
Il Maestro Dali pone la domanda che si potrebbe fare un uomo che rifugga dalla morale e dalle questioni dello spirito:
“Per quale motivo ogni uomo deve consumare le sue energie nel prendersi cura di chi gli sta accanto, invece che vivere solo per se stesso?”
Fino ad ora la risposta è venuta prevalentemente dall’etica degli insegnamenti mistici basati essenzialmente sull’emotività. I Maestri del Cerchio Firenze 77, in modo specifico il Maestro Kempis, ci guidano a comprendere la logica ferrea che permea l’Esistente, dalla quale deriva l’intrinseca ragione all’altruismo.
Tutto ciò viene esposto principalmente nella parte dei libri del Cerchio Firenze 77 relativa all’insegnamento esoterico, che saranno commentati in questa sezione.
Brevissima nota introduttiva all’insegnamento filosofico del Maestro Kempis
di Andrea Innocenti
Le voci, che si sono manifestate attraverso la medianità di Roberto Setti, partono dal presupposto che il concetto della Divinità sia essenzialmente logico, anche se di una logica che va al di là della consuetudine umana. La voce che ha sviluppato ed esternato più delle altre questo concetto, fino ad arrivare a formulare una costruzione filosofica perfettamente coerente, è quella che si è fatta chiamare con il nome di Kempis. L’origine ed il motivo di questo nome non è mai stato rivelato, né d’altra parte credo che questo abbia alcuna importanza.
Kempis svolge il suo insegnamento seguendo due direttrici logiche ben definite: una deduttiva e l’altra induttiva. Due sono i postulati cardine della sua costruzione logica: Il primo è l’esistenza di Dio con i caratteri dell’assolutezza, il secondo la sopravvivenza dell’essere dopo la morte e quindi che il sentirsi di esistere non viene mai meno. Queste due affermazioni risultano in sostanza degli atti di fede, ma nell’insegnamento di Kempis si tratta di una particolare fede, si potrebbe dire di una fede ragionevole, ed è in questo senso che si sviluppa tutta la sua logica induttiva, volta a rendere accettabili alla ragione questi postulati, partendo da quelle che sono le esperienze dell’uomo moderno e da ciò che la scienza oggi indica come conoscenza del mondo che ci circonda. I riferimenti di Kempis in questo senso sono vastissimi, vanno dalla fisica atomica alla teoria della relatività, dalla biologia alla psicologia ecc.
La parte deduttiva del suo insegnamento si sviluppa secondo passaggi logici perfettamente coerenti e tali da portare ad una rappresentazione della realtà ottenuta come per una perfetta costruzione matematica, nella quale però l’astrattezza non è mai tale da allontanarsi troppo dall’esperienza del mondo che ci circonda, ma anzi da favorire una tale identificazione con il contenuto del messaggio da sentirlo vivo e palpitante dentro di sé. Infatti, il modo di esporre di Kempis è così stimolante da portare a concentrarsi in esso fino ad impegnare la mente in regioni così elevate da fare vibrare la stessa coscienza. Accade così che, senza saperlo, si sposta la propria consapevolezza da piani più densi a piani più sottili, tanto da trasformare l’attenzione in una vera e propria meditazione. Solo l’ascolto dei suoi messaggi nella completa conoscenza di tutto il loro costrutto filosofico può dare la reale comprensione di queste affermazioni, né d’altra parte è qui possibile descrivere i passaggi logici che portano alla rappresentazione strutturale dell’Assoluto.
Mi limiterò semplicemente a significare, quasi come esempio, il passaggio logico e la conseguente deduzione che ha permesso a Kempis di collegare la concezione della realtà in essere con il modo in divenire che questa ha di manifestarsi a noi. Egli in sostanza dice che l’apparenza di un divenire può essere spiegato in una realtà in essere soltanto da una successione di realtà statiche, che nella loro logica consequenzialità danno l’impressione di un qualcosa che si modifica nel tempo, cioè diviene, mentre in realtà non è che una serie di tante situazioni cosmiche stazionarie. L’analogia con i fotogrammi della pellicola cinematografica è estremamente efficace ed appropriata.
