Perché tutto questo?

Telefonata del 6 Giugno 1982

Domanda. – François, tu prima parlavi di Dio e di una profonda ragione in tutto ciò che esiste. Ecco la mia domanda è questa: «Perché tutto questo?». Cioè, mi spiego: io accetto, rientra nella mia logica il discorso della reincarnazione, del Karma, anche del dolore, ma perché la reincarnazione, perché l’evoluzione, perché tutto questo? Cioè Dio-Tutto-Assoluto, “Sentire Assoluto”, perché ha avuto “bisogno” di manifestarsi, di emanare un Cosmo, in cui esistono realtà parziali, “sentire” limitati, sofferenza, se poi il fine evolutivo è comunque quello di identificarsi in Dio? Kempis… parla di coincidenza fra potenza ed atto nell’Assoluto, cioè nell’Assoluto tutto quello che è possibile, “è”. Ecco vorrei che tu spiegassi in un modo più semplice questo concetto.

François. – Sì, credo che in modo più semplice di quanto l’abbia spiegato il Maestro Kempis, io non possa certamente farlo, credo veramente, sono concetti talmente vertiginosi che per quanto siano spiegati in modo semplice, rimangono sempre difficili a comprendersi.

Certo, se si parte dall’idea che tutto sia stato creato o emanato da Dio ad un certo punto della sua esistenza, che Egli abbia sentito il bisogno di fare tutto questo, si parte da un presupposto errato, e quindi la conclusione non può che essere errata. Ma se noi vediamo il concetto di Dio, vediamo questo Dio come un Tutto, che è sempre esistito e sempre esisterà, badate bene, al di fuori del tempo e dello spazio – cioè non c’è un Dio prima e un Dio dopo, ma è un Eterno Presente e un’infinita presenza, allora, che appunto contiene tutto quanto esiste – tutti i Cosmi, in Lui, sono presenti non solo nel momento in cui per esempio noi vediamo la nostra esistenza, in quel divenire di successioni, ma sono presenti completamente in tutto il divenire, in ogni istante, anche quello che sarà il nostro futuro, perché Dio per essere completo deve comprendere tutto, altrimenti se comprendesse solo lo stato attuale presente, tutto quanto esiste, presente, per noi, e non comprendesse ancora il domani, perché il domani deve ancora venire in Dio, sarebbe un Dio, sì completo da un punto di vista… perché conterrebbe tutto quanto esiste, ma sarebbe un Dio che ogni momento sarebbe diverso, che ogni momento svilupperebbe in maniera diversa, non sarebbe mai eguale a se stesso. Allora, o sarebbe perfetto una volta o non sarebbe perfetto la volta dopo o non sarebbe perfetto la prima volta e sarebbe perfetto successivamente; quindi questo è impossibile, no?

Esiste una sola perfezione assoluta, quella totale, generale. Quindi questo Dio non deve solo comprendere il presente nostro di ora, di tutta l’umanità, ma deve comprendere tutto, anche quello che è stato il nostro passato e che sarà il nostro presente, appunto in un Eterno Presente. Al di là della successione, al di là del tempo. Quindi allora il discorso di Dio che a un certo punto ha emanato qualcosa, non va più bene, perché tutto è – sempre, da sempre e per sempre – in Dio, nell’eternità della sua eterna infinita presenza.

Allora un’altra domanda è quella: che bisogno aveva Dio? Non ha nessun bisogno Dio, noi facciamo parte della natura divina di Dio. Noi quali parti, quali esseri relativi, parziali, contribuiamo a dare l’assolutezza a Dio quindi noi siamo parte dell’esistenza divina. Se venisse a mancare anche un solo atomo di tutto quanto esiste, mancando quell’atomo, Dio non sarebbe più completo; quindi guardate quanto importante sia quell’atomo per Dio. Incredibile, eppure, riflettete che è una cosa meravigliosa.

Cimatti. – Quindi, François, chiedere «Perché tutto questo?» è un chiedere in nome della mente, la mente vuole una spiegazione pensando che Dio abbia le risposte.

F. – Certo, però guardate, la nostra mente può dare una piccola spiegazione logica – no? – e cioè, se dunque allora, ogni piccola parte di tutto quanto esiste, è così importante da essere addirittura indispensabile a dare l’assolutezza a Dio, è chiaro, il perché è in questa risposta; Dio non sarebbe assoluto se non comprendesse in sé tutto quanto esiste; se per esempio noi pensiamo, hanno detto i Maestri, ad un organo del nostro corpo – no? – quell’organo è importante per la funzionalità del corpo fisico, così paragoniamo tutto quanto esiste, gli esseri, le materie, i mondi, i piani, a qualcosa che forma la base, l’elemento unitario, primario dell’esistenza assoluta. E come l’uomo non è il suo corpo, perché è qualcosa che va al di là della sommatoria degli organi, delle ossa, delle pelli, delle cellule che costituiscono il suo corpo fisico, allo stesso modo Dio non è la sommatoria di tutto quanto esiste, come prima dicevo, ma trascende, tuttavia, tutto quanto esiste contribuisce a dare l’assolutezza di Dio, fa parte dell’esistenza di Dio.

Quindi Dio non esisterebbe se non esistesse tutto quanto esiste, e tutto quanto esiste, esiste perché esiste Dio.

Io capisco che sono concetti che fanno arrovellare la mente, ma credo che più di così non si possano volgarizzare. Spero di avere risposto in qualche modo all’amica. Forse quello che fa ancora titubare è il fatto del dolore, è vero, perché naturalmente dice: «Che bisogno c’è che ci sia il dolore, eccetera…»; certo, prima di tutto guardate che bene, male, piacere, dolore, eccetera, sono questioni relative, in assoluto non c’entrano, perché riguardano la sperimentazione di queste parti, che siamo noi, degli esseri – è vero? – e poi effettivamente se pensate a quanto, a che cosa dà il dolore – come dice il Maestro Kempis – che cosa dà il dolore, se voi poteste vedere l’esperienza dolorosa e che cosa dà in cambio di quel dolore, certamente è molto più quello che si ottiene di quello che si paga; quindi, per dare un giudizio veramente valido, bisogna, diciamo, aver trasceso la visione limitata di quello che è il dolore, di quella che è l’esperienza amara, bisogna avere una visione un poco più ampia e, veramente allora, si comprende che tutto è meraviglioso, che tutto è per il nostro bene, perché questo essere parti di un Tutto non ci relega sempre a questo ruolo per sempre, per l’eternità.

E questo noi lo vediamo, perché il nostro “sentire” ha questo scorrere, che poi è quello che crea l’illusione del tempo, del trascorrere, dei giorni, delle notti, eccetera, cioè è un “sentire” che sperimenta tante parti limitate, ma che via via porta sempre innanzi ad un ampliamento della coscienza. Allora arriverà, quest’ampliamento, al punto tale di raggiungere la Coscienza Assoluta, cioè di identificazione in questo Dio, che è uno stato di Coscienza Assoluta, in cui tutto è presente, niente è diviso e distinto e di una somma beatitudine, di una somma essenzialità.

Ecco quindi il nostro ruolo è un ruolo provvisorio, perché un ruolo di affermazione, di sperimentazione di parte, ma è un ruolo che non è congelato lì, che ci lascia un ampio avvenire di spazio, di grandezza, di esistenza assoluta.

C. – François?

F. – Dimmi caro Pietro.

C. – Hai detto ruolo provvisorio, io direi che oggi è veramente domenica, perché tu hai detto: noi siamo divini, anche il nostro dolore è divino, questo tu hai detto…

F. – Certo… Sì, Pietro.