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13-05-1956
DALI:
Che la pace sia con voi e con tutti gli uomini, figli cari.
Veniamo anche questa sera, o figli, dopo avere ascoltato la vostra conversazione. Avete già compreso, figli cari, che noi usiamo dei vostri vocaboli attribuendo a loro un significato diverso da quello che comunemente si attribuisce nel linguaggio fra voi creature. Poiché tanti e tanti sono i movimenti intimi nelle creature, diversi uno dall’altro da sottili impercettibili sfumature, così noi siamo costretti, o figli, ad usare i due vocaboli, che nel vostro linguaggio comune hanno pressappoco lo stesso significato, in modo molto diverso. È quindi bene, ogni tanto, chiarire a voi quale significato diamo a certi vocaboli al fine di farvi meglio intendere il concetto che esprimiamo.
Questa sera abbiamo udito molti vocaboli: “coscienza”, “subcoscienza”, “supercoscienza”, “intuito”, “sentimento”, “mente istintiva”, “intellettiva”, “ricordo”, “reminiscenza” e via dicendo. Vediamo di essere un poco più chiari, figli cari. Non occorre, credo, ritornare ulteriormente su quanto è stato detto a proposito di “intuito” e di “sentimento”, è vero, figli cari? Ma sono sorti altri interrogativi a proposito, ad esempio, di “coscienza” e di “consapevolezza”, di “subcoscienza” e di “supercoscienza”, come prima ho detto. Ed allora, figli cari, torniamo ancora una volta ad inquadrare per meglio intendere. Ma voi già sapete che l’individuo è unico, è vero, figli? E che quindi questo inquadrare non è altro che un’operazione fatta così, in modo convenzionale, per riuscire ad individuare ciò che si agita in voi e da che cosa si diparte certo movimento. Noi parliamo spesso di coscienza, figli; diciamo che la coscienza deve essere ampliata. Ma intendiamo, con coscienza, non ciò che i vostri studiosi di psicologia intendono per coscienza: noi definiamo coscienza ciò che l’individuo – badate bene, l’individuo – costituisce, accumula attraverso alle incarnazioni; è quindi un nascere dell’individuo, è quindi uno sviluppo che l’individuo ha sul piano akasico, cioè su quel piano laddove si ha la coscienza appunto, di essere Uno con il Tutto, laddove si ha la visione reale dell’emanato. In sostanza, coscienza come la intendiamo noi non è quello che intendono, lo ripeto, i vostri studiosi di psicologia: non è la consapevolezza della creatura incarnata.
L’individuo, l’uomo incarnato ha consapevolezza di fare determinate azioni, di dire determinate cose; questa consapevolezza non è eguale alla coscienza sua, né si può identificare questa consapevolezza con la sua facoltà intellettiva comunque intesa, cioè istintiva o intellettiva veramente e propriamente detta; mi seguite, figli cari? Ad esempio: una creatura può essere consapevole di fare un determinato atto; ma questo atto scaturisce non solo dalla sua mente, ma dalla sua coscienza vera e propria. Torniamo ancora una volta al vecchio esempio: voi potete credere ad una legge universale, è vero, figli cari? Ed agire armonicamente a questa legge senza esserne consapevoli, però voi ne siete coscienti. Cioè a dire: in passate incarnazioni avete avuto determinate esperienze le quali hanno trasformato il vostro individuo, il vostro essere, ed hanno fatto avere a voi stessi questa verità che avete acquisita e che è divenuta parte integrante di voi stessi. Nella incarnazione attuale voi potete agire armonicamente a questa verità pur non conoscendo, pur non essendo consapevoli della precisa enunciazione di questa realtà; mi sono spiegato, figli cari? Quindi voi vedete che coscienza è un particolare punto di evoluzione dell’individuo; la coscienza rappresenta appunto l’evoluzione dell’individuo, mentre la consapevolezza non rispecchia completamente questa coscienza. La vostra facoltà intellettiva non è rappresentata unicamente dalla vostra consapevolezza; cioè, voi potete fare tanti e tali pensieri, esplicare tante e tante attività del vostro veicolo mentale pur non essendone consapevoli.
Vi sono delle creature le quali poste di fronte ad una complicata operazione matematica riescono a risolverla in breve tempo non consapevolmente; cioè, queste creature guardano l’operazione, la sottopongono alla loro consapevolezza e non la svolgono con questa consapevolezza; mi spiego, figli cari? Ma la passano a quella che da voi è chiamata subcoscienza e che in realtà non è che un’attività non consapevole a voi del vostro veicolo mentale. Cioè, la passano al veicolo mentale che la risolve e dà questa soluzione alla consapevolezza dell’uomo; mi seguite, figli cari? In modo che quella creatura dice il risultato senza avere svolto l’operazione con la sua consapevolezza. Se voi, ad esempio, dovete dire quanto faccia 26 X 4, svolgete questa operazione nel modo indicato dalla matematica, è vero? E la svolgete con la vostra consapevolezza; mentre quelle creature dicono 104, il risultato, non svolgendo l’operazione con la consapevolezza ma con il subcosciente, così come voi lo definite, ma che in realtà non è altro che l’attività del vostro veicolo mentale. La quale attività del vostro veicolo mentale è molto più estesa, lo ripeto, di quanto sia la vostra consapevolezza. Ad esempio, voi sapete che il vostro veicolo fisico ha determinate funzioni: quali ad esempio quelle inerenti alla digestione ed alla vita vegetativa del veicolo stesso. Tutte queste funzioni sono regolate e dirette da una mente: dalla vostra mente istintiva. Ora voi non siete coscienti di questa vostra attività istintiva, eppure essa è un’attività mentale che non rientra nella vostra consapevolezza.