Un altro tema affrontato da Kempis, e da aggiungere al precedente esempio, riguarda il problema del libero arbitrio. Secondo la “teoria dei fotogrammi“ la libertà non può esistere, perché ogni istante è legato ad un altro in una ferrea catena, che per logica non ammette digressioni. Inoltre, poiché la Realtà non è in ‘divenire’, ma in ‘essere’, tutto è già lì in un Eterno Presente. Ne consegue, che mai potrebbe esserci libertà di scelta, il ‘determinismo’ governerebbe in assoluto l’Esistente. Invece, secondo le Entità del Cerchio, esiste una sia pur parziale libertà. Questa trova la sua ragione d’essere da come sono ordinati e costruiti i fotogrammi nella struttura stessa del Cosmo. La Teoria, che Kempis formula, e dalle Entità del Cerchio chiamata delle ‘varianti ‘, consiste nel postulare l’esistenza nel film della vita, di spezzoni di fotogrammi rappresentanti storie alternative. Si hanno perciò, sia pure raramente, diverse possibilità di scelta. Questo fatto rappresenta per ciascuno dei margini di libertà, sia pure circoscritta, perché legata al costrutto logico del film. Non si può mai sapere quando la variante c’è, di conseguenza si è sempre posti davanti alla piena nostra responsabilità nella vita.
In conclusione, l’insegnamento filosofico del Maestro Kempis dà una logica giustificazione alla Realtà Essere e postula l’esistenza di una limitata libertà, aprendo così un’ampia prospettiva alla consapevolezza, quale essenziale premessa all’evoluzione della coscienza.
Riflessioni sull’insegnamento filosofico del libro “Oltre l’illusione”
Ogni domenica, verrà pubblicato qui un brano dell’insegnamento filosofico del libro “Oltre l’illusione” con commento a cura di Andrea Innocenti.
Conseguenze logiche del concetto di Eterno Presente
Pag. 158–159
Kempis: “Odo i vostri pensieri, odo quello che voi cercate d’indovinare: «Che cosa Kempis risponderà? Sarà dell’opinione di non parlare di determinati argomenti quando ancora non sia ben delineata in noi una giusta maturazione, oppure – fidando nella nostra facoltà e possibilità di seguirlo – si avventurerà per quei sentieri della Scienza divina nei quali ben poco sostegno è la logica, tenue guida la fede, ma solo la maturazione spirituale è sicura conduttrice?» Che cosa è questa «maturazione spirituale», dal momento che lo Spirito, per Sua stessa Natura, è già maturo? Dal momento che lo Spirito, partecipe di Dio, non può né accrescersi né in qualche modo mutare? Che cosa è l’evoluzione per lo Spirito che non può evolvere? Che cosa è il futuro nell’Eterno Presente? Come è possibile parlare di cose così diverse? Parliamo di Assoluto e di relativo. L’uno contiene l’altro, l’altro è emanazione dell’uno. Ciò che è nell’Assoluto e che non sia Assoluto – giacché l’Assoluto è Lui solo, ed è Colui che È – è relativo; ma ciò che non è Assoluto non può essere che diverso da Lui, in altre parole non possono esservi due Assoluti. Una logica valida per il relativo, non può essere altrettanto valida per l’Assoluto. Se noi per comprendere il relativo, giungiamo alla conclusione che il relativo ha un suo ciclo di vita che nasce e muore, non possiamo con lo stesso metro misurare l’Assoluto.”
*******
L’inizio della parte dedicata all’insegnamento esoterico del libro “Oltre l’illusione” è subito molto significante. Fino ad ora i Maestri hanno descritto la Realtà come la vede il sentire relativo, cioè in divenire. Ora Essi parleranno di Assoluto, quindi di Eterno Presente, dove tutto è già lì, nella dimensione dell’essere. L’ardua impresa che Loro si propongono consiste nel dare con la mente, che per propria natura crea e rappresenta la realtà come divenire, una nuova percezione del mondo secondo la logica dell’essere. Dobbiamo abituarci a pensare che ogni momento della nostra esistenza è già stato e sempre sarà, così come ogni istante al quale crediamo di andare incontro già c’è, da sempre per sempre. L’insegnamento dei Maestri del Cerchio diviene così rivoluzionario e completamente nuovo, non trova analogia e riferimenti in nessuna altra dottrina sia essa esoterica che essoterica, dell’oriente e dell’occidente.
