L’egoismo

a cura di Anna Maria Fabene

Brano tratto da LE GRANDI VERITÁ,[1] p. 67

Voce del Maestro Dali

Dali: “Parlerò infine del più forte supporto che la natura dà all’uomo per insegnargli ad amare: l’egoismo. La natura di tale supporto è diversa da quella degli altri, quale l’istinto sessuale o la maternità. Questi ultimi sono infatti conferiti, sono cioè condizioni particolari che, al limite, in qualche incarnazione e per speciali ragioni, possono anche non essere date. Mentre l’egoismo è automatica conseguenza dell’essere uomo, cioè del concepire se stessi separati, del considerarsi inseriti in una realtà strutturata in io e non io. L’egoismo non è qualcosa che l’uomo può non avere, come l’istinto sessuale o l’istinto materno. L’egoismo l’uomo non l’ha solo quando non è più uomo, quando lo ha già superato e vive altruisticamente. E mentre l’evoluto può avere ancora l’istinto materno e quello sessuale, anche se divenuti inutili poiché egli ha già imparato la lezione che dovevano insegnargli, invece non avrà più l’istinto egoistico. Sembra un paradosso: l’amore di sé per imparare ad amare gli altri; ma pure, se vi osservate con attenzione, dovete concludere che tutto ciò è profondamente vero. Se l’uomo non avesse il desiderio di possedere beni materiali, se non cercasse di mettersi in evidenza fino ad essere celebre, se non volesse accaparrare amicizie importanti, insomma se in varie forme non cercasse di carpire qualcosa degli altri per arricchire se stesso ed il suo mondo, l’uomo sarebbe una cittadella chiusa in se stesso, inviolabile anche dagli attacchi esterni. Se non vi fosse il desiderio di contrarre relazioni con i propri simili, sia pure dettato da ragioni egoistiche, l’uomo non incorrerebbe in quelle esperienze che a lungo andare totalmente lo trasformano, perché non vivrebbe. Può sembrare curioso il fatto che la natura dia all’uomo, in modo congenito, una visione della realtà diametralmente opposta a quella che, poi l’uomo alfine troverà; e ci si può chiedere come mai, in modo congenito, non dia invece la giusta concezione altruistica. La risposta è che tutto quanto la natura attribuisce in modo automatico non è patrimonio della coscienza. Mentre il fine dell’esistenza di ogni essere è la costituzione della Coscienza Assoluta. Dall’incoscienza all’assoluta coscienza è la via dell’individualità, in cui sono collocati individui che esprimono, manifestano gradi di coscienza sempre più onnicomprensiva. L’egoismo, che è incoscienza anche quando è perfettamente consapevole è il mezzo naturale mediante il quale l’uomo scopre di essere l’indivisibile e indivisa parte di un Tutto-Uno. Questa “scoperta” dona uno slancio incondizionato, un trasporto da nulla arrestato, un’effusione che non conosce dubbi nei confronti di tutti gli altri esseri. Un tale intimo sentire, di cui l’uomo inizialmente può conoscere solo frammenti, è qualcosa di simile all’amore più grande che l’uomo possa provare; benché l’amore umano, al confronto, sia come la luce di una favilla rispetto al fulgore del sole più luminoso.”


[1] LE GRANDI VERITÁ RICERCATE DALL’UOMO. Cerchio Firenze 77, (a cura di Pietro Cimatti). Roma: Edizioni Mediterranee, 1982.