Commenti a cura di Andrea Innocenti
Brano tratto da OLTRE L’ILLUSIONE, [1]pp. 178-181
Kempis: “Il nostro modo di spiegare, a volte, si serve di controsensi, apparenti contraddizioni. Adesso siamo al punto che un Cosmo una volta è soggettivo ed una volta è oggettivo, una volta ha un suo ciclo di vita ed una volta non lo ha affatto. Ciò dipende da quale punto di vista ed in funzione di quale termine di paragone lo si vuole osservare. Questa sera, addirittura, lo vogliamo vedere congelato. Perché no? Lo fermiamo nel tempo e nello spazio. Potenza dell’umana fantasia! Ma non basta, oltre che immobilizzarlo, dobbiamo tagliarlo minutamente, scomporlo, addirittura, nelle situazioni che lo costituiscono. Quante sono queste situazioni voi lo sapete: una per ogni mutazione. La materia nella sua struttura sub-atomica è composta da elettroni, particelle, corpuscoli, che girano intorno a nuclei: pensate che per l’attimo in cui, ad esempio, un elettrone gira attorno al nucleo centrale, esistono tanti fotogrammi quante sono le variazioni della sua posizione rispetto al nucleo. Sicché quando noi parliamo di «situazioni cosmiche» non intendiamo solo di quelle morali, di quelle psichiche, di quelle che l’individuo può percepire, ma di quelle che rispecchiano anche le mutazioni della materia del piano fisico. Insomma un fotogramma per ogni differente dislocazione degli elementi contenuti in esso.”
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Il modo dei Maestri di esporre il loro insegnamento, oltre a seguire una stretta logica, è anche dialettico, infatti presenta apparenti contraddizioni. Ciò dipende dai differenti punti di vista secondo i quali sono esposti gli argomenti. Così, per esempio, quando essi seguono la logica del divenire, il Cosmo ha un corso di vita ed è in successione, mentre, se lo spiegano dal punto di vista della realtà essere, esso è lì, come congelato, immobile nella dimensione dell’Eterno Presente. Un’altra nota importante si può fare relativamente alle affermazioni contenute in queste proposizioni. Essa riguarda come intendere i fotogrammi, i quali si connettono ad ogni collocazione degli elettroni appartenenti ai corpi fisici di una situazione cosmica, ne consegue perciò, che il numero dei fotogrammi è assai prossimo all’infinito.
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Kempis: “Com’è – vi domanderete voi – che questi fotogrammi – oserei dire infiniti se il Cosmo fosse infinito, ma non lo è: è «immenso» e quindi «innumerevoli» – possono rappresentare una base comune che pur originando sensazioni soggettive è percepita in modo analogo da più osservatori? Mi spiego. Due osservatori, assistendo ad un tramonto, possono nella descrizione rifarsi ad impressioni soggettive, ma entrambi parleranno del tramonto. Il tramonto sarà il comun denominatore della situazione osservata. Questo vale per tutti i piani d’esistenza. Se parliamo del Cosmo fisico, ad esempio, l’elemento comune a tutti i fotogrammi è il piano fisico, quale voi con i vostri sensi lo percepite. Fra l’uno e l’altro di voi potrà esservi una diversa interpretazione degli oggetti che sono nei fotogrammi che scorrono di fronte alla vostra attenzione, ma questi oggetti sono comuni perché il Cosmo è unitario. Che cosa significa? Significa che un Cosmo contiene innumerevoli fotogrammi, ma che in ultima analisi questi fotogrammi costituiscono un tutto; cioè che gli individui i quali a questi fotogrammi si legano, non hanno una visione del tutto soggettiva, indipendente e onirica, ma che questa visione si fonda su una base comune che dà il senso di Cosmo, di un universo astronomico che esista oggettivamente, di un Cosmo in qualche modo palpabile che, per quanto diverso possa essere dalla sensazione che altri percepisce, pur tuttavia ha qualcosa di fondamentale eguale e comune. Il Cosmo, quindi, non è un sogno dell’individuo e non esiste solo perché gli individui lo sognano, ma in forza di comuni denominatori è costituita l’unitarietà del Cosmo.”
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Il Cosmo è unitario. Fondamentale è questa affermazione del Maestro Kempis. Cioè, c’è un comun denominatore che permea le umane percezioni, per questo non possiamo pensare di essere in una realtà onirica, per quanto individuale sia la creazione e percezione dei sentire di coscienza. Questo accade perché tutto si fonda sull’unità dell’Assoluto che pervade di sé i sentire relativi, conseguenza del Suo virtuale frazionamento. Nella trascendenza del sentire Assoluto si annullano le creazioni-percezioni-consapevolezze dei sentire individuali, ma nell’aspetto d’immanenza del sentire Assoluto costituiscono la radice e la base della possibilità di trascendenza dello Stesso.