*******
Kempis: “Così non possiamo parlare di «evoluzione», di teoria di «scorrere», quali noi siamo abituati a concepirli nel relativo, e con lo stesso metro a ricercarli e a ritrovarli nell’Assoluto. Eppure il mondo del relativo è nell’Assoluto, eppure il relativo non è avulso dall’Assoluto, eppure il relativo non è un ente a sé stante dall’Assoluto. Non per nulla non abbiamo mai adoperato il termine «creazione», ma sempre «emanazione». Tutto è nell’Assoluto. Un quadro, prima ancora che sulla tela, esiste molto spesso nella mente dell’artista, del pittore. Eppure il pittore lo immagina in funzione di ciò che può realizzarsi, ed immagina un quadro con ciò che ha a disposizione. Se voi pensaste ad una materia ed il vostro pensiero fosse così intenso da renderla concreta, cioè da materializzarla, e pensaste anche a certe leggi le quali producessero la cristallizzazione di quella materia, ebbene la materia si cristallizzerebbe, voi avreste creato un mondo e le leggi secondo le quali questo mondo prenderebbe una forma. La successione della cristallizzazione avverrebbe in funzione delle leggi che voi stessi avreste stabilite. Ma ciò non avrebbe importanza: nell’intimo vostro, nel vostro pensiero, tutto sarebbe egualmente presente e pensato nello stesso istante; sia la costituzione della materia, che il ciclo secondo il quale questa materia giungerebbe ad una cristallizzazione. Nell’Eterno Presente tutto è presente in un medesimo istante eterno. Ciò che questo Eterno Presente origina per sua stessa natura, ha invece un ciclo di nascita e di morte; ma questa nascita e questa morte, e tutto ciò che è compreso da questa nascita a questa morte, è egualmente presente nello stesso istante nell’Eterno Presente e quivi è perciò immutabile. Pur tuttavia non può non esistere questo ciclo di nascita e di morte, perché se non esistesse non vi sarebbe l’Eterno Presente. Questo ciclo di nascita e di morte non è che la conseguenza logica, e non temporale, dell’Eterno Presente. Chi ha orecchi intenda.”
*******
Tutto è nella coscienza dell’Assoluto. L’idea e la realizzazione dell’idea. In uno stesso istante tutto è fermo immobile, ma con una sua logica ben precisa, che gli permette di realizzare il significato profondo della Coscienza che lo ha pensato e vuole. È difficile per noi concepire tutto ciò, perché le modalità dei nostri veicoli del mondo della percezione, confrontandosi con una rappresentazione duale, sono molto diverse. Rifacendosi all’esempio del pittore proposto da Kempis: L’artista prima crea nella sua mente un’immagine, questa è frutto di ragionamento, emozione, e qualche volta d’intuizione d’anima, poi però deve realizzare il tutto. Allora entra nella dimensione materiale, necessita perciò di una tela, dei colori, di un pennello. La realizzazione del dipinto avviene quindi in uno spazio-tempo dove il divenire è imprescindibile. Si vede perciò quanto ben diversa sia la dimensione della Realtà in essere dove tutto è pensato e compiuto nello stesso istante.
