Commenti a cura di Andrea Innocenti
Brano tratto da OLTRE L’ILLUSIONE,[1] pp. 175-177
Kempis: “Immaginiamo di avere un libro del tutto particolare, narrato al presente e così bene che il lettore, scorrendolo, si immedesimi con il protagonista della storia narrata e la viva nei minimi particolari provando sensazioni, pensieri, emozioni così vive da dargli l’idea e il «sentire» di una vita reale; le stesse ansie, i dubbi, i problemi. Il lettore apre la prima pagina del libro e s’immerge nella storia narrata, storia che all’inizio è lineare. È detto, nelle prime pagine: «il bimbo nasce». Il bimbo è il protagonista ed il lettore, man mano che questa creatura comincia a percepire il mondo che la circonda, allo stesso modo, attraverso a quegli occhi che si dischiudono, vede e «sente» in modo frammentario ciò che lo scrittore narra. Ma, come ho detto prima, lo vede e lo sente in modo reale, tanto che s’immedesima nella storia stessa che vi è narrata, pagina su pagina, al presente. Il protagonista cresce ed ecco che la narrazione presenta un lato singolare: lo scrittore, al punto in cui il protagonista manifesta le prime possibilità di scelta, non prosegue una sola narrazione, ma scrive due o più storie parallele. Così, ad esempio, fatti i primi studi, allo scrittore è venuta l’idea di mutare il carattere del personaggio, farne un uomo che desidera studiare; ed allora scrive una storia in cui il protagonista frequenta i vari tipi di scuola e la storia si sviluppa in un determinato modo. Però scrive anche un’altra storia in cui il protagonista non sente il richiamo dello studio e desidera dedicarsi ad una vita di lavoro manuale, meno intellettuale ma tuttavia sufficiente per garantirgli da vivere. Certo che la storia in cui si narra che il protagonista segue questa vita umile è diversa dall’altra storia in cui invece il protagonista segue una vita intellettuale e presenta certi aspetti che l’altra storia non ha o viceversa; di guisa che se il protagonista lo si segue in una delle due storie, sarà giocoforza per lui avere certe esperienze che non sono invece nell’altra storia. Ma ecco che il lettore, immedesimandosi di volta in vola nella narrazione che si sussegue nelle pagine del libro, giunge al punto in cui le storie diventano due. E deve operare una scelta.”
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Per spiegare il concetto, assai ostico, detto delle «Varianti», i Maestri del Cerchio ricorrono a questo esempio molto efficace e di facile comprensione. Il libro della vita è scritto dal Sentire di coscienza, che crea la storia ed i protagonisti che la animano insieme a tutte le esperienze alle quali essi vanno incontro. Il sentire in senso lato costituisce le esperienze che i protagonisti fanno, che si materializzano in fotogrammi, nell’Eterno Presente. Quando il costrutto logico della storia lo consente si presentano nella storia due diversi percorsi di vissuto, che però al termine del loro cammino, confluiscono in un unico percorso, esprimente un grado di coscienza superiore ai due precedenti. In conclusione il protagonista, ovvero il sentire in senso lato, può sceglierne uno, naturalmente per logica uno solo. Ma il sentire di coscienza, che ha in sé tutti e due i percorsi, si troverà nella fase unificante arricchito di una più ampia consapevolezza e capacità di comprensione. Da tenere presente che tutto, pur apparentemente sviluppandosi in un percorso di divenire, è invece, come per le parole scritte nel libro, statico nella dimensione dell’essere.
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Kempis: “Supponiamo che scelga la storia in cui il protagonista non è attratto dalla vita di studio, ma segue un lavoro materiale che comporta fatica, fatica fisica. Ed io vi ho detto che la storia è narrata così bene che chi la legge s’immedesima con il protagonista e quindi vive questa vita di fatica. «Ma – direte voi – dell’altra storia che ne è?». L’altra storia è lì, al pari di quella scelta dal lettore ed ha le stesse magiche possibilità, tanto che se il lettore, anziché avere scelto quella che ha scelto avesse scelta l’altra, sarebbe stata dal lettore vissuta allo stesso modo e gli avrebbe dato la medesima sensazione di «realtà». Ecco come si attua, quindi, un karma: operando una scelta non si sceglie un unico fotogramma, ma scegliendo quel fotogramma s’imbocca una strada che conduce l’individuo a percorrere tutte quelle situazioni cosmiche legate fra loro; una strada tracciata che si fonda sulle leggi, così come la storia narrata nel libro si fonda sulla narrazione dell’autore. Direte voi: «Bè, certo che il protagonista dell’una o dell’altra storia ha sviluppi diversi». Supponiamo che, però, sia seguendo l’una storia che l’altra, nel protagonista si raggiunga una maturazione, uno sviluppo identico. Le esperienze sono state diverse; il protagonista della prima storia, quella faticosa, impiegherà forse più tempo per giungere ad una mèta, ma vi giungerà egualmente. Né si possa dire che una storia sia più bella dell’altra: entrambe siano belle. Né si possa dire che una storia sia stata più pensata dell’altra: entrambe allo stesso modo siano create. Né si possa dire che una storia anziché l’altra sia più presente nella mente dell’autore: entrambe lo siano. La scelta è lasciata al lettore il quale, che legga l’una storia anziché l’altra, per quella magica possibilità, come l’interprete, raggiungerà egualmente una maturazione interiore. Cioè, secondo la nostra supposizione il protagonista avrà esperienze diverse, ma egualmente svilupperà.”