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Kempis: “Pensate a quante situazioni sono contenute in un Cosmo, dal suo manifestarsi al suo riassorbirsi, che – ripeto – sono anch’esse movimenti, fenomeni, manifestazioni che appaiono trascorrere dentro al Cosmo, ma che non sono più quali le si vedono nel Cosmo, al di fuori di esso! Pensate quante situazioni cosmiche e come esse, in un certo senso, siano legate le une alle altre! Se noi osserviamo il crescere di una pianta, osserviamo il trascorrere di un numero elevatissimo di situazioni cosmiche. Già in un istante fluiscono innumerevoli fotogrammi che riguardano il moto della materia sub-atomica. Poi pensate alla pianta che cresce e via e via; tante sono, eppure si riferiscono solo a situazioni riguardanti la materia del piano fisico. E gli altri piani? Prendiamo in esame una serie di fotogrammi che comprendono un uomo il quale tocca la fiamma di una candela ed un’altra serie nella quale un uomo ponga la sua mano nell’acqua. Ebbene, fino ad ora vi abbiamo detto che sono uniti fra loro i fotogrammi del piano fisico secondo una successione che è poi data dal modulo fondamentale del Cosmo; adesso vi diciamo più chiaramente che sono uniti fra loro anche i fotogrammi di altri piani. Ad esempio: se l’individuo si unisce alla serie di fotogrammi in cui vi è rappresentato l’uomo che tocca la fiamma, a questi fotogrammi fisici è legata una serie di fotogrammi astrali nei quali il corpo astrale vibra originando la sensazione della bruciatura. Allo stesso modo alla serie dei fotogrammi del piano fisico in cui vi è rappresentato un uomo che tocca l’acqua, è legata la serie dei fotogrammi astrali che dà la sensazione del bagnato. Ecco dunque che cosa significa «ciascun fotogramma ha un suo sentire». Significa che calarsi in quella situazione, dà all’individuo non solo la percezione visiva, ma anche un «sentire», una sensazione. In questo senso ciascun fotogramma ha un suo «sentire» ed è lì congelato, tanto che ogni volta che viene scelta una situazione cosmica, viene percepita nella sua interezza.”
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I fotogrammi dei vari piani d’esistenza sono fra loro collegati. Così si può dire che dato il fotogramma di una situazione, che si manifesta sul piano fisico, ad esso sono legati sia un corrispondente fotogramma astrale che uno mentale. Ma cosa significativa è che tutti questi sono sostenuti da un sentire di coscienza, che in quanto come congelato, può rappresentare una specie di ulteriore fotogramma. Tutto questo dà una spiegazione molto concreta e chiara dell’affermazione che fanno i Maestri, secondo la quale niente esiste se non sente od è sentito e che quindi la realtà, per qualunque piano si prenda in considerazione, è frutto della creazione del sentire di coscienza che poi, a seconda della sua ampiezza, la percepisce od addirittura la comprende.
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Kempis: “Il Cosmo è costituito da un’innumerevole quantità di situazioni individuali. I comuni denominatori di tali situazioni costituiscono i piani d’esistenza (fisico, astrale, mentale…) e le materie che di questi piani sono proprie. Come l’uomo ha un suo ciclo di sviluppo, così le materie di ciascun piano sono rappresentate secondo un loro ciclo vitale che deriva dal modulo fondamentale secondo il quale il Cosmo è ideato. Le leggi che la scienza umana scopre sono in effetti l’aspetto illusorio e mutevole di altre leggi immutabili che costituiscono il fondamento del Cosmo. Che cosa v’è, dunque, di soggettivo nel Cosmo? Tutto per coloro la cui consapevolezza è concentrata nel Cosmo. Di oggettivo nel Cosmo che cosa v’è? Lo stesso Cosmo è oggettivo perché esiste in Assoluto, anche se non quale voi lo vedete. Quale voi lo vedete è un Cosmo soggettivo: ma esiste «qualcosa», oggettivamente parlando, nell’Eterno Presente, nell’Assoluto, legandosi al quale si ha la visione soggettiva del Cosmo; visione soggettiva di qualcosa che esiste oggettivamente anche se in modo diverso da come voi lo percepite.”
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La domanda che possiamo porci è: il Cosmo è soggettivo o oggettivo? Tutto dipende dal punto di vista. Per ogni sentire relativo il Cosmo è soggettivo, prodotto della sua creazione-percezione, determinata dalle sue limitazioni. Così, le leggi che la scienza scopre sono illusorie, perché conseguenza dei limiti della coscienza umana. Ma se vedessimo il Cosmo dalla prospettiva dell’Assoluto, allora scopriremmo leggi certe ed eterne. Forse sono proprio quelle che i Maestri cercano di farci comprendere. Ma per noi è assai difficile, perché sono tutte molto lontane dalla nostra percezione. È necessario molto distacco e grande attenzione per riuscire in qualche modo ad intravederle
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[1] OLTRE L’ILLUSIONE: Dalle apparenze alla realtà. Cerchio Firenze 77. Roma: Edizioni Mediterranee, 1978.