*******
Ultimo articolo:
Né caos, né caso
Pag. 159-162
Dali: “Adesso affrontate un argomento che richiede ancora uno sforzo maggiore, ma pure non è al di fuori della vostra portata purché lo si affronti con semplicità. Se noi pensassimo all’Eterno Presente come alla pagina di un libro nel quale è raccontata una storia misteriosa, bellissima, non saremmo forse molto lontani. Per capire il senso il lettore deve però scorrere tutta la pagina, è vero! Ma la pagina del libro comprende – nell’insieme delle parole, delle lettere, della punteggiatura e via dicendo – questa storia meravigliosa. L’Eterno Presente è oltre questo, perché comprende la storia nel suo svolgersi e comprende le leggi per le quali la storia si svolge come è descritta. L’Eterno Presente, come la pagina del libro, è senza tempo; ogni parola è presente nello stesso attimo eterno, così possiamo dire. Ma pure un movimento per il lettore esiste. Certo dire «il lettore» non significa escludere che qualcuno abbia la capacità di leggere tutte contemporaneamente le lettere insieme e capire egualmente la storia senza dover scorrere riga su riga. La storia c’è, è vero? Ma il lettore deve, ad un certo momento, iniziare dalla prima pagina per giungere all’ultima. Se l’Eterno Presente non ha tempo, l’Assoluto che comprende il Tutto e di cui l’Eterno Presente è condizione di «esistere» e di «sentire» – l’Uno-Assoluto – non ha quindi successione né logica né cronologica né di tempo, è vero? Come esiste il tempo? Da che punto comincia a nascere? Può esservi «qualcosa» che pur essendo esistente nell’Eterno Presente, prenda poi cognizione di esso? Meditate figli. Tante sono le domande, ma tutte hanno una risposta.”
*******
La similitudine che il Maestro Dali fa fra l’Eterno Presente e una storia riportata su un libro, è molto chiarificatrice. Il libro è lì in essere, come in essere sono le parole, che in esso sono riportate, altrettanto è per i sentire relativi nel piano dell’Eterno Presente. Chi è che legge la storia? e chi vive l’Eterno Presente? Domanda il Maestro Dali. Questa è la meditazione che lui ci invita a fare. La risposta che giunge dalla mente è facile: il lettore è colui che legge, ed è l’Assoluto che sostiene l’Eterno Presente. Ma questa risposta non è sufficiente, non appaga il cuore, perché la si sente estranea alla nostra realtà, perché possa appagare, deve venire da una dimensione più alta da dentro di noi, quella dell’anima. È infatti il sentire, che rivela chi legge il libro, perché è proprio lui, che lo sta leggendo. In maniera analoga è l’Assoluto, Che fa esistere i sentire relativi, quali espressione della Sua, per noi, inconcepibile modalità d’esistere.
*******
Kempis: “Perché noi abbiamo bisogno di parlare dell’Eterno Presente? Forse – lo dico senza offesa di alcuno – per la vostra mentalità e la necessità di esservi utili in questo nostro insegnamento non v’era nessun bisogno di parlare dell’Eterno Presente. Parlando di Dio potevamo fermarci al concetto dell’Assoluto senza approfondire, senza portare in campo il concetto dell’Eterno Presente; avremmo reso più piana la comprensione, avremmo evitato molte complicazioni, molte amarezze, forse, a taluno. Voi sareste stati appagati dal concetto della manifestazione e del riassorbimento che – badate bene – non è per nulla superato dall’Eterno Presente, che lo completa, che, se non si sente la necessità di conoscere altro, è di per sé esauriente. Ciò avrebbe comportato minore spreco di fatica da parte nostra e vostra. Ma il quadro generale, la realtà che andiamo annunciandovi, avrebbe – anch’essa – avuto il suo tallone d’Achille. Avrebbe avuto il suo lato debole e sarebbe stata allo stesso livello degli altri sistemi filosofici, delle altre teologie che possono spiegare molte cose, ma che in fondo hanno un lato ed un punto, un quesito che non viene risolto. Anzi, che molte volte è in contraddizione con le premesse fondamentali. Per questo motivo, trascinandovi forse vostro malgrado in campi del pensiero e più oltre, forse dell’intuito, che non vi sono consueti – o che non sono consueti alla maggior parte di voi – abbiamo voluto mostrarvi ciò che fa di questo insegnamento un insieme di Verità che sopravanzano, ripeto ancora, le filosofie più complesse e più complete, le teologie più filosofiche e più ragionate.”