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Le due strade sono identiche dal punto di vista della loro realtà, ma ovviamente completamente diverse nel loro sviluppo. La cosa però significativa è che entrambe portano allo stesso risultato, ovviamente dal punto di vista del sentire di coscienza, perché per quello che riguarda il sentire in senso lato, ed è su quello che si crea la variante, i fotogrammi delle due strade sono ben diversi, molto spesso quelli di una, rappresentano difficoltà e sofferenza, mentre quelli dell’altra, la cui origine è data da un salto di qualità dell’individuo, esprimono minore angoscia, quasi si potrebbe dire un senso di liberazione. La bellezza e l’importanza della variante sta nel lasciare alla personalità, legata al determinismo dei fotogrammi della realtà in essere, qualche margine di effettiva libertà. D’altra parte, poiché non essendo dato a nessuno sapere dinnanzi ad una possibilità di scelta che si presenta, se veramente questa sia oggettivata dalla struttura del Cosmo o no, cioè se si sia davanti ad una variante, il sentimento della nostra azione sarà sempre sorretto dalla convinzione di essere liberi; che questa poi sia pura illusione o no, non deve interessare, l’importante è: che qualche volta la libertà veramente possa esserci.
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Kempis: “Ebbene, ha un senso chiedere che età ha il protagonista? Ha un senso chiedere se questi è morto, una volta che si è giunti alle ultime pagine del libro? Ha un senso chiedere se non esiste più, dal momento che la storia è narrata al presente? Evidentemente no. Perché il lettore, se riaprirà a caso una pagina di una variante del racconto, tornerà a vivere la situazione ivi rappresentata, e in modo tanto vivo e reale da avere la sensazione di totale esistenza. La storia è narrata al presente, dunque ogni pagina è un «essere». Possiamo dire «la storia è trascorsa»? Possiamo dire che chi la legge ha finito di leggerla; ma se in fondo in fondo meditiamo, vediamo che ogni pagina è sempre; e che rileggendo la prima pagina, nuovamente la storia ha inizio, ma solo per chi scorra la prima pagina. Così come la storia ha fine per chi l’ultima pagina ha terminato di leggere. E può darsi che due creature leggano una stessa storia in cui due sono i protagonisti, l’una immaginandosi ed immedesimandosi in uno di questi e l’altra nell’altro protagonista? Ebbene, tutto è chiaro finché i lettori seguono la vicenda leggendo sulla stessa pagina; ma nessuno e niente può impedire ai due lettori protagonisti di seguire la storia con diverse pagine di distanza, così l’uno sarà alla prima pagina e l’altro verso l’ultima. L’uno potrà scegliere una sua variante della storia, l’altro l’altra variante e provare sempre – da come l’opera è scritta bene – la sensazione di viverla veramente. Viverla accanto all’altro protagonista quando il lettore che a questo protagonista s’immedesima, è distante molte e molte pagine anche dalla variante della storia che egli sta leggendo. Meditate su questa strana conversazione. Pensate che la storia può essere il Cosmo con tutte le situazioni cosmiche ed ogni situazione un fotogramma: che il lettore è l’individualità; che il protagonista o i protagonisti, sono l’individuo o gli individui; che lo sviluppo obbligato della storia è il karma e il modo in cui si attua. E forse, in questa comparazione, un po’ di luce sarà in voi.”
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Il lettore è l’individualità, ovvero quella collana che regge, come tante perle, gli individui effetto delle singole incarnazioni, a loro volta espressi in questa metafora dai protagonisti del film. Il filo logico che tiene insieme il film è il karma. Questa rappresentazione del cammino dell’incarnazione del sentire di coscienza, narrata mediante la metafora della storia presentata su un libro da uno scrittore, è molto efficace nel rendere l’idea di come sia strutturato il Cosmo. È così abbastanza facile capire la teoria delle varianti, e come esse siano insite nella configurazione del Cosmo stesso. Da ciò se ne deduce che le possibilità di scelta della realtà sono, a volte, concrete e non semplicemente ipotetiche. Naturalmente tutto ciò va collocato in una visione della Realtà che prescinda dalla vera natura del Tutto, che rende illusoria per la Sua unità e trascendenza la percezione consueta dell’esistente.
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[1] OLTRE L’ILLUSIONE: Dalle apparenze alla realtà. Cerchio Firenze 77. Roma: Edizioni Mediterranee, 1978.