Brano tratto da: “CONOSCI TE STESSO?”[1]
DALI:
“La pace sia con voi e con tutti gli uomini. Parlare di Dio, così come lo concepiscono i mistici, in mezzo a questa società, figli cari, è certamente una cosa singolare; infatti quale successo può avere chi parla di un argomento che non è – non dico poco – ma forse per niente inteso nel senso giusto. Sì, certo, lo dicono le statistiche che nel mondo del progresso della scienza, della matematica, della precisione, tanti sono quelli che pensano a Dio o all’occulto, ma pensare a Dio nel modo secondo il quale gli uomini lo pensano, e pensare a Dio come noi intendiamo, sono cose profondamente diverse. Al giorno d’oggi chi pensa allo spirito, alla spiritualità, alla religione, indubbiamente – e questo sia detto senza offesa per alcuno – indubbiamente è un soggetto che ha qualcosa di non perfettamente normale, perché si pensa a Dio, alla sopravvivenza, non nel modo giusto, ma solo sperando di essere aiutati nei nostri problemi. Questa è la vera intenzione secondo la quale gli uomini, oggi, pensano all’Ente supremo. Ecco, noi non intendiamo questo concepire l’Ente che tutto permea, tutto sostiene ed evolve. Noi vogliamo fare di voi dei mistici, dei religiosi, nel senso esatto. Forse seguiamo una strada del tutto diversa da quella che in genere percorrono gli uomini, coloro che vogliono sostenere e fondare una religione, una scuola spirituale, i quali a piene mani dispensano il presunto, od un presunto aiuto spirituale che serve a farvi superare le difficoltà della vita. Questi promettono ai loro adepti ogni sorta di beneficio, possibilmente nel mondo che segue quello fisico, che segue la morte, perché meno controllabile. Noi invece vi diciamo: “Tutto È, figli; entro di voi è una sorgente di forza, di comprensione, di vitalità, di azione, che voi neppure lontanamente supponete. Cercate di attingere da voi stessi, da questa sorgente che è in voi per camminare. Non vendetevi ad altri, ultimi fra tutti a coloro che vi promettono una salvezza nell’aldilà. Voi soli, o meglio ciascuno di voi singolarmente, e solo e da solo può operare la propria salvezza. Nessuno può farlo per lui”. Ecco, io ho iniziato questo mio discorso parlandovi di Dio, ed allora se voi pensate a Dio dovete farlo non perché pensate di avere da una condotta ossequiosa nei Suoi confronti un qualche beneficio, qualche aiuto nella vita di tutti i giorni, che vivete così a volte faticosamente, ma perché questo pensiero susciti, dentro di voi, la Sua nascita. Perché Iddio prima di trovarlo sugli altari, figli cari, è nell’intimo nostro. Vivete ogni giorno pensando che ogni giorno che trascorre segna o segni, una tappa per ritrovare in voi la divinità. Siate certi di questo. Ogni trascorrere di “sentire”, o di tempo astronomico, segna un abbreviarsi dello spazio che rimane fra voi e la vostra mèta. E quando voi siete certi che non vi accostate a Dio per avere dei benefici, ma unicamente per amore verso di Lui, allora voi avrete la certezza di avere entro di voi l’esatto concetto della divinità. La pace sia con voi e con tutti gli uomini, figli cari.”
[1] “CONOSCI TE STESSO? Teoria e pratica dell’autoconoscenza e della liberazione. Scuola del Cerchio Firenze 77, (a cura di Pietro Cimatti). Roma: Edizioni Mediterranee, 1990, pp. 146-147.”