*******
Il Maestro Kempis spiega perché l’insegnamento, per essere completo e logico, sia dovuto andare ben oltre alcuni concetti fondamentali fino ad ora enunciati e che, in parte ed un po’ confusamente, erano già stati dati all’umanità. La grande novità dell’insegnamento dei Maestri del Cerchio consiste nello spiegare e rappresentare la Realtà in Essere e non in Divenire, come invece fino ad ora è stata considerata, concepita e studiata dagli esseri umani. È naturale che sia sempre stato così, perché i sensi fisici insieme allo stesso funzionamento della mente danno l’immagine in divenire dell’esistente. L’avere introdotto il concetto d’Eterno Presente è la chiave di volta alla Realtà in Essere, perché sia il tempo che lo spazio non hanno più ragione di esistere nella dimensione del non tempo.
*******
Kempis: “Fino a qualche anno fa la scienza non spiegava neppure con ipotesi le origini dell’Universo; ma la voce ufficiosa dei suoi figli diceva: «L’Universo può essere frutto del caso». Questo, oggi, non è più neppure pensato né ipotizzato, perché le ricerche di laboratorio, le esperienze della scienza, hanno inequivocabilmente dimostrato che tutto è regolato da un ordine immenso; che l’infinitamente piccolo è contenuto costituito ed esistente su leggi fondamentali in un ordine perfetto; che l’infinitamente grande è egualmente regolato da una perfezione matematica. In questo quadro di perfezione non c’è posto per il «caso». La creazione intesa come risultato di fortuite circostanze anche se per assurda ipotesi realizzabile, sarebbe di sua stessa natura, tanto caduca effimera, da esistere al proprio disfacimento, conseguenza della sua origine fortuita. Niente «caso», quindi, né tanto meno «caos». Come parlare di «caos» in un quadro ove l’ordine regna sovrano? E che l’ordine regni sovrano non v’è dubbio. Ogni uomo di scienza – visto che voi credete solo alla scienza – ve ne farà verace testimonianza. In questo ordine delle materie, l’uomo solo appare il «gran disordinato», perché nel suo modo di agire, nella sua storia, non osserviamo quell’ordine che, invece, tanto abbondantemente è dimostrato nel creato. È dunque possibile che in un quadro così ordinato di materie, l’uomo – figlio della materia prodotto di un corpo nel quale l’ordine è ingenerato e in cui il disordine è anomalia – possa degenerare e regnare nel disordine? O piuttosto non è vero che questo apparente disordine non sia che l’attuazione pratica di un ordine che va al di là di ciò che appare? Certo che in questo quadro ove è ordine, la vita dell’uomo, per quanto disordinata possa apparire, trova un suo giusto posto solo se questo disordine s’interpreta in funzione di un ordine più grande che dall’uomo stesso non può essere colto; che va al di là di ciò che l’uomo, con gli occhi ed i sensi del suo corpo fisico, può cogliere; che trascende ciò che l’uomo può umanamente congetturare. E di questo ordine noi, da molti dei vostri anni, andiamo parlando: di un ordine che solo un Dio può avere stabilito. Dico «avere stabilito» perché in questo momento ragiono come un uomo che non conosca niente dell’Assoluto, che non sia convinto dell’esistenza di Dio, ma che nello stesso tempo sia disposto a credervi, o ad accettare un’ipotesi che si sostenga sulla logica e che dia una spiegazione, per quanto difficile ma plausibile.”
