La vita dell’individualità

Commenti a cura di Andrea Innocenti

Brano tratto da OLTRE L’ILLUSIONE,[1] pp. 173-175

Voce del Maestro Kempis

Kempis: “Vari sono stati i passaggi che voi avete seguito per giungere fino agli ultimi insegnamenti. Cominciammo parlandovi delle Manifestazioni cosmiche, e non vi dicemmo una bugia. Allora osservavamo i Cosmi dall’inizio alla fine, nel loro respiro, secondo il moto che si osserva essendo legati a questo Cosmo, perché l’inizio e la fine del Cosmo rappresentano i limiti, rappresentano la circoscrizione – dovuta al modulo – sul quale e sulla quale il Cosmo si fonda. E vi dicemmo che ciascun Cosmo non può comunicare con altri; rimaneva così isolato, ogni Cosmo, dal Manifestato. Il Manifestato avvolto dal non Manifestato. Tutte cose verissime e voi, ascoltandoci, a poco a poco, avete imparato non già a considerare i Cosmi secondo il movimento che di essi osserva l’individuo essendo in questi immerso, ma già spostandovi più in alto, da un’altra visuale più ampia. Ecco allora che avete imparato a vedere il Cosmo, o i Cosmi, in funzione dell’Eterno Presente: tutti presenti nello stesso attimo eterno. Ed ancora una visione diversa, che non contraddice quella che vi facemmo conoscere all’inizio, ma che l’amplia, la rende più aderente alla Realtà. I Cosmi con il loro attimi che si susseguono, tutti presenti nello stesso attimo eterno. Successivamente questo «attimo eterno» non ha più significato di un tempo infinito, che non ha mai fine, ma diventa l’attimo di ciò che è senza tempo. Ed ancora un passo avanti. È la volta ora di fare cadere ancora qualche velo. L’insegnamento è tale, a questo punto, che se ciascuno di voi non fa cadere, da se stesso, questi veli, tutto può diventare incomprensibile o, peggio ancora, vedersi come il frutto di un parto assurdo. Dunque, più che dire, cercherò di farmi intendere e voi, più che ascoltare, dovete comprendere.”

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Il Maestro del Cerchio fa ora un po’ il punto della situazione. La Realtà quale ora è stata descritta, è quella che viene percepita all’interno di un Cosmo, quindi in divenire, ed avente in sé uno spazio ed un tempo. L’insegnamento è a una svolta, per questo è necessario, a chi voglia andare avanti nella sua comprensione, fare un salto di consapevolezza, però non c’è scampo, deve esserci anche uno scatto della coscienza. La nuova prospettiva della Realtà, che ora propongono i Maestri del Cerchio, capovolge completamente quell’ordinaria, che normalmente abbiamo, ha come fondamento primario la concezione della realtà in essere, ci avvicina ad una tale visione l’esempio, che Loro fanno, della pellicola cinematografica. In essa ogni fotogramma rappresenta la fissità, lo scorrere della pellicola, nella macchina di proiezione, il film che questa racconta. In maniera analoga ogni istante fisico, astrale e mentale da noi vissuto, è uno dei fotogrammi, che danno corpo allo spettacolo, che la nostra consapevolezza intende come vita.

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Kempis: “L’individualità è una pianta che affonda le sue radici in un Cosmo e le affonda eternamente. Il Cosmo, che non esiste oggettivamente quale voi lo vedete o lo percepite, esiste eternamente; l’individualità – che è il fusto di una pianta che ha il suo strame ancora più in alto – affonda le radici eternamente in esso. Dunque: che cosa significa «evolvere»? Chiamare il microcosmo «centro di coscienza e di espressione» o «centro di sensibilità e di espressione» significa, solo, spostare l’attenzione da un punto ad un altro della vita individuale. Già vi dicemmo che tutta l’individualità esiste svolta nell’Eterno Presente e così è. L’individuo, che pare attraversare il Cosmo, in effetti ivi dimora eternamente. Se il Cosmo, che è composto di innumerevoli «situazioni» (fotogrammi), esiste per l’eternità per ciò che è senza tempo, e se dunque l’individuo è in questo Cosmo, egli è eterno ed il «rivivere» del quale vi parlava la vostra Guida, a questo voleva preludere: che ogni attimo che a voi sembra trascorso, esiste eternamente, non già come ricordo, ma quale voi lo avete vissuto.”