Ma oltre a questa v’è un’altra attività mentale che non è solo quella istintiva. Potete sottoporre a questa vostra attività non consapevole, o subcosciente come dir volete, l’assimilazione di un concetto; vi sarà certamente capitato di leggere un qualsiasi trattato di una qualsiasi materia, dormire, e al vostro risveglio avere ben chiaro quello che avete letto. Questo rappresenta appunto l’attività della vostra “sub-consapevolezza”.
Ma v’è un’altra ancora attività, per così dire, che noi abbiamo trattato parlando del ricordo, parlando della memoria, ed è la “reminiscenza”. Ora la reminiscenza non riguarda affatto l’attività mentale del vostro veicolo, ma riguarda la vostra coscienza. La vostra coscienza che è, appunto, il prodotto delle vostre passate incarnazioni, delle esperienze che avete avuto in queste passate incarnazioni, assimilate, divenute parte di voi stessi, a volte trasmette al vostro veicolo mentale questi ricordi parziali, ed il veicolo mentale li trasmette alla vostra consapevolezza; per cui a volte avete queste reminiscenze di altre incarnazioni.
È stato anche rammentato il termine “supercoscienza”. Che cosa intendiamo noi e che cosa ritroviamo noi in tutto quanto da voi viene raccolto sotto questa attività della supercoscienza. Si dice che dalla supercoscienza vengano all’individuo tutte quelle verità, verità universali, che l’individuo trova in sé, trova nella sua consapevolezza, diciamo noi. Infatti voi potete avere il ricordo di determinati avvenimenti avuti in un’altra incarnazione, in una incarnazione precedente: questo, abbiamo visto, viene dalla vostra coscienza individuale, è vero, figli cari? E una reminiscenza. Potete riconoscere una verità universale: questo avviene per intuizione. Potete provare un sentimento, o figli: questo avviene appunto dal vostro vero sé. Queste tre cose, o figli, vengono raccolte sotto l’attività della supercoscienza; ma noi vediamo, invece, che rispecchiano tre parti del vostro essere che in realtà sono un’unica parte, la parte più reale di voi stessi, mi sono spiegato, figli cari?
Così, riepilogando, per coscienza noi non intendiamo consapevolezza; voi potete sapere che è legge universale aiutare le creature ma non esserne coscienti, non avere compreso, in altre parole. Mentre potete aiutare le creature così, impulsivamente; cioè, non essendo consapevoli che questa è una legge universale, ma ne siete coscienti. Oltre a ciò abbiamo le attività del vostro veicolo mentale: l’attività istintiva che non è rispecchiata nella consapevolezza dell’individuo; vi è l’attività mentale che invece viene abbracciata dalla consapevolezza dell’individuo: ad esempio, il parlare, l’agire, il pensare. Vi è un’attività sempre del veicolo mentale che riguarda appunto un’assimilazione, un pensare del veicolo mentale, un rielaborare, un assimilare del veicolo mentale che avviene inconsapevolmente, salvo poi a trasmettere a questa consapevolezza il prodotto; mi sono spiegato, figli cari? Ed infine abbiamo ciò che è chiamato da voi attività della supercoscienza, e che è la voce della vostra coscienza, la voce del vostro vero sé, l’intuizione. Se avete delle domande io sarò lieto di rispondervi, figli cari.
D. – Dali, vorrei sapere se è giusto quello che mi è sembrato di capire: cioè, che per individualità si intende “essenza” oppure no.
R. – L’essenza di che cosa, figlia?
D. – L’essenza… l’essenza individuale, l’essenza di ciascuno, il “vero sé” di ciascuno.
R. – L’individuo, figlia, è appunto una unità, è vero? Ora, non è solo questa essenza, ma è questa essenza che determina l’individualità. Non so se sei riuscita a seguirmi.
D. – No.
R. – Se noi diciamo che è solamente l’essenza dovremmo dire che l’individualità è quella che noi abbiamo chiamato “scintilla divina”; ed allora non vedo perché noi avremmo dovuto chiamarla scintilla divina, potevamo chiamarla individualità. Quindi non è solo la scintilla divina ma è qualcos’altro ancora: è il centro di coscienza e di espressione. Ma è appunto questa scintilla divina che determina l’individualità, che fa esistere il centro di coscienza e di espressione.
D. – Cioè, sarebbe l’essere cosciente della scintilla divina.
R. – Io parlo, figlia, di individualità come costituzione, se così possiamo dire. La scintilla divina è il fulcro, appunto, di tutta l’individualità, dell’individuo stesso; mi seguite, figli cari? Attorno a questo fulcro nasce attraverso alla vita quello che è chiamato centro di coscienza e di espressione, nasce la coscienza dell’individuo, che è appunto l’individualità.
D. – Ed è doloroso quando non si può seguire la coscienza quando la sentiamo…
R. – La seguirete tutti un giorno, figli. Ma, appunto, dovete ben distinguere e capire la differenza che esiste fra la coscienza e l’ideale morale di questa coscienza.