*******
Il Maestro qui sta parlando per un credente ed un non credente, così fa appello alla ragione ed agli elementi che la conoscenza scientifica offre attualmente all’umanità. La scienza di oggi dà una dimostrazione dell’ordine che esiste nella natura. Il disordine, che osserviamo, riguarda soltanto l’irrazionalità e l’assurdità delle azioni umane. I Maestri ci dimostrano, che anche in quel caso, il disordine non c’è, perché, quello che sembra essere tale, lo è soltanto in apparenza. L’uomo nella sua natura è sentire di coscienza e questo, pur essendo in essenza espressione della Realtà divina, è virtualmente limitato. Da questa sua limitazione nasce il disordine che i veicoli della percezione creano, ma come è apparente la loro azione, così illusorio è il disordine che sembrano creare. C’è un archetipo che governa l’evoluzione del sentire e ad esso fa capo ciò che accade. Accadrà solo e soltanto quello che serve all’evoluzione della coscienza, quindi tutto avviene secondo un fine, una logica ferrea, un perfetto ordine. Le sofferenze, che spesso incontra la personalità, hanno una ben precisa motivazione. L’uomo le vive come effetto del caso o di un destino maligno, ma s’inganna, perché sono frutto della razionalità, il cui nome è Karma o legge di causa ed effetto. Il suo scopo è quello di condurre il sentire oltre il limite che lo contiene. Si può dire: “Tutto va sempre bene”, ma si deve intendere quale bene – l’evoluzione della coscienza –, mentre dal punto di vista della personalità non sempre è così. A consolazione dell’io che si ribella va ricordato che la vera Realtà d’ognuno è il sentire, mentre ciò che i veicoli dei mondi della percezione creano sono soltanto illusioni, anche se a quelle siamo momentaneamente costretti a fare riferimento.
*******
Kempis: “Se dunque questo ordine è stabilito da un Ente supremo, occorre che questo Ente sia Eterno, cioè non perituro. Occorre che questo Ente sia «completo». Che cosa vuol dire? Che non manchi di niente. Ecco perché vi abbiamo parlato del concetto di Eterno Presente. Dio, nel cui seno si manifestassero e riassorbissero i Cosmi nei quali avessero vita individui come voi, sarebbe un Dio che spiegherebbe molte domande, che appagherebbe molti interrogativi, ma che avrebbe il Suo tallone d’Achille; che non sarebbe né completo, né assoluto, se a Lui non si unisse il concetto dell’Eterno Presente, dell’Immutabilità. Perché se un Dio deve esistere, deve esistere un Dio-Assoluto, e se un Dio deve esistere Assoluto, non può che essere Completo ed Immutabile. Ma per essere Completo ed Immutabile, niente può accrescersi a Lui stesso, niente può essere elemento che a Lui si aggiunga, che in Lui sia prodotto di una trasformazione. Tutto deve esservi in Lui. Ecco dunque perché Egli Esiste, È, in un Eterno Presente. Il Suo «sentire» – che è un «sentire assoluto» – è un «sentire» che esiste nell’Eterno Presente. «Meditate!». Ciò significa per voi applicarvi, rafforzare il richiamo di questi concetti ad essere compresi; significa assimilare queste Verità. Ma per questa assimilazione dovete rendervi consapevoli delle due dimensioni che non trovano accostamento: la dimensione del tempo con ciò che è senza tempo, che hanno un unico canale di collegamento attraverso al quale ciò che è nel tempo ha un senso e non diviene inutile farneticare di un Ente supremo ammalato di fantasie, ma essenziale «sentire» di un Tutto-Uno-Assoluto.”
*******
L’invito a meditare del Maestro riguarda proprio la sostanza di questo libro, il cui titolo è “Oltre l’Illusione”. Ovvero si tratta di trovare il collegamento tra la dimensione del tempo, che è la nostra, con quella del non-tempo, dalla quale comunicano i Maestri. La nostra grande illusione è quella di vivere la realtà virtuale del tempo come se fosse oggettiva. Ciò accade perché la consapevolezza ci viene dai sensi fisici. È giusto che sia così, perché il nostro sentire di coscienza in quanto limitato non può fare a meno di creare e percepire una realtà duale, nella quale l’io ed il non-io sono vissuti fra loro dipendenti, ma sempre distinti. Tale rappresentazione è governata dal divenire, e nel divenire c’è il tempo. I vari avvenimenti sono in successione, perché scanditi da una durata, e scorrono davanti a noi come la storia di un film o di un romanzo. Nella realtà non duale invece la storia è dispiegata come su un tappeto e di esso noi facciamo parte, come sua parcellizzazione ma anche sua totalità. In conclusione, possiamo chiederci: cosa intende per meditare il Maestro Kempis? Forse andare con la consapevolezza fuori dal corpo fisico, sfiorare il piano causale e lasciare che la vibrazione dell’anima accarezzi la percezione, ora non più legata al divenire, ma all’essere.