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L’evoluzione potrebbe implicare il concetto di divenire, ma qui il Maestro Kempis dà una sua interessante spiegazione. Non si tratta di divenire, perché già tutto è, invece è come se la nostra consapevolezza si spostasse lungo il filo della pellicola, nella quale ci sono fotogrammi che rappresentano situazioni inerenti a coscienze più rudimentali per poi spostarsi verso fotogrammi legati a rappresentazioni di coscienze più evolute. Il filo della pellicola, che lega logicamente i fotogrammi, i Maestri l’hanno chiamato individualità, essa parte dal livello più basso possibile del sentire di coscienza, per arrivare alla coscienza cosmica, ovvero la massima possibile coscienza del Cosmo.

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Kempis: “Dunque le radici dell’individualità affondano nel terreno del Cosmo e vi affondano sempre. Il trascorre è illusorio. Per sempre l’individuo vive nel Cosmo. Cos’è allora questo scorrere? Cos’è allora questo nascere e morire di un Cosmo che mai muore e mai è nato? È la vita dell’individualità. È l’insieme di una sinfonia che per esistere deve apparentemente sciorinarsi in innumerevoli note che si susseguono l’una appresso all’altra. È l’apparente cadenza di un tempo che non esiste. Questo è il nascere e perire di un Cosmo che mai è nato e mai perirà giacché esiste in eterno; ma che pur tuttavia ha un inizio ed una fine. Noi che, amiamo considerare di aver raggiunto una mèta, di non essere più quelli che eravamo ieri, dobbiamo familiarizzare con questo nuovo concetto: quello che eravamo ieri esiste ancora ed esisterà sempre. È una radice della nostra individualità, un suo filamento che affonda nel terreno di questo Cosmo e rimane per sempre. E così quello che siamo oggi per sempre rimarrà così, perché è un altro filamento della nostra individualità. E solo per la vita di essa che queste note si susseguono l’una all’altra; ma in realtà esistono e vibrano tutte nel medesimo attimo eterno.”

Koot-Humi: “Il fiore è nel fango.

Voce del Maestro Koot-Humi

Beato Tu sei, o Signore, giacché dal susseguirsi di singole esperienze – che dà l’idea del tempo – nasce, impera, esiste la coscienza del «non tempo». Su questo illusorio trascorrere, osservare prima l’uno e poi l’altro, regna il «sentire» tutto nello stesso istante. Così da una parte la percezione della serie numerica, svolta l’un numero dopo l’altro; dall’altra parte è la percezione della serie numerica «sentita», vissuta tutta nel medesimo istante del senza tempo. E perché ci sia questa percezione del senza tempo, v’è la percezione del tempo. La perla è nel Loto.”

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Con questa sintesi finale il Maestro Koot-Humi descrive il percorso dell’evoluzione della coscienza, nella sua vera realtà in essere, in rapporto a come la mente ce la rappresenta nell’illusione del divenire. Ogni istante di quella che chiamiamo vita è lì nell’Eterno Presente. Facciamo fatica ad ammettere che gli istanti, che abbiamo vissuto ieri, esistano ancora, e per sempre, con tutte le loro componenti, fisiche, emotive, mentali ed addirittura coscienziali. Come altrettanto appare difficile pensare che tutti i momenti che sceglieremo di vivere sono anch’essi lì immobili nell’Eterno Presente. Tutto è già scritto, ma contemporaneamente siamo noi che lo stiamo scrivendo. Difficile per la mente la comprensione di questa contraddizione.

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[1] OLTRE L’ILLUSIONE: Dalle apparenze alla realtà. Cerchio Firenze 77. Roma: Edizioni Mediterranee, 1978.