano questa sostanza divina, di cui in definitiva è permeato tutto l’Assoluto, “spirito”. Quindi anche il nostro Cosmo è formato di spirito, che rimane alla radice di tutte le cose. Se il nostro lettore si ricorda la costituzione dei vari piani di esistenza gli sarà facile capire come dai piani spirituali abbiano avuto origine, per successive aggregazioni di differenti unità elementari, le materie di cui sono composti i diversi piani d’esistenza (akasico, mentale, astrale, fisico). Si è così accennato come nasce l’ambiente cosmico che permette la nascita degli individui suoi abitatori. Intanto c’è da ricordare che l’individuo – o microcosmo – è nella su condizione analogo al macrocosmo e che alla radice del suo essere c’è lo spirito. Ossia è lo spirito che ammantandosi delle materie dei vari piani di esistenza origina nel piano fisico le innumerevoli forme di vita. I nostri maestri ci dicono che la forma più semplice di vita è il processo di cristallizzazione. Da questa, attraverso alle forme di vita che fanno parte del regno vegetale, a quelle che appartengono al regno animale sin all’uomo ed oltre, è la storia evolutiva dell’individuo che in forza dell’evoluzione della materia, della forma e dell’autocoscienza nasce spiritualmente. Quindi noi, come individui, proveniamo da molteplici incarnazioni nel regno minerale, vegetale e animale, che hanno lo scopo di darci la possibilità di avere un corpo astrale ed un corpo mentale. Ad esempio: l’alternarsi delle stagioni con i relativi fenomeni stimolano negli individui legati alle forme di vita del regno vegetale lo sviluppo del corpo astrale, attraverso le continue sensazioni che spingono le piante a ricercare, nei limiti delle loro possibilità. l’ambiente più adatto come l’umidità o la luce ecc. Negli animali, invece, in cui il corpo astrale è già formato, il piano messo in atto per procacciarsi il cibo, o per seguire gli impulsi dettati dall’istinto, sollecita lo sviluppo del corpo mentale. In definitiva come si può capire i passaggi dell’individuo nelle forme di vita di questi tre regni servono a dargli nelle successive esistenze, come uomo, gli strumenti per lo sviluppo della coscienza. Quanto detto ci permette di fare delle considerazioni: ad esempio possiamo vedere come il bene ed il male siano fattori del tutto relativi all’individuo, potendo essere ciò che riteniamo male, come il dolore, l’aver subito una violenza ecc. mezzi della nostra evoluzione. “Non v’è nulla che non abbia significato e che debba considerarsi un errore”. Inoltre non ha importanza che l’uomo conosca esattamente qual è il bene e qual è il male per avere la responsabilità delle sue azioni. Le leggi cosmiche sono infrante sia che l’uomo le violi consapevolmente che inconsapevolmente, sia liberamente che nella costrizione. Si affaccia qui il problema del libero arbitrio il quale con questa premessa perde molta della sua importanza, perché non si tratta di porre l’individuo libero fra il bene ed il male per renderlo responsabile della sua scelta: si tratta di dargli quel tanto di libertà necessaria al suo sviluppo, ma non in misura tale che possa danneggiarsi. “La libertà dell’uomo è relativa e cresce proporzionalmente alla sua evoluzione”. Da questo nuovo concetto della vita, i doveri verso i nostri simili insegnati da Cristo non risultano diminuiti, anzi! Ma nei confronti di noi stessi, aiutare il nostro prossimo per quanto nobile sia, non è abbastanza. Noi dobbiamo conoscere ciò che si agita nel nostro intimo, capire la radice della nostra avidità, comprendere noi stessi per superare l’egoismo che fa di noi degli esseri in preda ad ogni impulso. Tutto ciò è lungamente e profondamente spiegato nelle lezioni del Maestro Claudio che di per se stesse rappresentano una originalità di pensiero ed un insegnamento unico. Finito di abbozzare questo generico schema in cui trovano posto concetti che se ampliati possono dare risposta a molti perché, una domanda rimane insoddisfatta: il perché del Tutto. Se questo significa perché Dio esiste, le nostre Guide ci rispondono che il quesito non ha senso. Dio è la prima causa, non può avere un perché. Né essere conseguenza di altro. Diversamente Dio sarebbe quel perché. Se invece ci si domanda perché esiste l’emanato, la risposta che ci viene data è: Dio è colui che è ed esiste perché è come è. I Cosmi quindi sono parte integrante di Lui stesso. Noi siamo conseguenza della Sua esistenza. Ma non si deve vedere in ciò un freddo meccanismo: noi siamo Sue creature partecipi della Sua Natura. Se noi siamo Sue creature questo è il momento in cui Lui ci crea o più precisamente noi esistiamo ed il Cosmo è il modo con cui si attua questa creazione o questa esistenza. Ma parlare di “momento” in Dio non ha senso. Se il Cosmo fosse un libro in cui è narrata la storia della nostra esistenza dalla nascita alla maturità (ci si perdonata la banalità dell’esempio), Dio sarebbe la Biblioteca che contiene questo libro, nella quale il libro esiste per l’eternità senza tempo. Il libro o il Cosmo rappresenta il modo in cui noi esistiamo in Lui e vi esistiamo non solo nella fase della nostra maturità, ma in tutte le fasi; e vi esistiamo nella eternità del non tempo.”
[1] DAI MONDI INVISIBILI: Incontri e colloqui. Cerchio Firenze 77. Roma: Edizioni Mediterranee, 1977.